Un viaggio nel mondo dei Vampiri, e nel lato oscuro della nostra anima, attraverso letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, gdr: da Dracula a Nosferatu, da Carmilla a Buffy, da Io sono leggenda a The Vampire Diaries!
Riprendiamo a occuparci della serie mensile di Dampyr con il numero dello scorso febbraio, scritto dal compianto Maurizio Principato, scomparso lo scorso aprile per uno sfortunato incidente, e disegnato da Arturo Lozzi.
Nella stavkirke di Heddal, una delle antiche chiese di legno norvegesi, la setta black metal Ødeleggelsen pratica un rito satanico, che culmina nel sacrificio di due ragazzi e nell’incendio dell’antico edificio. Capo della setta è Máel Lulach, non-morto del defunto Maestro della notte Ragnar Lodbrok, che sta cercando di richiamare con la magia delle rune il Fjölkung, grande potere che richiede, però, ancora il rito di Tyr, runa di sacrificio e guerra, e il rito di Hagal, runa della catastrofe. Riti che Lulach ha già progettato di praticare presso le stavkirker di Fantoft e Urnes.
Astrid Dahl e il fidanzato Bent vengono chiamati a restaurare Heddal, e vi trovano le prove del rito. Astrid chiede quindi l’aiuto di Harlan, che la raggiunge a Notodden insieme a Tesla e Kurjak.
Bent ebbe in passato a che fare con Knut, braccio destro di Máel Lulach: negli anni Novanta, Bent, Knut e l’amico Pål erano sul punto di incendiare una chiesa, ma Pål si tirò indietro all’ultimo momento rimanendo deturpato dal fuoco. Per di più il fratello minore di Bent, Elias, è ora nel gruppo di Lulach. Questo aiuta Bent a capire i piani del non-morto e a guidare Harlan, Tesla, Kurjak e Pål a Fantof, dove altre due ragazze stanno per essere sacrificate, e quindi a Urnes, dove ha luogo lo scontro finale.
Principato tesse una storia ispirata alla foschissima vicenda degli incendi dolosi di oltre cinquanta antiche chiese norvegesi, distrutte dai fan dello scellerato musicista black metal Euronymous negli anni Novanta. La lettura dell’episodio invita quindi a riflettere su cosa può spingere dei giovani appassionati di musica a folli atti di distruzione. La parte centrale è un’efficacissima e lunga sequenza d’azione, che si legge d’un fiato e che lascia respirare il lettore solo quando Harlan e Tesla spengono l’incendio. L’unico appunto che si può fare a questo bell’albo di Dampyr è un certo pressapochismo nel trattare il genere metal, che non si identifica affatto con un sottogenere di nicchia come il black metal, lontano anni luce dalle epiche melodie degli Iron Maiden (di cui si vede un disco a pagina 38) o dagli irresistibili groove degli AC/DC (pagina 98), per non parlare dell’ignorante citazione dei grandi Black Sabbath messa sulla bocca di Kurjak a pagina 23.
I disegni sono spettacolari, molto realistici soprattutto nelle fisionomie e nelle espressioni dei personaggi, grazie anche ad un sapiente gioco di ombre e luci ottenuto con tecniche miste. Lozzi dimostra grande maestria anche nel creare paesaggi d’atmosfera, con l’aria nebbiosa con cui circonfonde le chiese, dalle precise architetture, immerse negli innevati paesaggi norvegesi, oppure con la nitidezza delle ombre lunghe nelle strade di Bergen.
A fine ottobre è stato pubblicato il diciassettesimo speciale annuale di Dampyr.
Il professor Alessio Montanari è il massimo esperto sulla battaglia di Gavinana, che nel 1530 vide contrapposti l’esercito repubblicano fiorentino e le truppe imperiali di Carlo V favorevoli alla restaurazione dei Medici. La battaglia si concluse con la sconfitta dei repubblicani e la morte del loro capitano, Francesco Ferrucci.
La storia sembra interessi molto a due signori russi che vengono ricevuti dal professore nel suo ufficio di Firenze: il signor Arsenyev e il robusto Arkan. Arsenyev mostra a Montanari una lettera autografa di Ferrucci, di cui il professore non conosceva l’esistenza, e dice di possedere un epistolario segreto del capitano. Dopo avergli sottratto il cifrario necessario a leggere i testi, il russo intima al professore di seguirlo per eseguire la traduzione dell’epistolario, mentre Arkan gli punta contro una pistola. Proprio in quel momento giungono Harlan e Kurjak, che riescono a mettere fuori gioco Arkan, mentre Arsenyev lancia Montanari attraverso la finestra e lo segue, dandosi alla fuga. Harlan ha quindi una visione del padre, che gli mostra il campo di battaglia di Gavinana dopo lo scontro del 1530, e gli chiede di trovare per lui il manufatto cercato da Arsenyev.
Recuperato Montanari all’ospedale, Harlan e Kurjak partono per Gavinana. Durante il viaggio spiegano al professore che Arsenyev è il capo di una corrente scissionista e violenta dei Lupi Azzurri, gruppo di estrema destra ora guidato da Marcus, che segue invece una politica più pacifica e collaborativa, tanto da fornire ad Harlan le informazioni sul russo.
Arsenyev intanto è già a Gavinana, e ritrova le segrete dove il capitano Giampaolo Orsini, luogotenente di Ferrucci, usò per la prima volta il manufatto, un medaglione magico con una stella a sette punte. I sotterranei custodiscono un oscuro segreto, ma il medaglione si trova in un altro nascondiglio, la cui ubicazione è indicata sulla lettera di Ferrucci, che ora è nelle mani di Harlan e compagni. Chi riuscirà ad accaparrarsi il prezioso oggetto magico?
Burattini imbastisce una storia che corre su due binari: una linea temporale presente, che ben si intreccia con la vicenda che si svolge nel passato, con un’azzeccata presenza di Draka, il quale fa da trait d’union. I documentati rimandi storici non solo sono funzionali al racconto, ma restituiscono uno scorcio dell’epoca rinascimentale che ne evidenzia le contraddizioni: laddove questa è di solito presentata come un tempo di prosperità e di fiorire artistico, sono molti i suoi aspetti oscuri che spesso si dimenticano, tra intrighi e guerre, profezie ed esoterismo. Come spiega il personaggio di Montanari, la culla del Rinascimento non fu a quel tempo sempre guidata da principi di razionalità, ma vi erano anche molti ciarlatani e fanatici religiosi.
Ottime dal punto di vista grafico le ambientazioni realizzate da Russo, che cala i personaggi nelle strade di Firenze, i cui elementi architettonici (il Duomo, il Battistero, il Campanile) sono resi fedelmente, e danno veridicità al racconto in virtù della loro familiarità (chi non ha mai passeggiato per le sue strade brulicanti di turisti e di opere d’arte?). Belli anche gli scorci paesani e convincenti le espressioni dei personaggi, a cui spesso è conferito un tono drammatico.
Testata: ZAGOR GIGANTE, N.676 (Zenith Gigante 727) Episodio: IL CASTELLO DEL VAMPIRO Testi: JACOPO RAUCH Disegni: WALTER VENTURI Copertina: ALESSANDRO PICCINELLI Lettering: ALESSANDRA BELLETTI Pagine: 96 Edizione: BONELLI, 11-2021
Il numero di novembre di Zagor conclude la lunga saga rakosiana iniziata con l’episodio Il presagio.
Zagor si risveglia sul fondo di una scarpata, unico superstite del suo gruppo insieme ad Emil. Raggiunto il compagno, lo trova legato e circondato da zingari, al cospetto di Rakosi, che riesce a fare prigioniero anche lo Spirito con la Scure.
Intanto i sopravvissuti dell’altro gruppo di cacciatori, che erano stati travolti da una valanga, si riuniscono. Istvan e Laszlo vengono affrontati dalle giovani abitanti del villaggio rapite, ormai concubine non-morte di Rakosi. Janos viene salvato dall’intervento di Manfred Moor, che le scaccia via.
Nel villaggio intanto Frida si risveglia per un attimo, cercando di liberarsi dell’aglio e annunciando l’arrivo di Rakosi.
Prima di lui però arriva la sua spia, padre Gabor, che ferisce gravemente Imre e prepara l’arrivo del padrone. Imre riesce a raccogliere le forze per sparare a Gabor, ma il vampiro può ormai entrare nella stanza. Ma quando affronta Cico, il vampiro ha una sgradita sorpresa e rimane temporaneamente indebolito. Questo permette a Ylenia Varga e Manfred Moor di rientrare in gioco e di dare man forte a Zagor, che finalmente raggiunge il castello per la resa dei conti con Rakosi.
Questo episodio propone un racconto più incentrato sull’azione rispetto ai precedenti. Zagor ha le sue difficoltà, ma presto lo scontro volge a suo favore, grazie soprattutto al ritrovato potere della vampira Ylenia. Com’è naturale in un racconto serializzato, il finale non può che volgere a favore dell’eroe protagonista, sentenziando la sconfitta del cattivo di turno. Ma la saga nel suo complesso risulta avvincente, ricca d’atmosfera e rimandi a classici vampireschi soprattutto del cinema, oltre chiaramente ai riferimenti ai precedenti tra Zagor e Rakosi, ormai anch’essa una saga classica della fiction vampiresca.
Dal punto di vista grafico le prime tavole sono un omaggio al primo incontro tra i due acerrimi nemici, a cui Venturi dà un sapore vintage, subito archiviate con una bellissima quadrupla che ritrae un maestoso castello rakosiano. Riguardo ai presonaggi, convincenti e inquietanti sono in particolare le vampire concubine e i lupi comandati da Ylenia.
Prosegue la nuova saga “rakosiana” con il numero di ottobre di Zagor.
Zagor, Cico, Frida, e i dragoni Janos e Imre sono in viaggio in Slovacchia alla volta del villaggio ungherese di Balasz, alle pendici di Picco del Lupo, dove sorge il castello di Rakosi. Il gruppo si ferma a Kremnitz, dove Zagor e il capitano Janos si recano al comando militare locale, per chiedere, invano, degli uomini. I nostri proseguono il viaggio sugli innevati passi montani, quando si accorgono che qualcuno è sulle loro tracce. Zagor riesce a sorprendere gli inseguitori, che si rivelano essere dei patrioti ungheresi, e che accettano di allearsi nella lotta a Rakosi, il quale ha nel corso degli anni ucciso alcuni dei loro familiari.
Il gruppo, ora più numeroso, raggiunge Balasz, dove sono state rapite altre tre ragazze, di cui Rakosi vuole fare delle “concubine delle tenebre”: risulta facile a Zagor e soci trovare altri volontari per la missione.
Intanto Frida è sempre più debole e prossima alla trasformazione in vampira, tanto che cerca anche di mordere Zagor. Viene quindi affidata alle cure del prete locale, padre Gabor, e rimangono con lei Cico e Imre, mentre gli altri partono per la disperata spedizione per Picco del Lupo.
Questo episodio funge da raccordo con il prossimo finale e racconta dell’aggravarsi della minaccia che pesa sui protagonisti: il cappio predisposto da Rakosi si stringe attorno a Zagor e compagni, che finiscono proprio dove voleva il vampiro. L’impresa quindi sembra disperata, ma i nostri non si lasciano abbattere, animati dai più puri valori zagoriani: “Lealtà, amicizia, senso di fratellanza”, valori “che la fredda malvagità del barone Rakosi non è in grado di capire e che non ha messo sul piatto della bilancia”, afferma fieramente lo Spirito con la Scure. Intanto Frida è sempre più soggetta al Barone, e questo rende l’affetto tra lei e Zagor sempre più evidente.
I disegni, efficaci e di stampo classico, mostrano l’influenza delle immortali immagini dei Dracula con Christopher Lee, a cui Rakosi rassomiglia. In un albo composto principalmente da tavole con le tre strisce tradizionali, Venturi si concede qualche vignetta quadrupla e, a pagina 16, una goticheggiante splash page che rende omaggio all’iconica figura del vampiro.
Lo Spirito con la Scure e la baronessa Frida Lang sono a Vienna, dove si riuniscono e fanno il punto della situazione con il colonnello Korasi, Samish Pasha, il capitano Janos e Imre dei Dragoni, e Cico, appena sfuggito ai venditori del mercato, che ha fatto infuriare con una serie di costosi incidenti. Frida è stata vampirizzata dal fidanzato Manfred Moor, e l’unica speranza di salvarla è distruggere Rakosi. Il capitano Moor è in viaggio con i suoi rapitori alla volta di Stettino, nel mar Baltico, da cui proseguirà sul fiume Oder, mentre Rakosi è arroccato nel suo castello sui Carpazi occidentali, dove tiene prigioniera la vampira Ylenia Vargas e dove attende Zagor per affrontarlo sul suo terreno.
Il gruppo decide per prima cosa di intercettare il battello che trasporta Manfred, con la speranza di poterlo salvare, e si mette in viaggio su un treno militare per Olmutz. Frida sta sempre peggio, ma la trasformazione è almeno rallentata da un siero somministratole da Korasi. La Baronessa è comunque di aiuto nelle ricerche, avendo un collegamento telepatico con Manfred. Il viaggio, però, è interrotto da un assalto di farkaskoldòi, ferocissimi lupi mannari della pianura ungherese, guidati da uno zingaro al servizio di Rakosi.
L’episodio si apre con una delle immancabili e divertenti disavventure di Cico, che nel corso della storia ci regala diverse impagabili espressioni di terrore. Il racconto presenta anche una vena malinconica nelle scene con Frida, in particolare quando la Baronessa attraversa in carrozza le strade della sua Vienna rammaricandosi di non poterle mostrare con calma all’amato Zagor. La libera ispirazione a Stoker si presta bene alla vicenda di Frida, che ha un collegamento telepatico con il vampiro Manfred. L’avvincente storia di Rauch vira poi all’azione nella lunga sequenza mozzafiato dell’assalto al treno, da cui parte un susseguirsi di colpi di scena, con uno Zagor messo in seria difficoltà.
I disegni di Venturi rendono meravigliosamente i palazzi e le strade ottocentesche di Vienna, gli scorci gotici del castello di Rakosi, ma forse ancor più le emozionanti scene d’azione, con degli spaventosi e convincenti lupi mannari, in scene dal taglio cinematografico e con qualche tocco di splatter.
Molto bella pure la scenografica copertina di Piccinelli, con uno spaventoso licantropo che incombe su Zagor.
Testata: Suppl. FUMO DI CHINA n.308-309: VAN HELSING – DETECTIVE DEL SOPRANNATURALE Episodio: IL MARCHIO DEL VAMPIRO Testi: A. CASTELLI, M. BARATELLI, L. FILIPPUCCI Disegni: CARLO PERONI, LUCIO FILIPPUCCI Copertina: LUCIO FILIPPUCCI Pagine: 32 Ediz.: CARTOON CLUB, 07-2021
In occasione del tradizionale appuntamento estivo di Riminicomix, Cartoon Club ha pubblicato una riedizione del primo episodio di Van Helsing - Detective del Soprannaturale, lo storico fumetto scritto da Alfredo Castelli e Marco Baratelli, e disegnato da Carlo Peroni. Questa versione pubblicata da Cartoon Club e Fumo di China, in collaborazione con la “Associazione Culturale Nipoti di Martin Mystère”, presenta due nuove tavole di Lucio Filippucci, ad apertura e chiusura dell’episodio, e qualche vignetta rimontata. Dell’albetto sono uscite anche una versione con variant cover realizzata da Rodolfo Torti e due cartoline celebrative.
Il vampiro Van Helsing si reca a Rimini, sulle tracce di un’associazione di vampiri, e ne approfitta per fare una visita all’illusionista Mark Merlin, al Grand Hotel, per scusarsi di un intervento denigratorio durante uno spettacolo e per raccontargli la sua storia.
Durante la guerra tra gli Ussiti e l’Imperatore Sigismondo, Vlad Drakul notò un cavaliere particolarmente valente e coraggioso, di nome Riccardo Van Helsing, e decise di trasformarlo in vampiro per arruolarlo nelle sue schiere. Van Helsing però seppe resistere alla perdita del suo spirito stringendo un crocifisso.
Ora che, dopo secoli di prigionia, può uscire dalla sua bara, Van Helsing è soggetto ad amnesia e furia animalesca. C’è però una voce amica a guidarlo, una maga senza nome che lo aiuta a recuperare la memoria, a sfuggire agli attacchi nemici e a raggiungerla a Fundu a bordo della nave Lutezia. Van Helsing ricorda così di essere il peggior nemico del suo creatore. Intanto Drakul, con il potente stregone Atkos, fa di tutto per distruggere il rinato vampiro: non realizza il suo intento, e indirizza quindi i suoi attacchi contro la maga alleata del suo avversario.
Nel corso degli anni, Van Helsing è ricomparso sulle pagine di Martin Mystère (n.168, “Il ritorno di Jack”, 1996) e di Storie da Altrove (n.9, “Il principe che tornò dalle tenebre”, 2006). Ma questa di Cartoon Club è una storica riproposta, essendo, a quanto ci risulta, la prima ristampa del primo episodio della serie, corredata da un bel frontespizio/risguardo di Carlo Velardi e da un interessante articolo di Alfredo Castelli. Nelle tre pagine del testo, il papà di Martin Mystère svela molti particolari e retroscena della creazione della serie e della pubblicazione di “Psyco”, toccando anche il doloroso tasto della scomparsa prematura dell’amico coautore Marco Baratelli, con cui realizzò testi per “Il Monello”, “Horror”, “Tilt” e per la casa editrice Alpe. Tra le curiosità più gustose, Castelli racconta che il nome Vlad Drakul fu trovato due anni prima della pubblicazione del fondamentale saggio In Search of Dracula di McNally e Florescu, forse carpito da un saggio di Ornella Volta, e va riferito non a Vlad III l’Impalatore, bensì al padre Vlad II. È poi probabile, continua Castelli, che all’epoca fosse stato realizzato un sesto episodio della serie, di cui però si è persa ogni traccia. Chissà che un giorno o l’altro non rispunti fuori...
Intanto ci si può godere questo episodio di Van Helsing in un nuovo formato, che si spera faccia da apripista alla ristampa completa delle storie del fratello maggiore di Martin Mystère («Prima di Martin Mystère Detective dell’Impossibile» recita lo strillo in copertina sopra il titolo della testata) e, perché no, a nuovi episodi.
Gli albetti sono disponibili nell’e-shop di Fumo di China.
Testata: PSYCO, NN.1-5 Serie: VAN HELSING – DETECTIVE DEL SOPRANNATURALE Testi: ALFREDO CASTELLI, MARCO BARATELLI Disegni: CARLO PERONI Edizione: EDITRICE NAKA, 04/08-1970
Nell’aprile del 1970 compariva nelle edicole italiane una nuova rivista di genere horror-sf-fantastico, dal titolo Psyco, con fumetti originali di autori già attivi sulla storica Horror delle edizioni Sansoni. Si trattava di un contenitore di varie storie di personaggi fissi e altre autoconclusive. Gli appuntamenti fissi erano La legione dello spazio di Guccini e Bonvi, Dpt. Computer di Fagarazzi, Peroni e Pistoglia, le divertenti strisce di Casimiro Vampiro Crumiro di Peroni (presenti sui primi tre numeri), e soprattutto Van Helsing, detective del soprannaturale, serie scritta da Alfredo Castelli e Marco Baratelli, e disegnata di Carlo Peroni, con episodi di 20-30 tavole ciascheduno, per un totale di 118 pagine.
Psyco chiuse dopo appena sei numeri, nel settembre 1970, mentre Van Helsing si concludeva sul numero 5, nonostante sulla terza di copertina del numero 6 il vampiro desse appuntamento al «prossimo numero». Forse anche per la prematura scomparsa di Marco Baratelli, nel 1970, la serie non andò più avanti, nonostante il successo del personaggio. Ora, in occasione di Riminicomix 2021, arriva un’importante riproposta di cui tratteremo prossimamente. Intanto facciamo un excursus delle storie di questo seminale personaggio del fumetto vampiresco italiano.
1. Il marchio del vampiro
Imprigionato dal suo creatore Vlad Drakul secoli fa, Van Helsing esce finalmente dalla bara. Ma non è il mostro sanguinario che doveva diventare, avendo saputo conservare il suo spirito: ora è il peggior nemico di Drakul, ai cui attacchi riesce a resistere grazie alla protezione di una misteriosa maga, che lo aiuta a ricuperare la memoria.
2. Gli incubi di Thomas Dexter
Il dottor Thomas Dexter, prostrato da incubi e vuoti di memoria, si convince di essere Jack lo Sventratore. Per sua fortuna, giunto appena in tempo, Van Helsing lo dissuade dal suicidarsi e scopre, con l’aiuto di Sherlock Holmes, che dietro ai delitti che insanguinano le strade di Whitechapel ci sono Vlad Drakul e il fido stregone Atkos.
3. La casa ai confini del mondo
Van Helsing è a Pavia per salvare l’anima della vedova Martha Barr, minacciata dallo spirito demoniaco del marito George, che le vorrebbe trasferire la maledizione di cui è caduto vittima per aver letto il grimorio De Vermiis Misteriis.
4. Il ladro di sogni
Per sventare uno scandalo diplomatico dovuto al furto di informazioni sui trattati del Regno Unito con Russia e Francia, Van Helsing deve viaggiare nel pericoloso mondo dei sogni e affrontare il temibile baron Samedì.
5. Il vaso di Pandora
Una nave piena di cadaveri porta a Londra un antichissimo scettro in grado di schiudere le porte del mondo agli spiriti infernali. Per scongiurare l’avvento del Male proveniente dalla perduta città di Pandora, l’unica carta che Van Helsing ha da giocare è evocare lo spirito dello stregone Mamphis.
Van Helsing è un fumetto avvincente e sui generis, intriso dell’interesse per la parapsicologia e l’esoterismo tipico degli anni ‘70. Il protagonista, tra i primi detective dell’occulto del fumetto e vampiro alla ricerca di se stesso, è personaggio carismatico, che si schiera dalla parte del Bene a costo di grandi sacrifici. Le storie si svolgono in un mondo visionario e manicheo, in cui la magia trascina i personaggi in un vortice di colpi di scena multidimensionali.
Cifra della serie è ancor di più la traduzione grafica di Peroni, che riporta sulla pagina il mondo onirico creato da Castelli e Baratelli con invenzioni originali e suggestive. Ad esempio gli aforismi ripresi da varie opere letterarie, in apertura e chiusura (sempre calzanti e scelti con cura), e le frasi degli incantesimi diventano elementi grafici d’effetto, con le lettere che si incastrano nelle tavole diventandone colonne portanti.
I personaggi sono resi con lineamenti aguzzi, spigolosi, quasi caricaturali. In generale i disegni creano un’atmosfera magica, con le tavole spesso organizzate in maniera personale e innovativa: si vedano le scene del sogno nel quarto episodio, le cui tavole sono costruite con vignette incastonate in cornici curvilinee.
In definitiva, Van Helsing era un fumetto di grande impatto emotivo e visivo, che riletto oggi non sembra invecchiato d’un giorno.