domenica 8 maggio 2022

Fabio Giovannini, “Barbara Steele. La regina del cinema gotico”

Titolo: BARBARA STEELE. LA REGINA DEL CINEMA GOTICO
Autore: FABIO GIOVANNINI
Prima edizione: ALTA TENSIONE, 12-2021
Copertina: Rielaborazione foto promozionale per il film Il pozzo e il pendolo (1961)
Pagine: 376

Nello scorso dicembre le edizioni Alta Tensione hanno pubblicato un sontuoso volume sulla regina del gotico: Barbara Steele. Una «dea dolce e malvagia, capace di attrarre e nello stesso tempo di allarmare, dotata di una bellezza» non convenzionale e inquietante, che Fabio Giovannini omaggia con questa biografia cinematografica dall’imponente corredo iconografico, passandone in rassegna l’intera produzione.
Questo tomo è, in effetti, una versione “deluxe” in carta patinata e stampa a colori di Barbara Steele. Oltre l’icona del gotico della Shatter Edizioni, libro di minor formato e con un numero assai ridotto di immagini (ma con il bonus del capitolo “La parola a Barbara Steele”, che raccoglie stralci di interviste sul cinema e sull’horror).

Il successo per Barbara arrivò nel 1960, quando, dopo alcune commedie girate in Inghilterra, giunse in Italia e iniziò a lavorare con Mario Bava, alla sua prima regia con La maschera del demonio. Nel film ricopre il doppio ruolo della strega-vampira Asa e della discendente Katia, e rende magistralmente i due personaggi: la prima diabolica e fragile, la seconda virginale e irascibile.



In America, dopo aver abbandonato un film con Elvis Presley, partecipò a Il pozzo e il pendolo di Roger Corman, al fianco di Vincent Price. Di nuovo in Italia, fu interprete per Riccardo Freda dei thriller gotici L’orribile segreto del dottor Hichcock e Lo spettro, in cui ebbe l’onore del primo posto nei titoli. Freda ne lodò la recitazione, descrivendo i suoi occhi come «metafisici» e «alla De Chirico».
Nel 1962 Barbara realizzò il sogno di lavorare con Federico Fellini, per il quale ricoprì un ruolo in 8 e ½, film che le portò grande notorietà e le procurò ruoli al fianco di Tognazzi, Vianello, Chiari, Gassman. Nel 1963 tornò al genere gotico in due film di fantasmi diretti da Antonio Margheriti: Danza macabra e I lunghi capelli della morte, inizialmente pensato come una riduzione di Carmilla di Le Fanu. Margheriti, che sembra ne fosse invaghito, arrivò a definirla «forse la migliore attrice horror di tutti i tempi».



Tra il 1965 e il 1966 Barbara fu la protagonista degli horror Amanti d’oltretomba, 5 tombe per un medium e Un angelo per Satana. Quindi recitò in Il lago di Satana di Michael Reeves e Black Horror (Le messe nere) di Vernon Sewell, in cui compaiono anche Christopher Lee e Boris Karloff. Con Lee mantenne una duratura amicizia e vi avrebbe anche dovuto girare nel 1974 un Dracula per la regia di Pim de la Parra.
Nel 1969 sposò lo scrittore americano James Poe, con cui ebbe un figlio, e si trasferì in America lasciando l’Italia, scelta di cui si sarebbe pentita per tutta la vita. Quindi lavorò con Jonathan Demme, David Cronenberg, Louis Malle, Joe Dante, Denny Harris, e con Dan Curtis, prima come produttrice e poi come interprete del remake di Dark Shadows.
Negli anni Duemila, Barbara finalmente accettò il ruolo di regina dell’horror, genere che le era stato sempre stretto, e al periodo 2012-2014 risalgono le sue ultime interpretazioni, in The Butterfly Room – La stanza delle farfalle e Lost River. In anni più recenti ha prestato la sua voce a due cortometraggi d’animazione e alla serie animata Castlevania.



Quello proposto da Giovannini, che abbiamo qui ripercorso brevemente, è un ritratto appassionato e completo di un’attrice assurta allo status di mito, che ne delinea la vicenda biografica e artistica con una miniera di informazioni, anedotti, testimonianze, curiosità e centinaia di splendide fotografie (alcune molto rare). E, anche con questo lavoro, Giovannini offre tanti spunti per (ri)scoprire vecchi capolavori misconosciuti del cinema e opere derivate poco note, come le riduzioni a fumetti di La maschera del demonio o i fotoromanzi d’epoca tratti dai film che vedono protagonista la regina del gotico italiano.
Potremmo definire l’autore un «perfezionista alla ricerca di ogni singolo dettaglio delle apparizioni sullo schermo di Barbara Steele», che non solo si conferma studioso scrupoloso, ma anche cultore appassionato. E quindi colpisce la sua confessione di non aver voluto mai incontare la Steele di persona, pur avendone l’occasione e avendoci parlato al telefono, per non trovarsi a dover constatare l’implacabile passare del tempo, preferendo lasciare «immacolati i ricordi e le fantasie». Di quelli che rimangono per sempre impressi nella memoria e nella pellicola.



Risorse Web:
Scheda di Barbara Steele. La regina del cinema gotico
Anteprima del libro (indice e introduzione)
Scheda di Barbara Steele. Oltre l’icona del gotico su ShatterAgency.com
Blog Vampyrismus
Pagina Facebook delle edizioni Alta Tensione
Fabio Giovannini su Wikipedia
 

martedì 19 aprile 2022

Dampyr - N.256

Testata: DAMPYR, N.256
Episodio: OPERAZIONE MESSIAH
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: MAURIZIO ROSENZWEIG
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 07-2021

Caleb informa Harlan e compagnia che lo studio del dottor Abraham Stern, studioso della Kabbalah Ma’asit che venne rapito da Lady Nahema, è di nuovo occupato. Il nuovo baal shem di Brooklyn è il dottor Isaac Shazar, nipote del professor David Shazar a cui nel 1943 il rabbino Elijah affidò i preziosi manoscritti della Kabbalah Ma’asit, la “cabala pratica” dalle applicazioni magiche. Isaac porta avanti la missione del nonno: anticipare la venuta del messia con l’uso della cabala, come spiega alla segretaria Nadine, la quale ad un tratto si rivela essere la stessa Nahema, che è lì per rapirlo.
Anyel Zant prende in fitto lo studio di Shazar, spiegando ai nostri di essere stato gabbato a causa dell’intervento dell’amesha Helel. Nella biblioteca di Shazar, Anyel trova i manoscritti del rabbino Elijah, che il nonno David portò a New York insieme al demone familiare Pruflas. Il granduca infernale cercò di coinvolgere il professore nella “Operazione Mashiach”, un piano per realizzare l’avvento di un nuovo messia, già tentato nel Quattrocento con il rabbino Josef Gabbai. Dopo quel secondo fallimento, Pruflas venne tagliato fuori e riassegnato a più umili mansioni lontano dalla Terra. Anyel lo convince ad unirsi alla loro battaglia con la prospettiva di potersi vendicare di Nahema e di Helel.

Perché sia più docile e collaborativo, Isaac viene affidato alle cure della sensuale Gomorya, insegnante di Arti sessuali applicate, e se ne incapriccia. Il piano può quindi partire: un gruppo di complottisti, estremisti e fanatici viene riunito ai docks di Brooklyn per il primo “miracolo” di Shazar, che cammina sull’acqua con l’aiuto di Helel. La voce dell’avvento di un nuovo messia diventa virale.
Ma i nostri fanno le loro contromosse: Pruflas riesce a scoprire il punto debole di Shazar e un nuovo potente alleato entra nella partita.

Piuttosto articolata questa storia di Boselli, che si sviluppa attorno al tema della tentazione, che può attecchire anche nei cuori dei più puri. Gli intrecci narrativi nella continuity dampyresca si complicano ulteriormente nei risvolti esoterici, con questa prima apparizione di Lady Nahema in qualità di capo dei servizi segreti infernali. La demonessa si rivela un’avversaria astuta e difficile, tanto che Harlan e compagnia devono mettere in campo molte alleanze e contrarre impegnativi debiti di gratitudine con le creature infernali. Su tutte, Lilith, figura evocatrice di inquietanti miti e affascinanti misteri, in un dampyverse popolato da figure diaboliche pericolose ma anche affascinanti, mutuate dalla tradizione demonologica e dalla cabala, di cui Boselli si mostra conoscitore.
I fantasiosi disegni di Rosenzweig, pieni di ghirighori e fitti di tratteggi, ben si prestano all’atmosfera di una storia sovrannaturale con tocchi di erotismo. I suoi personaggi hanno una caratterizzazione tipica, nell’alveo dello stile inconfondibile dell’artista, con tratti spigolosi e vagamente caricaturali, tra i quali colpiscono in particolare le figure femminili, sensuali e procaci, con capelli che sembrano vivere di vita propria.



Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Maurizio Rosenzweig su Tumblr
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sabato 16 aprile 2022

Dampyr - N.255

Testata: DAMPYR, N.255
Episodio: HAITI!
Testi: LUIGI MIGNACCO
Disegni: DARIO VIOTTI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 06-2021

Harlan ha una visione in cui vede il padre Draka incrociare nel XVII secolo un galeone spagnolo al comando del Maestro della Notte Huracán, in rotta nel Mar delle Antille: è il segnale che il pericoloso maestro di Cuba è tornato.
La ricercatrice canadese Julie Regnier è a Port-au-Prince, ad Haiti, per uno studio sui rapporti tra crimine e ambienti governativi. Viene però tradita dal suo accompagnatore Remy e consegnata al boss Zombou Doc, che incute terrore nella zona facendo credere di essere un bokor al comando di un esercito di zombi. Julie si trova così ad assistere all’attacco di Huracán e del suo fido Paal al quartier generale di Zombou Doc: il boss viene ucciso e il Maestro ne prende il posto, trasformando il suo esercito in veri non-morti e dando il via a una lotta contro gli altri boss della zona, spacciandosi come il liberatore dell’isola.

Grazie alla veggente Mambo Erzilì, Harlan ha la conferma che Huracán è ad Haiti e, dopo aver sconfitto una parte dei suoi vampiri, stringe un’alleanza con l’ispettore Leclar. Dopo un primo scontro con altri non-morti alla villa di Zombou Doc, Harlan e compagni raggiungono Fort Alexandre, dove si trovano ad affrontare Huracán nella forma di un enorme e spaventoso serpente.

Dopo un avvincente antefatto di ambiente marinaresco, Mignacco ci introduce in una storia d’azione con riferimenti al folklore haitiano che vede Harlan e soci alle prese con un temibile Maestro della Notte, di cui ci vengono raccontati la lotta e i successi nella conquista di Haiti, fino al fatidico incontro con il dampyr.

Ottimi i dettagliati disegni di Viotti, dal tratto pulito e preciso. Ben riuscite, in particolare, le scene marinaresche iniziali, tra le onde dell’oceano e i legni delle navi, che l’artista raffigura con dovizia di particolari. Maestoso e terribile l’Huracán in forma serpentina, che si rivela già nel flashback iniziale in un faccia a faccia con il drago Draka. Notevoli anche le vivaci espressioni dei personaggi, in particolare di Julie, ora terrorizzata ora sorpresa, e di un’allarmata Mambo Erzilì.



Risorse Web:
Luigi Mignacco su Wikipedia
Pagina Facebook di Viotti
Sergio Bonelli Editore
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domenica 10 aprile 2022

Dampyr - N.254

Testata: DAMPYR, N.254
Episodio: LA MALEDIZIONE DI WHITBY
Testi: DIEGO CAJELLI
Disegni: CLAUDIO STASSI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 05-2021

Dean Barrymore e Sati sono a Whitby, nel North Yorkshire, per il convegno annuale della Stokerian Society. In quei giorni, però, la piccola città portuale non gode della consueta tranquillità: in un incendio è andato distrutto il più antico pub della città, il Mallory, e il vigile del fuoco John Grant è finito in coma. Il proprietario originale era Peter Mallory, che nel ‘700 faceva il contrabbandiere per Lord Marsden e finì impiccato. Sembra che la sua sedia, conservata nel locale fino al giorno dell’incendio, fosse maledetta, e che ora il suo spirito sia tornato.
In effetti Mallory ha preso possesso del corpo del pompiere John e rapisce Sati, portandola nei cunicoli segreti che collegano il cimitero dell’abbazia al mare.

Dean viene prontamente raggiunto da Harlan e Kurjak, i quali grazie alle ricerche di Caleb, riescono a trovare Sati. La povera donna è stata in definitiva l’esca per attirare in trappola il dampyr, che insieme a Kurjak si ritrova circondato dai non-morti vichinghi di Marsden.

Questo albo segna il gradito ritorno di Cajelli ai testi di Dampyr, dopo una lunga assenza. Il forte di questa sua storia di fantasmi è l’atmosfera giocata sul fascino del nome di Whitby e dei suoi echi stokeriani, con tanto di citazioni del naufragio del Demeter, del cimitero e dell’abbazia, nel romanzo luogo della prima aggressione di Dracula. Poco sviluppata, purtroppo, è l’intrigante sottotrama picaresca con l’equipaggio vampiro settecentesco.

Pregevoli i disegni di Stassi, che gioca molto sulle gradazioni di neri e grigi, realizzando di fatto una storia graficamente cupa. Drammatiche le espressioni dei personaggi, resi in maniera dettagliata. L’artista ci regala anche due tavole in acquerello in un feedback stokeriano assai suggestivo.

In omaggio la seconda delle due medaglie celebrative di Dampyr, raffigurante Tesla e Kurjak.



Risorse Web:
Blog di Diego Cajelli
Diego Cajelli su Wikipedia
Blog di Claudio Stassi
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Le medaglie degli eroi Bonelli

sabato 19 febbraio 2022

Dampyr - N.253

Testata: DAMPYR, N.253
Episodio: I FIGLI DI PONTEMORTO
Testi: MIRKO PERNIOLA
Disegni: PAOLO RAFFAELLI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 04-2021

Pontemorto, bassa Ferrarese. A caccia di emozioni forti, Sara e Carlo si avventurano nel Santa Farailde, manicomio per bambini abbandonato, dove l’incontro con qualcosa di malvagio segna la loro sorte. I paesani sono, in effetti, già terrorizzati dalle recenti apparizioni dei bimbi morti negli anni passati, e l’anziana Onide arriva ad impiccarsi dopo aver visto il figlio perduto da tempo.
Harlan giunge in paese chiamato dall’amica Bianca, nipote di Onide, e scopre qualcosa grazie a Remes, il matto del paese. L’ospedale era gestito dalle Spose della Carità e dal dottor Ferrari, e vi si praticavano l’elettroshock e l’insulinoterapia, per cui diversi piccoli pazienti vi persero la vita e altri, sembra, vennero venduti.

Gli orrori andarono avanti fino al 1972, quando un incendio distrusse l’edificio e la struttura venne chiusa per sempre. Da allora, però, molti genitori e parenti dei piccoli pazienti persero la vita in circostanze tragiche, e Onide non è che l’ultima vittima.
Sarà Clara, una clochard che crebbe al Santa Farailde, a guidare Harlan alla scoperta della verità e alla resa dei conti con l’essere maligno che alberga tra le mura del manicomio.

Una storia dall’atmosfera densa, cupa, che evoca orrori padani e atmosfere da horror nosocomiali, con tutto il carico di suggestioni, mistero e dolore che hanno certi luoghi abbandonati, che pur fatiscenti non sembrano mai del tutto inabitati. Tendendo l’orecchio vi si può sentire una risata lontana, un ticchettio, una porta sbattuta da chissà chi. Fantasmi, insomma. Perniola li caratterizza abilmente in questa storia a tinte forti, che riesce in pieno nell’intento di spaventare. Il contesto padano, con i suoi nomi tipici e i toponimi, i paesaggi e le architetture, conferisce veridicità alla storia, che risulta così ancor più spaventosa.
I disegni sono nervosi e dai contorni quasi tratteggiati, gli ambienti carichi di neri a creare atmosfera, in particolare nei brumosi paesaggi notturni.

In omaggio con questo albo la prima di due medaglie di Dampyr, che ritrae Harlan, parte di una serie celebrativa degli ottanta anni della Bonelli con tutti i personaggi della casa editrice.



Risorse Web:
Mirko Perniola su Wikipedia
Paolo Raffaelli su Wikipedia
Blog di Raffaelli
Sergio Bonelli Editore
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Le medaglie degli eroi Bonelli

sabato 8 gennaio 2022

Dampyr - N.252

Testata: DAMPYR, N.252
Episodio: LA REGINA DI BABILONIA
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: FABRIZIO LONGO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 03-2021

Il duca Abigor, temporaneamente alla guida della polizia segreta dell’Inferno, viene avvisato di strani movimenti nel palazzo del capo in carica Nergal, il cui corpo è ormai un involucro senz’anima. Abigor, che ambisce alla carica, subisce un duro colpo nello scoprire che il corpo di Nergal è stato trafugato da una donna dai grandi poteri.
Nei giorni seguenti una donna misteriosa rapisce dal suo studio di Brooklyn il dottor Abraham Stern, baal shem, ovvero cabalista capace di entrare in contatto con entità angeliche e diaboliche.
Harlan, Caleb e soci vengono informati dell’accaduto da Anyel, e concludono che il rapimento mira ad insediare un’altra anima nel corpo di Nergal. L’unica in grado di farlo sembrerebbe Lady Nahema, la quale pure ha interesse al posto occupato da Abigor. In effetti la demonessa ha ordito un astuto piano, a cui dà il via ottenendo la cattedra di Necromanzia e Metamorfosi nella Scuola Nera.

La rapitrice invece è la dea degli inferi sumera Ereshkigal, in realtà non-morta prediletta di Nergal a Babilonia, e che ora vorrebbe risvegliarlo. In un castello della Boemia, non lontano da Praga, convinto da Ereshkigal, Stern pratica il rito per trasferire la sua anima nel corpo di Nergal. Dopo aver preso confidenza con il nuovo potente corpo, Stern/Nergal lancia la sua sfida al dampyr.

Per la resa dei conti definitiva tra Harlan e Nergal, Boselli realizza una storia di “spionaggio infernale”, che riserva colpi di scena, intrighi, lotte per il potere, ma anche riti diabolici e scontri demoniaci. La tensione rimane alta fino alla fine, e solo nelle ultime pagine il lettore riesce a inquadrare chiaramente le parti contrapposte. Nel cast c’è poi anche la fugace comparsa o citazione di altri personaggi diabolici come Samael, Eisheth Zenumium, la sorella Agrat, Meridiana e Naaman, mentre un ruolo più ampio viene ritagliato per il maresciallo Vapula, che dà una mano ai nostri per raccapezzarsi nella lotta per la guida della polizia infernale. Personaggi che sarebbero nelle file dei cattivi, rivelano in effetti più sfaccettature, che talvolta li rendono alleati con Harlan e compagnia.

I disegni di Longo risultano molto espressivi, efficaci in particolare nelle inquietanti architetture infernali. Le vignette, cariche di neri, restituiscono una certa profondità grazie a un abile uso di chine, sfumati e tratteggio.



Risorse Web:
Gallery: la Babilonia di Longo
Mauro Boselli su Wikipedia
Scheda di Fabrizio Longo su SergioBonelli.it
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr

giovedì 30 dicembre 2021

Dampyr - N.251

Testata: DAMPYR, N.251
Episodio: STAVKIRKE
Testi: MAURIZIO PRINCIPATO
Disegni: ARTURO LOZZI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 02-2021

Riprendiamo a occuparci della serie mensile di Dampyr con il numero dello scorso febbraio, scritto dal compianto Maurizio Principato, scomparso lo scorso aprile per uno sfortunato incidente, e disegnato da Arturo Lozzi.

Nella stavkirke di Heddal, una delle antiche chiese di legno norvegesi, la setta black metal Ødeleggelsen pratica un rito satanico, che culmina nel sacrificio di due ragazzi e nell’incendio dell’antico edificio. Capo della setta è Máel Lulach, non-morto del defunto Maestro della notte Ragnar Lodbrok, che sta cercando di richiamare con la magia delle rune il Fjölkung, grande potere che richiede, però, ancora il rito di Tyr, runa di sacrificio e guerra, e il rito di Hagal, runa della catastrofe. Riti che Lulach ha già progettato di praticare presso le stavkirker di Fantoft e Urnes.

Astrid Dahl e il fidanzato Bent vengono chiamati a restaurare Heddal, e vi trovano le prove del rito. Astrid chiede quindi l’aiuto di Harlan, che la raggiunge a Notodden insieme a Tesla e Kurjak.
Bent ebbe in passato a che fare con Knut, braccio destro di Máel Lulach: negli anni Novanta, Bent, Knut e l’amico Pål erano sul punto di incendiare una chiesa, ma Pål si tirò indietro all’ultimo momento rimanendo deturpato dal fuoco. Per di più il fratello minore di Bent, Elias, è ora nel gruppo di Lulach. Questo aiuta Bent a capire i piani del non-morto e a guidare Harlan, Tesla, Kurjak e Pål a Fantof, dove altre due ragazze stanno per essere sacrificate, e quindi a Urnes, dove ha luogo lo scontro finale.

Principato tesse una storia ispirata alla foschissima vicenda degli incendi dolosi di oltre cinquanta antiche chiese norvegesi, distrutte dai fan dello scellerato musicista black metal Euronymous negli anni Novanta. La lettura dell’episodio invita quindi a riflettere su cosa può spingere dei giovani appassionati di musica a folli atti di distruzione. La parte centrale è un’efficacissima e lunga sequenza d’azione, che si legge d’un fiato e che lascia respirare il lettore solo quando Harlan e Tesla spengono l’incendio. L’unico appunto che si può fare a questo bell’albo di Dampyr è un certo pressapochismo nel trattare il genere metal, che non si identifica affatto con un sottogenere di nicchia come il black metal, lontano anni luce dalle epiche melodie degli Iron Maiden (di cui si vede un disco a pagina 38) o dagli irresistibili groove degli AC/DC (pagina 98), per non parlare dell’ignorante citazione dei grandi Black Sabbath messa sulla bocca di Kurjak a pagina 23.

I disegni sono spettacolari, molto realistici soprattutto nelle fisionomie e nelle espressioni dei personaggi, grazie anche ad un sapiente gioco di ombre e luci ottenuto con tecniche miste. Lozzi dimostra grande maestria anche nel creare paesaggi d’atmosfera, con l’aria nebbiosa con cui circonfonde le chiese, dalle precise architetture, immerse negli innevati paesaggi norvegesi, oppure con la nitidezza delle ombre lunghe nelle strade di Bergen.



Risorse Web:
Addio a Maurizio Principato
Mauro Boselli ricorda Maurizio Principato
Blog di Arturo Lozzi
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr