domenica 7 marzo 2021

Paul Féval, “La Città Vampira”

Titolo: LA CITTÀ VAMPIRA (O LA SVENTURA DI SCRIVERE ROMANZI GOTICI) [La Ville Vampire]
Autore: PAUL FÉVAL
Anno: 1874
Edizione: IPERWRITERS, 01-2021
Traduz.: MASSIMO CAVIGLIONE
Prefazione: CLAUDIA SALVATORI
Copertina: MAX ASSOCIAZIONE CULTURALE - IPERWRITERS
Pagine: 130

Nel 2017 la Mondadori pubblicò nella collana da edicola “Urania Horror” il volume antologico Cerimonie nere, che presentava una nuova traduzione del romanzo vampiresco di Paul Féval La città vampira. Si tratta di un testo fondamentale del genere vampiresco dell’Ottocento, ma poco conosciuto in Italia. L’ottima traduzione di Caviglione, infatti, rimane la prima degli ultimi cinquant’anni e la seconda in assoluto dopo quella della storica antologia I vampiri tra noi, curata da Ornella Volta e Valerio Riva nel 1960.
La scarsa reperibilità dell’effimera edizione da edicola ha reso opportuna una riedizione – questa volta in versione e-book – del prezioso testo. Riedizione che vuole essere anche un omaggio al compianto Massimo Caviglione, attore, critico letterario, esperto d’arte, traduttore di autori francesi quali de Villiers, Sansot, Bechtel, Racine e molti altri, scomparso nel gennaio dello scorso anno.
Promotrice dell’operazione è la scrittrice Claudia Salvatori, autrice della prefazione e animatrice della stessa IperWriters, giovane e promettente casa editrice genovese di libri digitali.
Il testo è reperibile sulle principali piattaforme di vendita di ebook o contattando la casa editrice IperWriters attraverso la pagina ufficiale su Facebook.

L’anonimo narratore riferisce un episodio appreso nel 1873 dalla vecchia Miss Jebb, cugina della nota scrittrice gotica Ann Radcliffe.
Nella residenza di famiglia, Ann usava trascorrere le vacanze con un’allegra brigata composta da Cornelia de Witt, dalla governante di questa, Letizia, e dal giovane brillante Ned Burton con il suo insegnante Otto Goëtzi. Ned e Cornelia erano profondamente innamorati, e nell’inverno del 1785 si fidanzarono. Qualche mese dopo, Ann si promise sposa a William Radcliffe, felice per le prospettive sue e degli amici. Al momento di separarsi alla fine dell’estate, le due coppie decisero di sposarsi lo stesso giorno, il 3 marzo, ai due lati dell’oceano: Ann e William nel castello di famiglia, in Inghilterra, Cornelia e Ned a Rotterdam, in Olanda, dove si trovava la residenza del conte Tiberio Burton.
Nei mesi seguenti giunsero buone notizie dal continente, almeno fino a quando Cornelia ereditò il titolo di contessa di Montefalcone e un ricchissimo patrimonio. Altre lettere giunsero solo la sera prima delle nozze, e da queste Ann apprese che a Rotterdam erano accadute cose terribili: litigi furibondi, la bancarotta di Tiberio (che tradiva la moglie con l’istitutrice Letizia), addirittuta un rapimento dell’ormai ricca Cornelia e un’aggressione forse mortale ai danni di Ned. Senza porre tempo in mezzo, Ann partì all’alba con il fido servitore Grey-Jack, dalla casa ancora immersa nel silenzio. Il nemico che Ann avrebbe dovuto affrontare era Goëtzi, un pericoloso vampiro in grado di dividersi e sdoppiarsi in più corpi: un grosso uomo di cui si scorgevano solo barba e capelli, un pappagallo, un bambino dall’aria cattiva con un cerchio sempre con sé, un cane mostruoso dal volto quasi umano e una donna grassa e calva. A dare man forte per salvare Cornelia, si unirono ad Ann e Grey-Jack un malconcio ma sopravvissuto Ned, il suo chiassoso valletto irlandese Merry Bones, e Polly, uno dei “sottovampiri” schiavi di Goëtzi.
L’incredibile avventura che li vide protagonisti, portò Ann e i suoi compagni nei luoghi più disparati: allo spettacolo del “Vampiro di Petrovaradin”, poi sul fondo di in un baratro, nella surreale locanda La Birra e l’Amicizia, quindi in viaggio attraverso l’Europa alla volta di Montefalcone, fino a Selene, la misteriosa Città vampira costruita di diaspro nero e perennemente avvolta dall’oscurità.

La città vampira non è il classico romanzo di vampiri ottocentesco, e neanche una storia gotica. È piuttosto una fiaba nera, pervasa da una «allegria sinistra», con tanto di gentil donzella da salvare da una prigione in una torre. Lo stesso nome del personaggio di Barton sembra rimandare al Burton curatore di una nota edizione de Le mille e una notte, a cui Féval potrebbe essersi ispirato: l’autore, ad esempio, chiama le vampire femmine Ghul o Upire. E i vampiri di Féval sono assolutamente sui generis: oltre a sdoppiarsi in più individui, studiano per ottenere un diploma di vampiro maestro, si trasformano in ragni, attraversano l’acqua in un modo curioso (coricandosi sull’acqua e navigando con i piedi in avanti), hanno un pungiglione sulla lingua per perforare la pelle delle vittime e bevono alla maniera delle sanguisughe attraverso le labbra rosse. Ma i vampiri qui descritti non vanno presi come incarnazioni letterarie, quanto piuttosto come mostri favolosi, spauracchi per bambini fatti della materia dei brutti sogni. E, in effetti, il racconto è immerso in un’atmosfera onirica, a tratti quasi allucinata.
D’altro canto, a salvare la fanciulla in pericolo non è un principe azzurro, ma una sua amica, una donna coraggiosa e straordinaria, oltre che famosa scrittrice. Già questo aspetto e la scelta, da pastiche, di una figura storica quale protagonista del romanzo ne denunciano la modernità. A queste si uniscono poi lo stile e l’agilità del racconto: sono continui i colpi di scena e assai rapido il susseguirsi degli eventi vissuti dai personaggi, definendo un ritmo che potrebbe definirsi cinematografico. Magari di una cinema alla Tim Burton, per riprendere una delle suggestioni della bella prefazione di Claudia Salvatori.
La prosa, poi, è fluente e piacevole, ricca di ironia (in particolare quando l’autore scherza su tic e fissazioni degli inglesi) e di occhiolini al lettore, come citazioni di passaggi della Radcliffe o digressioni rivolte direttamente a chi legge.
Una lettura deliziosa per un classico tutto da riscoprire, ora anche in versione digitale.

Risorse Web:
Pagina Facebook della IperWriters
Féval su Wikipedia
Scheda di Amazon con prefazione ed estratto del romanzo
 

domenica 14 febbraio 2021

J.-H. Rosny aîné, “La Giovane Vampira e Altri Misteri”

Titolo: LA GIOVANE VAMPIRA E ALTRI MISTERI
Autore: J.-H. ROSNY AÎNÉ
Anno: 1895-1923
Edizione italiana: HYPNOS, 2020
Traduz. e cura: ELENA FURLAN
Postfazione: IVO TORELLO
Copertina: Edvard Munch, Kjœrlighet og smerte (1895)
ISBN: 9788896952962
Pagine: 232

Recentemente le Edizioni Hypnos hanno dato alle stampe un bel volume di racconti di J.-H. Rosny aîné, usciti in origine tra il 1898 e il 1924. Si tratta di storie tra Fantastico e Weird lovecraftiano (ante litteram), anzi più precisamente del genere definito Merveilleux scientifique. Il racconto lungo che dà il titolo alla raccolta vede ovviamente protagonista una vampira, in buona compagnia con serial killer, jettatrici innamorate, naiadi, bambini assassini, uomini leonini, e con i personaggi dei racconti lunghi Un altro mondo, storia di un essere con la pelle violetta e curiose capacità visive, e L’assassino sovrannaturale, incentrato sul tragico incontro tra un uomo e il suo doppio.

Nel racconto La giovane vampira, datato 1911, il narratore espone la vicenda della vampira londinese Evelyn. Terza figlia dei Grovedale, Evelyn ora è felicemente sposata e madre di quattro figli, ma cinque anni prima era di fatto morta. Il quarto giorno dopo il trapasso si svegliò, con ricordi confusi e parlando in modo incoerente, quasi fosse un’altra persona. Poco alla volta tornò alla normalità, ma le rimase un estremo pallore, che comunque non guastava la sua grande bellezza. I genitori e i fratelli, da allora, cominciarono a sentirsi deboli e a deperire, facendosi diafani a loro volta, vittime di una vera e propria «epidemia di pallore».
Quando la ragazza sposò il giovane James Bluewinkle, le condizioni di salute della famiglia migliorarono. Fu James, a quel punto, a iniziare a soffrire di pallore e la sua forza vitale prese ad affievolirsi. Insospettito, una sera l’uomo prese due tazze di caffè e finse di addormentarsi. Nel cuore della notte, sentì la moglie che gli avvicinava le labbra al collo e provò una sensazione voluttuosa e inquietante. Evelyn spiegò che era costretta a suggere il sangue per non morire. Ma per farlo non doveva procurare alcuna ferita, poiché era capace di prelevarlo attraverso la pelle della vittima. La vampira era peraltro convinta di non essere la vera Evelyn, essendo, a suo dire, entrata nel corpo di lei dopo la sua morte, e di provenire da un luogo dove le era capitato qualcosa di terribile e in cui non voleva tornare.
Evelyn era mortificata e piena di rimorsi, apparendo più vittima di se stessa che predatrice, e da quel giorno rifiutò i baci del marito e iniziò a deperire. James la fece visitare dal noto neurologo Percy Coleman, che si avvalse di applicazioni di corrente indotta, di macchine per respirare, ma soprattutto del sangue di giovani prestanti. Questo però suscitò la gelosia di James, inducendo Evelyn a rifiutare l’unica cura che avrebbe potuto salvarla. Accadde a quel punto qualcosa di ancor più incredibile, e da allora a casa Bluewinkle niente fu più come prima.

Con stile leggero e divertito, a tratti forbito e arricchito da immagini pittoresche e poetiche, Rosny racconta storie tremende di personaggi virtualmente tragici, trovandone però abilmente la chiave ironica. I temi che egli tratta sono l’amore, quello vero sempre sublime e indimenticabile, la ricerca del proprio posto nel mondo, l’orrore della violenza di solito ingiustificata. Ma soprattutto risulta centrale il tema del diverso: qui l’autore compila un campionario di figure non tanto mostruose, quanto meravigliose, quasi in un’operazione di sdoganamento del “monstrum”, che risulta, come osserva oppurtunamente Torello nell’interessante postfazione, più un «enigma da comprendere» che una minaccia da combattere.
Tra i numerosi vividi bozzetti della raccolta spicca la storia dell’affascinante vampira Evelyn dalla folta chioma. Una vampira sui generis, che non procura ferite alle vittime, che si dispiace del danno, pur non irreversibile, che procura, e che proviene da un luogo forse ultraterreno, un mondo altro di cui poco ci rivela l’autore: ritroviamo qui il tema tipico di Rosny aîné dell’immanenza di un mondo invisibile, appena al di là dei nostri sensi, semmai intuito, reale eppure irrangiungibile. E tuttavia, pur provenendo da questo mondo altro, Evelyn sa di appartenere «a un’umanità» e «di essere una donna», una consapevolezza che le dà diritto di asilo anche nel nostro mondo.
Agli occhi della scienza, invece, Evelyn è più che altro un «bel fenomeno» e una «deliziosa anomalia», occasione per lo studioso Coleman di spiccare un entusiasmante «salto nell’ignoto», di fare «un tuffo nell’abisso» potenzialmente foriero di fama e fortuna. E nella brama della scoperta, lo scienziato dimostra tutta la sua insensibilità e miopia: tra esperimenti e ipotesi da dimostrare, non si accorge che i suoi rimedi non solo non hanno il potere di salvare la vampira, ma che soprattutto producono un dramma della gelosia che vede protagonista il marito, di cui Coleman rimane assolutamente ignaro. Ma, come Rosny aîné ci suggerisce, la natura è sempre un passo avanti alla scienza, che spesso arranca, dimostrandosi cinica e inadeguata, in quanto produttrice di un sapere fine a se stesso che non migliora necessariamente le condizioni dell’uomo.

Risorse Web:
J.-H. Rosny aîné su Wikipedia
J.-H. Rosny aîné sul Catalogo Vegetti
Scheda del libro sul sito dell’editore
Blog di Ivo Torello
Edizioni Hypnos
Pagina Facebook della Hypnos
 

sabato 16 gennaio 2021

Dampyr - N.250

Testata: DAMPYR, N.250
Episodio: PARADISO PERDUTO
Testi: NICOLA VENANZETTI
Disegni: VANESSA BELARDO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 01-2021

È in edicola il numero di gennaio di Dampyr, scritto da Nicola Venanzetti e disegnato da Vanessa Belardo.

Un gruppo di confratelli, dediti a una vita di meditazione e preghiera, vive in un luogo segreto e isolato sotto la guida di Raziel, un essere superiore che essi ritengono simile a un angelo o a un santo. La tranquillità del luogo viene d’un tratto distrutta dall’incursione di un gruppo di demoni condotti dal losco Valadesh, che uccidono molti dei mansueti abitanti. Uno di loro, fratello Rahn, si salva precipitandosi nello squarcio aperto dai demoni. L’uomo esce dalle grotte di Lombrives, in Occitania, in stato confusionale, ma viene trovato e curato.
Caleb viene incuriosito dal fatto che nessuna telecamera abbia ripreso Rahn mentre entrava nelle grotte. Per di più, osservando delle vecchie foto, Caleb realizza che l’uomo è identico al nazista Otto Rahn, morto nel 1939. Questi era l’autore del libro “Crociata contro il graal”, sulla lotta della Chiesa romana contro gli albigesi d’Occitania nel tredicesimo secolo, che sarebbero stati depositari del graal.
Emil e Harlan si recano quindi in Francia e trovano la collaborazione del professor Henri Jourdain, la guida delle grotte che ha portato in salvo l’uomo. Jourdain li conduce da Rahn, il quale racconta che riuscì a farzi sovvenzionare le ricerche da Himmler, ma in seguito, quando ripudiò il regime nazista, firmò la sua condanna a morte. Sul punto di essere giustiziato sulle Alpi austriache, venne però salvato dal misterioso Raziel, che aveva già incontrato nella sua caccia al graal e che lo portò su un’isola sospesa nel vuoto, dove viveva una comunità di catari sopravvissuti alla crociata del Duecento.
Ora il luogo è sotto lo scacco dei demoni di Valadesh, che lo hanno alla fine scovato. Nell’inevitabile scontro i seguaci di Raziel scopriranno un’amara verità sulla loro guida, che metterà a dura prova la loro fedeltà.

Nulla di miltoniano, oltre il titolo, in una storia che ha il merito di rispolverare e approfondire le figure misteriose e affascinanti dei naphidim, risultando l’elemento mitologico quello di maggior interesse del racconto. Tra i personaggi sono proprio i naphidim a risultare i più intriganti: su tutti, Raziel, portatore di contraddizioni, diviso tra la fedeltà al suo capo Nergal e la volontà di salvare i catari, che da strumenti manipolati diventano suoi protetti. Simile l’atteggiamento degli altri naphidim guidati da Gadriel, che pur obbedendo ad Abigor si rifiutano di tradire un loro fratello.
I disegni della Belardo sono abbastanza essenziali e funzionali, senza tanti fronzoli. Gli elementi di maggior pregio sono le figure alate dei naphidim, creature a metà tra angeli e demoni, che possono mostrare un volto orrendo e spaventoso o uno celestiale capace di conquistare adepti e seguaci, e i demoni inferiori con Valadesh, che appare come un diabolico Marilyn Manson dai denti aguzzi.



Risorse Web:
Pagina Facebook di Nicola Venanzetti
Blog di Vanessa Belardo
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr

domenica 10 gennaio 2021

Vlad Dracula

Titolo: VLAD DRACULA
Titolo originale: DRACULA: VLAD THE IMPALER
Testi: ROY THOMAS
Disegni: ESTEBAN MAROTO
Copertina: E. MAROTO (chine), SANTI CASAS (colori)
Lettering: MP STUDIO
Pagine: 88
Edizione originale: TOPPS COMICS, 02/04-1993
Edizione italiana: MAGIC PRESS, 08-2019

Poco più di un anno fa, la Magic Press ha pubblicato un grande classico del fumetto vampiresco, finora inedito in Italia, realizzato nei primi anni Novanta da due mostri sacri come Roy Thomas e Esteban Maroto. È la storia, romanzata e raccontata in chiave epico-orrifica, di Vlad l’Impalatore, meglio conosciuto come Dracula.

Nato nel 1431, fin dall’infanzia Vlad imparò ad apprezzare la vista del sangue, tanto da assistere sempre in prima fila alle pubbliche esecuzioni. Il padre Vlad II Dracul, cavaliere dell’Ordine del Drago, principe della Valacchia e governatore della Transilvania, reggeva un territorio al confine tra Europa cristiana e Impero Ottomano, per cui era costretto ad alterne alleanze. Questa politica finì per suscitare il sospetto del sultano Murad II, che prese a dubitare della fedeltà del vassallo. Vlad dovette quindi rimanere “ospite” del sultano per circa un anno e lasciare come garanzia i figli Vlad e Radu alla corte di Adrianopoli. I due rampolli crebbero insieme al coetaneo figlio del sultano, Mehmed, Vlad imparando a combattere, Radu conquistato alle mollezze della corte.
In Valacchia, intanto, Vlad II venne spodestato e ucciso dai Dăneşti, guidati da Vladislav II, con l’aiuto di molti boiardi. Murad, contando di avere in lui un fido alleato, appoggiò Vlad come successore al trono. Vlad II Dracula, ossia figlio di Dracul, regnò sulla Valacchia solo per due mesi, mentre a Murad succedeva Mehmed II. Venne il momento in cui Dracula poté avere la sua vendetta: nel 1456 uccise Vladislav e si riprese il principato, mentre i traditori boiardi furono ridotti a schiavi per la ricostruzione di una fortezza sul fiume Argeş. In quel periodo giunse l’appello del papa Pio II al mondo cristiano per organizzare una crociata contro il sultano Mehmed, a cui Vlad fu tra i pochi sovrani a rispondere. La guerra contro i Turchi fu difficile e contò ingenti perdite da ambo le parti. Quando Mehmed, nell’inseguire le truppe valacche, si ritrovò nel mezzo di una foresta di ventimila turchi impalati, ne rimase talmente inorridito da ritirarsi con il suo esercito. Affidò a Radu la conquista della Valacchia, in una guerra che costò a Vlad il trono e la sposa Transilvania. Rivoltosi all’alleato re d’Ungheria, Mattia, Dracula non trovò aiuto, bensì una dorata prigionia.
Tra alterne vicende, Vlad riuscì a salire sul trono una terza volta nel 1476, anno in cui fu ucciso a tradimento da una spia durante una battaglia. La sua testa venne esposta su una picca a Costantinopoli, ma ben presto scomparve. La testa di Vlad fu riunita al corpo centocinquant’anni dopo nel monastero di Snagov da un discendente, deciso a risvegliare il nobile antenato.

Roy Thomas racconta la storia di Dracula con un taglio epico, tratteggiando Vlad come un eroe coraggioso e implacabile, animato dal fuoco della vendetta verso chi ha ucciso i suoi familiari e usurpato il suo trono. Ma questo è anche un racconto di guerra, e come tale presenta il suo bagaglio di brutalità, come erano brutali i tempi in cui agiva Dracula, difensore di terre che costituivano un conteso campo di battaglia. Basandosi sugli eventi storici, l’autore ricostruisce quindi la vicenda di Vlad Ţepeş ammantandola di leggenda e restituendola alla sua dimensione mitica, con tanto di finale orrifico che può fare da premessa a tutta la progenie dei Dracula stokeriani.
Questa edizione in bianco e nero, orfana dei colori dell’edizione originale ad opera di Paul Mounts, restituisce in tutto il loro splendore le chine di Maroto. I disegni dell’artista spagnolo, forti di un’abile sintesi dal sapore settantiano, sono molto dinamici, plastici nelle pose dei personaggi in atti guerreschi. Il tratto di Maroto è molto personale, talvolta evocativo ed evanescente, talvolta preciso e descrittivo, a seconda degli stati d’animo che l’artista vuole suscitare. Notevoli, in particolare, le tavole introduttive dei singoli episodi, strutturate a mo’ di frontespizio, e la tavola di pagina 32, in cui l’artista riassume i principali aneddoti sulla crudeltà di Dracula.
Un recupero encomiabile da parte della Magic Press di una graphic novel assolutamente imperdibile.

Risorse Web:
Roy Thomas su Wikipedia
Esteban Maroto su Wikipedia
Blog di Esteban Maroto
Magic Press Edizioni
La Topps Comics su Wikipedia
 

lunedì 4 gennaio 2021

AAVV, “Brucolaco il Vampiro Greco”

Titolo: BRUCOLACO IL VAMPIRO GRECO
Autore: AAVV
Anno: 1850-1933
Edizione italiana: ETPBOOKS, 2016
Traduzione e cura: MAURIZIO DE ROSA
Copertina: Giacomo Borlone de Buschis, Danza macabra (1485)
ISBN: 978-618-82656-1-5
Pagine: 88

La casa editrice ateniese ETPBooks ha dato alle stampe qualche tempo fa, in varie lingue, un’antologia di racconti di grande interesse, offrendo per la prima volta in Italia l’opportunità di leggere autori greci che tra secondo Ottocento e primo Novecento hanno trattato la figura del brucolaco, ovvero della versione ellenica del vampiro.

Dalla breve ma illuminante introduzione di Álvaro García Marín, apprendiamo che, nonostante le origini del vampiro letterario occidentale affondino nel folklore balcanico e orientale, la prima creatura vampiresca a comparire nella letteratura moderna fu il brucolaco greco: già ai primi del Cinquecento lo citava Antonio de Ferraris nel trattato De situ Japygiae. Dello scarso riconoscimento dell’influenza culturale di questa figura sarebbe in parte responsabile l’affermarsi tra gli intellettuali europei nei secoli scorsi di «una scala gerarchica e di valore tra la grecità “alta” dell’antichità e la grecità “media” e “bassa” […] contemporanea». Ne è prova il fatto che la fede ortodossa agli occhi degli occidentali veniva considerata «scismatica ed eretica», concezione alla cui luce appare emblematica la figura del brucolaco, simbolo del «rude materialismo superstizioso del cristianesimo orientale».
Nel Settecento il brucolaco diventava segno dell’arretratezza culturale della Grecia, com’è evidente nella Relation d’un voyage du Levant di Joseph Pitton de Tournefort, del 1717, che descriveva l’apparizione di un brucolaco a Mykonos nel 1700. Come testimoniano le opere di Byron e Polidori, nei primi decenni dell’Ottocento il brucolaco era ancora considerato capostipite dei vampiri, ma da allora iniziò una progressiva “slavizzazione” del non-morto. Saranno poi gli stessi greci a recuperare questa figura del foklore, a partire dal 1860, in buona parte grazie agli autori presenti in questa raccolta, i cui racconti, riconducibili al filone naturalistico e agreste dell’ithografia, furono pubblicati tra metà Ottocento e inizio Novecento.

Alèxandros Papadiamandis, Il fantasma
Nel vicolo del paese di un’isola greca dove vive la famiglia di Jannis, sembra si aggiri il fantasma di una donna musulmana, con il volto coperto dal velo. Un giorno la moglie di Jannis ha la sfortuna di incontrare lo spettro faccia a faccia, e torna a casa in preda al terrore e alla febbre. Da allora inizia a deperire e non sarà più la stessa, nonostante le preghiere del prete e le cure della suocera Pandelù. Poco dopo la famiglia viene colpita anche dalla disgrazia della perdita delle proprietà che costituiscono la fonte di reddito della famiglia.
La storia, datata 1890, risulta interessante soprattutto nello sviluppo dei rapporti famigliari. Figura centrale è la matriarca Pandelù, che dice di amare molto la nuora e la cura personalmente – salvo poi non preoccuparsi di alzarsi per accudirla di notte o di portarle una bevanda calda. Cruda e ironica la rivelazione finale, per cui la nuora, lasciata dall’autore significativamente senza nome, subirà le conseguenze dell’amore eccessivo della suocera.

Kostas Pasaghiannis, Il castello infestato
Nel cortile del castello diroccato di Dramalù crescono dei fichi, i cui saporosi frutti non vengono toccati dai vicini paesani perché si ritiene siano il cibo di un fantasma. Liakas, il giovane più coraggioso del villaggio, decide per sfida di andare a cogliere i fichi maledetti. Al tramonto il prete e due compaesani vanno a cercarlo e lo trovano privo di sensi. Le preghiere e gli esorcismi di padre Xydeas risultano inefficaci e questi conclude che il peccatore Liakas sia sotto il dominio di spiriti malvagi. Per evitare che si trasformi in brucolaco, il giovane viene seppellito, scelta che porterà gravi conseguenze.
È questo un racconto puramente fantastico, in cui l’autore lascia abilmente indeterminate le cause dello svenimento di Liakas, ma è soprattutto un delizioso ritratto della vita del villaggio, con le superstizioni e le credenze dei paesani, primo fra tutti il prete, vero colpevole della tragedia che vi si consuma.

Konstantinos Kazantzìs, La tomba
Nel cimitero di Archimandriò sorge l’imponente monumento funebre di Alexis Vasilìu, ricco e corrotto latifondista. Era stato lo stesso occupante ad averne condotto i lavori di costruzione: la tomba fu collocata in una cripta sotterranea chiusa da una porta di ferro, che venne poi ricoperta di terra. Sette anni dopo il funerale, i figli fanno recitare la messa di suffragio per il padre, rispettando la sua volontà di non far traslare i resti. Tre giorni dopo si verifica un nubifragio, e l’acqua dell’alluvione inonda il cimitero, trascinando davanti alla chiesa il cadavere di Vasilìu, rimasto in condizioni perfette: secondo i vecchi del villaggio la causa è la scomunica che l’uomo aveva subìto da vivo per la sua avidità.
La visione della vita che qui emerge, è basata su una commistione di superstizione e religione: in particolare è la scomunica ad avere effetti disastrosi. Anche chi deride le credenze e vive nel peccato deve attendersi una punizione oltremondana: gli infedeli non sono commemorati da nessuno e non ricevono messe di suffragio.

Achilleas Paraschos, Il figlio del brucolaco
All’epoca del dominio turco, a Livadià viveva la signora Rini, vecchia e apprezzata levatrice. Un sabato d’inverno, a mezzanotte, giunse a chiedere i suoi servigi un giovane vestito di nero, con occhi ardenti, lunghi capelli neri, e un volto barbuto e cadaverico. Dopo una cavalcata furiosa, i due giunsero a una caverna, e l’uomo avvisò la levatrice che se fosse venuto al mondo un maschio sarebbe stata per lei una notte fortunata, ma se fosse nata una femmina o se il nascituro non fosse sopravvissuto, la levatrice ne avrebbe sofferto. Mentre l’uomo divorava dei kòlliva, i dolci delle messe di suffragio, la levatrice aiutò la moglie a mettere al mondo un piccolo brucolaco.
Uno dei migliori racconti della raccolta, forte di un’atmosfera sinistra e macabra, per l’ambientazione tombale e soprattutto per il personaggio del brucolaco, spaventoso e inquientante. Questo vrykolakas è spietato e appare sorprendentemente moderno, simile per molti versi ai vampiri dell’immaginario contemporaneo. Anche qui emergono alcuni aspetti curiosi del folklore greco, come i dolcetti offerti per il suffragio, e il particolare significato attribuito alla notte del venerdì e ad alcuni giorni dell’anno.

Alèxandros Moraitidis, Kukkitsa
Un’isola greca. Padre Konomos, già vedovo, ha subìto di recente la perdita della figlia diciassettenne Kukkitsa. La ragazza era il suo braccio destro, tanto da guadagnarsi il soprannome di diaconessa, e aveva dedicato particolare cura alla cappella di Sant’Antonio, per la quale aveva ricamato la croce dell’iconostasi e in cui aveva provveduto alle pulizie e all’accensione dei lumini a olio. Konomos inizia a cercare conforto nella cappella, fermandovisi ogni sera al ritorno dai campi. Ma, notando che la cappella è sempre pulita e illuminata, tra le donne del paese inizia a girare voce che Kukkitsa sia tornata e che sia diventata un brucolaco.
Un racconto di grande delicatezza, in cui l’autore tratteggia con efficacia il dolore dapprima inconsolabile di Konomos, soprattutto in quadretti di vita quotidiana in cui si percepisce l’assenza, poi lenito da una serena accettazione, in virtù dell’intuizione di un’alternativa più confortante e consona alla vita di una ragazza beata rispetto alla trasformazione in brucolaco.

Questa antologia colma in definitiva un vuoto, nell’ambito di un filone letterario pressoché sconosciuto ma pieno di significati e implicazioni culturali. Qui emerge, infatti, una figura che è evidentemente alla base delle credenze da cui ha attinto la letteratura vampiresca, credenze finora poco considerate e studiate nella loro incarnazione ellenica. Inoltre i racconti, tutti di un certo spessore narrativo, offrono meravigliosi spaccati sulla vita della società contadina ellenica e sulle sue credenze magico-religiose.

Risorse Web:
ETPBooks
Scheda del libro sul sito dell’editore
Pagina su Achilleas Paraschos (in greco)
Pagina di Wikipedia sull’ithografia (in greco)
 

mercoledì 23 dicembre 2020

Sherlock Holmes Society – I Peccati del Figlio

Testata: COLLANA WEIRD TALES, N.36 (COSMO SERIE BLU 95)
Titolo: SHERLOCK HOLMES SOCIETY – I PECCATI DEL FIGLIO
Testi: SYLVAIN CORDURIÉ
Disegni: FABIO DETULLIO (ep.1), ANDREA FATTORI (ep.2)
Copertina: BERTRAND BENOIT
ISBN: 978-88-6911-966-8
Pagine: 96
Ed. orig.: ED. SOLEIL, 10/11-2018
Ed. it.: ED. COSMO, 08-2020

Nel mese di agosto la Editoriale Cosmo ha ripreso la pubblicazione della serie Sherlock Holmes di Cordurié, interrotta da circa due anni con l’albo Crime Alleys (uscito in Francia nel 2013/2014). In realtà questo ottavo volume sherlockiano dell’autore francese riparte dagli eventi di Sherlock Holmes e i viaggiatori del tempo, edito in Francia nel 2014/2016 e in Italia nel settembre 2016. Ne trattiamo poiché presenta tra i personaggi principali il vampiro Owen Chanes, già alleato del detective in Sherlock Holmes e i vampiri di Londra, prima uscita della Collana Weird Tales (la quale speriamo ci proporrà della Soleil, prima o poi, anche Dracula, l’Ordre des dragons di Corbeyran e Piccininno/Terzo/Fino).

20 agosto 1935. Birmingham viene distrutta da una bomba. L’attentato è opera dei terroristi guidati del geniale telepate Liam Holmes, figlio di Sherlock. Messo alle strette, Giorgio V, imperatore del Grande Regno, accetta le misure estreme proposte dal field marshal Cockrane: mandare il capitano Johnson nel passato per uccidere Sherlock Holmes. Liam, insieme all’invincibile uomo-robot Eschilo, riesce però a seguire Johnson nel salto temporale, giungendo nell’anno 1895.
In quel tempo Sherlock Holmes è a Vienna con la donna demone Lynn Redstone (protagonista dell’albo La Mandragora), per reclutare il vampiro Chanes nella sua fondazione. Chanes accetta e viene condotto a Londra, dove Holmes ha fatto preparare una speciale miscela di droghe per tenere a freno la sua sete di sangue. In una fumeria, Holmes e Chanes vengono attaccati da Johnson, che viene rallentato dal vampiro, il quale è costretto a sacrificare il proprio corpo per attutire l’esplosione di una granata. Per fermare Johnson, però, ci vuole anche l’intervento di Liam ed Eschilo.
Liam può finalmente confrontarsi con il padre, da lui mai conosciuto. Il giovane Holmes racconta a Sherlock che il Grande Regno è una versione corrotta del Regno Unito di fine Ottocento, che sarebbe poi cresciuto devastando il continente e massacrando intere popolazioni. L’intento di Liam è di fermare Johnson, il quale a suo avviso vuole realizzare delle armi non convenzionali con delle sostanze chimiche. Sherlock crede alle parole del figlio e lo porta dal fratello Mycroft, del War Office. In tal modo agevola la realizzazione dei piani di Liam, che in realtà sono tutt’altro che amichevoli per il suo gruppo e per la città di Londra. Per contrastare questo formidabile avversario, a Sherlock servirà l’aiuto della madre con cui lo avrebbe concepito, la telepate Megan Connelly.


Procede un po’ a singhiozzo, come si diceva, l’originale vicenda di Sherlock Holmes reinventata da Cordurié, questa volta in territorio fanta-horror. Ripreso con un po’ di fatica il filo, la lettura è però come sempre avvincente. Spicca su tutti il personaggio di Liam, che, per quanto mente lucidamente mostruosa, ha anche delle sfaccettature di idealismo: in quella che considera la sua missione, pur spietata e sanguinaria, egli lotta contro i maggiori fautori di ingiustizie del suo tempo. Liam ha in effetti un che di eroico, cosa per esempio evidente nella sua accettazione di un viaggio nel tempo a senso unico, nella consapevolezza che non potrà tornare indietro. Lo Sherlock di Cordurié, poi, è alquanto diverso dal personaggio doyliano, senz’altro più umano, di sicuro più fallibile. Si rammarica di non essere riuscito a “leggere” la personalità del figlio, cosa per lui di solito piuttosto semplice. Ma conserva l’originale integrità, in particolare quando la “possibile” moglie (il termine non è casuale, essendo questa una storia che presenta realtà parallele), nel concitato finale, fa la scelta più risolutiva ma anche eticamente meno accettabile.
Sempre notevoli i disegni di questa serie, che pure soffrono in questa edizione del formato più piccolo dell’originale (ma a fronte di un prezzo più contenuto). Le tavole di Detullio sono particolareggiate e ricchissime di dettagli, con personaggi molto ben caratterizzati: su tutti Eschilo, con il suo look un po’ steampunk, consistente in impermeabilone e maschera con oculari che lo coprono completamente. I paesaggi londinesi sono ben realizzati, con i classici muri in mattoni, le lussuose magioni, le strade percorse da carrozze. Ottimi anche i disegni di Fattori, che concentra maggiormente l’attenzione sui personaggi e sugli interni dei magazzini e dei laboratori, in vignette più larghe che evocano un’alienante atmosfera post-industriale.

Risorse Web:
Pagina Facebook dello Sherlock Holmes di Cordurié
Sylvain Cordurié su Wikipedia
Scheda di Fabio Detullio sul sito della Bonelli
Pagina Facebook di Andrea Fattori
Editions Soleil
Editoriale Cosmo
 

domenica 20 dicembre 2020

Dampyr - N.249

Testata: DAMPYR, N.249
Episodio: LA CASA SUL LUNGOFIUME
Testi: STEFANO PIANI
Disegni: GIORGIO GUALANDRIS
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 12-2020

È disponibile da un paio di settimane il nuovo numero di Dampyr.

Mosca, 1735. Il conte Brius, astronomo ed esoterista, per far sparire il pericoloso Libro Nero delle Anime, ne fece realizzare sette copie e le fece nascondere in giro per il Paese. Due secoli più tardi, il sadico occultista Berija, della polizia segreta di Stalin, riuscì a ritrovare la copia originale facendo smontare la torre di Sukharev, dove aveva vissuto Brius. Berija sperimentò che il Libro funzionava: ogni pagina riportava il nome di una donna prigioniera del tomo, nella cui stanza il lettore poteva liberamente accedere.
Oggi, Harlan viene giunge nella capitale russa per indagare sulla misteriosa morte di un collaboratore di Caleb, il professor Grigor Smirnov, caduto dalla finestra di un palazzo. Dopo aver parlato con il nipote di Smirnov, Harlan viene contattato dall’occultista Ruslan Egorov, in caccia dei diari di Berija, che conterrebbero indicazioni sul Libro Nero delle Anime. Controllato a distanza di sicurezza da Harlan, Egorov riesce a comprare i diari da un intermediario del ladro, ma ne viene poi derubato. Egli però è in grado di ritrovarne le tracce con l’aiuto di Alexey Ustinov, un uomo a cui nel 1951 gli uomini di Berija rapirono la bella moglie Tatiana: la donna fu nascosta nei sotterranei della lussuosa casa del lungofiume, di cui Ustinov ha una mappa.
Le ricerche condurranno Harlan ad affrontare due sue vecchie conoscenze, in lotta per il possesso del Libro.

La storia imbastita da Piani, coinvolgente e ben strutturata, si svolge su tre piani temporali, il primo dei quali è in effetti un breve, ma assolutamente funzionale, antefatto. Nel racconto viene ben resa l’atmosfera sovietica, anche grazie ad alcuni cenni alla situazione politica. Piuttosto curioso risulta il personaggio di Egorov, ma colpiscono anche i personaggi minori, su tutti Alexey Ustinov, che, sebbene protagonista di poche pagine, conquista il lettore con la sua tragica storia e con l’emozionante epilogo. Altrettanto ben riuscito il villain Berija, che con le sue perversioni e il suo sadismo violento risulta più terribile di un “normale” mostro.
Meravigliosi i disegni di Gualandris, dal tratto pulito e preciso. Tra i principali punti di forza ci sono le espressioni intense ed efficaci dei personaggi. Harlan è molto ben caratterizzato e ritratto con grande cura (basti guardare la barba realizzata pelo per pelo!). Gualandris stupisce poi con i giochi geometrici, come quelli di un maglione o di un tappeto, ma anche delle grigie simmetrie degli edifici di epoca sovietica. Molto belli, poi, gli scorci moscoviti, con lo sfondo della riconoscibilissima cattedrale di San Basilio.



Risorse Web:
Stefano Piani su Wikipedia
Blog di Gualandris
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr