domenica 25 settembre 2022

Dampyr - N.261

Testata: DAMPYR, N.261
Episodio: OPERA MORTALE
Soggetto: MAURO BOSELLI, CLAUDIO FALCO
Sceneggiatura: CLAUDIO FALCO
Disegni: SIMONE DELLADIO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 12-2021

Connolly, il barista del pub Molly Malone, si prende una serata libera per uscire con la bella Kamila. Catturato dal suo fascino, il barista non esita ad accompagnarla a una rappresentazione del Flauto magico di Mozart, che però si rivela una trappola: gli attori e la stessa Kamila sono degli spietati non-morti a caccia di vittime. Nel massacro generale, Connoly riesce ad uscire dal teatro, poi vede sparire il tendone e gli spettatori superstiti, per ritrovarsi circondato dai vampiri. Per fortuna giunge in suo soccorso Harlan, scortato dal cavaliere Savnok. Più tardi, Harlan spiega a Connoly che, come gli altri suoi amici praghesi, è un bersaglio del suo nemico Rubicante, di nuovo libero.

Nei giorni seguenti i nostri devono darsi da fare per difendere i loro amici: Jorge viene salvato da Tesla dalle grinfie della Carmen di Bizet, Saugrénes è sottratto da Harlan al Faust di Gounod, Nikolaus sfugge al Barbiere di Siviglia di Rossini grazie all’intervento di Harlan e Kurjak. Tutte queste messe in scena non sono che il preludio all’attacco finale di Rubicante, che non agisce di sua iniziativa, ma è al servizio di Henzig, il Maestro della Notte cinefilo: lo scontro finale avverrà sulle note del Macbeth di Giuseppe Verdi.

In questa storia Falco e Boselli calano i personaggi nel mezzo di varie opere liriche, con le vittime di turno alla mercé dei protagonisti di Mozart, Verdi, Rossini, Bizet, messi in scena dall’originale villain Rubicante, demone fuggitivo alla ricerca di vendetta. Un aspetto assai interessante dell’episodio sono gli scorci praghesi, sul cui sfondo si delinea una fotografia della vita dei protagonisti e dei comprimari della serie nella loro quotidianità (compresi gli abitanti del Teatro dei Passi Perduti), proponendoci anche una sorta di “tour” di molti dei luoghi dampyriani a Praga: la libreria Knihkupectvi, l’Antikvariat Frantisek, il Teatro dei Passi Perduti, il pub Molly Malone, il pub All’Aquila Verde.

I disegni di Delladio sono suggestivi e ricchi di espressività: spiccano un sornione Nikolaus, un maligno Rubicante, un assorto Harlan che morde al collo un non-morto. L’uso di un particolare tipo di tratteggio contrapposto conferisce alle tavole una certa atmosfera. Notevoli poi la splash page di pagina 52, in cui viene rappresentato l’incontro tra Rubicante ed Henzig, e una spettacolare tauromachia affrontata da Tesla.



Risorse Web:
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Blog di Simone Delladio
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venerdì 23 settembre 2022

Dampyr - N.260

Testata: DAMPYR, N.260
Episodio: LA STORIA DI JACK LANTERN
Testi: NICOLA VENANZETTI
Disegni: MICHELE CROPERA
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 11-2021

A metà Ottocento Jack Whelan girava l’Irlanda con uno spettacolo di “Phantasmagoria”: per mezzo di una lanterna magica dava corpo alle immagini di folletti e diavoli, che sembravano prendere vita davanti agli occhi esterrefatti del pubblico. Il segreto di Jack, di cui erano all’oscuro anche l’impresario e il figlio adottivo Robert, era l’aiuto di una strega, la “venerabile” Cailleach. In cambio del suo potere, indossando la spaventosa maschera di una lanterna intagliata, Jack procurava anime alla strega per prolungarne la millenaria esistenza. Robert era dunque destinato a essere ucciso perché il padre adottivo ne assumesse l’identità.

Jack è in attività ancora oggi, e la notizia delle sue ultime vittime attira Harlan ed Emil nella contea di Donegal, in Irlanda. I nostri scoprono così che la storia di Stingy Jack, condannato eternamente a vagare in un limbo alla luce di una lanterna, è ben più che una leggenda. Indagando sulla sua maschera, un’antica lanterna simile a quelle intagliate anticamente in Irlanda per la festa di Ognissanti, Dampyr e socio giungono al Blue Velvet Circus, che Jack ha appena lasciato dopo un litigio con l’impresario di turno. Harlan e Kurjak vengono aiutati a cercare l’uomo dalla trapezista Grace, la ragazza di Sean, il nuovo figlio adottivo di Jack, la quale ha il potere di vedere nell’animo delle persone. L’anima e il potere di Grace fanno gola a Cailleach, che aiutata da Jack intraprende un diabolico piano per impadronirsene. Ma per riuscire nel loro intento, i due dovranno prima affrontare Harlan e Kurjak.

Questa storia di Venanzetti affonda nel folklore irlandese svolgendosi in una suggestiva atmosfera felliniana. Interessanti e assai diversi i due villain dell’episodio: irrimediabilmente malvagia è certamente la strega Cailleach, mentre Jack Whelan ha l’attenuante di un’infanzia di schiavitù a lavorare nelle miniere e di una solitudine mitigata soltanto dall’accoglienza ricevuta dalla strega. Pesano qui l’assenza e/o il fallimento dei genitori, dei padri in particolare, dato che Jack diventerà un padre padrone, incapace di qualsiasi affetto e umanità.
Cropera realizza con abilità un’atmosfera cupa, plumbea, in un racconto che mette in scena la malvagità, l’egoismo e la miseria umana. Impagabili le espressioni furbesche o ammiccanti di alcuni personaggi, tipicamente resi con fattezze dai tratti spigolosi, com’è nello stile dell’artista. Molto belle le scene della collina e della casa della strega, e dei riti druidici, in cui il gioco di ombre riesce a tradurre in immagini il senso di minaccia e di pericolo che incombe su Grace.



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sabato 17 settembre 2022

Dampyr: tra vampiri e folklore affascinante: intervista a Mauro Boselli

A più di vent’anni dall'esordio, Dampyr è diventato un film, la cui uscita in sala è stata annunciata per il 28 ottobre prossimo. Per accompagnare l’evento la Bonelli ha pubblicato una miniserie che racconta le origini di Dampyr, e nell’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con uno dei due creatori, nonché principale sceneggiatore, ovvero Mauro Boselli.

Qui potete leggere il testo integrale dell’intervista: Dampyr: tra vampiri e folklore affascinante.

Di seguito qualche piccolo estratto:

«E dunque scopriamo anche che il motivo per cui Draka voleva un figlio, non era soltanto procurarsi un’arma – come pensava lo stesso Harlan – per combattere i suoi nemici all’interno della famiglia dei Maestri, ma era anche un motivo legato all’amore: lui amava Fortunata, come poi amerà Velma.»

«[B]isognava – questa era una necessità dell’epoca – entrare subito in medias res nella serie: le serie Bonelli non possono aspettare prima di decollare, e Dampyr doveva decollare subito.»

«Io non sono d’accordo con quelli che fanno eziologia, cioè ricerca delle cause originarie, per cui fanno vedere l’origine della dinastia dei Draghi, o addirittura l’origine dell’anello di Sauron. Queste storie – mi riferisco a questi due fenomeni letterari – fanno parte di un flash-back che funziona come flash-back.»

«Adesso sto scrivendo la nuova serie di Taliesin, che cerca di mettere ordine nei sei numeri precedenti in cui lui compare, e collegarlo finalmente e defitivamente al mondo del Dampyr moderno. Anche se vedremo altre avventure di Taliesin in futuro, fino alla sua vecchiaia, nei secoli successivi.»

«[I] nostri vampiri mettono insieme un po’ tutto, già dall’inizio: mettono insieme il vampiro gentiluomo col vampiro orrido alla Nosferatu. E quindi è il mito del vampiro, certo rivisto, ma anche in qualche modo fedele alla classicità.»



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martedì 13 settembre 2022

Dampyr - N.259

Testata: DAMPYR, N.259
Episodio: L’OCCHIO DELL’INFERNO
Soggetto: MARCO FEBBRARI, MAURO BOSELLI
Sceneggiatura: MARCO FEBBRARI
Disegni: MAJO, DARIO VIOTTI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 10-2021

Claire Thibaud, bibliotecaria della cittadina provenzale di Montmajor, ha chiesto aiuto a Caleb per un suo assistente, il professore universitario Daniel Marchal. Nelle sue ricerche il giovane sta ripercorrendo le orme del padre, il noto studioso Olivier, il quale sembra avesse scoperto nella zona un rifugio segreto dei Templari. Da quando sta indagando su questa scoperta, Daniel è tormentato dall’incubo ricorrente di un uomo dal volto inquietante, che Harlan riconosce in un ritratto come Vassago, il demone delle cose perdute.
Raggiunta la Provenza, Harlan, Kurjak e Tesla si addentrano con Daniel e la sua amica Margot in un sotterraneo al di sotto dei resti di un monastero, dove trovano i resti del mattatoio di un Maestro della Notte. Qui Harlan ha la visione della vampira Azara, la quale rese suoi schiavi alcuni cavalieri templari impegnati nel trasporto del tesoro dell’ordine; i cavalieri vennero poi aiutati nella fuga da Vassago, all’epoca inquisitore e nemico di Azara, interessato a un particolare manufatto, l’Occhio dell’inferno, mediante il quale sembra si possano riconoscere le creature infernali.

Caleb scopre intanto che Azara è la più giovane dei Maestri, allevata personalmente da Dagda e iniziata a molti dei suoi segreti. Visse a lungo sotto l’ala di Erlik Khan, poi entrò nell’ordine dei Templari. In seguito alla morte di Dagda, si mise alla ricerca delle sue invenzioni perdute in tutto il mondo, e nel XIV secolo trovò l’Oculus nella penisola arabica, forse nascosto da Vathek.
I nostri si trovano così in mezzo al rinnovato scontro tra Azara e Vassago, e dovranno adoperarsi per liberare Claire e Margot, fatte prigioniere, ma non prima di aver deciso da che parte stare.

Febbrari e Boselli imbastiscono una avvincente storia d’avventura, la cui prima parte scorre tra ricerche e flash-back dei passati scontri tra il demone e la vampira. Il finale ha uno sviluppo inaspettato nel compromesso che Harlan deve accettare per ottenere il consiglio di Amber, che vuole salvare la sorella Azara. Harlan accetta pur sapendo che Caleb non ne sarà contento, ma rivendicando la sua libertà di scelta, poiché l’amesha non è il suo «padrone». Assai promettente il personaggio di Azara, che consente agli sceneggiatori di mostrare un piccolo squarcio della misteriosa vita dei Maestri al loro arrivo sulla Terra, quando era ancora in vita il più saggio di loro, l’anziano Dagda.

Molto suggestivi, come sempre, i disegni di Majo, che realizza il breve antefatto ambientato nel 1100. La storia contemporanea è invece realizzata graficamente da Viotti, il quale ha un tratto molto accurato e pulito, come risulta particolarmente evidente nelle barbe, nei legni delle navi, nelle cotte di maglia. Netti e precisi i volti con espressioni spesso rese drammatiche da un sapiente uso di luci e ombre. Le tavole realizzate dall’artista presentano molte vignette doppie e anche qualche quadrupla, nelle scene più intense e scenografiche.



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Mauro Boselli su Wikipedia
Intervista di Fumetti Avventura a Marco Febbrari
Majo su Wikipedia
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venerdì 9 settembre 2022

Dampyr - N.258

Testata: DAMPYR, N.258
Episodio: DOTTOR DOLORE
Testi: GIORGIO GIUSFREDI
Disegni: ANDREA DEL CAMPO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 09-2021

La storia doppia messicana di Giusfredi e Del Campo, iniziata con l’albo Messico e sangue, si conclude con questo numero 258, intitolato Dottor Dolore.

Il dottor Nemech, alias Dottor Dolore, che Marsden salvò da Tesla in una fabbrica della Temsek molti anni fa e trasformò in non-morto, è tornato. Il Dottore sta conducendo delle ricerche su un misterioso siero usando come cavie gli immigrati clandestini di Nogales, in Messico, tra i quali riescono a sopravvivere per lo più solo donne incinte.
Bobby e Harlan sono a Tijuana, dove assistono a un incontro di wrestling. Dopo l’incontro, Michelle, la compagna di Jim Fajella, avvicina Jungla Negra, la quale è alla ricerca della sorella scomparsa ormai da un anno, Black Mamba. Un losco figuro, avendo sentito il nome di Black Mamba, avvicina Jungla Nera puntandole una pistola alla schiena. Fajella giunge in tempo per evitare il peggio e strappare al criminale il nome del mandante: il Dottor Dolore.
Nemech intanto porta avanti i suoi mortali esperimenti in un capannone abbandonato a Stains Camp, presso il confine tra New Mexico e Arizona. Il malvagio scienziato ha fatto prigioniera Inés, ragazza cara a Dern, e minaccia di farle del male se il Gringo Rubio non affronterà il Dampyr per suo conto.

Dopo aver attirato Harlan e Bobby in una caverna sulle Gila Mountains, guidati dal vecchio indiano Danny Greengrass, con l’aiuto di un gruppo di non-morti Dern riesce a procurarsi un’arma con proiettili al sangue di Dampyr. Il vampiro quindi torna da Nemech per salvare Inés, ma finisce per diventare una pedina del Dottor Dolore, che è riuscito con i suoi esperimenti a rimettere in gioco un pericoloso nemico di Harlan.

Diversamente dalla prima parte, questo episodio si svolge principalmente al presente. La trama principale si sviluppa intrecciandosi con varie sottotrame: le disavventure degli immigrati clandestini, che vivono il dramma delle separazioni familiari e della condizione di schiavi nell’inseguire un sogno di libertà e benessere per sé e per i figli; un gustoso accenno al mondo dell’intrattenimento messicano con una sequenza di wrestling femminile; la storia della lottatrice Jungla Nera alla ricerca della sorella scomparsa; quella di Danny Greengrass, l’indiano che è costretto a tradire per aver salva la vita e che ora cerca di emendare i propri errori. Avvincenti anche le ricomparse dei due Maestri della Notte, Marsden e Ixtlán, delle cui vicende ci vengono raccontati degli intriganti retroscena. Ne risulta una bella storia corale che si compone come un mosaico dai numerosi tasselli.

I disegni si presentano molto dinamici nelle scene d’azione, in particolare nelle sequenze di lotta sul ring e quelle con i Maestri, che si muovono a velocità supersonica. I giochi di luce di Dal Campo, in cieli dai raggi radenti e nubi minacciose, conferiscono alle scene un forte senso di drammaticità. C’è qui, in definitiva, una regia quasi cinematografica, arricchita da primi piani dei personaggi molti efficaci e sequenze spettacolari, come quella in cui Marsden emerge risanato da una piscina di sangue.



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martedì 6 settembre 2022

Dampyr - N.257

Testata: DAMPYR, N.257
Episodio: MESSICO E SANGUE
Testi: GIORGIO GIUSFREDI
Disegni: ANDREA DEL CAMPO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 08-2021

Messico e sangue è la prima parte di una storia doppia scritta da Giorgio Giusfredi e disegnata da Andrea Del Campo.

New Mexico. Due agenti della DEA hanno avuto una soffiata sull’arrivo di una grossa partita di droga in cui sarebbe coinvolto il pericoloso criminale noto come “Gringo Rubio”. Quando le cose si mettono male, gli spacciatori si rivelano essere dei vampiri e fanno strage degli agenti e dei clienti.
Medellín. Bobby Quintana, ricevuta una foto del Gringo Rubio da un suo contatto nella DEA, racconta ad Ann Jurging del suo incontro con l’uomo, nel 1984. In quel periodo Bobby era invaghito di una giovane prostituta di nome Juanita, che venne uccisa davanti ai suoi occhi poco dopo l’arrivo di un cliente americano, Joe Dern, ovvero il Gringo Rubio. L’americano salvò la vita a Bobby, uccise l’assassino di Juanita e propose al ragazzo di aiutarlo a far fuori il mandante. Dern, all’epoca un agente antidroga della DEA dai metodi piuttosto spicci, mantenne la promessa: un giorno andò a prendere Bobby e lo portò con sé nella missione per vendicare Juanita, nel bunker del boss Senagra.
Notando che Dern nella foto non sembra invecchiato di un giorno dal lontano 1984, Bobby decide di chiedere l’aiuto di Harlan. Le indagini portano il Dampyr e Quintana in un paesino sulla sponda del Rio Grande, in Messico, nel bel mezzo di un’operazione congiunta di FBI, DEA e Federales messicani per stanare Dern.

La storia corre su due binari temporali: il presente con le indagini sul vampiro Dern, vicenda d’azione in cui interviene il nostro Harlan, e il passato di Bobby Quintana, con una serie di avvincenti flash-back che gettano nuova luce sulla vita e sul carattere del personaggio, reduce da un’infanzia difficile, vissuta tra strade controllate dalla criminalità e piene di tentazioni. Il fatto che oggi Quintana sia ««il poliziotto più incorruttibile di Medellín» non è che la conferma di quello che avevano già visto di buono in lui la madre e lo stesso Dern.
I disegni di Del Campo restituiscono fedelmente i paesaggi desertici e gli scorci delle strade di Medellín. In generale lo stile dell’artista è molto realistico, a tratti cinetico, laddove vengono raffigurati incidenti, sparatorie e scene di lotta, e molto espressivo nel rappresentare i volti dei personaggi. Notevole la doppia splash page delle pagine 52-53, un collage della mappa della regione con le foto e i post-it con gli appunti sulle indagini.



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domenica 8 maggio 2022

Fabio Giovannini, “Barbara Steele. La regina del cinema gotico”

Titolo: BARBARA STEELE. LA REGINA DEL CINEMA GOTICO
Autore: FABIO GIOVANNINI
Prima edizione: ALTA TENSIONE, 12-2021
Copertina: Rielaborazione foto promozionale per il film Il pozzo e il pendolo (1961)
Pagine: 376

Nello scorso dicembre le edizioni Alta Tensione hanno pubblicato un sontuoso volume sulla regina del gotico: Barbara Steele. Una «dea dolce e malvagia, capace di attrarre e nello stesso tempo di allarmare, dotata di una bellezza» non convenzionale e inquietante, che Fabio Giovannini omaggia con questa biografia cinematografica dall’imponente corredo iconografico, passandone in rassegna l’intera produzione.
Questo tomo è, in effetti, una versione “deluxe” in carta patinata e stampa a colori di Barbara Steele. Oltre l’icona del gotico della Shatter Edizioni, libro di minor formato e con un numero assai ridotto di immagini (ma con il bonus del capitolo “La parola a Barbara Steele”, che raccoglie stralci di interviste sul cinema e sull’horror).

Il successo per Barbara arrivò nel 1960, quando, dopo alcune commedie girate in Inghilterra, giunse in Italia e iniziò a lavorare con Mario Bava, alla sua prima regia con La maschera del demonio. Nel film ricopre il doppio ruolo della strega-vampira Asa e della discendente Katia, e rende magistralmente i due personaggi: la prima diabolica e fragile, la seconda virginale e irascibile.



In America, dopo aver abbandonato un film con Elvis Presley, partecipò a Il pozzo e il pendolo di Roger Corman, al fianco di Vincent Price. Di nuovo in Italia, fu interprete per Riccardo Freda dei thriller gotici L’orribile segreto del dottor Hichcock e Lo spettro, in cui ebbe l’onore del primo posto nei titoli. Freda ne lodò la recitazione, descrivendo i suoi occhi come «metafisici» e «alla De Chirico».
Nel 1962 Barbara realizzò il sogno di lavorare con Federico Fellini, per il quale ricoprì un ruolo in 8 e ½, film che le portò grande notorietà e le procurò ruoli al fianco di Tognazzi, Vianello, Chiari, Gassman. Nel 1963 tornò al genere gotico in due film di fantasmi diretti da Antonio Margheriti: Danza macabra e I lunghi capelli della morte, inizialmente pensato come una riduzione di Carmilla di Le Fanu. Margheriti, che sembra ne fosse invaghito, arrivò a definirla «forse la migliore attrice horror di tutti i tempi».



Tra il 1965 e il 1966 Barbara fu la protagonista degli horror Amanti d’oltretomba, 5 tombe per un medium e Un angelo per Satana. Quindi recitò in Il lago di Satana di Michael Reeves e Black Horror (Le messe nere) di Vernon Sewell, in cui compaiono anche Christopher Lee e Boris Karloff. Con Lee mantenne una duratura amicizia e vi avrebbe anche dovuto girare nel 1974 un Dracula per la regia di Pim de la Parra.
Nel 1969 sposò lo scrittore americano James Poe, con cui ebbe un figlio, e si trasferì in America lasciando l’Italia, scelta di cui si sarebbe pentita per tutta la vita. Quindi lavorò con Jonathan Demme, David Cronenberg, Louis Malle, Joe Dante, Denny Harris, e con Dan Curtis, prima come produttrice e poi come interprete del remake di Dark Shadows.
Negli anni Duemila, Barbara finalmente accettò il ruolo di regina dell’horror, genere che le era stato sempre stretto, e al periodo 2012-2014 risalgono le sue ultime interpretazioni, in The Butterfly Room – La stanza delle farfalle e Lost River. In anni più recenti ha prestato la sua voce a due cortometraggi d’animazione e alla serie animata Castlevania.



Quello proposto da Giovannini, che abbiamo qui ripercorso brevemente, è un ritratto appassionato e completo di un’attrice assurta allo status di mito, che ne delinea la vicenda biografica e artistica con una miniera di informazioni, anedotti, testimonianze, curiosità e centinaia di splendide fotografie (alcune molto rare). E, anche con questo lavoro, Giovannini offre tanti spunti per (ri)scoprire vecchi capolavori misconosciuti del cinema e opere derivate poco note, come le riduzioni a fumetti di La maschera del demonio o i fotoromanzi d’epoca tratti dai film che vedono protagonista la regina del gotico italiano.
Potremmo definire l’autore un «perfezionista alla ricerca di ogni singolo dettaglio delle apparizioni sullo schermo di Barbara Steele», che non solo si conferma studioso scrupoloso, ma anche cultore appassionato. E quindi colpisce la sua confessione di non aver voluto mai incontare la Steele di persona, pur avendone l’occasione e avendoci parlato al telefono, per non trovarsi a dover constatare l’implacabile passare del tempo, preferendo lasciare «immacolati i ricordi e le fantasie». Di quelli che rimangono per sempre impressi nella memoria e nella pellicola.



Risorse Web:
Scheda di Barbara Steele. La regina del cinema gotico
Anteprima del libro (indice e introduzione)
Scheda di Barbara Steele. Oltre l’icona del gotico su ShatterAgency.com
Blog Vampyrismus
Pagina Facebook delle edizioni Alta Tensione
Fabio Giovannini su Wikipedia