Titolo: TUTTO QUEL BUIO
Autore: CRISTIANA ASTORI
Anno: 2018
Copertina: CORINNA GUERCINI
Edizione: ELLIOT - LIT EDIZIONI
ISBN: 9788869935084
Pagine: 258
Risale a circa un paio di anni fa la pubblicazione del quarto (e per ora ultimo)
volume della saga di Susanna Marino, cacciatrice di film perduti ideata dalla
scrittrice astigiana Cristiana Astori, già autrice di racconti vampireschi, come
Tu mi fai sangue. In quest’ultimo libro, la Marino affronta la ricerca di una pellicola
vampiresca ed ha a che fare con personaggi dalla natura ambigua (forse, appunto,
dei vampiri). Ma già nei capitoli precedenti, l’ex studentessa dichiarava la sua
passione per il genere vampiresco, tanto da chiamare la sua gattina Carmilla, e
le capita di citare Stoker e film come
London After Midnight,
Nosferatu,
L’ultimo uomo sulla terra.
Ripercorriamo velocemente la saga, costituita da quattro romanzi e un racconto,
tutti editi nella collana “Il Giallo Mondadori”, a eccezione dell’ultimo volume,
pubblicato da Elliot.
Tutto quel nero (2011) è il primo, bellissimo, romanzo del ciclo.
Susanna è incaricata di trovare il documentario perduto
Un día en Lisboa di Alfonso Nieva, in cui compariva l’attrice Soledad
Miranda, musa del regista Jess Franco. Già la presenza della Miranda nel
romanzo, alter ego di Susanna, costituisce un motivo di interesse per gli
appassionati di vampiri. Ma a questa si aggiungono vari passaggi che descrivono
momenti della produzione dei più noti film vampireschi di Franco:
Il conte Dracula, che con la Miranda/Lucy vedeva protagonisti
Christopher Lee e Klaus Kinski,
Un caldo corpo di femmina con Lina
Romay, e, soprattutto, il cult
Vampyros Lesbos, di cui Susanna è
chiamata a reinterpretare la sequenza del sensuale ballo di Soledad.
In
Tutto quel rosso (2012) Susanna cerca la versione inedita di
Profondo rosso di Dario Argento. In
Tutto quel blu (2014) la
caccia è alla videocassetta pirata del film
L’autuomo di Marco Masi.
Nel racconto
Tutto quel pulp (nell’antologia “Delitti in giallo”,
2015), la nostra eroina si trova invischiata nell’omicidio di Vincent Cosentino,
regista di film come
Kill Bob e
Pulp Stories. Veniamo quindi
alla trama dell’ultimo libro, intitolato
Tutto quel buio.
Susanna Marino è una giovane laureata che, priva di occupazione stabile,
talvolta si occupa di reperire film introvabili. In una fredda sera di febbraio
assiste alla sonorizzazione del
Nosferatu di Murnau ad opera
dell’ensemble ungherese
Bela Lugosi’s Quartet, che la colpisce in
particolare con il brano
Max Schreck Symphony.
Quella stessa notte Susanna riceve la telefonata di uno sconosciuto, che le
offre un lavoro e le dà appuntamento per la notte seguente al cimitero. Il
committente è il professor Cristoforo Altavilla, appassionato di film di
vampiri, che ha saputo del suo talento di cacciatrice di pellicole. Nella sua
biblioteca Susanna nota i preziosi libri di Ranft, Penrose, Manfredi, Pezzini.
Dietro un compenso di ventimila euro, Altavilla le chiede di trovarargli una
copia di un film perduto e introvabile,
Drakula halála, che fu diretto
nel 1921 dall’ungherese Károly Lajthay e che sarebbe il
primo film della storia
a essersi ispirato a
Dracula, un anno prima di
Nosferatu.
Pressata dalle necessità economiche, la Marino accetta il lavoro e prende il
treno per Budapest. Per parte del viaggio condivide la cabina con i
Bela Lugosi’s Quartet, tra i quali si fanno notare l’affascinante
violinista Sándor e l’aggressiva arpista Magda. Giunta a destinazione, Susanna
si sistema nell’economico Kempinski Excelsior Hotel nel quartiere di
Erzsébetváros, dove viene accolta dal proprietario, Péter Moran.
Intanto a Budapest la caccia alla pellicola ha già fatto la prima vittima: il
cacciatore Albert Farina, assoldato da un concorrente di Altavilla, è stato
ucciso, e Susanna è sulla lista dei sospettati.
La cacciatrice trova la prima traccia da seguire quando scopre dell’esistenza di
una nipote di Lajthay. Franziska Novák si dimostra scontrosa e sospettosa, e
solo l’intervento di Sándor riesce a strapparle la promessa di cercare i diari
dello zio.
In seguito a questo ritrovamento, Susanna scoprirà la storia di Margit Lux,
protagonista femminile del
Drakula halála, verrà conquistata dal
fascino di Sándor, e sarà coinvolta in una serie di crimini, di guai e di
rocambolesche fughe sui tetti gelati di Budapest. Per sua fortuna giungerà in
città anche il suo amico (e forse concorrente) Steve Salvatori, perché chi le si
era mostrato amico rivelerà ben altre intenzioni. La famigerata pellicola verrà
fuori in una vecchia e cadente casa di Erzsébetváros: chi riuscirà a metterci le
mani sopra per primo?
Tra i maggiori punti di forza del romanzo ci sono i personaggi costruiti
dall’autrice. Su tutti, la protagonista Susanna, che con le sue fragilità e le
sue piccole manie non può che destare la simpatia del lettore: ha un pigiama
nero con gli scheletri di Tim Burton, la suoneria della colonna sonora di
1997: Fuga da NewYork, e guarda «troppi film»; tormentata dal
“fantasma” del suo ex, di cui spesso rivive la morte e di cui si sente
responsabile, è cronicamente distratta e talvolta subisce attacchi di
narcolessia. I comprimari pure sono ben costruiti: Sándor con il suo italiano
sgangherato e l’alone di mistero che lo circonda; la gelosa e inquietante Magda,
con i suoi capelli platinati e le pulsioni nascoste; l’egoista Altavilla, che
manda Susanna allo sbaraglio, rivelandosi un narcisista ed esaltato fanatico;
l’immancabile Steve, che nasconde dietro il suo cinismo un profondo affetto per
Susanna.
Nei romanzi del ciclo, anche i mostri hanno un certo rilievo e rivelano
l’appartenenza a due tipi. I primi, impalpabili e quindi fantastici, non si sa
bene se provengano da una dimensione immateriale o dalla mente dei protagonisti,
mostrandosi come fantasmi evocati dalle proiezioni di film maledetti oppure
sfuggenti vampiri che procurano alle loro vittime vampirizzate/sedotte una sete
inestinguibile; in ogni caso, sono facili da scacciare: basta ritirare loro
l’invito o ridestarsi. Ben più spaventosi sono i cinici squali che sguazzano nel
mondo dei cacciatori di pellicole, persone senza scrupoli che lascerebbero
uccidere un compagno pur di mettere le mani su un film introvabile.
Altro fattore di pregio è la scrittura della Astori, che sa catapultare il
lettore negli ambienti in cui si svolge la vicenda: strade buie che riflettono
le luci della notte, pub dall’atmosfera post-horror pieni di clienti che parlano
bisbigliando, case fatiscenti in cui si levano figure scheletriche.
In definintiva,
Tutto quel buio si rivela tra i migliori capitoli della
saga: romanzo solido, ben ritmato, scandito da sapienti colpi di scena che
mettono la protagonista nelle situazioni più difficili e avvincenti.
Risorse Web:
Cristiana Astori su Wikipedia
Intervista di MilanoNera.com
Elliot Edizioni