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domenica 11 dicembre 2022

AAVV, “Sangue”

Titolo: SANGUE
Autore: AAVV
Anno: 2022
Edizione: BLACK HOUSE
Copertina: CLAUDIO MONTALBANO
ISBN: no
Pagine: 236

Nel mese di settembre le edizioni Black House hanno dato alle stampe un’antologia vampiresca con quattro racconti di giovani veterani del panorama horror nostrano: Andrea Cavaletto, Pietro Gandolfi, Christian Sartirana e Sebastiano Tuccitto. Corredato dalle belle illustrazioni di Barbara Astegiano, il volume è introdotto dal documentato saggio Ex sanguine – Vampiri di Fulvio Giachino, incentrato sul folklore e sull’associazione tra vampiro e pipistrello.

Andrea Cavaletto, I senza nome
Saverio è uno scrittore in crisi creativa, trasferitosi a Lampedusa per prendersi cura del padre Carmelo, ex marinaio che ha subito un ictus. Con lui ci sono la moglie Carola, la figlioletta Adele e Luca, il figlio più grande.
Luca è spesso fuori casa, insieme a Claudia, la ragazza di cui si è invaghito, Massimiliano e Michele, l’unico del posto. Massimiliano, razzista intollerante verso i poveri migranti accolti sull’isola, convince gli amici a partecipare a una «caccia al negro». La vittima presa di mira è Ismael, un ragazzo magrebino arrivato da pochi giorni. Massimiliano inizia a malmenarlo, mentre gli altri tre rimangono allibiti a guardare. Ismael si rialza sanguinante da terra e, sfoderati due lunghi e storti canini, morde il suo aggressore alla caviglia.
Mentre Saverio si sblocca e prende a scrivere il «grimorio degli annegati», la scabbia si diffonde nel paese – Carola è tra i primi contagiati – e iniziano violente aggressioni di infetti che mordono le loro vittime. Nel frattempo Carmelo vede arrivare a riva una miriade di vestiti, scarpe, catenine, pagine del Corano e della Bibbia, vomitati dal mare insieme a un forte odore di putrido. È l’annuncio che la bara del Mediterraneo sta per aprirsi.
L’elemento centrale del racconto di Cavaletto è una chiara critica sociale alla gestione del fenomeno dei migranti, i cui morti nella finzione narrativa ritornano dall’aldilà per vendicarsi: sono i sensi di colpa del ricco Occidente che si materializzano in chiave orrifica. A questo si sovrappone la vicenda della disastrata famiglia di Saverio, protagonista di schermaglie e incomprensioni, che conferiscono veridicità al racconto. Un altro preziosismo dell’autore è l’uso del dialetto da parte dei personaggi anziani, gli unici che sanno cosa sta accadendo, forse perché hanno un legame più stretto e onesto con la terra e con il mare.

Pietro Gandolfi, Late Night Show
Sabrina è una ragazza punk timida e introversa, che finalmente ha trovato degli amici che la accettano, ma che pure sono diversi da lei: i disinibiti fidanzatini Steve e Alyssa, il ricco Tobias e l’anonimo Wilson.
Una sera i cinque riescono a partecipare a una trasmissione televisiva con il loro idolo, il musicista e pittore Quentin Steele. È un evento speciale, perché Steele, autore di opere demoniache e grondanti sofferenza, non ha mai concesso interviste. E l’anchorman Jack Foreman si è assicurato con lui un vero scoop, essendo l’artista la prima personalità di spicco ad aver dichiarato pubblicamente di essere un vampiro.
Foreman tenta di metterlo in difficoltà, ma Steele sa girare il discorso a suo vantaggio. È nato vampiro, ma la condizione può essere trasmessa: la conferma che Sabrina e i suoi amici attendevano da tempo. Ha fatto la scelta di uscire allo scoperto perché i vampiri vengano integrati nella società, cosa che risparmierebbe attacchi ai danni di innocenti. Per la prima volta Foreman non ha il controllo del suo programma e va su tutte le furie, cosa che gli costerà cara quando verrà si troverà faccia a faccia con i cinque arrabbiatissimi punk.
Il racconto di Gandolfi ha per protagonista una ragazza che è una diversa tra i diversi, circondata da ragazzi fragili, insicuri, la cui insoddisfazione sfocia in una violenza cieca e senza senso. Sabrina sembra essere l’unica a sapere chi è, anche se non riesce a trovare una sua dimensione, almeno fino a quando non incontra Quentin. Il vampiro di Gandolfi, ritagliato sulle fattezze di Peter Steele dei mitici Type O Negative, è parte di una più ampia comunità che, prima nascosta nell’ombra, sta ora venendo allo scoperto. È quindi una figura pienamente al passo con i tempi, metafora di una minoranza esclusa ed emarginata.

Christian Sartirana, Il parassita
Da una settimana Silvia vive una storia di sesso con un uomo conosciuto a una festa aziendale. Non che Silvia impazzisca per lui, non sa neanche spiegarsi bene perché continui a vederlo, è come se in qualche modo ci sia costretta. Per di più, dopo aver fatto sesso, lui si addormenta come un sasso, e alla donna sembra di vedere cose strane: una figura scura gonfia le coperte, la punge, per poi rifugiarsi sotto il letto. Il risultato sono piccole ferite tra le dita dei piedi e delle mani, che le provocano un fastidioso prurito.
Tania, amica e collega in uno studio di grafica, trovandola scontenta e sciupata, le consiglia di troncare la relazione. Silvia viene però a sapere che Tania aveva fatto sesso con lui, e si convince che i suoi consigli siano dettati dalla gelosia. Gli appuntamenti, così, continuano regolari e la donna deperisce sempre di più. Riuscirà Silvia a liberarsi dalla soffocante relazione?
Questa è la storia di un rapporto vampiresco, una relazione distruttiva, che sembra sottintendere una propensione all’autolesionismo della protagonista. Silvia, infatti, si lascia andare a un rapporto che razionalmente non vorrebbe, e che non solo accetta ma che finisce per cercare. Però non riesce ad ammetterlo, neanche con se stessa. Il tema polidoriano del vampiro mondano, che adesca vittime alle feste, e le modalità dell’aggressione tipiche dell’incubo, impreziosiscono un racconto avvincente e originale.

Sebastiano Tuccitto, La giostra
In cerca di emozioni forti, Clara e Diego iniziano a frequentare la perversa e affascinante Angelica, esperta di pratiche sadomaso. Dopo qualche mese di apprendistato, i due vengono ammessi al suo gioco più esclusivo: la Giostra. In una sontuosa villa, Clara e Diego si ritrovano tra decine di corpi impegnati in amplessi, per poi raggiungere una stanza più intima con un grande letto a baldacchino. Qui Clara si unisce alle pratiche violente e sanguinarie di due bellissime ragazze, per poi accogliere vogliosa le attenzioni della famelica di Angelica, sotto gli occhi attoniti ed eccitati di Diego, circondato da decine di spettatori.
Il racconto meno convincente della raccolta, che cerca di essere estremo e disturbante, ma che manca di incisività. I vampiri, o presunti tali, sono esseri alla ricerca del piacere, che raggiungono succhiando la vita (e non solo) delle loro compiacenti vittime.

In definitiva questa raccolta mantiene quanto promette: ben lontani dalle recenti derive sentimentalistiche del genere, i quattro racconti proposti sono incursioni moderne ed efficaci nel mito del vampiro, a base di horror, tenebre e parecchi litri di sangue.

Risorse Web:
Andrea Cavaletto su Wikipedia
Pagina Facebook di Andrea Cavaletto
Pietro Gandolfi su Wikipedia
Pagina Facebook di Pietro Gandolfi
Pagina Facebook di Christian Sartirana
Pagina Facebook di Sebastiano Tuccitto
Pagina Facebook di Barbara Astegiano
Pagina Facebook di Fulvio Giachino
 

lunedì 4 gennaio 2021

AAVV, “Brucolaco il Vampiro Greco”

Titolo: BRUCOLACO IL VAMPIRO GRECO
Autore: AAVV
Anno: 1850-1933
Edizione italiana: ETPBOOKS, 2016
Traduzione e cura: MAURIZIO DE ROSA
Copertina: Giacomo Borlone de Buschis, Danza macabra (1485)
ISBN: 978-618-82656-1-5
Pagine: 88

La casa editrice ateniese ETPBooks ha dato alle stampe qualche tempo fa, in varie lingue, un’antologia di racconti di grande interesse, offrendo per la prima volta in Italia l’opportunità di leggere autori greci che tra secondo Ottocento e primo Novecento hanno trattato la figura del brucolaco, ovvero della versione ellenica del vampiro.

Dalla breve ma illuminante introduzione di Álvaro García Marín, apprendiamo che, nonostante le origini del vampiro letterario occidentale affondino nel folklore balcanico e orientale, la prima creatura vampiresca a comparire nella letteratura moderna fu il brucolaco greco: già ai primi del Cinquecento lo citava Antonio de Ferraris nel trattato De situ Japygiae. Dello scarso riconoscimento dell’influenza culturale di questa figura sarebbe in parte responsabile l’affermarsi tra gli intellettuali europei nei secoli scorsi di «una scala gerarchica e di valore tra la grecità “alta” dell’antichità e la grecità “media” e “bassa” […] contemporanea». Ne è prova il fatto che la fede ortodossa agli occhi degli occidentali veniva considerata «scismatica ed eretica», concezione alla cui luce appare emblematica la figura del brucolaco, simbolo del «rude materialismo superstizioso del cristianesimo orientale».
Nel Settecento il brucolaco diventava segno dell’arretratezza culturale della Grecia, com’è evidente nella Relation d’un voyage du Levant di Joseph Pitton de Tournefort, del 1717, che descriveva l’apparizione di un brucolaco a Mykonos nel 1700. Come testimoniano le opere di Byron e Polidori, nei primi decenni dell’Ottocento il brucolaco era ancora considerato capostipite dei vampiri, ma da allora iniziò una progressiva “slavizzazione” del non-morto. Saranno poi gli stessi greci a recuperare questa figura del foklore, a partire dal 1860, in buona parte grazie agli autori presenti in questa raccolta, i cui racconti, riconducibili al filone naturalistico e agreste dell’ithografia, furono pubblicati tra metà Ottocento e inizio Novecento.

Alèxandros Papadiamandis, Il fantasma
Nel vicolo del paese di un’isola greca dove vive la famiglia di Jannis, sembra si aggiri il fantasma di una donna musulmana, con il volto coperto dal velo. Un giorno la moglie di Jannis ha la sfortuna di incontrare lo spettro faccia a faccia, e torna a casa in preda al terrore e alla febbre. Da allora inizia a deperire e non sarà più la stessa, nonostante le preghiere del prete e le cure della suocera Pandelù. Poco dopo la famiglia viene colpita anche dalla disgrazia della perdita delle proprietà che costituiscono la fonte di reddito della famiglia.
La storia, datata 1890, risulta interessante soprattutto nello sviluppo dei rapporti famigliari. Figura centrale è la matriarca Pandelù, che dice di amare molto la nuora e la cura personalmente – salvo poi non preoccuparsi di alzarsi per accudirla di notte o di portarle una bevanda calda. Cruda e ironica la rivelazione finale, per cui la nuora, lasciata dall’autore significativamente senza nome, subirà le conseguenze dell’amore eccessivo della suocera.

Kostas Pasaghiannis, Il castello infestato
Nel cortile del castello diroccato di Dramalù crescono dei fichi, i cui saporosi frutti non vengono toccati dai vicini paesani perché si ritiene siano il cibo di un fantasma. Liakas, il giovane più coraggioso del villaggio, decide per sfida di andare a cogliere i fichi maledetti. Al tramonto il prete e due compaesani vanno a cercarlo e lo trovano privo di sensi. Le preghiere e gli esorcismi di padre Xydeas risultano inefficaci e questi conclude che il peccatore Liakas sia sotto il dominio di spiriti malvagi. Per evitare che si trasformi in brucolaco, il giovane viene seppellito, scelta che porterà gravi conseguenze.
È questo un racconto puramente fantastico, in cui l’autore lascia abilmente indeterminate le cause dello svenimento di Liakas, ma è soprattutto un delizioso ritratto della vita del villaggio, con le superstizioni e le credenze dei paesani, primo fra tutti il prete, vero colpevole della tragedia che vi si consuma.

Konstantinos Kazantzìs, La tomba
Nel cimitero di Archimandriò sorge l’imponente monumento funebre di Alexis Vasilìu, ricco e corrotto latifondista. Era stato lo stesso occupante ad averne condotto i lavori di costruzione: la tomba fu collocata in una cripta sotterranea chiusa da una porta di ferro, che venne poi ricoperta di terra. Sette anni dopo il funerale, i figli fanno recitare la messa di suffragio per il padre, rispettando la sua volontà di non far traslare i resti. Tre giorni dopo si verifica un nubifragio, e l’acqua dell’alluvione inonda il cimitero, trascinando davanti alla chiesa il cadavere di Vasilìu, rimasto in condizioni perfette: secondo i vecchi del villaggio la causa è la scomunica che l’uomo aveva subìto da vivo per la sua avidità.
La visione della vita che qui emerge, è basata su una commistione di superstizione e religione: in particolare è la scomunica ad avere effetti disastrosi. Anche chi deride le credenze e vive nel peccato deve attendersi una punizione oltremondana: gli infedeli non sono commemorati da nessuno e non ricevono messe di suffragio.

Achilleas Paraschos, Il figlio del brucolaco
All’epoca del dominio turco, a Livadià viveva la signora Rini, vecchia e apprezzata levatrice. Un sabato d’inverno, a mezzanotte, giunse a chiedere i suoi servigi un giovane vestito di nero, con occhi ardenti, lunghi capelli neri, e un volto barbuto e cadaverico. Dopo una cavalcata furiosa, i due giunsero a una caverna, e l’uomo avvisò la levatrice che se fosse venuto al mondo un maschio sarebbe stata per lei una notte fortunata, ma se fosse nata una femmina o se il nascituro non fosse sopravvissuto, la levatrice ne avrebbe sofferto. Mentre l’uomo divorava dei kòlliva, i dolci delle messe di suffragio, la levatrice aiutò la moglie a mettere al mondo un piccolo brucolaco.
Uno dei migliori racconti della raccolta, forte di un’atmosfera sinistra e macabra, per l’ambientazione tombale e soprattutto per il personaggio del brucolaco, spaventoso e inquientante. Questo vrykolakas è spietato e appare sorprendentemente moderno, simile per molti versi ai vampiri dell’immaginario contemporaneo. Anche qui emergono alcuni aspetti curiosi del folklore greco, come i dolcetti offerti per il suffragio, e il particolare significato attribuito alla notte del venerdì e ad alcuni giorni dell’anno.

Alèxandros Moraitidis, Kukkitsa
Un’isola greca. Padre Konomos, già vedovo, ha subìto di recente la perdita della figlia diciassettenne Kukkitsa. La ragazza era il suo braccio destro, tanto da guadagnarsi il soprannome di diaconessa, e aveva dedicato particolare cura alla cappella di Sant’Antonio, per la quale aveva ricamato la croce dell’iconostasi e in cui aveva provveduto alle pulizie e all’accensione dei lumini a olio. Konomos inizia a cercare conforto nella cappella, fermandovisi ogni sera al ritorno dai campi. Ma, notando che la cappella è sempre pulita e illuminata, tra le donne del paese inizia a girare voce che Kukkitsa sia tornata e che sia diventata un brucolaco.
Un racconto di grande delicatezza, in cui l’autore tratteggia con efficacia il dolore dapprima inconsolabile di Konomos, soprattutto in quadretti di vita quotidiana in cui si percepisce l’assenza, poi lenito da una serena accettazione, in virtù dell’intuizione di un’alternativa più confortante e consona alla vita di una ragazza beata rispetto alla trasformazione in brucolaco.

Questa antologia colma in definitiva un vuoto, nell’ambito di un filone letterario pressoché sconosciuto ma pieno di significati e implicazioni culturali. Qui emerge, infatti, una figura che è evidentemente alla base delle credenze da cui ha attinto la letteratura vampiresca, credenze finora poco considerate e studiate nella loro incarnazione ellenica. Inoltre i racconti, tutti di un certo spessore narrativo, offrono meravigliosi spaccati sulla vita della società contadina ellenica e sulle sue credenze magico-religiose.

Risorse Web:
ETPBooks
Scheda del libro sul sito dell’editore
Pagina su Achilleas Paraschos (in greco)
Pagina di Wikipedia sull’ithografia (in greco)
 

lunedì 21 ottobre 2013

AAVV, "Vampiriana. Novelle Italiane di Vampiri"

Titolo: VAMPIRIANA. NOVELLE ITALIANE DI VAMPIRI
Autore: AAVV
Curatore: ANTONIO DANIELE
Anno: 1885-1917
Edizione italiana: KERES EDIZIONI, 2011
Copertina: ILLUSTRAZIONE DI FRANCISCO GOYA
ISBN: 978-88-97231-02-8
Pagine: 160
Cercare di circoscrivere entro confini geografici la letteratura dell’orrore si rivela un’impresa piuttosto ardua e soggetta ad approssimazione. È innegabile il fascino della brughiera inglese, le nebbie che si confondono con fantasmi e creature silvestri, ma gli stessi autori inglesi dei primi romanzi dell’orrore hanno cercato ispirazione da un’altrove che, a un primo sguardo, appare meno misterioso e sicuramente più solare; è il caso di Byron, Ann Radcliffe e persino John Polidori che, attingendo al folklore dei paesi visitati nel Grand Tour (tappa iniziatica indispensabile per i rampolli della nobiltà), hanno permesso l’uscita dai sepolcri di creature mostruose che tuttora popolano il nostro immaginario.
Anche l’Italia vanta trascorsi “gotico orrorifici” riconducibili ad autori purtroppo spesso poco conosciuti. Ben vengano, quindi, libri come quelli della Keres, casa editrice specializzata in Fantastico, che ha già pubblicato il primo romanzo di vampiri italiano, Il Vampiro. Storia Vera di Franco Mistrali (1869), e il capolavoro gotico-introspettivo L’Anima di E.A. Butti, romanzo di fantasmi tardo ottocentesco. Con questa antologia Vampiriana, poi, la Keres si è posta l’ambizioso obiettivo di far riscoprire al lettore tutte le storie vampiriche classiche scritte da autori italiani, talvolta insospettabili come Emilio Salgari e Luigi Capuana, apparse su riviste e raccolte tra il 1885 e il 1921.

Vampiro Innocente (Francesco Ernesto Morando): La vicenda, ambientata in un istituto di igiene mentale, vede un giovane medico in difficoltà davanti a un peculiare caso clinico: un uomo che ha ucciso il figlio ritenendolo responsabile di vampirismo. Il bambino traeva vigore sottraendo energia alla sorella. Anche il primario della clinica non esclude l’elemento soprannaturale convenendo che non sempre la scienza è risolutiva.
Il Vampiro della Foresta (Emilio Salgari): Emilio Salgari ci propone un racconto ambientato in Sud America dove due fratelli, partiti per cercare fortuna, incontrano uno stregone locale, accompagnato da un gigantesco pipistrello e un minaccioso felino, che intima loro di abbandonare il posto. I fratelli, a fronte della fortuna che li aspetta una volta trovato il giacimento aurifero, non demordono e, dopo essere stati attaccati dalle belve dello stregone, riescono a sconfiggerlo.
Il Vampiro (Giuseppe Tonsi): Un uomo è rinchiuso in un manicomio criminale reo di aver ucciso la figlia. Costui rivendica la propria innocenza accusando un altro uomo dedito a pratiche occulte, ma nessuno è disposto a credergli rendendo così la sua condanna ancor più straziante.
Un Vampiro (Luigi Capuana): Un poeta chiede aiuto a uno scienziato perché liberi la sua famiglia dalle apparizioni del defunto primo marito di sua moglie. Queste visite indesiderate hanno un nefasto effetto sui nervi della donna e mettono in pericolo anche il loro bambino. A nulla valgono i rimedi apotropaici della tradizione contadina, ma ancor meno effetto hanno gli inviti dello scienziato a ricondurre i fatti a semplici fenomeni naturali ancora inspiegabili.
Il Dottor Nero (Daniele Oberto Marrama): Il Comandante O’Nell racconta ai suoi ospiti quanto successe a sua moglie perseguitata dalle visite notturne dell’uomo, dai tratti inquietanti, raffigurato in un ritratto.
Il Vampiro (Giuseppe De Feo): Un ingegnere in viaggio decide di pernottare presso le rovine delle Tolemaidi, ma sarà aggredito da un mostro che ne succhierà la vita dalle labbra.
Vampiro (Enrico Boni): Una località è afflitta da una tremenda maledizione: nottetempo gli abitanti ricevono la visita di un vampiro che ne causa, a breve, la morte per consunzione. Individuato il defunto responsabile della piaga, quattro uomini procedono all’esumazione del cadavere che appare loro integro e con le labbra insanguinate.
Il Vampiro (Vittorio Martella): Due fratelli incontrano, in Venezuela, un sacerdote che, dopo aver sperimentato il piacere del sangue umano, ha abbandonato la fede e aggredisce i concittadini per placare le proprie empie brame.

Le tematiche predominanti in questi racconti sembrano ricondursi all’impotenza della scienza di fronte a ciò che non rientra nei suoi paradigmi, l’incredulità di fronte all’irruzione del sovrannaturale e il suggestivo fascino delle altre culture, le cui tradizioni meritano rispetto se non si vuole che si scatenino nefaste conseguenze.
L’antologia è presentata in modo minuzioso e, per ogni racconto, sono riferite puntualmente le riviste e le date di pubblicazione. Il linguaggio narrativo è rispettato conservandone le caratteristiche dell’epoca in cui sono apparsi i racconti, rinnovando così il pregio filologico che sarebbe inficiato dall’attuazione di una modernizzazione linguistica più vicina ai gusti attuali.
A impreziosire il volume numerose illustrazioni originali, con tanto di didascalie, preziosi testimoni dei gusti dell’epoca che facilitano l’immersione nel passato orrorifico italiano.



Risorse Web:
Keres Edizioni
Keres su Facebook
Scheda di Vampiriana
 

lunedì 2 novembre 2009

AAVV, "L'Ora dei Vampiri"

Titolo: L’ORA DEI VAMPIRI (The Mammoth Book of Vampire Romance)
Autore: AAVV
Curatore: TRISHA TELEP
Anno: 2008
Edizione italiana: NEWTON COMPTON EDITORI, 2009
Traduzione: TIZIANA FELICI, DANIELA DI FALCO, STEFANIA DI NATALE
Copertina: FOTO GETTY IMAGES
ISBN: 978-88-541-1602-3
Pagine: 528
Pubblicata a fine luglio da Newton Compton, L’Ora dei Vampiri è un’antologia che raccoglie 25 racconti firmati da penne femminili e rivolti ad un pubblico adulto. Particolarità della raccolta è la fusione, tipica del paranormal romance, delle atmosfere fantastiche, horror, avventurose e metropolitane, con l’eros e la passione. Le autrici sono poco note in Italia, eccezion fatta per la Gleason. Ecco le storie che ci sono piaciute di più.

Dove un Ballo in Maschera Smaschera un Vampiro di Colleen Gleason: Victoria è una giovane discendente della famiglia Gardella, ma è anche una Venator, cioè una cacciatrice di morti viventi. Invitata alla festa di lady Petronilla, per il suo debutto in società, dovrà dividersi tra una storia d’amore appena sbocciata e una caccia inaspettata. Il racconto è sensuale, incentrato sul contrasto dei desideri carnali con i tabù dell’epoca vittoriana.
Placare la Rabbia di C.T. Adams e Cathy Clamp: Una poliziotta dal forte temperamento, sempre in prima linea nella lotta al crimine, è perseguitata da uno sconosciuto, che poi si rivela essere il suo collega Tom, morto anni addietro durante un inseguimento. Tra i due scoppia una travolgente passione, da sempre placata. L’eros, proposto in modo spinto ma non volgare, si mescola alla suspense della storia. Lettura gradevole.
Una Donna in Gamba di Lilith Saintcrow: Jack Becker si risveglia nella sua tomba, da cui esce con molta fatica. Ricorda solo il suo nome e che deve trovare una donna dal vestito verde. Racconto ben più riuscito di Ritorno a Casa, sempre della stessa autrice, per un più convincente mix di suspense, romanticismo e mistero.
Pene d’Amore di Kimberly Raye: Danielle Blue, discendente da una famiglia di Cecchini degli Esseri Ultraterreni, ha la missione di liberare la popolazione dagli Altri. Ma finirà per subire il fascino irresistibile di un vampiro. Danielle è una sorta di incrocio tra Bridget Jones e Buffy, cacciatrice che, presa dalla passione, rinnega il suo lavoro per abbandonarsi tra le braccia del suo amato.
La Scelta del Cacciatore di Shiloh Walker: Sara cerca vendetta per la morte dei suoi cari, dando la caccia ai mostri che glieli hanno portati via. Verrà fermata dal vampiro Wyatt. La passione che li lega prenderà il sopravvento su tutto il resto.
Il Carnefice di Mezzogiorno Trova Pane per i suoi Denti di Rachel Vincent: La storia di un serial killer che rapisce le bambine, le dissangua e poi le espone ai raggi del sole.
Il Vampiro Liberato di Nancy Holder: Liam Cadogan, viene accusato di alto tradimento dal suo sire, il potente vampiro Andrew Wellington. Come punizione viene imprigionato con la sua amata umana Claire Rossi. La magia del loro amore sarà la loro salvezza.

In definitiva, in queste storie il vampiro, più che “mostro” o “rinnegato”, viene visto come l’uomo oscuro dei sogni, colui che ogni donna vorrebbe incontrare almeno una volta nella vita. Un seduttore irresistibile, ammaliatore “bello e impossibile”.



Risorse Web:
Le prime pagine in anteprima
Recensioni dei romanzi di Colleen Gleason
Newton Compton
 

lunedì 3 agosto 2009

AAVV, "La Sete"

Titolo: LA SETE. 15 VAMPIRI ITALIANI
Autore: AAVV
Curatore: ALBERTO CORRADI, MASSIMO PERISSINOTTO
Anno: 2009
Edizione: CONIGLIO EDITORE
Copertina: SEBASTIANO BARCAROLI
ISBN: 978-88-6063-186-2
Pagine: 208
Pubblicata da un paio di mesi dalla Coniglio Editore l’antologia La Sete. 15 Vampiri Italiani, curata da Alberto Corradi e Massimo Perissinotto.

Trattandosi di quindici storie di quindici autori diversi, non è possibile sintetizzare in poche righe il contenuto del libro. Ad ogni modo, data la generale mediocrità, ci è sembrato giusto soffermarci solo su tre racconti, per l’ironia ben riuscita della storia, per una ricerca di un senso dell’orrore evocato, oppure per una costruzione coerente della trama.
In Tu Mi fai Sangue di Cristiana Astori, ci viene raccontata la storia di Dario, uno scrittore specializzato nel genere horror. Il protagonista onnipresente dei suoi romanzi è Axl Reverte, personaggio in cui l’autore proietta se stesso. Alla presentazione del suo ultimo lavoro è presente Anna, ma anche un’altra figura ambigua, una donna che tenterà profondamente Dario.
In Cuio di Alberto Corradi, un vampiro ha trovato alloggio nella cattedrale di Milano. La sua vita scorre tranquilla tra una “bevuta” e l’altra, addolcita dall’amore di Cristiana, una prostituta dei bassifondi. Finché un giorno Cristiana viene assassinata.
In Rossa Apocalisse di Liri Trevisanello, Paolo Fulcanelli, responsabile del laboratorio L.T.S. di Milano, ordina un carico di plasma dalla Francia. Il plasma, tuttavia, non è proprio “puro” e un’altra pandemia incombe sulla società.

Per quanto riguarda gli altri racconti, alcuni ci sono sembrati abbastanza approssimativi e frettolosi nello sviluppo della trama, altri privi di sostanza, focalizzati solo sul tentativo di generare disgusto, altri ancora sono risultati un po’ troppo autocontemplativi, specchi in cui l’autore ammira compiaciuto i propri artifici retorici e l’Orrido fine a se stesso.

Risorse Web:
Coniglio Editore