Un viaggio nel mondo dei Vampiri, e nel lato oscuro della nostra anima, attraverso letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, gdr: da Dracula a Nosferatu, da Carmilla a Buffy, da Io sono leggenda a The Vampire Diaries!
Testata: DAMPYR, N.229 Episodio: KURJAK, IL VAMPIRO Testi: GIOVANNI DI GREGORIO Disegni: FABIO BARTOLINI Copertina: ENEA RIBOLDI Lettering: LUCA CORDA Pagine: 96 Edizione: BONELLI, 04-2019
Alel il Collezionista [conosciuto nel Maxi n.5] in realtà non era stato definitivamente distrutto da Nergal: perso il suo regno nella Dimensione fluttuante, si è ritrovato in un mondo desolato, l’ultimo in cui può ancora sopravvivere. Non ha, comunque, rinunciato ad aggiungere il pezzo più ambito alla sua collezione: un dampyr. Per raggiungere lo scopo si allea al mutaforma Makh-Zun.
Harlan, Kurjak e Tesla sono in Botswana, avendo saputo di un gruppo di non-morti attivi nella zona. Mentre questi vampiri massacrano dei bracconieri, in un villaggio di boscimani l’anziana Mpule trova l’inquietante presagio di un’iguana a due teste. Sul luogo della carneficina, Harlan sente la passata presenza di un Maestro. I nostri fanno poi la conoscenza di Mpule, che racconta loro la leggenda di Huwe, un Maestro della notte che venne sconfitto da alcuni suoi simili e che fu imprigionato nelle profondità della terra. Ora Huwe si sarebbe liberato e reclamerebbe il suo territorio.
Per far avere ad Harlan e soci altre informazioni, Mpule li accompagna da un vecchio saggio, presso una miniera. Ma ad aspettarli c’è un agguerrito gruppo di non-morti che hanno teso loro una trappola e che riescono a fare prigioniero Kurjak. Harlan e Tesla ritrovano l’amico nella miniera, ma Emil si dimostra aggressivo e ferisce Tesla: è stato trasformato in vampiro. Per liberarlo ad Harlan non servirà trovare un Maestro della notte, ma piuttosto dovrà capire chi c’è dietro all’intrigo in cui sono incappati.
L’episodio fa leva soprattutto sulla componente emotiva, innescata dalla “condanna” di Emil, e sull’azione. L’ambientazione africana, con accenno al relativo folklore, viene purtroppo poco sviluppata. Ingegnoso il recupero di due villain dati ormai per morti, ma tutto sommato poco presenti nella storia.
L’elemento di maggior pregio dell’albo risultano i disegni di Bartolini, ben definiti, precisi, dai contorni netti, con figure che si stagliano su sfondi scuri in una luce teatrale. Massiccio l’uso di retini, che conferisce alle tavole delle ricche gradazioni di toni scuri. Molto belle le scene africane del villaggio e degli animali selvaggi.
Testata: DAMPYR, N.228 Episodio: LA SERVA Testi: ANTONIO ZAMBERLETTI Disegni: FABRIZIO RUSSO Copertina: ENEA RIBOLDI Lettering: OMAR TUIS Pagine: 96 Edizione: BONELLI, 03-2019
Nel 1610 la contessa Báthory fu sorpresa nel suo castello dal conte Thurzò e dal reverendo Ponikenus mentre torturava una povera ragazza. La Contessa fu condannata per centinaia di omicidi a passare il resto dei suoi giorni murata viva, ma la sua domestica e complice, Dorka, riuscì a fuggire. La vera figlia delle tenebre, che istigava la padrona alle turpi azioni, era proprio Dorka, una non-morta, forse del branco di Vlatna.
Oggi Dorka è a Budapest ed è tornata a colpire. Il detective privato Vilmos Farkas sta indagando sulla scomparsa della figlia di un suo ex collega, Erika. Secondo Farkas il suo rapimento sarebbe collegato al caso di una giovane torturata a morte e ad altri simili. Con l’aiuto della sua ex fidanzata, il medico legale Greta Szabo, l’investigatore conduce le sue indagini, che lo portano in uno dei locali di un potente imprenditore della zona, Nicolai Toth, segretamente in combutta con la non-morta. Nel locale, Farkas incrocia la strada di Harlan, Kurjak e Tesla, ma rifiuta di collaborare con loro. Il detective, però, avrà bisogno di tutto l’aiuto degli ammazzavampiri e di Greta per affrontare Dorka e salvare Erika.
Storia solida, lineare, che sviluppa un intreccio a metà tra detective story e horror metropolitano. La vicenda del detective Farkas è l’elemento di maggior interesse, tra dramma e autocommiserazione (gli manca solo la bottiglia di alcol), ma con un lieto fine. Arricchisce il tutto il rimando storico alla contessa Báthory, la quale purtroppo è poco più che una comparsa, a vantaggio, dal punto di vista narrativo, della «serva» Dorka.
Il racconto è ben reso da Russo, con disegni netti, dal tono drammatico, con tanto di rievocazioni di manieri ungheresi e camere di tortura fornite di vergini di ferro.
Un gruppo di archeologi americani scompare nelle Piccole Antille, in seguito al ritrovamento di una grotta sottomarina. Questa si è rivelata la prigione di un gruppo di pirati non-morti, messi fuori gioco dal Maestro della Notte Akhar Nun nel diciassettesimo secolo. I non-morti si risvegliano dal loro letargo e, finalmente in forze, riescono a liberarsi. Scorrazzando nella zona finiscono, però, per scontrarsi con la vecchia ciurma di Akhar Nun, sopravvissuta al suo Maestro e ora impegnata nel narcotraffico.
Harlan, Tesla e Kurjak giungono nella zona e vengono aiutati nella caccia dal ricco Maurice Bartlett, che mette loro a disposizione il suo yacht. Dopo aver affrontato una prima volta i pirati vampiri, i nostri vengono attirati dai non-morti di Akhar Nun nel forte spagnolo chiamato el Castillo del Diablo. Qui avviene lo scontro finale, in cui tutti saranno contro tutti.
Questa storia di Gualtieri, lineare e piacevole, appartiene al genere avventuroso, territorio in cui spesso e volentieri Dampyr sconfina, questa volta in particolare nel filone piratesco. Deliziosamente stereotipati questi pirati-vampiro in costumi seicenteschi, da un lato assetati di vendetta, ma dall’altro creduloni e ingenui.
Molto belli i disegni puliti di Delladio, dettagliati negli ambienti e nella caratterizzazione dei volti. Molto efficaci risultano le espressioni dei personaggi, che esprimono i sentimenti più vari: la cupidigia di un ladro, il godimento della violenza di un sadico assassino, la terribile inumanità dei vampiri.
Nella contea inglese del Kent viene ucciso l’immobiliarista Neil Woodward, frequentatore dell’ambiente sadomaso locale. Secondo il detective Simon Fane questo omicidio e altri sarebbero stati ispirati dalla Venere nera, dea oscura riconducibile a Ishtar, il cui culto si era sviluppato a metà Settecento nell’ambito delle pratiche licenziose del famigerato Hellfire Club di Lord Dashwood e Lord Summerisle.
Le indagini portano Fane, coadiuvato da Harlan e Kurjak, sulle tracce del magnate Harford dell’associazione filantropica “Angel’s Guard”. La giornalista Marion Wright è venuta a sapere di alcuni operai impazziti o scomparsi mentre lavoravano per Harford, e promette ai nostri di fornire ulteriori dettagli. La donna, però, viene fatta rapire da Harford e condotta a un inquietante incontro con la Venere nera. In seguito la giornalista, incontrando Harlan e compagnia, appare completamente cambiata, e, convertita alla causa di Harford, cerca di coprirlo.
Il detective individua un possibile movente del delitto nella contesa sulla proprietà di alcuni terreni nel Kent. Vicini alla verità, Harlan, Kurjak e Fane vengono attirati in una trappola alle rovine del castello di Summerisle, dove vengono fatti prigionieri. I poteri di Harlan sembrano, infatti, inefficaci contro il nemico che i nostri devono affrontare, e l’unico in grado di aiutarli sembra essere Ryakar.
Una storia torbida, questa di Venanzetti, che precipita i nostri in un mondo di depravazione e follia, dove l’ambizione degli adepti di una setta è l’annichilimento in un delirio sadomasochistico che più nulla ha di umano. La stupidità dei personaggi negativi è ancora più caricata dalla falsa identità della dea da loro adorata e confusa con Ishtar. L’intreccio con la vicenda dell’Hellfire risulta efficace in tal senso, mischiandosi a suggestioni kubrickiane da Eyes Wide Shut.
Sin dalla prima splendida pagina i disegni creano un’atmosfera brumosa e sulfurea. Longo riesce ad ammantare di cupezza le sue tavole, anche quelle con scene di sesso, che non risulta sensuale, quanto piuttosto scabroso e terribile, mentre le espressioni terrorizzate dei personaggi insinuano un senso d’inquietudine nel lettore, continuamente incalzato da un senso di incombente minaccia.
Testata: DAMPYR, N.225 Episodio: GLI ORRORI DI RED HOOK Testi: MAURO BOSELLI Disegni: PAOLO RAFFAELLI Copertina: ENEA RIBOLDI Lettering: LUCA CORDA Pagine: 96 Edizione: BONELLI, 12-2018
Caleb Lost sospetta che tra le sedi operative dei seguaci di Kuen-Yuin ci sia il quartiere newyorkese di Red Hook, sede attiva fin dai tempi del Proibizionismo. Almeno così sembrano suggerire alcune lettere di Lovecraft e di Robert Howard.
Harlan e Kurjak si recano a New York per indagare, coadiuvati dall’amesha Anyel Zant, che i due raggiungono al Chrysler Building. Qui, nel “Cloud Club”, vendendo bourbon a politici e ricconi, nel 1925 Anyel riuscì ad avere informazioni che lo portarono alla scoperta di un tempio del Re in Giallo. Altre notizie l’amesha le ebbe dallo stesso Lovecraft, i cui racconti si rivelarono frutto di sogni e visioni di altri mondi del Multiverso.
Kurjak accetta di fare da esca, per usare la Pallida maschera nascosta dentro di lui. A Red Hook, Emil viene avvicinato da una giovane adepta, Lorna Peters, che dopo averlo drogato lo porta nei sotterranei. Condotti nel tempio, Harlan e soci dovranno affrontare il Sacerdote del culto proibito e gestire il pericoloso potere della Maschera.
Boselli ci propone una nuova, coinvolgente, storia del ciclo dei Grandi Antichi, tesa in un’atmosfera da “discesa agli inferi” e di minaccia di un orrore cosmico squisitamente lovecraftiano. La stessa presenza di HPL è una chicca gustosa, anche perché ben giocata. Anyel, infatti, gli rivolge la domanda che forse qualunque appassionato di horror gli farebbe: come gli venivano in mente le sue storie? E la risposta non può che essere la più inquietante: visioni di altri, reali, mondi. Azzeccate in tal senso sono pure le location, in particolare il ghostbusteriano Chrysler Building, il famoso grattacielo con i doccioni a forma d’aquila.
I disegni di Raffaelli, definiti «laconici» nell’introduzione , pur mostrando un tratto grossolano, con la loro pastosità risultano assai efficaci nell’evocare le atmosfere dense e fumose, a tratti oniriche, del racconto, atmosfere un po’ retro e weird, e rimandano ai disegni dei vecchi fumetti americani.
L’uscita in edicola dell’albo n.224 di Dampyr è stata anticipata dalla pubblicazione di un lussuoso volume, presentato a Lucca Comics da fine ottobre. In realtà, più che di un semplice libro, Il santo venuto dall’Irlanda è una “celebrazione dampyriana” per i diciotto anni della testata, essendo stato accompagnato da una serie di iniziative disseminate nella città toscana nel corso dell’importante kermesse.
Il volume, di grande formato, presenta la storia insieme a una serie di contenuti extra molto interessanti. Già leggere Dampyr in grande formato è un piacere, trattandosi di un fumetto che, vista la sempre elevata qualità grafica, patisce talvolta il piccolo formato da edicola. La storia è corredata da un’introduzione di Mauro Boselli e da una appendice molto ricca: un’intervista-chiacchierata tra il curatore Giorgio Giusfredi ed Emanuele Vietina, direttore di Lucca Comics, e le biografie degli autori con bellissime illustrazioni. Anche i risguardi sono preziosi, poiché raffigurano una mappa di Lucca realizzata ad hoc da Michele Cropera, con uno stile antichizzato, in cui vengono segnalati i punti della città in cui si svolge la vicenda.
Un discorso a parte merita poi la meravigliosa copertina dell’artista No Curves, che ha realizzato una grande ritratto di Harlan con nastro adesivo colorato. L’effetto è notevole nella stampa, realizzata anche con tratti in rilievo. Inoltre a Lucca è stato possibile ammirare la splendida opera originale, esposta nella piazza che ospitava lo stand Bonelli. Il santo venuto dall’Irlanda è un volume spettacolare, unico sotto tanti punti di vista, senz’altro tra le migliori produzioni Bonelli degli ultimi anni.
Il volume è stato, si diceva, un “libro-evento”. In primis per il materiale prodotto e distribuito presso lo stand Bonelli a Lucca, dove si potevano acquistare il volume e il numero 100 di Dampyr con variant cover dorata. È stata poi regalata ai visitatori una stampa con la mappa lucchese di Cropera, con l’indicazione dei punti della città che ospitavano una “mostra diffusa” con le riproduzioni delle tavole. E, ancora gratuitamente, è stata distribuita un’edizione speciale per Lucca Comics della rivista “Best Movie”, con una bella illustrazione inedita di Nicola Genzianella in copertina.
Presso lo stand di Intesa San Paolo era pure possibile farsi intestare una carta prepagata raffigurante Harlan e incontrare Giusfredi.
Come ormai è tradizione, è stata realizzata una stampa omaggio di Dampyr, per l’occasione realizzata da Majo, presente per gli autografi di rito presso lo stand, dove si sono avvicendati molti altri autori, dampyriani e non, per firme e sketch, mentre altri disegnatori erano disponibili in altre aree della fiera.
Il momento clou per i fan dampyriani, chiaramente, è stata la presentazione del volume, nella giornata del 2 novembre, presso il Salone del Vescovado. Si è trattato di un incontro speciale, essendo presenti gli autori del volume e un bel pezzo dello staff di Dampyr, in parte sparpagliato tra il pubblico. Sul palco, oltre ai quattro artisti dampyriani che hanno realizzato i disegni, ovvero Genzianella, Cropera, Rubini e Majo, c’erano il copertinista No Curves, Vietina, Giusfredi e sette illustratori dell’Area Performance di Lucca Comics. La stessa cornice del Salone aveva un significato particolare, non solo per la bellezza del vetusto ambiente, ma anche per la presenza sulle pareti di un’antica raffigurazione di san Frediano (personaggio della storia), indicato da una persona del pubblico.
A fare gli onori di casa è stato il papà di Dampyr, Mauro Boselli, che ha spiegato il processo di realizzazione del progetto. Nonostante le difficoltà nel coordinare una squadra così numerosa, Boselli si dice molto soddisfatto del risultato, e lascia intendere gli speranzosi presenti che la formula potrebbe essere riproposta ancora in futuro.
Questo mese Dampyr esce con un numero decisamente speciale. Per festeggiare i diciotto anni della testata, infatti, il fumetto è stato realizzato a colori, con i disegni di uno staff di ben tredici artisti e due coloristi. Inoltre è stato pubblicato in una doppia versione: il classico albo da edicola e un volume cartonato di grande formato.
Irlanda del Nord, VI secolo d.C. Dopo un lungo vagabondare, il principe Finnian si ritrovò con il dampyr Taliesin, il quale gli confessò di aver ucciso il padre, trasformato in non-morto dalla matrigna Vanth. Questa era in effetti una Maestra della Notte, adorata dagli Etruschi come divinità degli Inferi, e amante di Marsden. Finnian e il dampyr si misero quindi alla ricerca di Vanth e giunsero a Lucca, allora sotto il dominio bizantino, e dovettero confrontarsi anche le macchinazioni dello strategos Gennadio, segreto amante della vampira.
Lucca, oggi. Harlan e Dolly MacLaine parlano di Finnian, di cui Dolly seppe da Draka. Nella città toscana Finnian era conosciuto come il vescovo Frediano. Ora Marsden cerca vendetta contro Harlan e soci e si è alleato con Sho-Huan.
Intanto, risvegliati da Sho-Huan, due sacerdoti etruschi di Vanth fanno vittime nella zona e recuperano un anello con la materia organica della Maestra. Grazie al gioiello, Sho-Huan prende l’aspetto della Maestra e affronta Harlan, Kurjak e Tesla. Ma al loro fianco si presentano allo scontro anche altri potenti alleati.
Dei due piani temporali della storia, coinvolge maggiormente il primo, con protagonisti Finnian e Taliesin. Elemento forte del piano presente, che senz’altro verrà ripreso, è il dramma di Kurjak, tormentato dalla “pallida maschera”, che desta la preoccupazione di Tesla, la quale gli presta cure amorevoli nelle scene finali.
Nel contesto lucchese Boselli collega sapientemente il presente con un passato lontano. Una scena della kermesse lucchese, con i nostri eroi circondati da allegri cosplayer, è una piccola chicca simpatica, tra tante altre.
Graficamente questo episodio, a colori, è diviso in quattro parti: la prima disegnata da Michele Rubini, la seconda da Nicola Genzianella, la terza da Michele Cropera, la quarta da Majo, con colori di Romina Denti e Giovanna Niro. Inoltre è un fumetto con illustrazioni, che costituiscono parte integrante del racconto, come in scene di battaglia o visioni, e sono state realizzate da un gruppo di artisti dell’Area Performance di Lucca Comics: Lucio Parrillo, Ivan Cavini, Paolo Barbieri, Alberto Dal Lago, Edvige Faini, Luca Zontini, Antonio De Luca, Angelo Montanini e Dany Orizio. Le illustrazioni sono straordinarie per la tecnica e per la costruzione della tavola: sono tutte belle e suggestive, e risulta difficile esprimere delle preferenze.
Particolarmente ispirate anche le tavole degli “artisti dampyriani”, come la vignetta a tutta tavola di Cropera di pagina 66, in cui delle sequenze “crepaxiane” raccontano la rinascita dei due non-morti scheletrici, incorniciate in strisce di sangue.
Rubini ha uno stile spigoloso, anche per le fattezze dei personaggi, che ben si adatta ai rudi tempi medievali, in cui è ambientata parte della storia.
Genzianella ha uno stile sempre espressivo, con una certa enfasi sulle emozioni dei personaggi; a lui sono affidate le scene delle prodezze erotiche della dea Vanth, con disegni caldi, giocati in toni rossi e viola.
Poi c’è l’inconfondibile mano di Majo, che conclude la storia, con i suoi spessi tratteggi ed efficaci mostri, come il non-morto che snuda i denti a pagina 76, e tavole quasi pittoriche, come pagina 94, in cui Harlan viene trascinato da due monaci mostruosi verso il lovecraftiano altopiano di Leng. L’immagine dall’estrema verticalità è ispirata a una fotografia che Majo ha scovato su un book fotografico sull’Himalaya.
In definitiva questo è un episodio speciale, non solo per il colore, per la partecipazione di un cospicuo numero di artisti, per l’edizione doppia, ma anche per l’ambientazione lucchese: vi si riconoscono molti scorci della città, come la Basilica di San Frediano, la piazza dell’Anfiteatro, la Torre Guinigi.
Qualche giorno prima dell’uscita in edicola, questo stesso episodio è stato pubblicato in un volume di grande formato, presentato a Lucca Comics. Di questo, però, tratteremo in un prossimo post.