Titolo: DRACULA OVVERO: IL NON-MORTO (Dracula: or, the Un-Dead)Autore: BRAM STOKER
Anno: 1897
Edizione italiana: ALTA TENSIONE, 2020
Traduzione e cura: FABIO GIOVANNINI
Copertina: Poster francese per il film Dracula (1931)
Pagine: 336
Per chi segue il nostro blog, Fabio Giovannini non ha certo bisogno di presentazioni, essendo tra le massime autorità mondiali nell’ambito della Vampirologia e del Fantastico. Negli ultimi tempi, il vampirologo genovese ha prodotto diversi volumi di notevole interesse (e anche un bellissimo blog!). L’ultimo, in ordine di tempo, uscito nello scorso luglio, propone un’opera assai preziosa, ovvero il primo testo teatrale di Dracula: opera preziosa per il contenuto, e preziosa perché stampata in edizione limitata a 100 copie numerate (ancora pochi i volumi disponibili su questa pagina web). Si tratta in effetti della prima traduzione italiana del dramma stokeriano, introdotta da un’erudita e puntuale prefazione, un vero e proprio saggio, e arricchita da un nutrito corredo di rare illustrazioni d’epoca, in bianco e nero e a colori.
Il testo fu redatto e portato in scena da Bram Stoker per acquisire i diritti di rappresentazione della propria storia. Del dramma, in un prologo e cinque atti, venne data lettura otto giorni prima della pubblicazione del romanzo. Fu questa, quindi, la prima “uscita” ufficiale del celeberrimo Conte vampiro. Apprendiamo dall’introduzione che questa prima comparsa pubblica del Dracula stokeriano avvenne, infatti, tra la mattina e il pomeriggio del 18 maggio 1897, quando Dracula: or, the Un-Dead venne letto al Lyceum Theatre di Londra, il teatro di cui Stoker era manager, alle dipendenze di Henry Irving, forse il più grande attore del tempo nonché gestore del teatro. Era una delle cosiddette “copyright performance”, cioè letture realizzate sul palcoscenico per tutelare gli autori dei romanzi da adattamenti teatrali non autorizzati.
Curiosamente, il titolo dell’opera è diverso da quello che sarebbe stato poi scelto per il romanzo, a testimoniare l’indecisione dell’autore a pochi giorni dall’uscita. Stoker, comunque, andò oltre una semplice riproposizione del romanzo, organizzando il testo per una vera trasposizione teatrale.
Un paragrafo tra i più coinvolgenti del saggio è quello intitolato Come immaginare la rappresentazione del 1897, in cui Giovannini cerca di ricostruire l’evento, descrivendone il ristretto pubblico: Henry Irving, forse la grande attrice Ellen Terry, amici di Stoker, membri dello staff, donne delle pulizie «appoggiate alle loro scope», passanti e pochi spettatori abituali. Il commento di Irving alla rappresentazione sembra fosse un ambiguo «Dreadful!» («Terribile!»), non si sa se uno sberleffo o una lode alla capacità dell’autore di suscitare brividi. Di sicuro Stoker pensò a lui nel ruolo di Dracula, o forse di Van Helsing, ma il grande interprete non accolse mai la richiesta del suo dipendente.In contrasto con le dicerie riportate da alcuni autori che definiscono questo dramma un tedioso polpettone realizzato per pura formalità legale, dal resoconto fornito da Giovannini emerge che la rappresentazione organizzata da Stoker fosse più che dignitosa, potendo vantare vari attori professionisti e con tutta probabilità anche degli interventi musicali. Lo spettacolo sarebbe stato seguito, quella sera, dalla commedia storica Madame Sans-Gêne, di cui sicuramente Dracula sfruttò le scenografie e alla quale parteciparono molti attori che erano stati impegnati nella lettura stokeriana.
Il primo attore a interpretare Dracula, per la prima volta nella storia, fu Thomas Arthur Jones. Tra gli altri interpreti c’erano Tom Reynolds, Kenneth Rivington, Edith Craig e molti altri, di cui il curatore fornisce molte notizie biografiche.
Il Lyceum, dove si tenne la rappresentazione, fu il “teatro di vampiri per eccellenza” (rimandiamo al volume per scoprirne i motivi). Diciamo qui solo che dopo la morte di Stoker, il teatro avrebbe ospitato nel 1939 una ben più nota rappresentazione di Dracula, firmata da Hamilton Deane: un omaggio postumo a Bram Stoker, colonna portante della famosa sala teatrale londinese, ma soprattutto autore della più alta vetta della letteratura vampiresca.
Raccontare ai nostri lettori la trama di Dracula sembra piuttosto superfluo. Ci limitiamo quindi a indicare schematicamente la suddivisione del testo teatrale, organizzato in 47 scene, che ricalca chiaramente la storia del romanzo.Il prologo si svolge in Transilvania, e descrive l’arrivo di Jonathan Harker al castello del conte Dracula e la sua prigionia. Il primo atto è ambientato a Hillingham, dove Lucy riceve le tre proposte di matrimonio, nello studio del dottor Seward, che sta seguendo il cuorioso caso dello zoofago Renfield, e nel camposanto di Whitby, dove Lucy incontra per la prima volta Dracula durante una crisi di sonnambulismo. Il secondo atto si svolge a Hillingham, dove Mina racconta della malattia di Jonathan e del loro matrimonio, mentre Lucy mostra i segni del vampirismo. Il terzo atto si svolge tra il Berkeley Hotel, dove risiede Van Helsing, e la tomba di Lucy. Il quarto atto narra delle ricerche di Harker, Mina, Van Helsing, Seward, Morris e Holmwood, sulle tracce di Dracula tra Londra e Carfax. Il quinto e ultimo atto è incentrato sull’inseguimento di Dracula fino alla Transilvania e sulla resa dei conti finale.
La lettura di Dracula ovvero: il Non-Morto risulta assai interessante, perché ci dà indicazione di quali passaggi ed elementi fossero cruciali per l’autore, che dovette espungere quelli secondari. Stoker, tra l’altro, ebbe da riscrivere in buona parte la storia per strutturare la vicenda in modo che coinvolgesse direttamente i protagonisti, a differenza del romanzo, che è in forma epistolare e diaristica. Ne deriva un ritmo più veloce rispetto al romanzo, con scene spesso raccontate dai personaggi. In definitiva si sperimenta qui una diversa lettura del Dracula, che getta maggior luce sulla vicenda narrata dal romanzo e sul senso che l’autore intendeva conferire al suo racconto, oltre a catapultarci, coadiuvati dal paratesto, nel mondo di Stoker e nella genesi del suo immortale capolavoro.
Risorse Web:
Blog Vampyrismus
Scheda di Dracula ovvero: il Non-Morto
Anteprima di Dracula ovvero: il Non-Morto
Pagina Facebook Dracula il vampiro - Il libro
Fabio Giovannini su Wikipedia
Sangue sulla Siria sviluppa una storia d’azione che si svolge in varie location mediterranee. 

La sceneggiatura fu redatta da Lajthay e Kertész. Per il cast furono scelti Paul Askonas (nel ruolo di Drakula), membro del Deutsches Volkstheatre di Vienna, Dezsö Kertész (nel ruolo di George), fratello di Mihály, e Margit Lux, che interpretava l’eroina Mary Land e aveva già lavorato in alcuni film diretti da Kertész. Qualcuno ha ipotizzato che il ruolo di Mary fosse conteso da un’altra interprete, perché una rivista dell’epoca annunciava per questa parte la pressoché sconosciuta Lene Myl (ma è molto probabile si trattasse di un errore dei redattori). In ogni caso, la Myl ricoprì un ruolo minore nella pellicola, forse un’infermiera o una delle mogli di Dracula. Nel cast, tra le altre possibili mogli del conte, c’erano anche Anna Marie Hegener, Sonja Magda e Paula Kende. Altri interpreti erano Lajos Réthey (“Finto chirurgo”), Karl Götz (“Uomo buffo”), Elemér Thury e Aladár Ihász.
La prima si tenne a Vienna nel febbraio 1921, ma non si hanno notizie di proiezioni a Budapest fino al 14 aprile 1923, con repliche nelle settimane successive. Il sito ungherese
Le altre due immagini ritrovate sono delle foto di scena, testimoni dell’influenza dell’Espressionismo sull’opera di Lajthay. Nella prima ci sono Drakula, Mary Land e le spose, forse in una scena delle nozze; la seconda ritrae Drakula e una spaventata Mary presso una porta aperta, da cui si scorge uno stilizzato e plumbeo panorama.
Del film sopravvive anche una riduzione in romanzo, dal titolo omonimo, probabilmente scritta da Lajos Pánczél e pubblicata a Temesvár nel 1924. La traduzione in inglese è di Gary D. Rhodes e Péter Litván. Proponiamo qui un riassunto della trama, plausibilmente fedele a quella del film.
La morte di Drakula di Lajos Pánczél
Lo scontro finale con Sho-Huan vede un cambio di tono e ambiente rispetto all’episodio precedente. Questa volta la trama si dipana attraverso i vari mondi visitati dai due avversari, tra tesi battibecchi e provvisorie alleanze. In un gioco di specchi, Harlan e Sho-Huan vedono affrontarsi anche i loro alter ego, e ne risulta vincente lo spaventoso Maestro della Notte che abita l’animo di Harlan. La versione giovane di Sho-Huan, ovvero l’illusionista John Ross, dimostra ambizione e sete di potere, ma pure sufficiente buon senso da rifiutare la strada del male, rivelando così che nell’animo del villain c’è anche del buono.
Vampyres è un film che fallisce nel suo doppio intento di spaventare e di stuzzicare. Il ritmo lento già annoia, e fotografia e colonna sonora non aiutano affatto. Alcuni elementi, nuovi rispetto all’originale, sembrano buttati lì e lasciati irrisolti, destando perplessità nello spettatore: personaggi che non hanno alcuna funzione narrativa (come un’albergatrice, interpretata da una spaesata Caroline Munro, che compare in varie scene senza apportare nulla alla storia), amuleti di cui viene suggerita l’importanza ma di cui nulla viene detto (i ciondoli tolti alle vampire), fotografie di defunti mostrate in più scene senza alcun motivo, il riferimento gratuito e ridondante a Gautier, l’identità non svelata dei protagonisti. Neanche la componente erotica risolleva il film, poiché non molto di erotico riescono a trasmettere le due siliconate vampire, dalla carica sensuale piuttosto scialba. Basti da esempio la scena cardine del film, ripresa anche nella locandina, in cui le due vampire si accarezzano in una vasca piena di sangue: l’esibizione dei corpi risente di un eccessivo autocompiacimento registico che rende il tutto finto e piatto, complice una fotografia decisamente poco ispirata.