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venerdì 7 ottobre 2022

Fabio Giovannini, “Nosferatu. Il capolavoro di F. W. Murnau un secolo dopo”

Titolo: NOSFERATU. IL CAPOLAVORO DI F. W. MURNAU UN SECOLO DOPO
Autore: FABIO GIOVANNINI
Prima edizione: ALTA TENSIONE, 05-2022
Copertina: Max Schreck in Nosferatu
Pagine: 400

Esattamente cento anni fa usciva Nosferatu. Eine Symphonie des Grauens (Nosferatu. Una sinfonia dell’orrore), capolavoro del cinema muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. In occasione del centenario, Fabio Giovannini ha dato alle stampe una lussuosa monografia di quattrocento pagine, riccamente illustrate, che affronta la pellicola in tutte le sue sfaccettature, dalle influenze del regista alla sua eredità artistica, dalle vicende biografiche dello staff al dietro le quinte, dalla critica all’elevazione a mito contemporaneo. Il volume costituisce il terzo (e, ahinoi, ultimo) volume della trilogia cinematografica del marchio Alta Tensione, completata da Dracula il vampiro e Barbara Steele.

Spesso definito come un capolavoro dell’Espressionismo, Nosferatu, spiega Giovannini, in realtà se ne discosta, per le ambientazioni reali per gli esterni e realistiche per gli interni, tanto da rivelare una parentela più che altro con certo cinema scandinavo coevo. Di sicuro è uno di quei pochi film di vampiri che mettono d’accordo pubblico e critica.
Nato tra le due guerre mondiali e poco dopo la devastante pandemia di influenza spagnola, il film prodotto dalla Prana Film fu un lavoro di squadra: a fianco al giovane regista c’erano lo sceneggiatore Henrik Galeen (già autore di Der Golem), lo scenografo e produttore Albin Grau, il fotografo Fritz Arno Wagner e l’autore delle musiche Hans Erdmann. In particolare Albin Grau, il cui nome non a caso compare anche nell’ultima parola del titolo, fu centrale nell’ideazione e realizzazione del film, come nella creazione delle iconiche grafiche pubblicitarie.



Giovannini ricostruisce, per quanto possibile, la cronologia delle riprese, che furono effettuate con una sola camera dal luglio all’ottobre 1921 a Lubecca, Weimar, nel castello di Oravsky Podzámok e in altre località tra Slovacchia e Polonia.
Il film si avvalse di un intenso battage pubblicitario, condotto da Grau, con una campagna tra le più costose dell’epoca. La prima mondiale di Nosferatu si tenne il 16 febbraio 1922, a L’Aia, in Olanda, e in Germania il 4 marzo 1922 al giardino zoologico di Berlino. Il film debuttò poi in Lettonia, Estonia, Ungheria, Francia, ottenendo buoni responsi. Incredibilmente non arrivò invece in Italia: forse a causa della feroce censura non venne neanche presentata una richiesta di visto. Il primo passaggio italiano fu in tv nel 1962: alle 21:55 di lunedì 24 settembre andò in onda sul primo canale Rai nell’ambito del ciclo Quando il cinema non sapeva parlare.
Il film era di fatto un adattamento “pirata” del Dracula di Bram Stoker. E quando nell’aprile 1922 Florence Balcombe, vedova di Bram Stoker, venne a sapere dell’anteprima berlinese, subito si attivò per rivalersi sulla Prana. Il terreno del diritto d’autore nel cinema era però un campo ancora poco regolato, per cui la causa non fu semplice e si concluse il 20 luglio 1925 con l’ordine di distruggere le copie del film. L’incauta omissione della Prana era probabilmente in buona fede e forse era dovuta al fatto che Grau era vicino alla Golden Dawn a cui apparteneva Stoker.
In ogni caso, come osserva Giovannini, «I tribunali non possono uccidere i vampiri»: a nemmeno tre mesi dalla sentenza, Nosferatu ricomparve a Londra con il titolo di Dracula, suscitando le ire della vedova, e veniva proiettato in mezza Europa.



Giovannini ci propone quindi una fedele ricostruzione della sceneggiatura, comparandola poi con il montaggio finale, un’approfondita analisi del linguaggio cinematografico utilizzato da Murnau, una disamina degli elementi esoterici della pellicola e del rapporto tra Nosferatu e il vampirismo. Una chicca rivelataci dall’autore riguarda il rigido sollevamento di Orlok dalla bara, che secondo alcune fonti dell’epoca sarebbe stata realizzato da mani nascoste.
Si passa quindi ai dati biografici dello staff del film, di cui riferiamo almeno il fatto che il protagonista, Max Schreck (1879-1936), recitasse in oltre cinquanta film, ma che di lui ci fossero per lungo tempo poche notizie, per cui fu gioco facile nel 1953 per il critico Ado Kyrou insinuare il sospetto che Max Schreck (in tedesco “Massimo terrore”) fosse un nome di copertura, forse per lo stesso Murnau.
Nel capitolo “Il primo secolo”, Giovannini prende in esame tantissime opere cinematografiche derivate, sequel, remake, rielaborazioni, omaggi al film, di cui i più importanti sono, immancabilmente, Nosferatu il principe della notte di Herzog (1979), Nosferatu a Venezia di Caminito (1988) e L’ombra del vampiro di Merhige (2000). Fortemente influenzati dal film di Murnau furono poi i due Dracula del 1931 prodotti dalla Universal, come in seguito tanti registi, tra cui Dreyer, Godard, Polanski, Cronenberg, Kubrick, Coppola, Tim Burton…
Segue una rassegna di centinaia di opere di altri media che sono state ispirate o influenzate da Nosferatu: cartoni animati, opere teatrali, spot pubblicitari (sapevate che esiste la birra “Nosferatu”?), sceneggiati audio, rappresentazioni circensi, narrativa, fumetti… il tutto corredato da una bella e ricca gallery di poster, locandine, copertine, e addirittura murales e tatuaggi.




In definitiva Nosferatu è diventato un’icona e anche il suo nome, conclude Giovannini, è ormai parte del nostro immaginario, tanto da essere usato non solo come sinonimo di vampiro, ma anche come spunto per toponimi e per nomi scientifici di specie viventi. Ha appena un secolo di vita, per cui è presto per dire se sia davvero immortale. Ma in questo volume lo studioso dimostra che oggi gode sicuramente di ottima salute.

Nonostante l’autore non si risparmi la canonica formula “senza pretese di completezza”, si può senz’altro dire che questo volume sia un’opera pressoché completa: senza volersi proporre come un esaustivo (e noioso) elenco, prende in esame tutti gli aspetti del film, sviluppandoli in maniera approfondita e coinvolgente, corredandosi di una impressionante mole di immagini che molto aggiungono al testo. Nosferatu di Fabio Giovannini si rivela quindi un must imprescindibile, un volume imponente e fondamentale, immancabile nelle librerie degli appassionati di vampiri e di cinema in generale. Indubitabilmente vampirizzato dal conte Orlok, Giovannini continua a sua volta a diffondere il contagio attraverso l’inchiostro infetto del morbo della vampiromania.





Risorse Web:
Pagina web del libro
Anteprima del libro (indice e introduzione)
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domenica 8 maggio 2022

Fabio Giovannini, “Barbara Steele. La regina del cinema gotico”

Titolo: BARBARA STEELE. LA REGINA DEL CINEMA GOTICO
Autore: FABIO GIOVANNINI
Prima edizione: ALTA TENSIONE, 12-2021
Copertina: Rielaborazione foto promozionale per il film Il pozzo e il pendolo (1961)
Pagine: 376

Nello scorso dicembre le edizioni Alta Tensione hanno pubblicato un sontuoso volume sulla regina del gotico: Barbara Steele. Una «dea dolce e malvagia, capace di attrarre e nello stesso tempo di allarmare, dotata di una bellezza» non convenzionale e inquietante, che Fabio Giovannini omaggia con questa biografia cinematografica dall’imponente corredo iconografico, passandone in rassegna l’intera produzione.
Questo tomo è, in effetti, una versione “deluxe” in carta patinata e stampa a colori di Barbara Steele. Oltre l’icona del gotico della Shatter Edizioni, libro di minor formato e con un numero assai ridotto di immagini (ma con il bonus del capitolo “La parola a Barbara Steele”, che raccoglie stralci di interviste sul cinema e sull’horror).

Il successo per Barbara arrivò nel 1960, quando, dopo alcune commedie girate in Inghilterra, giunse in Italia e iniziò a lavorare con Mario Bava, alla sua prima regia con La maschera del demonio. Nel film ricopre il doppio ruolo della strega-vampira Asa e della discendente Katia, e rende magistralmente i due personaggi: la prima diabolica e fragile, la seconda virginale e irascibile.



In America, dopo aver abbandonato un film con Elvis Presley, partecipò a Il pozzo e il pendolo di Roger Corman, al fianco di Vincent Price. Di nuovo in Italia, fu interprete per Riccardo Freda dei thriller gotici L’orribile segreto del dottor Hichcock e Lo spettro, in cui ebbe l’onore del primo posto nei titoli. Freda ne lodò la recitazione, descrivendo i suoi occhi come «metafisici» e «alla De Chirico».
Nel 1962 Barbara realizzò il sogno di lavorare con Federico Fellini, per il quale ricoprì un ruolo in 8 e ½, film che le portò grande notorietà e le procurò ruoli al fianco di Tognazzi, Vianello, Chiari, Gassman. Nel 1963 tornò al genere gotico in due film di fantasmi diretti da Antonio Margheriti: Danza macabra e I lunghi capelli della morte, inizialmente pensato come una riduzione di Carmilla di Le Fanu. Margheriti, che sembra ne fosse invaghito, arrivò a definirla «forse la migliore attrice horror di tutti i tempi».



Tra il 1965 e il 1966 Barbara fu la protagonista degli horror Amanti d’oltretomba, 5 tombe per un medium e Un angelo per Satana. Quindi recitò in Il lago di Satana di Michael Reeves e Black Horror (Le messe nere) di Vernon Sewell, in cui compaiono anche Christopher Lee e Boris Karloff. Con Lee mantenne una duratura amicizia e vi avrebbe anche dovuto girare nel 1974 un Dracula per la regia di Pim de la Parra.
Nel 1969 sposò lo scrittore americano James Poe, con cui ebbe un figlio, e si trasferì in America lasciando l’Italia, scelta di cui si sarebbe pentita per tutta la vita. Quindi lavorò con Jonathan Demme, David Cronenberg, Louis Malle, Joe Dante, Denny Harris, e con Dan Curtis, prima come produttrice e poi come interprete del remake di Dark Shadows.
Negli anni Duemila, Barbara finalmente accettò il ruolo di regina dell’horror, genere che le era stato sempre stretto, e al periodo 2012-2014 risalgono le sue ultime interpretazioni, in The Butterfly Room – La stanza delle farfalle e Lost River. In anni più recenti ha prestato la sua voce a due cortometraggi d’animazione e alla serie animata Castlevania.



Quello proposto da Giovannini, che abbiamo qui ripercorso brevemente, è un ritratto appassionato e completo di un’attrice assurta allo status di mito, che ne delinea la vicenda biografica e artistica con una miniera di informazioni, anedotti, testimonianze, curiosità e centinaia di splendide fotografie (alcune molto rare). E, anche con questo lavoro, Giovannini offre tanti spunti per (ri)scoprire vecchi capolavori misconosciuti del cinema e opere derivate poco note, come le riduzioni a fumetti di La maschera del demonio o i fotoromanzi d’epoca tratti dai film che vedono protagonista la regina del gotico italiano.
Potremmo definire l’autore un «perfezionista alla ricerca di ogni singolo dettaglio delle apparizioni sullo schermo di Barbara Steele», che non solo si conferma studioso scrupoloso, ma anche cultore appassionato. E quindi colpisce la sua confessione di non aver voluto mai incontare la Steele di persona, pur avendone l’occasione e avendoci parlato al telefono, per non trovarsi a dover constatare l’implacabile passare del tempo, preferendo lasciare «immacolati i ricordi e le fantasie». Di quelli che rimangono per sempre impressi nella memoria e nella pellicola.



Risorse Web:
Scheda di Barbara Steele. La regina del cinema gotico
Anteprima del libro (indice e introduzione)
Scheda di Barbara Steele. Oltre l’icona del gotico su ShatterAgency.com
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lunedì 31 agosto 2020

Bram Stoker, “Dracula ovvero: il Non-Morto”

Titolo: DRACULA OVVERO: IL NON-MORTO (Dracula: or, the Un-Dead)
Autore: BRAM STOKER
Anno: 1897
Edizione italiana: ALTA TENSIONE, 2020
Traduzione e cura: FABIO GIOVANNINI
Copertina: Poster francese per il film Dracula (1931)
Pagine: 336

Per chi segue il nostro blog, Fabio Giovannini non ha certo bisogno di presentazioni, essendo tra le massime autorità mondiali nell’ambito della Vampirologia e del Fantastico. Negli ultimi tempi, il vampirologo genovese ha prodotto diversi volumi di notevole interesse (e anche un bellissimo blog!). L’ultimo, in ordine di tempo, uscito nello scorso luglio, propone un’opera assai preziosa, ovvero il primo testo teatrale di Dracula: opera preziosa per il contenuto, e preziosa perché stampata in edizione limitata a 100 copie numerate (ancora pochi i volumi disponibili su questa pagina web). Si tratta in effetti della prima traduzione italiana del dramma stokeriano, introdotta da un’erudita e puntuale prefazione, un vero e proprio saggio, e arricchita da un nutrito corredo di rare illustrazioni d’epoca, in bianco e nero e a colori.
Il testo fu redatto e portato in scena da Bram Stoker per acquisire i diritti di rappresentazione della propria storia. Del dramma, in un prologo e cinque atti, venne data lettura otto giorni prima della pubblicazione del romanzo. Fu questa, quindi, la prima “uscita” ufficiale del celeberrimo Conte vampiro. Apprendiamo dall’introduzione che questa prima comparsa pubblica del Dracula stokeriano avvenne, infatti, tra la mattina e il pomeriggio del 18 maggio 1897, quando Dracula: or, the Un-Dead venne letto al Lyceum Theatre di Londra, il teatro di cui Stoker era manager, alle dipendenze di Henry Irving, forse il più grande attore del tempo nonché gestore del teatro. Era una delle cosiddette “copyright performance”, cioè letture realizzate sul palcoscenico per tutelare gli autori dei romanzi da adattamenti teatrali non autorizzati.
Curiosamente, il titolo dell’opera è diverso da quello che sarebbe stato poi scelto per il romanzo, a testimoniare l’indecisione dell’autore a pochi giorni dall’uscita. Stoker, comunque, andò oltre una semplice riproposizione del romanzo, organizzando il testo per una vera trasposizione teatrale.

Un paragrafo tra i più coinvolgenti del saggio è quello intitolato Come immaginare la rappresentazione del 1897, in cui Giovannini cerca di ricostruire l’evento, descrivendone il ristretto pubblico: Henry Irving, forse la grande attrice Ellen Terry, amici di Stoker, membri dello staff, donne delle pulizie «appoggiate alle loro scope», passanti e pochi spettatori abituali. Il commento di Irving alla rappresentazione sembra fosse un ambiguo «Dreadful!» («Terribile!»), non si sa se uno sberleffo o una lode alla capacità dell’autore di suscitare brividi. Di sicuro Stoker pensò a lui nel ruolo di Dracula, o forse di Van Helsing, ma il grande interprete non accolse mai la richiesta del suo dipendente.
In contrasto con le dicerie riportate da alcuni autori che definiscono questo dramma un tedioso polpettone realizzato per pura formalità legale, dal resoconto fornito da Giovannini emerge che la rappresentazione organizzata da Stoker fosse più che dignitosa, potendo vantare vari attori professionisti e con tutta probabilità anche degli interventi musicali. Lo spettacolo sarebbe stato seguito, quella sera, dalla commedia storica Madame Sans-Gêne, di cui sicuramente Dracula sfruttò le scenografie e alla quale parteciparono molti attori che erano stati impegnati nella lettura stokeriana.
Il primo attore a interpretare Dracula, per la prima volta nella storia, fu Thomas Arthur Jones. Tra gli altri interpreti c’erano Tom Reynolds, Kenneth Rivington, Edith Craig e molti altri, di cui il curatore fornisce molte notizie biografiche.
Il Lyceum, dove si tenne la rappresentazione, fu il “teatro di vampiri per eccellenza” (rimandiamo al volume per scoprirne i motivi). Diciamo qui solo che dopo la morte di Stoker, il teatro avrebbe ospitato nel 1939 una ben più nota rappresentazione di Dracula, firmata da Hamilton Deane: un omaggio postumo a Bram Stoker, colonna portante della famosa sala teatrale londinese, ma soprattutto autore della più alta vetta della letteratura vampiresca.

Raccontare ai nostri lettori la trama di Dracula sembra piuttosto superfluo. Ci limitiamo quindi a indicare schematicamente la suddivisione del testo teatrale, organizzato in 47 scene, che ricalca chiaramente la storia del romanzo.
Il prologo si svolge in Transilvania, e descrive l’arrivo di Jonathan Harker al castello del conte Dracula e la sua prigionia. Il primo atto è ambientato a Hillingham, dove Lucy riceve le tre proposte di matrimonio, nello studio del dottor Seward, che sta seguendo il cuorioso caso dello zoofago Renfield, e nel camposanto di Whitby, dove Lucy incontra per la prima volta Dracula durante una crisi di sonnambulismo. Il secondo atto si svolge a Hillingham, dove Mina racconta della malattia di Jonathan e del loro matrimonio, mentre Lucy mostra i segni del vampirismo. Il terzo atto si svolge tra il Berkeley Hotel, dove risiede Van Helsing, e la tomba di Lucy. Il quarto atto narra delle ricerche di Harker, Mina, Van Helsing, Seward, Morris e Holmwood, sulle tracce di Dracula tra Londra e Carfax. Il quinto e ultimo atto è incentrato sull’inseguimento di Dracula fino alla Transilvania e sulla resa dei conti finale.
La lettura di Dracula ovvero: il Non-Morto risulta assai interessante, perché ci dà indicazione di quali passaggi ed elementi fossero cruciali per l’autore, che dovette espungere quelli secondari. Stoker, tra l’altro, ebbe da riscrivere in buona parte la storia per strutturare la vicenda in modo che coinvolgesse direttamente i protagonisti, a differenza del romanzo, che è in forma epistolare e diaristica. Ne deriva un ritmo più veloce rispetto al romanzo, con scene spesso raccontate dai personaggi. In definitiva si sperimenta qui una diversa lettura del Dracula, che getta maggior luce sulla vicenda narrata dal romanzo e sul senso che l’autore intendeva conferire al suo racconto, oltre a catapultarci, coadiuvati dal paratesto, nel mondo di Stoker e nella genesi del suo immortale capolavoro.



Risorse Web:
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Scheda di Dracula ovvero: il Non-Morto
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domenica 16 luglio 2017

Arabella Kenealy, “Una Splendida Vampira”

Titolo: UNA SPLENDIDA VAMPIRA (A Beautiful Vampire)
Autore: ARABELLA KENEALY
Anno: 1896
Edizione italiana: STAMPA ALTERNATIVA / NUOVI EQUILIBRI, 2011
Traduzione: FABIO GIOVANNINI
Copertina: n.i.
ISBN: 978-88-6222-177-1
Pagine: 28
Recentemente ho notato sul banco di una libreria questo volumetto tascabile, che mi era sfuggito alla sua uscita, qualche anno fa. Nonostante la copertina non proprio attraente, trattandosi di un piccolo spillato edito da Stampa Alternativa, curato e tradotto dal grande vampirologo Fabio Giovannini, non ho potuto fare a meno di acquistarlo. Ed è stata una vera scoperta.
L’autrice Arabella Kenealy offre già di per sé motivi di interesse, come informa il curatore nell’introduzione. Figlia di un celebre e discusso avvocato, Arabella scrisse saggi contro le donne lavoratrici e la pretesa femminista di abolire le differenze tra uomo e donna. Curiosamente, non si sposò mai e non ebbe figli, portando però avanti la professione medica.

Una Splendida Vampira è un racconto del 1896, uscito quindi un anno prima del Dracula di Stoker, e fa parte della serie dell’investigatore dell’occulto Lord Syfret. La storia è ambientata nella cittadina di Argles, dove si diffonde la scandalosa notizia del tentato omicidio di Lady Deverish da parte del dottor Andrew. Nei “salotti bene”, tra tè e biscottini, si parla con sgomento e perplessità della cosa, essendo il dottor Andrew una persona di comprovate serietà e competenza.
Lord Syfret, però, non si accontenta dei pettegolezzi e decide di andare a fondo nella questione: è uno a cui «piace scoprire le motivazioni umane». Prima interroga la signora Lyall, dama di compagnia di Lady Deverish, che ne viene descritta come un demonio. Poi si reca dal dottor Andrew, che ammette di aver tentato di strangolare la donna. Lord Syfret, quindi, manda a indagare un’infermiera fidata a casa Deverish. Marian riesce a farsi assumere solo camuffando il suo aspetto con trucchi e belletto, apparendo così più giovane e in forma. Lady Deverish, infatti, pretende di avere intorno solo persone in carne e in perfetta salute. Come bambini, infermiere e mariti, due dei quali già da lei sotterrati. Ed ecco arrivare il terzo, Lord Arlington, che inizia immancabilmente a deperire...

Una scoperta, si diceva, questo racconto. Non solo perché va ad allargare il numero, in definitiva limitato, dei racconti ottocenteschi di vampiri tradotti in italiano. Ma anche perché propone una storia deliziosa, raccontata con ironia e con stile piacevole. La Kenealy, infatti, dimostra di avere notevole agilità di penna e capacità di una prosa brillante e briosa, come quando Marian storpia involontariamente il nome Deverish in «Devilish» («Diabolica»).
La natura del vampirismo e la figura del vampiro, poi, sono alquanto diverse da quelle comunemente proposte in letteratura: Lady Deverish è definita un «vampiro umano», ma di grado “maggiore” rispetto ai tanti altri che ci sono in giro (per certi versi accostabile alla Harriet di Florence Marryat). La nobildonna è, infatti, bramosa, avidissima di vita, che sottrae consapevolmente (caso raro rispetto alla sua “razza”) alle sue vittime, siano essi mariti, fratelli o la stessa madre. Questo processo, spiega il dottor Andrew, deriva da un continuo interscambio di forze vitali che avviene tra le persone, ed è «il concetto fondamentale della salute e della malattia umana». Peccato che il dottore non possa pubblicare queste sue osservazioni sul Lancet, perché in tal caso diventerebbe lo zimbello dei suoi colleghi.

Risorse Web:
Stampa Alternativa
Scheda di Una Splendida Vampira
Fabio Giovannini su Wikipedia
 

domenica 27 ottobre 2013

Joseph Sheridan Le Fanu, "Carmilla la Vampira"

Titolo: CARMILLA LA VAMPIRA
Autore: JOSEPH SHERIDAN LE FANU, SAMUEL TAYLOR COLERIDGE
Curatore: FABIO GIOVANNINI
Anno: 1797-1872
Edizione italiana: STAMPA ALTERNATIVA, 2011
Traduzione: FABIO GIOVANNINI
Copertina: Grafica di ANYONE!
ISBN: 978-88-6222-265-5
Pagine: 240
L’ondata di pubblicazioni vampiresche degli ultimi anni, tra innumerevoli “romanzi clone” e interminabili saghe, ha avuto anche il pregio di riportare l’interesse degli editori su alcuni intramontabili classici e sui rispettivi autori, rendendo possibili ristampe, riedizioni di testi dimenticati, traduzioni di libri inediti. Una assai pregevole (ri)proposta è quella del classico vampiresco Carmilla di Le Fanu, per la cura di Fabio Giovannini, tra i massimi esperti mondiali di vampiresco, nonché giornalista, autore e curatore di numerosi saggi e raccolte (fondamentale per ogni vampirofilo che si rispetti è il suo Libro dei Vampiri).
Il volume, pubblicato da Stampa Alternativa, costituisce una vera e propria “edizione definitiva” di Carmilla, annotata e illustrata, con un ricco apparato critico e accompagnata da una nuova traduzione della Christabel di Coleridge, il poemetto a cui si ispirò Le Fanu per il suo capolavoro.

Christabel: Questo poema di Coleridge, scritto tra il 1797 e il 1800, fu pubblicato, incompleto, solo nel 1816, pur girando già da tempo tra gli intellettuali inglesi dell’epoca. Fu letto anche nella famosa estate di Villa Diodati e colpì molto Polidori.
I versi raccontano dell’incontro nel bosco, a mezzanotte, di Lady Christabel e Gerladine, una bellissima damigella vestita di bianco e bisognosa d’aiuto. Christabel conduce la dama nel castello del padre, il barone Leoline, e dormendo tra le sue braccia fa sogni paurosi e vergognosi. Al mattino, Sir Leoline dà il benvenuto a Geraldine rinvigorita e apprende con stupore che è la figlia del vecchio amico Lord Roland, diventato poi suo acerrimo nemico. Le giura protezione e manda un messaggero dal padre, nonostante Christabel e il bardo Bracy abbiano cattivi presagi e spaventose visioni riguardo all’ospite.

Lancelot Speed

Carmilla: Per i pochi lettori che non conoscessero Carmilla (e a cui si consiglia caldamente di colmare la lacuna), eccone in breve la storia, riferita al narratore dal dottor Hesselius.
All’età di diciannove anni, Laura conduceva una vita ritirata con il padre e la servitù in un’isolato schloss della Stiria. Fu quindi per lei un duro colpo ricevere la notizia della morte di Bertha, la nipote del generale Spielsdorf, che doveva andarla a trovare. Quella stessa sera, una carrozza si rovesciò presso il castello. La dama che ne uscì disse di essere nel mezzo di un viaggio vitale e di dover ripartire subito, ma di non voler trascinare con sé la figlia di salute cagionevole. Il padre di Laura si offrì di ospitare Carmilla.
Poco alla volta, la fanciulla diventò inseparabile amica della castellana, nonostante un atteggiamento ambiguo, morbosamente possessivo e affettuoso, e uno scortese riserbo sul suo passato e sulla sua famiglia. Per di più, la sua vicinanza aveva un pessimo effetto su Laura, che iniziò a deperire a vista d’occhio. In realtà, la malattia di Laura era causata dalla stessa Carmilla, la quale celava dietro un anagramma un segreto terribile: la sua identità di vampira, ovvero la defunta contessa Mircalla Karnstein. Ma i suoi delitti, ultimo l’assassinio di Bertha, le misero contro un agguerrito gruppo di cacciatori: il padre di Laura, il generale Spielsdorf e l’esperto barone Vordenburg.

Leonor Fini

Su questo lungo racconto, tratto dalla raccolta In A Glass Darkly, è stato detto e scritto molto: articoli, saggi, studi e interi saggi (come l’ottimo Cercando Carmilla di Franco Pezzini). Considerata da Summers «la migliore delle storie inglesi di vampiri», Carmilla ha avuto sugli autori fantastici – tra questi Stoker per la stesura di Dracula – una grande influenza, da cui in seguito nessun media è stato immune. Ciò ha portato il personaggio di Carmilla allo status di mito, facendone la vampira per eccellenza (come la controparte maschile, Dracula, è il vampiro): al tempo stesso amica odiosa e amabile, amante scontrosa e seducente, dall’erotismo intenso e anticonformista, come fa notare Giovannini, Carmilla è una vampira “sovversiva” che minaccia il potere maschile, ambigua come lo stato di adolescenza di Laura e Bertha.
Ma Carmilla presenta anche altri pregi: la “sublime” cornice stiriana; temi profondi come la solitudine di Laura, fanciulla circondata da venerabili uomini anziani, e l’omosessualità femminile, licenza all’epoca impensabile in altri generi; la dimensione onirica in cui si gioca parte del racconto. E, soprattutto, il fine gioco di specchi, che ritorna più volte, come nell’anagramma del nome a cui è costretta la vampira in ogni sua incarnazione: Carmilla, Mircalla, Millarca. D’altra parte, Carmilla sembra suggerire a Laura che amore e morte sono due rovesci di una stessa medaglia: quello amoroso è uno stato di abbandono che rende vulnerabili all’altro. Come dire che, per amare, bisogna darsi, abbandonarsi, e un po’ morire.

Risorse Web:
Stampa Alternativa
Schede: Il Libro dei Vampiri, Prima di Dracula, I Vampiri Sono tra Noi!
 

martedì 14 settembre 2010

Thomas P. Prest & James M. Rymer, "Varney il Vampiro. L’Inafferrabile"

Titolo: VARNEY IL VAMPIRO. L’INAFFERRABILE (Varney the Vampire, or, The Feast of Blood)
Autore: THOMAS PRESKETT PREST, JAMES MALCOLM RYMER
Anno: 1847
Ed. italiana: GARGOYLE BOOKS, 2010
Traduzione: CHIARA VATTERONI
Copertina: ILL. CHRIS DePIETRO (n.i.), GRAFICA GRAFEMA srl
ISBN: 978-88-89541-46-3
Pagine: 520

Eccoci al secondo appuntamento con la pubblicazione dell’edizione integrale di Varney il Vampiro. Il nuovo volume, introdotto da una prefazione di Fabio Giovannini, è intitolato L’Inafferrabile ed è disponibile da fine luglio.

Dopo essere stato liberato da Varney, Charles Holland deve difendersi da Marchdale, intenzionato ad ucciderlo. Charles riesce a sopraffarlo e lo incatena, con l’idea di tornare a liberarlo il mattino successivo. Il giovane, quindi, raggiunge il cottage dei Bannerworth e può finalmente riabbracciare la sua amata Flora. Quella stessa notte, una improvvisa bufera si scatena sulle rovine, facendone crollare le mura e uccidendo Marchdale.
Intanto, a Villa Bannerworth, il dottor Chillingworth, Henry e Bell sorvegliano le uscite, aspettando che ne escano due intrusi: il boia di Londra e Varney. Nell’attesa, il dottore racconta del suo primo incontro con il vampiro. Quand’era nella capitale, giovane chirurgo, Chillingworth si procurò con l’aiuto del boia un cadavere fresco per degli esperimenti galvanici di rianimazione. Quando vide il defunto Varney riaprire gli occhi, il dottore fuggì a gambe levate.
Dopo varie vicissitudini e inseguimenti, il boia finisce ucciso da una folla inferocita, e Varney ottiene asilo presso la casa dei Bannerworth, che mette a parte della sua storia. Insieme a Marmaduke Bannerworth, il padre di Flora, uccise un uomo che aveva vinto loro una grossa somma. Quando il vampiro raggiunse il complice per dividere il bottino, ne scoprì il suicidio e, rimasto a mani vuote, si unì ad una banda di fuorilegge a Londra, dove finì sulla forca. Risvegliatosi a casa del boia, scoprì poi di poter essere resuscitato dai raggi della luna. A quel punto, dedicò le sue attenzioni a Villa Bannerworth, simulando la somiglianza con il ritratto, per poter cercare il tesoro di Marmaduke.
Quella stessa notte, Henry, Charles e Chillingworth non esitano a riesumare il corpo del giocatore ucciso, seppellito con un atto di proprietà dei Bannerworth. La sfortunata famiglia ritrova, così, la tranquillità economica, e Charles e Flora possono finalmente sposarsi.
Dopo aver trovato i soldi all’interno del quadro, Varney lascia il cottage e, sotto le mentite spoglie del ricco barone Stolmuyer di Salisburgo, si reca ad Anderbury, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, per acquistare una lussuosa tenuta e trovare moglie.

In questi 59 capitoli della saga di Varney, vengono svelati molti segreti dei protagonisti, in particolare il passato del vampiro e di Marmaduke Bannerworth. Alcune situazioni del primo volume, in particolare gli inseguimenti della folla e le fughe rocambolesche, vengono riproposte, con poche variazioni. Ma non mancano i momenti di puro orrore, come il passaggio della morte del perfido Marchdale, e di angoscianti suggestioni cimiteriali, come il capitolo ambientato nell’ossario di Anderbury.
Il dottor Chillingworth assume una sfumatura ambigua, da mad scientist, fin troppo aperto «in nome della scienza», tanto da riportare alla mente il più famoso dottor Frankenstein. Ben altro spessore ha, invece, Varney: personaggio problematico, maledetto, tormentato, che si porta dietro un’esistenza segnata da una maledizione. Pur rimanendo un perfetto villain, il vampiro acquista una nuova luce, quando compie un atto di pietà verso Holland e quando viene «domato» dalla bontà dei Bannerworth, verso cui nutre inizialmente dei sentimenti di vendetta e di rivalsa, che si tramutano in stima e gratitudine con il procedere della vicenda.

Risorse Web:
Gargoyle Books
 

venerdì 25 giugno 2010

Thomas P. Prest & James M. Rymer, "Varney il Vampiro. Il Banchetto di Sangue"

Titolo: VARNEY IL VAMPIRO. IL BANCHETTO DI SANGUE (Varney the Vampire, or, The Feast of Blood)
Autore: THOMAS PRESKETT PREST, JAMES MALCOLM RYMER
Anno: 1847
Edizione italiana: GARGOYLE BOOKS, 2010
Traduzione: CHIARA VATTERONI
Copertina: ILL. CHRIS DePIETRO (n.i.), GRAFICA GRAFEMA srl
ISBN: 978-88-89541-44-9
Pagine: 544

Pubblicato a marzo da Gargoyle Books Varney il Vampiro. Il Banchetto di Sangue, primo di tre volumi dell’edizione integrale del famoso romanzo di Prest e Rymer. Il secondo volume, intitolato L’Inafferrabile, verrà pubblicato il 22 luglio, introdotto da una prefazione di Fabio Giovannini.

È una notte buia e tempestosa a Villa Bannerworth. L’orologio della cattedrale batte la mezzanotte e la grandine si rovescia sulle case, finché la furia degli elementi non sveglia una fanciulla addormentata, Flora, che nel bagliore istantaneo del fulmine vede una figura minacciosa alla finestra, paralizzandosi per il terrore. L’uomo riesce ad entrare: è alto, pallidissimo, ha occhi temibili e denti simili a zanne. Si avvicina alla ragazza e, afferratala per le trecce, le affonda i denti nel collo: è un vampiro. Svegliati dal frastuono, gli altri abitanti della casa accorrono nella stanza, mettendo in fuga l’intruso. Ma l’aggressore si rivela più veloce degli inseguitori: Henry e George Bannerworth, i fratelli della ragazza, e il signor Marchdale, un amico di famiglia.
La sorpresa degli uomini è grande quando realizzano che l’intruso è identico all’uomo raffigurato in un ritratto che si trova nella stanza di Flora, un antenato dei Bannerworth che morì suicida. Il medico di famiglia, il dottor Chillingworth, rassicura Henry sull’impossibilità dell’esistenza dei vampiri, ma le evidenze sembrano contraddirlo: gli avvistamenti e le incursioni del vampiro continuano nei giorni seguenti, e la notizia dell’attacco si diffonde nel circondario.
Intanto Sir Francis Varney, un vicino che ha di recente acquistato una proprietà confinante, offre alla famiglia la sua amicizia e il suo appoggio, proponendosi come acquirente di Bannerworth Hall. Alla villa giungono, poi, anche Charles Holland, fidanzato di Flora, e quindi lo zio, l’ammiraglio Bell, con il suo attendente Jack Pringle.
I sospetti si stringono proprio attorno a Sir Francis Varney, che si rivelerà essere il famigerato vampiro, intenzionato ad ogni costo ad entrare in possesso di Villa Bannerworth, spalleggiato segretamente dal complice Marchdale. Dopo aver rapito Charles e affrontato in duello Henry, Varney incorrerà nell’ira di una folla scatenata all’urlo di «abbasso il vampiro!».

Ricordo una chiacchierata di qualche anno fa con Fabio Giovannini (autore del fondamentale Libro dei Vampiri e curatore di un’antologia di brani di Varney il Vampiro), in cui alla domanda sul perché in Italia non fosse mai stata pubblicata un’edizione integrale di Varney, il famoso vampirologo mi rispose che non c’era nel nostro paese un editore che potesse imbarcarsi in una simile impresa, per ragioni di lunghezza e di costi. Certo, gli anni sono cambiati, e la “fame” di storie di vampiri dei lettori italiani è cresciuta molto. Ma, soprattutto, nel frattempo è nata la Gargoyle Books, che dedica ai propri titoli non solo la doverosa attenzione commerciale, ma un affetto quasi paterno, come testimonia la cura editoriale e l’attenta scelta dei titoli. E solo la Gargoyle poteva dedicarsi ad un lavoro meritorio come quello della pubblicazione di Varney, evento editoriale di grande interesse per l’importanza e la mole del romanzo in questione, che costituisce un avvincente viaggio alle radici del vampiro letterario.
Pubblicato inizialmente in 109 fascicoli settimanali (i cosiddetti penny dreadful), tra il 1845 e il 1847, e poi raccolto in volume nel 1847, Varney il Vampiro è il primo romanzo lungo della letteratura vampiresca. Insieme ad altri bloods, ha il merito di aver formato il gusto del pubblico e di aver preparato il terreno per i capolavori letterari del tardo periodo vittoriano, fornendo ispirazione diretta allo stesso Stoker. La serialità del feuilleton, anticipatrice di fenomeni mediatici ben più moderni, la scrittura immediata e il gusto sensazionalistico erano le caratteristiche di queste pubblicazioni, pensate per il popolo, in particolare per le classi lavoratrici operaie e medio-piccolo borghesi, di fatto prodotti di una cultura di massa, più democratica e meno esclusiva della precedente letteratura.
Come fa acutamente notare Carlo Pagetti nell’introduzione al volume, Varney si muove attraverso un intrico di generi narrativi, passando dal romanzo sentimentale al racconto di viaggio, dalla storia di fantasmi alla farsa campagnola, fino allo sketch urbano alla Dickens e al romanzo storico. E queste metamorfosi letterarie si muovono parallelamente alle metamorfosi del vampiro.
Varney, infatti, è personaggio soggetto ad un istinto primordiale, assetato di sangue, mosso da una intensa libido e da grande avidità di denaro; ma non è privo di sentimenti umani e di momenti di generosità, è tormentato a suo modo, ed è un essere in lotta per la sopravvivenza, alla ricerca di qualcosa.
Pur non esente da ridondanze e incongruenze, Varney risulta un buon romanzo di suspense, ricco di colpi di scena, ambientato in un’Inghilterra in trasformazione, in cui si ravvisa il declino dell’aristocrazia, vittima dell’avanzare della classe borghese ma anche dei suoi stessi vizi. Per la verità, non ne esce molto meglio il “popolino”, rappresentato dalla folla inferocita con tanto di torce e forconi, priva di qualsiasi logica, la quale non esita a profanare tombe, impalare cadaveri e appiccare incendi: una indistinta marmaglia che finisce per fare più paura del terribile vampiro.

Risorse Web:
Scheda di Varney il Vampiro. Il Banchetto di Sangue
Scheda dell’antologia Varney il Vampiro
Gargoyle Books
 

venerdì 29 gennaio 2010

Gargoyle Books: un 2010 all'insegna dei Vampiri

Il 2010 sarà un’annata decisamente all’insegna dei Vampiri in casa Gargoyle. Già disponibile nello shop online il primo titolo vampiresco dell’anno, la cui uscita in libreria è prevista per l’11 febbraio. Trattasi de Gli Archivi di Dracula di Raymond Rudorff, prequel al Dracula stokeriano, che svela le circostanze della trasformazione di Dracula in vampiro, la parentela con la Contessa Elizabeth Bathory, fino ad eventi risalenti ad alcuni anni prima delle gesta di Van Helsing e soci.
Per febbraio è prevista la pubblicazione dell’attesa ristampa de Il Battello del Delirio di George Martin, la cui prima edizione italiana datata 1994 è scomparsa da anni dal catalogo Fanucci. Ambientato nell’America dell’Ottocento, il libro racconta la storia del Capitano Marsh, alla ricerca di riscatto sulle acque del Mississipi.
A marzo parte la pubblicazione di Varney il Vampiro di Prest e Rymer, fondamentale classico vampiresco, proposto integralmente in Italia per la prima volta. Il primo volume, intitolato Il Banchetto di Sangue, sarà introdotto dalla prefazione del professor Carlo Pagetti. Previsto per luglio il secondo volume, L’Inafferrabile, con un intervento del grande vampirologo Fabio Giovannini, già curatore di un’antologia che raccoglieva alcuni estratti da Varney (Datanews, 1993). Il terzo volume, All’Ombra del Vesuvio, sarà introdotto da Mauro Boselli (avete presente Dampyr?).
A maggio potremo leggere di un nuovo incontro tra Dracula e Sherlock Holmes in uno dei racconti dell’antologia Il Grimorio di Baker Street. A giugno sarà la volta de I Vampiri di Ciudad Juarez di Clanash Farjeon, primo capitolo di una trilogia ambientata tra Texas e Messico.
Ad agosto arriverà Il 36° Giusto, sequel de Il 18° Vampiro del talentuoso Claudio Vergnani, in cui potremo goderci le nuove avventure di Claudio, Vergy e l’Amica, all’indomani dello scontro con le schiere del vampiro Grimjank.
A settembre, in Tecniche di Resurrezione di Gianfranco Manfredi, nell’Europa napoleonica, incontreremo nuovamente i gemelli Aline e Valcour de Valmont di Ho Freddo.
A chiudere l’anno in bellezza ci penseranno gli autori di The Dark Screen, Franco Pezzini e Angelica Tintori, con il saggio Peter & Criss. I Dioscuri della Notte, un libro di cinema e mitologia, incentrato sulle figure dei grandi Peter Cushing e Christopher Lee.

Risorse Web:
Catalogo Gargoyle 2010
Finalmente anche in Italia "Varney il vampiro"