Un viaggio nel mondo dei Vampiri, e nel lato oscuro della nostra anima, attraverso letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, gdr: da Dracula a Nosferatu, da Carmilla a Buffy, da Io sono leggenda a The Vampire Diaries!
Testata: DAMPYR, N.225 Episodio: GLI ORRORI DI RED HOOK Testi: MAURO BOSELLI Disegni: PAOLO RAFFAELLI Copertina: ENEA RIBOLDI Lettering: LUCA CORDA Pagine: 96 Edizione: BONELLI, 12-2018
Caleb Lost sospetta che tra le sedi operative dei seguaci di Kuen-Yuin ci sia il quartiere newyorkese di Red Hook, sede attiva fin dai tempi del Proibizionismo. Almeno così sembrano suggerire alcune lettere di Lovecraft e di Robert Howard.
Harlan e Kurjak si recano a New York per indagare, coadiuvati dall’amesha Anyel Zant, che i due raggiungono al Chrysler Building. Qui, nel “Cloud Club”, vendendo bourbon a politici e ricconi, nel 1925 Anyel riuscì ad avere informazioni che lo portarono alla scoperta di un tempio del Re in Giallo. Altre notizie l’amesha le ebbe dallo stesso Lovecraft, i cui racconti si rivelarono frutto di sogni e visioni di altri mondi del Multiverso.
Kurjak accetta di fare da esca, per usare la Pallida maschera nascosta dentro di lui. A Red Hook, Emil viene avvicinato da una giovane adepta, Lorna Peters, che dopo averlo drogato lo porta nei sotterranei. Condotti nel tempio, Harlan e soci dovranno affrontare il Sacerdote del culto proibito e gestire il pericoloso potere della Maschera.
Boselli ci propone una nuova, coinvolgente, storia del ciclo dei Grandi Antichi, tesa in un’atmosfera da “discesa agli inferi” e di minaccia di un orrore cosmico squisitamente lovecraftiano. La stessa presenza di HPL è una chicca gustosa, anche perché ben giocata. Anyel, infatti, gli rivolge la domanda che forse qualunque appassionato di horror gli farebbe: come gli venivano in mente le sue storie? E la risposta non può che essere la più inquietante: visioni di altri, reali, mondi. Azzeccate in tal senso sono pure le location, in particolare il ghostbusteriano Chrysler Building, il famoso grattacielo con i doccioni a forma d’aquila.
I disegni di Raffaelli, definiti «laconici» nell’introduzione , pur mostrando un tratto grossolano, con la loro pastosità risultano assai efficaci nell’evocare le atmosfere dense e fumose, a tratti oniriche, del racconto, atmosfere un po’ retro e weird, e rimandano ai disegni dei vecchi fumetti americani.
L’uscita in edicola dell’albo n.224 di Dampyr è stata anticipata dalla pubblicazione di un lussuoso volume, presentato a Lucca Comics da fine ottobre. In realtà, più che di un semplice libro, Il santo venuto dall’Irlanda è una “celebrazione dampyriana” per i diciotto anni della testata, essendo stato accompagnato da una serie di iniziative disseminate nella città toscana nel corso dell’importante kermesse.
Il volume, di grande formato, presenta la storia insieme a una serie di contenuti extra molto interessanti. Già leggere Dampyr in grande formato è un piacere, trattandosi di un fumetto che, vista la sempre elevata qualità grafica, patisce talvolta il piccolo formato da edicola. La storia è corredata da un’introduzione di Mauro Boselli e da una appendice molto ricca: un’intervista-chiacchierata tra il curatore Giorgio Giusfredi ed Emanuele Vietina, direttore di Lucca Comics, e le biografie degli autori con bellissime illustrazioni. Anche i risguardi sono preziosi, poiché raffigurano una mappa di Lucca realizzata ad hoc da Michele Cropera, con uno stile antichizzato, in cui vengono segnalati i punti della città in cui si svolge la vicenda.
Un discorso a parte merita poi la meravigliosa copertina dell’artista No Curves, che ha realizzato una grande ritratto di Harlan con nastro adesivo colorato. L’effetto è notevole nella stampa, realizzata anche con tratti in rilievo. Inoltre a Lucca è stato possibile ammirare la splendida opera originale, esposta nella piazza che ospitava lo stand Bonelli. Il santo venuto dall’Irlanda è un volume spettacolare, unico sotto tanti punti di vista, senz’altro tra le migliori produzioni Bonelli degli ultimi anni.
Il volume è stato, si diceva, un “libro-evento”. In primis per il materiale prodotto e distribuito presso lo stand Bonelli a Lucca, dove si potevano acquistare il volume e il numero 100 di Dampyr con variant cover dorata. È stata poi regalata ai visitatori una stampa con la mappa lucchese di Cropera, con l’indicazione dei punti della città che ospitavano una “mostra diffusa” con le riproduzioni delle tavole. E, ancora gratuitamente, è stata distribuita un’edizione speciale per Lucca Comics della rivista “Best Movie”, con una bella illustrazione inedita di Nicola Genzianella in copertina.
Presso lo stand di Intesa San Paolo era pure possibile farsi intestare una carta prepagata raffigurante Harlan e incontrare Giusfredi.
Come ormai è tradizione, è stata realizzata una stampa omaggio di Dampyr, per l’occasione realizzata da Majo, presente per gli autografi di rito presso lo stand, dove si sono avvicendati molti altri autori, dampyriani e non, per firme e sketch, mentre altri disegnatori erano disponibili in altre aree della fiera.
Il momento clou per i fan dampyriani, chiaramente, è stata la presentazione del volume, nella giornata del 2 novembre, presso il Salone del Vescovado. Si è trattato di un incontro speciale, essendo presenti gli autori del volume e un bel pezzo dello staff di Dampyr, in parte sparpagliato tra il pubblico. Sul palco, oltre ai quattro artisti dampyriani che hanno realizzato i disegni, ovvero Genzianella, Cropera, Rubini e Majo, c’erano il copertinista No Curves, Vietina, Giusfredi e sette illustratori dell’Area Performance di Lucca Comics. La stessa cornice del Salone aveva un significato particolare, non solo per la bellezza del vetusto ambiente, ma anche per la presenza sulle pareti di un’antica raffigurazione di san Frediano (personaggio della storia), indicato da una persona del pubblico.
A fare gli onori di casa è stato il papà di Dampyr, Mauro Boselli, che ha spiegato il processo di realizzazione del progetto. Nonostante le difficoltà nel coordinare una squadra così numerosa, Boselli si dice molto soddisfatto del risultato, e lascia intendere gli speranzosi presenti che la formula potrebbe essere riproposta ancora in futuro.
Questo mese Dampyr esce con un numero decisamente speciale. Per festeggiare i diciotto anni della testata, infatti, il fumetto è stato realizzato a colori, con i disegni di uno staff di ben tredici artisti e due coloristi. Inoltre è stato pubblicato in una doppia versione: il classico albo da edicola e un volume cartonato di grande formato.
Irlanda del Nord, VI secolo d.C. Dopo un lungo vagabondare, il principe Finnian si ritrovò con il dampyr Taliesin, il quale gli confessò di aver ucciso il padre, trasformato in non-morto dalla matrigna Vanth. Questa era in effetti una Maestra della Notte, adorata dagli Etruschi come divinità degli Inferi, e amante di Marsden. Finnian e il dampyr si misero quindi alla ricerca di Vanth e giunsero a Lucca, allora sotto il dominio bizantino, e dovettero confrontarsi anche le macchinazioni dello strategos Gennadio, segreto amante della vampira.
Lucca, oggi. Harlan e Dolly MacLaine parlano di Finnian, di cui Dolly seppe da Draka. Nella città toscana Finnian era conosciuto come il vescovo Frediano. Ora Marsden cerca vendetta contro Harlan e soci e si è alleato con Sho-Huan.
Intanto, risvegliati da Sho-Huan, due sacerdoti etruschi di Vanth fanno vittime nella zona e recuperano un anello con la materia organica della Maestra. Grazie al gioiello, Sho-Huan prende l’aspetto della Maestra e affronta Harlan, Kurjak e Tesla. Ma al loro fianco si presentano allo scontro anche altri potenti alleati.
Dei due piani temporali della storia, coinvolge maggiormente il primo, con protagonisti Finnian e Taliesin. Elemento forte del piano presente, che senz’altro verrà ripreso, è il dramma di Kurjak, tormentato dalla “pallida maschera”, che desta la preoccupazione di Tesla, la quale gli presta cure amorevoli nelle scene finali.
Nel contesto lucchese Boselli collega sapientemente il presente con un passato lontano. Una scena della kermesse lucchese, con i nostri eroi circondati da allegri cosplayer, è una piccola chicca simpatica, tra tante altre.
Graficamente questo episodio, a colori, è diviso in quattro parti: la prima disegnata da Michele Rubini, la seconda da Nicola Genzianella, la terza da Michele Cropera, la quarta da Majo, con colori di Romina Denti e Giovanna Niro. Inoltre è un fumetto con illustrazioni, che costituiscono parte integrante del racconto, come in scene di battaglia o visioni, e sono state realizzate da un gruppo di artisti dell’Area Performance di Lucca Comics: Lucio Parrillo, Ivan Cavini, Paolo Barbieri, Alberto Dal Lago, Edvige Faini, Luca Zontini, Antonio De Luca, Angelo Montanini e Dany Orizio. Le illustrazioni sono straordinarie per la tecnica e per la costruzione della tavola: sono tutte belle e suggestive, e risulta difficile esprimere delle preferenze.
Particolarmente ispirate anche le tavole degli “artisti dampyriani”, come la vignetta a tutta tavola di Cropera di pagina 66, in cui delle sequenze “crepaxiane” raccontano la rinascita dei due non-morti scheletrici, incorniciate in strisce di sangue.
Rubini ha uno stile spigoloso, anche per le fattezze dei personaggi, che ben si adatta ai rudi tempi medievali, in cui è ambientata parte della storia.
Genzianella ha uno stile sempre espressivo, con una certa enfasi sulle emozioni dei personaggi; a lui sono affidate le scene delle prodezze erotiche della dea Vanth, con disegni caldi, giocati in toni rossi e viola.
Poi c’è l’inconfondibile mano di Majo, che conclude la storia, con i suoi spessi tratteggi ed efficaci mostri, come il non-morto che snuda i denti a pagina 76, e tavole quasi pittoriche, come pagina 94, in cui Harlan viene trascinato da due monaci mostruosi verso il lovecraftiano altopiano di Leng. L’immagine dall’estrema verticalità è ispirata a una fotografia che Majo ha scovato su un book fotografico sull’Himalaya.
In definitiva questo è un episodio speciale, non solo per il colore, per la partecipazione di un cospicuo numero di artisti, per l’edizione doppia, ma anche per l’ambientazione lucchese: vi si riconoscono molti scorci della città, come la Basilica di San Frediano, la piazza dell’Anfiteatro, la Torre Guinigi.
Qualche giorno prima dell’uscita in edicola, questo stesso episodio è stato pubblicato in un volume di grande formato, presentato a Lucca Comics. Di questo, però, tratteremo in un prossimo post.
Testata: SPECIALE DAMPYR, N.14 Episodio: LE BESTIE DEL MONDO DI SOTTO Testi: GIOVANNI DI GREGORIO Disegni: ANDREA DEL CAMPO Copertina: ENEA RIBOLDI Lettering: OMAR TUIS Pagine: 160 Edizione: BONELLI, 11-2018
Lavorando su un servizio in Patagonia sulla vecchia strage dell’Isla de los Muertos, un gruppo di reporter viene massacrato dalla Maestra della notte Katari e dal suo “khuru” Arakiwa, un uomo felino.
L’anno seguente Harlan e la sua combriccola sono sul lago Titicaca, in Bolivia, per indagare sulle visioni avute dallo sciamano don Santiago su un antico dio sanguinario risvegliatosi di recente: si tratta di Huari, dio della forza e della guerra, in realtà un Maestro della notte. L’agente dell’antidroga boliviana Alejandro aiuta Harlan e soci nelle ricerche, e li informa che il boss della droga Huiracocha sta conquistando il mercato sgominando i rivali. Intanto Katari risveglia gli altri suoi khuru, mitici uomini-animali del Mondo di sotto.
Mentre Huirarocha fa fuori gli altri boss del narcotraffico, con l’aiuto della sua amante Yanay e con l’umano Ignacio, i nostri scoprono che è proprio lui il dio Huari.
Katari manda una visione a Santiago, rivelandogli il nascondiglio di Huirarocha, dove i nostri si troveranno ad affrontare ben due Maestri della notte.
Di Gregorio ci fornisce un bel ritratto della Bolivia, ma non tanto il Paese attuale, quanto una Bolivia mitica, con le sue credenze e le sue leggende, tramandati dagli anziani e dai saggi sciamani, che sanno ascoltare la voce della «Pacha mama», ma che risultano anche facilmente manipolabili da una Maestra della notte. Vengono così tratteggiate popolazioni rurali caratterizzate da ingenuità e credulità, ma ne escono molto peggio le popolazioni cittadine, dove si annida il crimine della peggior specie. La storia è anche la bella epopea di due Maestri della notte, amanti e rivali, l’una vendicativa e rancorosa, l’altro egoista, spietato e malvagio fino al midollo: un cattivo di quelli “vecchio stampo”, che avrebbe forse meritato una seconda comparsa nella testata. Del Campo, artista che qui dimostra una notevole crescita, realizza dei mostri convincenti e dettagliati, con una notevole inventiva per quanto riguarda le anatomie. Molto efficaci i suoi giochi d’ombre, come quelli che nascondono i nemici in agguato sugli alberi a pagina 134.
Nell’albo di ottobre sono allegate in omaggio, nell’ultima pagina, sei figurine di Dampyr.
Harlan, Tesla e Kurjak sono a L’Avana, messi sulle tracce di un possibile vampiro da un articolo di “Rolling Stone”. La giornalista Shona Adams vi si occupa della cantante Estrella Velasquez, che, scomparsa nel nulla sessant’anni fa, sembra abbia ripreso a cantare nei locali cubani, giovane e brava come un tempo.
I nostri giungono appena in tempo per salvare la reporter e l’impresario Fernandez da un agguato di un gruppo di non-morti. Infatti Fernandez, giocando su un’ipotetica eterna giovinezza della sua cantante, ha attirato le attenzioni di un Maestro della Notte stanziato a Cuba fin da prima dell’arrivo degli Spagnoli.
Shangó, questo il suo nome, compare in una visione ad Harlan, intimandogli di non invadere il suo territorio. La cosa funzionò nel 1958, quando il Maestro incontrò Che Guevara in persona e Fidel Castro, che accettò di non violare la zona sacra del vampiro per aver salva la vita. Ma Harlan non intende rinunciare alla caccia e penetra con i suoi nella Villa di Shangò.
L’elemento che desta maggiore curiosità nell’episodio è senz’altro la presenza del Che, il quale campeggia gloriosamente in copertina, ma si rivela purtroppo poco più che una comparsa. L’esperimento risulta comunque gradevole e divertente, e d’altra parte l’inserimento di personaggi storici conferisce veridicità al racconto. Certo si tratta di una “realtà alternativa”, una reinvenzione di questi storici rivoluzionari. Il tutto a beneficio anche dell’atmosfera cubana, già forte di personaggi curiosi come l’impresario nano Fernandez e il santero/babalawo omertoso padre Hado.
Notevoli i disegni di Viotti, davvero particolareggiati e documentati. Molto belle le scene “in costume” ambientate nel Cinquecento, con l’assalto agli indigeni da parte degli Spagnoli. Efficacissime alcune espressioni, in particolare quelle terrorizzate delle vittime del Maestro, deformate da spasmi di orrore puro.
Ann Jurging sta studiando la biografia del famoso mago Aleister Crowley, il quale nel 1930 era in Portogallo, dove incontrò il poeta e astrologo Fernando Pessoa, per poi scomparire sulle acque della Boca do Inferno. Ann raggiunge Harlan e compagnia a Praga, per mostrare con l’aiuto di Caleb una sua visione, in cui si è ritrovata nella Lisbona del 1755 la mattina del catastrofico terremoto e del conseguente incendio. Secondo Caleb si avvicinerebbe una nuova catastrofe, per cui il gruppo si reca a Lisbona.
In un locale Ann ha una nuova visione, e capisce che Ofelia Queiroz, l’unica fidanzata nota di Pessoa, fu irretita e sedotta da Crowley. Il mago inglese la convinse a diventare la sua “dama scarlatta” e a giacere con lui per un rito di magia sessuale, sul fondo di un pozzo mistico nel palazzo detto la Quinta de Regaleira, dove Crowley aprì un varco per il mondo dei Grandi Antichi. Alla Quinta de Regaleira ora tocca ad Ann Jurging ricalcare le orme di Crowley, compiendo il rito di magia sessuale con il suo nuovo compagno Bobby Quintana. Harlan, Kurjak, Tesla e Ann attraversano il varco sulla Boca de Infierno e si trovano sull’isola dei Grandi Antichi. Ann con lo spirito della Strega regina e Kurjak con la Pallida maschera della verità riescono a guidare il gruppo, seguendo la traccia psichica di Crowley, per ritrovarsi davanti nientemeno che a Cthulhu.
Un episodio strepitoso, in cui Boselli riesce a ricreare magistralmente le atmosfere del Solitario di Providence: merito non da poco, essendo tutt’altra sfida rispetto alla mera riproposizione, piuttosto comune, di cliché e miti di Lovecraft. Cardini della storia sono un racconto ambientato negli anni ‘30 di un poeta “outsider” come Pessoa, che nasconde non pochi segreti, le doppie nature di Ann e Kurjak, e ovviamente l’immane senso di minaccia cosmica legato ai Grandi Antichi. Ingegnoso l’intreccio con la vicenda di Crowley: un evento della sua biografia fornisce ampio spazio a interpretazioni esoteriche e fantastiche, sfruttate con maestria dall’autore. Il personaggio di Pessoa è reso splendidamente e impreziosisce con considerazioni profonde i passaggi in cui i personaggi si relazionano. Il tocco di giallo portato dal personaggio del commissario cala il tutto in un contesto realistico, che fa da perfetta cornice a questa storia di orrore cosmico. Cropera traduce magnificamente in immagini la storia, con la sua tipica interpretazione dei personaggi, resi con tratti spigolosi e decisi. Ancor più efficaci risultano gli ambienti, in primis la Lisbona del 1755 e del 1930, ma soprattutto il mondo fantastico dei Grandi Antichi, con le sue geometrie impossibili, che l’artista rende anche con due belle splash page. L’acme arriva con una vignetta a tutta tavola che restituisce un gigantesco Cthulhu, che sovrasta in tutta la sua terrificante potenza un minuscolo Kurjak.
Nel 1890, sul treno Digione-Parigi, il pioniere del cinema Le Prince, inventore della macchina da presa, per sfuggire agli agenti del rivale Edison seguì il Maestro della notte Henzig, che lo prese sotto la sua ala. Le Prince inventò per lui una particolare telecamera, che conteneva anche la materia organica del Maestro. Qualche anno dopo, con questa cinepresa, Henzig fece girare un film a Georges Méliès, La Planète de Sang. Del film, di cui poi si perse ogni traccia, ci fu una sola proiezione organizzata da Henzig nel suo teatro privato, con invitato speciale il Maestro Musuraka. Questi poté godere di uno spettacolo assai particolare, perché gli spettatori impazzirono con la visione del film e si massacrarono l’un l’altro.
Harlan ha portato Ljuba in vacanza a Parigi. In breve Ljuba stringe amicizia con Anne e conosce il giovane Adrien, che la invita a una proiezione esclusiva. Si tratta però di una trappola, e Ljuba si ritrova su un vagone della metro circondata da mostri del cinema, come il pagliaccio di It e Leatherface, e diventa prigioniera di Henzig. A farle da guardiano c’è Gabbo, il pupazzo non-morto di Musuraka.
A Bois de Boulogne, Henzig ha organizzato una nuova proiezione di La Planète de Sang, a cui vengono invitati Harlan e vari critici e blogger. Guardando il film, gli invitati impazziscono e iniziano ad attaccarsi. Henzig pone Harlan davanti alla scelta di salvare loro o Ljuba.
Giusfredi imbastisce una storia su due piani temporali, il presente e un intrigante passato che affonda le radici alle origini del cinema. Ne viene fuori una storia insolita e avvincente, che mette in luce alcuni tratti dei Maestri della notte: la loro continua ricerca di novità in una interminabile e noiosa vita, ed interessi che condividono con gli umani, come l’entusiasmo per il progresso della tecnica e dell’arte, ovviamente applicate a divertimenti piuttosto sanguinari e sadici. C’è un bel ritratto della giovane Ljuba, che cresce e inizia a manifestare gusti e passioni, ma anche un forte senso di responsabilità. Altri personaggi ben caratterizzati sono Gabbo che, pur sotto il ricatto di Henzig, non tradisce Tesla, e lo stesso Le Prince, il quale, giustamente geloso della sua invenzione, finisce dalla padella nella brace di Henzig. Una storia dalle molte sfaccettature, con bei personaggi, tante citazioni cinematografiche e una trama ben congegnata.
Ottimo, come sempre, il lavoro di Fortunato, che si diverte a raffigurare tanti mostri del cinema: difficile citarli tutti, ma il lettore può averne una parziale rassegna nella bella tavola di pagina 95, una sorta di galleria degli orrori di Henzig. Nelle scene dei film, poi, Fortunato ci delizia con degli acquerelli, in cui emergono in particolare i vampiri alati dello pseudofilm di Méliès che si scatenano in spaventosi banchetti di sangue.