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martedì 23 dicembre 2014

Carmilla

Titolo: CARMILLA
Testi: SOFIA TERZO, da una storia di JOSEPH SHERIDAN LE FANU
Disegni: SOFIA TERZO
Colori: no
Copertina: SOFIA TERZO
Traduzione: CATHERINE SINÉ
Lettering: n.i.
ISBN: 978-2-84999-045-2
Pagine: 104
Edizione: VERTIGE GRAPHIC, 04-2008

Tra le poche vere trasposizioni a fumetti di Carmilla (tra cui vanno citate senz’altro quelle pur brevi delle riviste antologiche Creepy e Gothic Classics), spicca su tutte per completezza e sviluppo della trama la versione dell’italiana Sofia Terzo (anche autrice, con Piccininno, dei disegni del secondo volume di Dracula: l’Ordre des dragons). Si tratta, però, di una pubblicazione francese (di cui non esiste purtroppo un’edizione italiana), realizzata dalla Vertige Graphic nel 2008 (ma ancora reperibile presso i principali e-store internazionali).
La storia ripropone fedelmente in tavole e balloon il testo di Le Fanu (recensito qui), per cui ci soffermiamo in particolare sugli sviluppi originali dell’autrice.

Fine XVII secolo. Durante un sontuoso ballo, una dama dai capelli biondi e l’elegante Cornelius, tramando alle spalle della contessa Mircalla Karnstein, notano l’arrivo del suo giovane amante, il barone Vordenbourg. Ma è troppo tardi: Cornelius e la dama raggiungono l’affascinante e misteriosa Greca, la quale conduce Mircalla in una stanza appartata, mentre Vordenbourg cerca inutilmente l’amata negli affollati saloni. La dama bionda si rivela una vampira, che morde Mircalla e la trasforma in un mostro assetato di sangue.



Maggio 1884. Nel suo castello in Stiria, Laura sta scrivendo una lettera al dottor Hesselius per raccontargli le vicende straordinarie di cui è stata protagonista dieci anni prima. Una sera d’estate passeggiava con il padre nel parco, ansiosa di ricevere la visita del generale Spieldorf [sic] e della nipote Berthe. Ma il padre le diede la notizia della morte di Berthe e le fece leggere una lettera del generale, che vaneggiava di demoni e mostri. Poi, sul vicino ponte, passò a tutta velocità una carrozza, che finì per ribaltarsi. Ne uscì una dama dall’aria distinta e venne tirata fuori una fanciulla priva di sensi. La dama disse di essere impegnata in un viaggio di vitale importanza e il padre si offrì di ospitare la figlia Carmilla, ferita, fino al ritorno della madre. Senza saperlo, Laura e il padre avevano accolto in casa una vampira, che altri non era che Mircalla Karnstein, nonché l’assassina di Berthe.
Nelle notti seguenti, Carmilla imperversò nel villaggio e nei boschi vicini mietendo vittime, ma anche nelle stanze del castello: prima attaccò Rose, una delle cameriere, e poi la stessa Laura, visitandola con le fattezze di un grosso felino nero. Laura contrasse una “malattia” che oltre a languore e debolezza le procurava pulsioni erotiche irrefrenabili, tanto che durante la visita del giovane medico innamorato di lei (apparentemente non corrisposto), Laura lo sconvolse denudandosi e cercando di sedurlo.
Intanto nella zona si aggirava un altro vampiro, Cornelius, che, attento a non ucciderle, seduceva e salassava gentilmente le contadinotte della zona, a volte con successo, altre finendo scacciato in malo modo (e in questi casi si accontentava del sangue di qualche gallina). Cornelius accusava Mircalla di cercare un’eterna vendetta contro gli esseri umani e, disapprovando la sua ultima impresa, decise di tornare a Gratz.
Ma il piano di Mircalla/Millarca/Carmilla era destinato a fallire con l’arrivo al castello del generale Spieldorf, il quale con il padre di Laura e con un discendente di Vordenbourg riuscì a ritrovare la tomba dimenticata della vampira.



Come si diceva, questa “riduzione” a fumetti risulta piacevolmente fedele all’originale, ma al contempo propone elementi nuovi che, compatibili con la storia di Le Fanu, la arricchiscono di alcune sfaccettature e sottotrame. In particolare è l’erotismo sottinteso dall’autore irlandese che qui viene esibito chiaramente, con tutta la sua carica perturbante, manifestandosi in visite notturne e segrete o nel chiuso delle stanze da letto quando ne è protagonista la “beneducata” Laura, più allegramente e spensieratamente per le contadinotte corteggiate da Cornelius. Qui ci vengono mostrati chiaramente gli sguardi infuocati tra Carmilla e Laura, e le carezze che la prima prodiga creando non poco turbamento nella vittima/amante.



Fa un certo effetto vedere l’attacco – sadico, si potrebbe dire – di Carmilla e la debole reazione di Laura, facilmente sopraffatta (ma anche conquistata), mentre l’amante dominatrice le si avvinghia come un serpente sulla preda; e impressionanti sono le trasformazioni della vampira, che quando attacca è sempre nerovestita e non può celare il suo vero volto di mostro sanguinario e laido. Nelle sue orrifiche aggressioni ricorda la bimba fantasma di The Ring: notevole il dettaglio dei suoi capelli che scivolano sul letto di Laura, come tentacoli di un predatore in fuga nel timore di essere scoperto.



Non mancano colte citazioni cinematografiche di pellicole tratte dal romanzo, come Il sangue e la rosa e Vampiri amanti, e, chiaramente, riferimenti fumettistici. Il primo che viene in mente è il Dracula di Crepax, che sembra l’opera più vicina a questa per intenti e modalità narrative, in primis per l’erotismo strabordante. L’influenza del maestro milanese è evidente poi nella parte grafica, nei tratti di alcuni visi, nella suddivisione delle tavole che si spezzano in improvvise “orizzontalizzazioni”, riduzioni delle vignette e zoomate che mettono in risalto particolari quali carrozze con cavalli, calze, scarpe e corpi femminili distesi, gruppi di dame danzanti, castelli immersi nei boschi, predatori acquattati nel buio.
Le protagoniste femminili, invece, ricordano nelle fattezze le eroine di Manara: sono procaci e formose, con labbra carnose e sensuali, in particolare Laura e una carnale Carmilla. In generale il tratto è delicato e sottile, e i disegni risultano particolareggiati e realistici, come nei panneggi degli abiti neri di Laura e Carmilla e nei vetri smerigliati delle finestre.
In definitiva, questa risulta senza dubbio la miglior trasposizione a fumetti di Carmilla, pubblicata in Francia da una talentuosa autrice italiana, che ha ripreso la storia di un grande autore irlandese (ma scritta in lingua inglese). È troppo sperare in un’edizione italiana?

Risorse Web:
Sofia Terzo sul sito della casa editrice Soleil
Vertige Graphic
 

venerdì 10 ottobre 2014

TuttoCarmilla

Riprendono questa sera a Torino le attività della Libera Università dell’Immaginario con il ciclo di seminari TuttoCarmilla, dedicati al noto romanzo breve di Joseph Sheridan Le Fanu (28 agosto 1814 – 7 febbraio 1873), di cui quest’anno cade il bicentenario della nascita.
Capitolo per capitolo, Franco Pezzini prenderà in esame con i suoi ospiti la vicenda, le suggestioni, i problemi sottotesto del romanzo. Tra ottobre e gennaio è calendarizzato il primo ciclo, “Et in Styria ego”, dal prologo fino al sesto capitolo. L’appuntamento è alle 19 presso l’enoteca trattoria Ostu, via Cristoforo Colombo 63, Torino.

Il programma del primo ciclo di appuntamenti:

Prologo: Gli arcani della nostra esistenza duale (10/10);
Cap.1: Una fantasmagoria circondata dalle tenebre (24/10);
Cap.2: E i cavalli sbandarono (14/11);
Cap.3: Non potrei dimenticare il tuo viso (28/11);
Cap.4: Da quei folli abbracci (12/12);
Cap.5: Al di sotto era scritto A.D. 1698 (9/01);
Cap.6: L’amore vuole avere sacrifici (23/01).


TUTTOCARMILLA – Primo ciclo: Et in Styria ego
Con Franco Pezzini

Dal 10 ottobre 2014 al 23 gennaio 2015, ore 19:00
Enoteca trattoria Ostu, via Cristoforo Colombo 63, Torino

Risorse Web:
Joseph Sheridan Le Fanu su Wikipedia
Scheda di Cercando Carmilla
TuttoDracula
Pagina Facebook della LUI
 

mercoledì 8 ottobre 2014

Joseph Sheridan Le Fanu, "Un Oscuro Scrutare"

Titolo: UN OSCURO SCRUTARE. IN A GLASS DARKLY (In a Glass Darkly)
Autore: JOSEPH SHERIDAN LE FANU
Anno: 1872
Edizione italiana: MIRAVIGLIA, 2011
Traduzione: LUCA MANINI, FABRIZIO FERRETTI
Copertina: MARZIA IANNUCCI
ISBN: 978-88-89993-15-6
Pagine: 464
Nel 2011, la Miraviglia Edizioni ha pubblicato Un oscuro scrutare, traduzione di In a Glass Darkly, la raccolta con cui nel 1872 Le Fanu propose per la prima volta in volume Carmilla. La pubblicazione è meritoria trattandosi della prima (e finora unica) edizione italiana integrale della raccolta (nonostante i racconti siano già comparsi singolarmente in varie antologie).
Tutti i racconti erano stati pubblicati precedentemente in rivista, ma raccogliendoli in volume Le Fanu li inserì nell’inedita cornice degli studi di Hesselius.

L’anonimo narratore e curatore è il segretario medico del defunto dottor Martin Hesselius, del quale sta riordinando i documenti per la pubblicazione. Tra i voluminosi appunti delle centinaia di casi trattati dal medico, il segretario ha scelto i cinque più significativi.

Tè verde (Green Tea): Durante un viaggio in Inghilterra, Hesselius conobbe il reverendo Jennings, gentile e riservato prelato di mezz’età, che gli confessò di essere ipocondriaco. Fu solo cinque settimane dopo che il reverendo raccontò a Hesselius la sua storia. Quattro anni prima, impegnato nella stesura di un libro sulla metafisica religiosa dei popoli antichi, per tenersi vigile durante il lavoro prese a consumare grosse quantità di tè verde. Una sera, rientrando a casa a tarda ora su un buio omnibus, scorse due riflessi rossastri e circolari. Avvicinandosi, scoprì che erano gli occhi di una scimmia completamente nera, ma priva di consistenza materiale e solo a lui visibile. Da allora, Jennings non riuscì più a liberarsi della scimmia, neanche durante la lettura dei testi sacri nelle funzioni. Secondo Hesselius, la persecuzione sovrannaturale fu dovuta proprio all’abuso del tè verde, che avrebbe facilitato il contatto con la realtà spirituale.
In questa storia l’autore ben rende il senso di impotenza e la disperazione prodotti dall’azione di uno «spirito infernale», una “peccaminosa” scimmia. Magistrale la chiusa medico-metafisica, in cui Hesselius dà una spiegazione convincente della malattia spirituale di Jennings, dovuta al deteriorarsi del “fluido” circolante tra cervello e nervi, e al conseguente aprirsi dell’«occhio interiore».



Il demone d’ogni giorno (The Familiar): Nel 1794, rientrato a Dublino, il Capitano della marina Sir James Barton s’innamorò della giovane e bella Miss Montague. Una sera, dopo una visita all’innamorata, il Capitano passò per una strada isolata e silenziosa, dove iniziò a sentire dei passi, come di qualcuno che lo seguisse. Si voltò, ma non vide anima viva. Riprese a camminare e i passi riprendevano dietro di lui, ma nessuno rispose alla sua voce. Nelle settimane seguenti, l’invisibile inseguitore lo tormentò più volte nelle sue passeggiate, arrivando a minacciarlo anche per lettera. Una volta si avvicinò al Capitano un uomo basso, con un cappello di pelliccia, che lo fissò con ostilità e aria di minaccia: Barton, che evidentemente lo riconobbe, ne rimase stravolto. Neanche l’intervento del Generale Montague, padre della fidanzata, riuscì a salvare Barton dalla vendetta di un uomo morto a causa delle sue azioni malvagie.
In questo racconto, rielaborazione del precedente The Watcher del 1851, è il senso di colpa a richiamare la meritata punizione (nonostante una ben costruita facciata di rispettabilità) e ad evocare l’intervento sovrannaturale. O meglio, probabilmente sovrannaturale: non a caso, Hesselius non si pronuncia.



Il Giudice Harbottle (Mr. Justice Harbottle): Un anziano creditore raccontò al corrispondente di Hesselius la storia di un fantasma che infestava una casa di Westminster: il «giudice impiccatore» Elijah Harbottle, che in vita ebbe fama di essere l’uomo più malvagio d’Inghilterra.
Nel 1746, Harbottle fu informato di una congiura giacobita contro i giudici e del pericolo che correva se avesse presieduto al processo al droghiere Lewis Pyneweck. Nessuno sapeva che Pyneweck era il marito separato di Flora Carwell, governante e amante di Harbottle. Il Giudice, quindi, non ebbe problemi a condannare l’uomo a morte. Qualche giorno dopo Harbottle fu informato del processo avviato contro di lui per aver falsificato le prove del caso e venne condotto in tribunale. In un viaggio surreale e spaventoso, il Giudice vide un suo defunto servitore, che aveva fatto arrestare per il presunto furto di un cucchiaio, e un enorme patibolo a tre bracci, con decine di impiccati, sopra il quale un boia sventolava una corda pronta per lui. In una tetra aula di tribunale, dove troneggiava il giudice capo Twofold, Harbottle fu accusato da Pyneweck e condannato a morte. Mentre due fabbri gli chiudevano attorno alla gamba un anello di ferro rovente, il Giudice si risvegliò nella sua casa in preda a un attacco di gotta. Ma sembra che il processo non fosse frutto della sua mente: il suo destino era segnato.
Insieme a Carmilla, Il Giudice Harbottle (anche questo rielaborazione di un precedente testo, ovvero An Account of Some Strange Disturbances in Aungier Street, del 1853) risulta il racconto più riuscito della raccolta. In un magistrale crescendo, Le Fanu vi tocca vette di puro orrore, in particolare nell’onirica, macabra visione della forca (la scena è ispirata a una nota incisione di Hogarth), del grottesco processo e delle torture sofferte da Harbottle. Il richiamo della realtà sensibile dell’attacco di gotta è un abile depistaggio per il lettore, che rimane sospeso nell’indecidibilità tra spiegazione razionale e aggressione spettrale. Quella dell’hanging judge è poi «un’efficace maschera», descritta con ironia pungente, che rimanda a storici oppressori e a un vero e proprio filone, inaugurato da Walter Scott e che vede Le Fanu tra i maggiori artefici (rimandiamo in proposito all’ampia trattazione di Franco Pezzini su Carmilla on line).



La stanza al Dragon Volant (The Room in the Dragon Volant): Nel 1815, nei giorni della caduta di Napoleone, dopo aver ereditato una piccola fortuna, il giovane inglese Richard Beckett si mise in viaggio per la Francia. Sulla trafficata via da Bruxelles a Parigi, il giovane prestò soccorso a una carrozza in difficoltà, invaghendosi della graziosa occupante nascosta da un velo nero. La sera, Beckett si fermò nella stessa locanda della dama, che riuscì a incontrare per pochi attimi, e strinse amicizia con il Marchese d’Harmonville. Questi gli rivelò che il nobile da lui soccorso era il Conte di St. Alyre, sposato a un’affascinante donna assai più giovane, che tormentava con la sua morbosa gelosia e della quale intendeva vendere i preziosi gioielli. Dopo aver salvato la Contessa e il marito dall’aggressione del colonnello Gaillarde, un ufficiale esaltato e un po’ matto, Beckett ebbe in dono una rosa bianca e una fugace parola d’amore.
Giunto a Parigi dopo un complicato viaggio, Beckett fu invitato dal Marchese a un sontuoso ballo in maschera a Versailles e condotto in una locanda fuori mano, Le Dragon Volant. Si diceva che il pittoresco e solitario edificio fosse infestato dagli spiriti e che vi fossero scomparse delle persone. Impegnato nel corteggiamento della Contessa, Beckett stava per diventare uno degli scomparsi, essendo stato preso di mira da un gruppo di truffatori senza scrupoli, e finendo, drogato e in catalessi, inchiodato in una cassa da morto.
In questo avventuroso (e non propriamente fantastico) romanzo breve lo stile si fa più brillante e scherzoso. Nella riuscita cornice di una Francia in rapido cambiamento, l’ingenuo sognatore Beckett affronta intrighi e misteri che si susseguono in una storia avvincente, nonostante la prevedibilità della trama. Comunque il capitolo finale della (quasi) sepoltura prematura del protagonista vale, da solo, la lettura (scena che riproporrà Dreyer nel suo Vampyr). Un orrore talmente grande da risultare inesprimibile l’esser sepolti vivi, come riconosce il protagonista: «Non proverò neanche a descrivere ciò che è impossibile descrivere, ossia le mille forme che assumeva l’orrore dei miei pensieri».



Carmilla (Carmilla): Vedi recensione del 27 ottobre 2013.

In a Glass Darkly mostra tutta la capacità narrativa ed evocativa di Le Fanu, impareggiabile maestro della ghost story in grado di trascinare il lettore d’oggi nel mondo vittoriano, per poi precipitarlo in realtà intangibili e spaventose. L’autore irlandese ambienta in maniera credibile le sue storie nella quotidianità ottocentesca, attualizzando il genere gotico; poi, con il comparire di uno specchio o di un infuocato tramonto, ecco fare irruzione il sovrannaturale, che risulta inspiegabile solo se non ricondotto a un reale mondo degli spiriti (una concezione esplicitamente swedenborghiana). D’altra parte, come riporta puntualmente Luca Manini nella prefazione, per la scelta del titolo In a Glass Darkly Le Fanu si rifaceva a un passo biblico, la prima lettera di san Paolo ai Corinzi: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa», in riferimento ai limiti della visione terrena, la quale non coglie che un’ombra della realtà. E attraverso le parole dei suoi personaggi e del «medico filosofo» Hesselius, primo detective dell’occulto della letteratura moderna, Le Fanu rivela l’esistenza di «un mondo spirituale, un sistema il cui operare ci è in genere pietosamente celato»: pietosamente perché si rivela per lo più «un sistema maligno, implacabile e onnipotente», di cui i protagonisti di questi racconti cadono vittime per certe peculiari abitudini e predisposizioni dell’animo. Personaggi che sono spesso animi solitari, ma che non si sottraggono alla società, di cui sono membri agiati e ben integrati, pur preferendo frequentare una ristretta cerchia di amici. Una buona società il cui perbenismo risulta spesso una facciata piena di crepe e, alla fine, fantasticamente smascherata.

Risorse Web:
Miraviglia Editore
Franco Pezzini, “Joseph Sheridan Le Fanu e le sorprese del tè verde”
Le Fanu su Carmilla on line
Le Fanu su Wikipedia
Le Fanu Studies
 

sabato 2 novembre 2013

J.S. Le Fanu nipote, "Il Ritorno di Carmilla"

Titolo: IL RITORNO DI CARMILLA. LA VAMPIRA INNAMORATA
Autore: J.S. LE FANU NIPOTE
Curatore: GORDIANO LUPI
Anno: 2011
Edizione italiana: EDIZIONI IL FOGLIO, 2011
Traduzione: GORDIANO LUPI
Copertina: ROSITA AMICI
ISBN: 978-88-7606-331-2
Pagine: 162
L’infaticabile scrittore-editore Gordiano Lupi, già coautore con Maurizio Maggioni del saggio vampiresco Dracula e i Vampiri e di vari libri sul cinema horror, ha curato e tradotto per le Edizioni Il Foglio la versione italiana de Il Ritorno di Carmilla di J.S. Le Fanu nipote. Si tratta di una riscrittura in chiave moderna del classico Carmilla, in un’edizione arricchita da una approfondita introduzione sulla letteratura vampiresca, da altri racconti e dalle illustrazioni di Rosita Amici.

Il Ritorno di Carmilla: Laura racconta di quando, diciottenne, viveva col padre Antonio, famoso ortopedico, in un castello sulla collina di Coverciano. In quel periodo ebbe la notizia della morte di Berta Spinelli, sua amica e segreta amante, a causa di un male misterioso. Lo stesso giorno avvenne un incidente d’auto e la giovane conducente, Carmilla, fu portata al castello e vi rimase per la convalescenza.
Laura fu conquistata dalla bellezza dell’ospite e ben presto ne divenne l’amante. La nuova arrivata era curiosamente identica alla fanciulla di un vecchio incubo di Laura, ma anche all’antico ritratto della contessa Mircalla dell’estinta famiglia Karnstein, antenati della moglie di Antonio. Carmilla rimaneva però riservata sulla sua vita, spariva per ore dal castello e pronunciava frasi enigmatiche sulla morte e sull’amore. Nelle notti di Laura tornarono gli incubi, insieme alla sensazione di due aghi nel petto, e la giovane iniziò a deperire a vista d’occhio.
A quel punto Spinelli, visibilmente invecchiato, giunse al castello. Condusse gli amici a Fiesole, per cercare le tombe dei Karnstein, i cui membri continuavano a vagare di notte a caccia di sangue. Furono proprio due di loro, Mircalla e la misteriosa madre, a guadagnarsi la fiducia e l’ospitalità di Spinelli, facendo di Bertha la loro ultima vittima. Ma finalmente, con l’aiuto del barone Vordenburg, un tempo amante di Mircalla, venne ritrovata la tomba e la vampira incontrò il suo destino.

Rosita Amici

La Belva dei Carpazi: Proiettando il lettore nella psiche mostruosa della «contessa Dracula», questo racconto ne narra, con generosa profusione di orrori e sadismo, la sanguinosa vicenda su due piani temporali: i ricordi di Erzsébet Báthory del 21 agosto 1614 nel castello di Csejthe e gli atti del processo tenuto il 2 gennaio 1611.
György Thurzò, governatore di Presburgo, testimoniò che la Báthory, convinta che il sangue avesse l’effetto di far ringiovanire la pelle, fece uccidere oltre seicento fanciulle vergini per fare il bagno nel loro sangue. Essendo di nobile famiglia, la Báthory non poteva essere condannata a morte come i suoi complici, Jò Ilona e Ficzkò, e fu murata in un appartamento nel suo castello. Qui, impietosamente, le venne lasciato uno specchio, così che potesse osservare lo scorrere del tempo sul suo volto. Il terrore di vedersi vecchia e brutta spinse Erzsébet all’unica soluzione possibile per non lasciar corrompere la sua bellezza.

Il Diario di Dracula: Il voivoda valacco Vlad III racconta con le sue parole, sulle pagine di un diario, gli aneddoti tramandatici dalla tradizione su alcuni cruenti episodi del suo regno. Ne esce il ritratto di un sovrano crudele e sadico, ma anche efficace in battaglia e nella lotta al crimine. Dracula dimostra anche un suo senso della giustizia e dell’eguaglianza, quando sostiene che «la legge è uguale per tutti, anche per i boiari e per i preti»: «il supplizio è uguale per tutti».

Nonostante questa sia una riscrittura di Carmilla, non mancano le differenze con l’originale: il padre di Laura è un medico e ha un nome, si cita l’ubicazione precisa di un castello e vengono italianizzati i nomi. E, soprattutto, viene esplicitata la sottotrama erotica, più che altro suggerita da Le Fanu. D’altra parte le fantasie di Laura sono quelle di una ragazza consapevole e disinibita. Come sotto un incantesimo, la narratrice non si lascia condizionare dai dubbi e dai misteri che circondano Carmilla: l’amore, un amore che ha molto di fisico, sembra rendere insignificante ogni incertezza.
In definitiva, pur sacrificando molto dell’ambiguità e delle allusioni dell’originale lefanuiano, questa versione guadagna in materialità e concretezza, dando finalmente corpo alla sensualità soffocata di Laura.

Risorse Web:
Sito di Gordiano Lupi
Edizioni Il Foglio
 

domenica 27 ottobre 2013

Joseph Sheridan Le Fanu, "Carmilla la Vampira"

Titolo: CARMILLA LA VAMPIRA
Autore: JOSEPH SHERIDAN LE FANU, SAMUEL TAYLOR COLERIDGE
Curatore: FABIO GIOVANNINI
Anno: 1797-1872
Edizione italiana: STAMPA ALTERNATIVA, 2011
Traduzione: FABIO GIOVANNINI
Copertina: Grafica di ANYONE!
ISBN: 978-88-6222-265-5
Pagine: 240
L’ondata di pubblicazioni vampiresche degli ultimi anni, tra innumerevoli “romanzi clone” e interminabili saghe, ha avuto anche il pregio di riportare l’interesse degli editori su alcuni intramontabili classici e sui rispettivi autori, rendendo possibili ristampe, riedizioni di testi dimenticati, traduzioni di libri inediti. Una assai pregevole (ri)proposta è quella del classico vampiresco Carmilla di Le Fanu, per la cura di Fabio Giovannini, tra i massimi esperti mondiali di vampiresco, nonché giornalista, autore e curatore di numerosi saggi e raccolte (fondamentale per ogni vampirofilo che si rispetti è il suo Libro dei Vampiri).
Il volume, pubblicato da Stampa Alternativa, costituisce una vera e propria “edizione definitiva” di Carmilla, annotata e illustrata, con un ricco apparato critico e accompagnata da una nuova traduzione della Christabel di Coleridge, il poemetto a cui si ispirò Le Fanu per il suo capolavoro.

Christabel: Questo poema di Coleridge, scritto tra il 1797 e il 1800, fu pubblicato, incompleto, solo nel 1816, pur girando già da tempo tra gli intellettuali inglesi dell’epoca. Fu letto anche nella famosa estate di Villa Diodati e colpì molto Polidori.
I versi raccontano dell’incontro nel bosco, a mezzanotte, di Lady Christabel e Gerladine, una bellissima damigella vestita di bianco e bisognosa d’aiuto. Christabel conduce la dama nel castello del padre, il barone Leoline, e dormendo tra le sue braccia fa sogni paurosi e vergognosi. Al mattino, Sir Leoline dà il benvenuto a Geraldine rinvigorita e apprende con stupore che è la figlia del vecchio amico Lord Roland, diventato poi suo acerrimo nemico. Le giura protezione e manda un messaggero dal padre, nonostante Christabel e il bardo Bracy abbiano cattivi presagi e spaventose visioni riguardo all’ospite.

Lancelot Speed

Carmilla: Per i pochi lettori che non conoscessero Carmilla (e a cui si consiglia caldamente di colmare la lacuna), eccone in breve la storia, riferita al narratore dal dottor Hesselius.
All’età di diciannove anni, Laura conduceva una vita ritirata con il padre e la servitù in un’isolato schloss della Stiria. Fu quindi per lei un duro colpo ricevere la notizia della morte di Bertha, la nipote del generale Spielsdorf, che doveva andarla a trovare. Quella stessa sera, una carrozza si rovesciò presso il castello. La dama che ne uscì disse di essere nel mezzo di un viaggio vitale e di dover ripartire subito, ma di non voler trascinare con sé la figlia di salute cagionevole. Il padre di Laura si offrì di ospitare Carmilla.
Poco alla volta, la fanciulla diventò inseparabile amica della castellana, nonostante un atteggiamento ambiguo, morbosamente possessivo e affettuoso, e uno scortese riserbo sul suo passato e sulla sua famiglia. Per di più, la sua vicinanza aveva un pessimo effetto su Laura, che iniziò a deperire a vista d’occhio. In realtà, la malattia di Laura era causata dalla stessa Carmilla, la quale celava dietro un anagramma un segreto terribile: la sua identità di vampira, ovvero la defunta contessa Mircalla Karnstein. Ma i suoi delitti, ultimo l’assassinio di Bertha, le misero contro un agguerrito gruppo di cacciatori: il padre di Laura, il generale Spielsdorf e l’esperto barone Vordenburg.

Leonor Fini

Su questo lungo racconto, tratto dalla raccolta In A Glass Darkly, è stato detto e scritto molto: articoli, saggi, studi e interi saggi (come l’ottimo Cercando Carmilla di Franco Pezzini). Considerata da Summers «la migliore delle storie inglesi di vampiri», Carmilla ha avuto sugli autori fantastici – tra questi Stoker per la stesura di Dracula – una grande influenza, da cui in seguito nessun media è stato immune. Ciò ha portato il personaggio di Carmilla allo status di mito, facendone la vampira per eccellenza (come la controparte maschile, Dracula, è il vampiro): al tempo stesso amica odiosa e amabile, amante scontrosa e seducente, dall’erotismo intenso e anticonformista, come fa notare Giovannini, Carmilla è una vampira “sovversiva” che minaccia il potere maschile, ambigua come lo stato di adolescenza di Laura e Bertha.
Ma Carmilla presenta anche altri pregi: la “sublime” cornice stiriana; temi profondi come la solitudine di Laura, fanciulla circondata da venerabili uomini anziani, e l’omosessualità femminile, licenza all’epoca impensabile in altri generi; la dimensione onirica in cui si gioca parte del racconto. E, soprattutto, il fine gioco di specchi, che ritorna più volte, come nell’anagramma del nome a cui è costretta la vampira in ogni sua incarnazione: Carmilla, Mircalla, Millarca. D’altra parte, Carmilla sembra suggerire a Laura che amore e morte sono due rovesci di una stessa medaglia: quello amoroso è uno stato di abbandono che rende vulnerabili all’altro. Come dire che, per amare, bisogna darsi, abbandonarsi, e un po’ morire.

Risorse Web:
Stampa Alternativa
Schede: Il Libro dei Vampiri, Prima di Dracula, I Vampiri Sono tra Noi!
 

martedì 11 dicembre 2012

Sensibilia - N.4

Titolo: SENSIBILIA, N.4
Curatore: GLORIA GALLONI, MANRICA ROTILI
Autore: MANCINI, ANTOMARINI, BORTOLOTTI, CECCHI, CERVINI, CIMATTI, CORBELLINI e SIRGIOVANNI, M.G. DI MONTE, M. DI MONTE, DRAGOTTO, FRANZINI, GRIFFERO, IALENTI, LATINI, MASSENZIO, MAZZOCUT-MIS, MORABITO e GALLONI, SABATO, SOMAINI, SORCE
Pagine: 340
Edizione: Mimesis, 2011
L’ultimo numero della rivista “Sensibilia”, pubblicato lo scorso anno dalle edizioni Mimesis, è dedicato al Dolore, tema dell’edizione 2010 dell’omonimo seminario permanente. Nel volume compare, tra una ventina di interessanti articoli, Il bacio del vampiro: erotismo, dolore, consunzione, morte, saggio di Bruna Mancini, ricercatrice di Letteratura inglese presso l’Università della Calabria, che riprende parte di un più ampio studio pubblicato nella raccolta Universi del fantastico (ESI, 2009).

Il testo è incentrato sul rapporto tra dolore e piacere, tra repulsione e attrazione che il vampiro suscita nelle proprie vittime. Questa creatura provoca in chi la incontra sentimenti opposti e discordanti: si pensi al Lord Ruthven di Polidori, che raggela il sangue nei suoi interlocutori ma, al tempo stesso, ha su di loro un forte potere di se-duzione. E che dire del povero Jonathan Harker del Dracula di Bram Stoker? La vista delle vampire del castello produce in lui una paura mortale, ma anche una irresistibile brama di essere morso, vittima di un diabolico incantesimo. Il morso del vampiro sarebbe quindi una metafora dell’atto sessuale, che la Mancini, parafrasando Georges Bataille, definisce «una perdita del sé nel desiderio/bisogno di perdersi nell’Altro», ma anche «un modo per superare il limite del moralmente e socialmente consentito del reale sfiorando la morte, il proibito, l’interdetto».
Il piacere che procura il vampiro è, però, invariabilmente accompagnato da un’indicibile sofferenza: le vittime subiscono una sorta di consunzione che conduce alla morte, diventando sempre più languide, smunte e deboli. Un destino condiviso da Lucy e Mina con le vittime di Carmilla, dall’omonimo racconto Le Fanu, le quali provano un “infinito dolore”, con brividi incontenibili, sensazione di soffocamento e infinita debilitazione, che sfocia in uno stato di eccitazione masochistica. D’altra parte, dolore e terrore, secondo Edmund Burke, provocano una forma di diletto dalle forti connotazioni erotiche.
Il piacere della condizione di Vita-nella-Morte diventa una vera e propria estasi nelle Cronache dei Vampiri di Anne Rice: al momento dell’inquietante e doloroso “trapasso”, il vampiro viene precipitato in un’orgia di nuove sensazioni. Il rovescio della medaglia, per i vampiri della Rice, è la penosa “malattia dell’immortalità”: una ricerca che si trasforma in “umanissima” e dolorosissima indagine sulle ragioni della (propria) esistenza.

Risorse Web:
Sensibilia
Sensibilia sul sito della Mimesis
 

martedì 26 ottobre 2010

Alice e Carmilla in uno specchio oscuro

Il 9 ottobre scorso, sulla rivista telematica “Carmilla on line”, è stato pubblicato l’interessante articolo Alice in a Glass Darkly, ottavo capitolo della rassegna Victoriana di Franco Pezzini. Lo studioso torinese vi propone un’analisi, inedita e ricca di spunti, dei parallelismi tra la Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu e il dittico Alice nel Paese delle Meraviglie / Attraverso lo Specchio di Lewis Carroll, pubblicato tra il 1865 e il 1871.

I testi rivelano consonanze significative, tanto da portare Pezzini all’ipotesi di una rilettura in nero del dittico carrolliano da parte di Le Fanu. Il secondo dei due romanzi di Carroll uscì nel 1871, e la la pubblicazione di Carmilla partiva nel dicembre dello stesso anno sulla rivista “The Dark Blue”.
Entrambe le protagoniste sono eroine vittoriane di buona condizione sociale, che vivono dimensioni di solitudine e vengono risucchiate in un mondo onirico. Già la struttura fondamentale accomuna i romanzi: una «struttura-cornice» a più livelli, esterna del narratore / interna della protagonista in Carroll, che si complica in Le Fanu con un gioco a tre voci (l’esecutore testamentario / Hesselius / Laura); ma il meccanismo è simile, fornendo al lettore una chiave critica della narrazione.
Molti gli elementi presenti in entrambe le opere, come il timore del ritardo del Coniglio bianco e della Contessa madre, la presenza di gatti mostruosi o il «Bevimi» letto da Alice, e funzionale all’ingresso del giardino proibito, che richiama l’invito inespresso di Laura alla vampira, suggestione già colta da Anna Berra nel romanzo L’Ultima Ceretta.
La stessa manipolazione del linguaggio di Carroll richiama il vampirismo anagrammato di Carmilla/Millarca/Mircalla.
Altri accostamenti diventano inevitabili alla luce della connessione iconografica con gli archetipi dei Tarocchi: la carta del Matto (il tema della follia), l’Imperatore e l’Imperatrice (re e regine di carte e scacchi / il generale Spielsdorf e la Contessa), gli Amanti (Laura e Carmilla / Alice e la Duchessa), la Giustizia e il Giudizio (l’ironico «tagliategli la testa» carrolliano che riecheggia nel «voglio tagliarle la testa» del generale in Carmilla), la Ruota della Fortuna (il ciclo delle vampirizzazioni / i mondi paradossali di Carroll), la Torre cadente (il precipitare di Alice nell’Underground e di Laura nell’incubo).
Sembrerebbe che Le Fanu si sia ispirato a Carroll anche per quello che è l’elemento centrale del suo romanzo, il tema del doppio e della specularità: nel dittico di Alice assistiamo ad un capovolgimento di regole e ambienti e alla presenza di personaggi speculari (come la Regina Bianca e la Regina Nera, o i gemelli Tuideldum e Tuideldì), che si “riflettono” in Le Fanu nella figura della non-morta, che emerge quale doppio della narratrice, evocata dalla solitudine e dal divorante desiderio della sua vittima/amante.

Risorse Web:
Alice in a Glass Darkly di Franco Pezzini
Scheda di Carmilla
 

domenica 21 febbraio 2010

Joseph Sheridan Le Fanu tra "I Classici del Caffè"

Presso “I Classici del Caffè” di Milano, la sera dell’ultimo venerdì del mese è dedicata alla lettura e commento di alcuni testi di autori irlandesi: l’attività è promossa dall’Irish Club e gli inviti sono aperti a tutti.
Domani lunedì 22 febbraio si parlerà di Joseph Sheridan Le Fanu, l’autore che, nel 1872, diede alle stampe Carmilla, uno dei primi romanzi dedicati ai vampiri e che, a tutt’oggi, vanta ancora un nutrito gruppo di lettori.
Enrico Reggiani, docente di lingua e letteratura inglese all’Università Cattolica di Milano nonché appassionato irlandista, prenderà in esame, con la collaborazione di Nicoletta Barzaghini, i racconti L’Ospite Maligno e La Stanza al Dragon Volant, pubblicati in un unico volume da Gargoyle Books nel dicembre 2009.
I racconti saranno sottoposti ad analisi e commenti minuziosi aiutando a comprendere appieno questo autore dalle abitudini stravaganti, schivo e solitario che, seppur scomparso nel 1873, è tuttora attualissimo. Pioniere dell’investigazione dell’occulto e, per i tempi, scrittore trasgressivo e irrispettoso dei morigerati costumi vittoriani, l’eredità di Le Fanu non si è estinta con la scomparsa dello scrittore, bensì ha costituito un importante fonte d’ispirazione per grandi scrittori (Bram Stoker in primis) e registi.
A questo punto non resta che recarsi in Via Foppa 4 a Milano per le ore 18 per assistere a questo importantissimo evento e rivivere gli incubi de “L’Ospite Maligno” e “La Stanza al Dragon Volant”.

IRISH CLUB
Lettura de “L’Ospite Maligno” e “La Stanza al Dragon Volant” di Joseph Sheridan Le Fanu
22 febbraio 2010, ore 18:00 - I Classici del Caffè, Via Foppa 4, Milano
Ingresso libero

Risorse Web:
"L'Ospite Maligno-La Stanza al Dragon Volant" tra I Classici del Caffè
Irish Club
I Classici del Caffè