Testata: SPECIALE DAMPYR, N.14
Episodio: LE BESTIE DEL MONDO DI SOTTO
Testi: GIOVANNI DI GREGORIO
Disegni: ANDREA DEL CAMPO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 160
Edizione: BONELLI, 11-2018
Lavorando su un servizio in Patagonia sulla vecchia strage dell’Isla de los Muertos, un gruppo di reporter viene massacrato dalla Maestra della notte Katari e dal suo “khuru” Arakiwa, un uomo felino.
L’anno seguente Harlan e la sua combriccola sono sul lago Titicaca, in Bolivia, per indagare sulle visioni avute dallo sciamano don Santiago su un antico dio sanguinario risvegliatosi di recente: si tratta di Huari, dio della forza e della guerra, in realtà un Maestro della notte. L’agente dell’antidroga boliviana Alejandro aiuta Harlan e soci nelle ricerche, e li informa che il boss della droga Huiracocha sta conquistando il mercato sgominando i rivali. Intanto Katari risveglia gli altri suoi khuru, mitici uomini-animali del Mondo di sotto.
Mentre Huirarocha fa fuori gli altri boss del narcotraffico, con l’aiuto della sua amante Yanay e con l’umano Ignacio, i nostri scoprono che è proprio lui il dio Huari.
Katari manda una visione a Santiago, rivelandogli il nascondiglio di Huirarocha, dove i nostri si troveranno ad affrontare ben due Maestri della notte.
Di Gregorio ci fornisce un bel ritratto della Bolivia, ma non tanto il Paese attuale, quanto una Bolivia mitica, con le sue credenze e le sue leggende, tramandati dagli anziani e dai saggi sciamani, che sanno ascoltare la voce della «Pacha mama», ma che risultano anche facilmente manipolabili da una Maestra della notte. Vengono così tratteggiate popolazioni rurali caratterizzate da ingenuità e credulità, ma ne escono molto peggio le popolazioni cittadine, dove si annida il crimine della peggior specie. La storia è anche la bella epopea di due Maestri della notte, amanti e rivali, l’una vendicativa e rancorosa, l’altro egoista, spietato e malvagio fino al midollo: un cattivo di quelli “vecchio stampo”, che avrebbe forse meritato una seconda comparsa nella testata.
Del Campo, artista che qui dimostra una notevole crescita, realizza dei mostri convincenti e dettagliati, con una notevole inventiva per quanto riguarda le anatomie. Molto efficaci i suoi giochi d’ombre, come quelli che nascondono i nemici in agguato sugli alberi a pagina 134.
Risorse Web:
Giovanni di Gregorio su Wikipedia
Blog di Andrea Del Campo
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Testata: DAMPYR, N.223
Episodio: CUBA LIBRE!
Testi: LUIGI MIGNACCO
Disegni: DARIO VIOTTI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 10-2018
Nell’albo di ottobre sono allegate in omaggio, nell’ultima pagina, sei figurine di Dampyr.
Harlan, Tesla e Kurjak sono a L’Avana, messi sulle tracce di un possibile vampiro da un articolo di “Rolling Stone”. La giornalista Shona Adams vi si occupa della cantante Estrella Velasquez, che, scomparsa nel nulla sessant’anni fa, sembra abbia ripreso a cantare nei locali cubani, giovane e brava come un tempo.
I nostri giungono appena in tempo per salvare la reporter e l’impresario Fernandez da un agguato di un gruppo di non-morti. Infatti Fernandez, giocando su un’ipotetica eterna giovinezza della sua cantante, ha attirato le attenzioni di un Maestro della Notte stanziato a Cuba fin da prima dell’arrivo degli Spagnoli.
Shangó, questo il suo nome, compare in una visione ad Harlan, intimandogli di non invadere il suo territorio. La cosa funzionò nel 1958, quando il Maestro incontrò Che Guevara in persona e Fidel Castro, che accettò di non violare la zona sacra del vampiro per aver salva la vita. Ma Harlan non intende rinunciare alla caccia e penetra con i suoi nella Villa di Shangò.
L’elemento che desta maggiore curiosità nell’episodio è senz’altro la presenza del Che, il quale campeggia gloriosamente in copertina, ma si rivela purtroppo poco più che una comparsa. L’esperimento risulta comunque gradevole e divertente, e d’altra parte l’inserimento di personaggi storici conferisce veridicità al racconto. Certo si tratta di una “realtà alternativa”, una reinvenzione di questi storici rivoluzionari. Il tutto a beneficio anche dell’atmosfera cubana, già forte di personaggi curiosi come l’impresario nano Fernandez e il santero/babalawo omertoso padre Hado.
Notevoli i disegni di Viotti, davvero particolareggiati e documentati. Molto belle le scene “in costume” ambientate nel Cinquecento, con l’assalto agli indigeni da parte degli Spagnoli. Efficacissime alcune espressioni, in particolare quelle terrorizzate delle vittime del Maestro, deformate da spasmi di orrore puro.
Risorse Web:
Luigi Mignacco su Wikipedia
Pagina Facebook di Viotti
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Testata: DAMPYR, N.222
Episodio: IL SUICIDIO DI ALEISTER CROWLEY
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: MICHELE CROPERA
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 09-2018
Ann Jurging sta studiando la biografia del famoso mago Aleister Crowley, il quale nel 1930 era in Portogallo, dove incontrò il poeta e astrologo Fernando Pessoa, per poi scomparire sulle acque della Boca do Inferno. Ann raggiunge Harlan e compagnia a Praga, per mostrare con l’aiuto di Caleb una sua visione, in cui si è ritrovata nella Lisbona del 1755 la mattina del catastrofico terremoto e del conseguente incendio. Secondo Caleb si avvicinerebbe una nuova catastrofe, per cui il gruppo si reca a Lisbona.
In un locale Ann ha una nuova visione, e capisce che Ofelia Queiroz, l’unica fidanzata nota di Pessoa, fu irretita e sedotta da Crowley. Il mago inglese la convinse a diventare la sua “dama scarlatta” e a giacere con lui per un rito di magia sessuale, sul fondo di un pozzo mistico nel palazzo detto la Quinta de Regaleira, dove Crowley aprì un varco per il mondo dei Grandi Antichi. Alla Quinta de Regaleira ora tocca ad Ann Jurging ricalcare le orme di Crowley, compiendo il rito di magia sessuale con il suo nuovo compagno Bobby Quintana. Harlan, Kurjak, Tesla e Ann attraversano il varco sulla Boca de Infierno e si trovano sull’isola dei Grandi Antichi. Ann con lo spirito della Strega regina e Kurjak con la Pallida maschera della verità riescono a guidare il gruppo, seguendo la traccia psichica di Crowley, per ritrovarsi davanti nientemeno che a Cthulhu.
Un episodio strepitoso, in cui Boselli riesce a ricreare magistralmente le atmosfere del Solitario di Providence: merito non da poco, essendo tutt’altra sfida rispetto alla mera riproposizione, piuttosto comune, di cliché e miti di Lovecraft. Cardini della storia sono un racconto ambientato negli anni ‘30 di un poeta “outsider” come Pessoa, che nasconde non pochi segreti, le doppie nature di Ann e Kurjak, e ovviamente l’immane senso di minaccia cosmica legato ai Grandi Antichi. Ingegnoso l’intreccio con la vicenda di Crowley: un evento della sua biografia fornisce ampio spazio a interpretazioni esoteriche e fantastiche, sfruttate con maestria dall’autore. Il personaggio di Pessoa è reso splendidamente e impreziosisce con considerazioni profonde i passaggi in cui i personaggi si relazionano. Il tocco di giallo portato dal personaggio del commissario cala il tutto in un contesto realistico, che fa da perfetta cornice a questa storia di orrore cosmico.
Cropera traduce magnificamente in immagini la storia, con la sua tipica interpretazione dei personaggi, resi con tratti spigolosi e decisi. Ancor più efficaci risultano gli ambienti, in primis la Lisbona del 1755 e del 1930, ma soprattutto il mondo fantastico dei Grandi Antichi, con le sue geometrie impossibili, che l’artista rende anche con due belle splash page. L’acme arriva con una vignetta a tutta tavola che restituisce un gigantesco Cthulhu, che sovrasta in tutta la sua terrificante potenza un minuscolo Kurjak.
Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Michele Cropera su Facebook
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Testata: DAMPYR, N.221
Episodio: PIANETA DI SANGUE
Testi: GIORGIO GIUSFREDI
Disegni: ALESSIO FORTUNATO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 08-2018
Nel 1890, sul treno Digione-Parigi, il pioniere del cinema Le Prince, inventore della macchina da presa, per sfuggire agli agenti del rivale Edison seguì il Maestro della notte Henzig, che lo prese sotto la sua ala. Le Prince inventò per lui una particolare telecamera, che conteneva anche la materia organica del Maestro. Qualche anno dopo, con questa cinepresa, Henzig fece girare un film a Georges Méliès, La Planète de Sang. Del film, di cui poi si perse ogni traccia, ci fu una sola proiezione organizzata da Henzig nel suo teatro privato, con invitato speciale il Maestro Musuraka. Questi poté godere di uno spettacolo assai particolare, perché gli spettatori impazzirono con la visione del film e si massacrarono l’un l’altro.
Harlan ha portato Ljuba in vacanza a Parigi. In breve Ljuba stringe amicizia con Anne e conosce il giovane Adrien, che la invita a una proiezione esclusiva. Si tratta però di una trappola, e Ljuba si ritrova su un vagone della metro circondata da mostri del cinema, come il pagliaccio di It e Leatherface, e diventa prigioniera di Henzig. A farle da guardiano c’è Gabbo, il pupazzo non-morto di Musuraka.
A Bois de Boulogne, Henzig ha organizzato una nuova proiezione di La Planète de Sang, a cui vengono invitati Harlan e vari critici e blogger. Guardando il film, gli invitati impazziscono e iniziano ad attaccarsi. Henzig pone Harlan davanti alla scelta di salvare loro o Ljuba.
Giusfredi imbastisce una storia su due piani temporali, il presente e un intrigante passato che affonda le radici alle origini del cinema. Ne viene fuori una storia insolita e avvincente, che mette in luce alcuni tratti dei Maestri della notte: la loro continua ricerca di novità in una interminabile e noiosa vita, ed interessi che condividono con gli umani, come l’entusiasmo per il progresso della tecnica e dell’arte, ovviamente applicate a divertimenti piuttosto sanguinari e sadici. C’è un bel ritratto della giovane Ljuba, che cresce e inizia a manifestare gusti e passioni, ma anche un forte senso di responsabilità. Altri personaggi ben caratterizzati sono Gabbo che, pur sotto il ricatto di Henzig, non tradisce Tesla, e lo stesso Le Prince, il quale, giustamente geloso della sua invenzione, finisce dalla padella nella brace di Henzig. Una storia dalle molte sfaccettature, con bei personaggi, tante citazioni cinematografiche e una trama ben congegnata.
Ottimo, come sempre, il lavoro di Fortunato, che si diverte a raffigurare tanti mostri del cinema: difficile citarli tutti, ma il lettore può averne una parziale rassegna nella bella tavola di pagina 95, una sorta di galleria degli orrori di Henzig. Nelle scene dei film, poi, Fortunato ci delizia con degli acquerelli, in cui emergono in particolare i vampiri alati dello pseudofilm di Méliès che si scatenano in spaventosi banchetti di sangue.
Risorse Web:
Pagina Facebook di Giorgio Giusfredi
Blog di Alessio Fortunato
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Testata: DAMPYR, N.220
Episodio: LA RISCOSSA DI AH-TOY
Testi: CLAUDIO FALCO
Disegni: VANESSA BELARDO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 07-2018
Ah-Toy è a Kuala Lumpur, in Malaysia, dove sta rimettendo in piedi i suoi affari. Dopo un tentativo di acquisizione della Malayan Shipping Co. ad opera del suo avvocato e amante Mac Queen, la vampira uccide il proprietario e se ne impadronisce. Poco dopo il traditore Loong, ricettatore per conto della Maestra, viene fatto fuori e le indagini della polizia sulle attività di gruppi di pirati si fermano a un punto morto.
Grazie a Jim Fajella, che passa loro un filmato di una confessione di Loong, Harlan e soci vengono a sapere delle attività di Ah-Toy. I nostri giungono a Klang, ma vengono scoperti da Azman, scagnozzo della Maestra, e subiscono l’attacco di un gruppo di non-morti. Ah-Toy, sentendo il fiato del dampyr sul collo, uccide Mac Queen, che ormai non le serve più, lascia tutto e si ritira nel suo rifugio su un’isola segreta.
Con l’aiuto di T-Rex, giunto con una nave, i nostri iniziano la ricerca del nascondiglio della vampira, che rinvengono grazie alla capacità di Harlan di vedere oltre la cortina illusoria della Maestra. Ah-Toy dovrà affrontare una volta per tutte il dampyr e i suoi alleati.
Episodio d’azione, con tanto di intrighi e indagini. Carta vincente di Harlan risulta non solo la sua natura, quanto soprattutto la sua squadra, sempre pronta a sostenerlo e ad aiutarlo, per quanto composta da persone che vivono ai quattro angoli del globo.
I disegni sono funzionali alla storia, efficaci in particolare nel raffigurare i mostri, come la donna-serpente Ah-Toy o le statue viventi che attaccano Harlan.
Risorse Web:
Pagina Facebook di Claudio Falco
Blog di Vanessa Belardo
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Testata: DAMPYR, N.219
Episodio: TUTTO PER AMORE
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: CORRADO ROI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: RICCARDO RIBOLDI
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 06-2018
Tutto per amore è la seconda parte della storia doppia iniziata il mese scorso e intitolata Danse Macabre.
Harlan ed Emil Kurjak tornano al castello di Henzig per cercare qualche traccia del Maestro. Ad accoglierli trovano un non-morto che impersona Hop-frog, personaggio di Poe, che gli comunica un messaggio: presto Henzig li affronterà, ma alle sue condizioni. I due si recano quindi in Bucovina al castello del Maestro, dove scoprono che questi non ha ucciso Tesla: la speranza si riaccende nei cuori di Emil e Harlan. In effetti è stato Samael ad aver rapito Tesla, per portarla in una sua dimora in un mondo imprecisato del Multiverso, per farne la preferita tra le sue amanti e donandole la capacità di sopportare il Sole.
Con l’aiuto di Savnok, i nostri stringono un patto con Naaman, succube amante di Samael e rivale di Meridiana, in coma nel proprio letto. Harlan, Kurjak e Savnok giungono al palazzo di Samael, dove hanno da affrontare i demoni guardiani del palazzo e la perdita di memoria di Tesla. Intanto Naaman pretende che Harlan violenti Meridiana, perché la sua storia sia più credibile e il suo piano possa riuscire. Quando Harlan si rifiuta di farlo o di portare via Meridiana, Naaman scatena loro contro orde di demoni, per poi fuggire.
Episodio pieno di sorprese e colpi di scena. Si inizia con una grande suspense prodotta dall’ignoranza sulla sorte di Tesla. L’elemento principale del racconto è l’intrigo ordito dalla gelosa Naaman, mentre Meridiana rivela una nobiltà d’animo che conquista persino il cinico e scaltro Samael. Tesla è in balia del Principe dei seduttori, e abbiamo una conferma dell’irresistibile ascendente e fascino che le succube possono esercitare sugli uomini, Harlan compreso: di sicuro queste figure torneranno a far tribolare i nostri eroi. Boselli riesce ad orchestrare un meccanismo perfetto facendo muovere i personaggi che egli sceglie a seconda delle regole dell’Ordine e delle caratteristiche del Multiverso, per cui i nostri devono facerla con le loro forze e con il non indifferente aiuto del nobile quanto eccentrico cavaliere Savnok. Ad impreziosire l’episodio ancora qualche citazione di Poe e del cinema gotico muto. Ne risulta una storia emozionante e memorabile.
I disegni di Roi sono semplicemente strepitosi, perfetti per creare l’atmosfera nebulosa di un incubo (quello vissuto da Kurjak) e dell’indefinibilità dei luoghi visitati dai nostri. Le architetture sono elaborate ma evanescenti, le espressioni dei visi sono efficaci, ma è tutto l’insieme delle vignette a definire interiorità ed emozioni dei personaggi, che si manifestano nel Sole che brucia Tesla agonizzante o nelle ombre vampiresche e spaventose del castello di Henzig. Notevoli alcune vignette a tutta pagina e in particolare la splash page di pagina 52-53, in cui viene reso omaggio ai grandi capolavori horror del cinema muto amati da Henzig, doppia tavola protagonista anche di un concorso bandito sulle pagine della rubrica “Dal buio...” nel numero 220. Per chi indovina i film classici e muti citati da Roi nella tavola doppia, in palio libri dampyriani e sceneggiature originali di Boselli!
Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Corrado Roi su Wikipedia
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Testata: DAMPYR, N.218
Episodio: DANSE MACABRE
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: LUCA ROSSI
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: RICCARDO RIBOLDI
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 05-2018
Durante un sogno, Tesla viene tentata da Samael, che cerca di sedurla in un vecchio maniero e le mostra il Sole. La notte seguente, uscita per nutrirsi, la vampira finisce in un bosco e rimane allo scoperto a pochi minuti dall’alba. Non può, quindi, che accettare un passaggio su una misteriosa carrozza che si presenta proprio in quel momento. La carrozza la conduce nel maniero del sogno, e qui Tesla si ritrova su una sorta di set cinematografico, dove incontra Edgar Allan Poe e i personaggi dei suoi racconti.
Alla fine il suo ospite si mostra: è il Maestro Henzig, cultore di film dell’orrore. Il vampiro le propone di diventare la sua compagna. Al suo rifiuto, Tesla finisce incatenata in un pozzo, in attesa che i primi raggi del Sole la raggiungano.
Intanto Harlan, Kurjak, Caleb e Nikolaus fanno di tutto per rintracciarla e chiedono anche l’aiuto di Samael, che accetta per vendicarsi di chi ha assunto le sue fattezze.
Localizzato il covo di Henzig, il gruppo si precipita sul posto. Samael raggiunge il pozzo dov’è imprigionata Tesla, ma, sembrerebbe, troppo tardi. Intanto Henzig riesce a fuggire.
L’albo di questo mese è stato riproposto anche con una stupenda variant cover, pure realizzata da Luca Rossi, che riscatta la meno incisiva copertina di Riboldi.
Un episodio ricco di emozioni, prima per la trappola in cui cade Tesla, poi per la sua sorte che sembra delle peggiori. Ma Boselli crea una sapiente suspense, per cui i lettori devono attendere un mese per scoprire la sorte della vampira. Il passaggio più emozionante, infatti, è quello in cui vediamo i protagonisti affranti per quella che credono la morte di Tesla. Il personaggio di Henzig si rivela complesso, capriccioso e imprevedibile, ma anche pavido e scaltro quando si tratta di combattere. Boselli si diverte, poi, a infarcire di citazioni il racconto, giungendo a far rappresentare scene degli immortali racconti di Poe, e il grande scrittore in persona.
Rossi si conferma un grande maestro del pennello, dallo stile inconfondibile, dando vita con grande bravura e inventiva alle scene dei racconti dello scrittore bostoniano, e rappresentando con estrema bravura ambienti che sembrano set di vecchi film gotici. I personaggi mostrano grande espressività, con i tipici tratti spigolosi a cui ci ha abituato l’artista.
Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Luca Rossi su Wikipedia
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