venerdì 10 ottobre 2014

TuttoCarmilla

Riprendono questa sera a Torino le attività della Libera Università dell’Immaginario con il ciclo di seminari TuttoCarmilla, dedicati al noto romanzo breve di Joseph Sheridan Le Fanu (28 agosto 1814 – 7 febbraio 1873), di cui quest’anno cade il bicentenario della nascita.
Capitolo per capitolo, Franco Pezzini prenderà in esame con i suoi ospiti la vicenda, le suggestioni, i problemi sottotesto del romanzo. Tra ottobre e gennaio è calendarizzato il primo ciclo, “Et in Styria ego”, dal prologo fino al sesto capitolo. L’appuntamento è alle 19 presso l’enoteca trattoria Ostu, via Cristoforo Colombo 63, Torino.

Il programma del primo ciclo di appuntamenti:

Prologo: Gli arcani della nostra esistenza duale (10/10);
Cap.1: Una fantasmagoria circondata dalle tenebre (24/10);
Cap.2: E i cavalli sbandarono (14/11);
Cap.3: Non potrei dimenticare il tuo viso (28/11);
Cap.4: Da quei folli abbracci (12/12);
Cap.5: Al di sotto era scritto A.D. 1698 (9/01);
Cap.6: L’amore vuole avere sacrifici (23/01).


TUTTOCARMILLA – Primo ciclo: Et in Styria ego
Con Franco Pezzini

Dal 10 ottobre 2014 al 23 gennaio 2015, ore 19:00
Enoteca trattoria Ostu, via Cristoforo Colombo 63, Torino

Risorse Web:
Joseph Sheridan Le Fanu su Wikipedia
Scheda di Cercando Carmilla
TuttoDracula
Pagina Facebook della LUI
 

mercoledì 8 ottobre 2014

Joseph Sheridan Le Fanu, "Un Oscuro Scrutare"

Titolo: UN OSCURO SCRUTARE. IN A GLASS DARKLY (In a Glass Darkly)
Autore: JOSEPH SHERIDAN LE FANU
Anno: 1872
Edizione italiana: MIRAVIGLIA, 2011
Traduzione: LUCA MANINI, FABRIZIO FERRETTI
Copertina: MARZIA IANNUCCI
ISBN: 978-88-89993-15-6
Pagine: 464
Nel 2011, la Miraviglia Edizioni ha pubblicato Un oscuro scrutare, traduzione di In a Glass Darkly, la raccolta con cui nel 1872 Le Fanu propose per la prima volta in volume Carmilla. La pubblicazione è meritoria trattandosi della prima (e finora unica) edizione italiana integrale della raccolta (nonostante i racconti siano già comparsi singolarmente in varie antologie).
Tutti i racconti erano stati pubblicati precedentemente in rivista, ma raccogliendoli in volume Le Fanu li inserì nell’inedita cornice degli studi di Hesselius.

L’anonimo narratore e curatore è il segretario medico del defunto dottor Martin Hesselius, del quale sta riordinando i documenti per la pubblicazione. Tra i voluminosi appunti delle centinaia di casi trattati dal medico, il segretario ha scelto i cinque più significativi.

Tè verde (Green Tea): Durante un viaggio in Inghilterra, Hesselius conobbe il reverendo Jennings, gentile e riservato prelato di mezz’età, che gli confessò di essere ipocondriaco. Fu solo cinque settimane dopo che il reverendo raccontò a Hesselius la sua storia. Quattro anni prima, impegnato nella stesura di un libro sulla metafisica religiosa dei popoli antichi, per tenersi vigile durante il lavoro prese a consumare grosse quantità di tè verde. Una sera, rientrando a casa a tarda ora su un buio omnibus, scorse due riflessi rossastri e circolari. Avvicinandosi, scoprì che erano gli occhi di una scimmia completamente nera, ma priva di consistenza materiale e solo a lui visibile. Da allora, Jennings non riuscì più a liberarsi della scimmia, neanche durante la lettura dei testi sacri nelle funzioni. Secondo Hesselius, la persecuzione sovrannaturale fu dovuta proprio all’abuso del tè verde, che avrebbe facilitato il contatto con la realtà spirituale.
In questa storia l’autore ben rende il senso di impotenza e la disperazione prodotti dall’azione di uno «spirito infernale», una “peccaminosa” scimmia. Magistrale la chiusa medico-metafisica, in cui Hesselius dà una spiegazione convincente della malattia spirituale di Jennings, dovuta al deteriorarsi del “fluido” circolante tra cervello e nervi, e al conseguente aprirsi dell’«occhio interiore».



Il demone d’ogni giorno (The Familiar): Nel 1794, rientrato a Dublino, il Capitano della marina Sir James Barton s’innamorò della giovane e bella Miss Montague. Una sera, dopo una visita all’innamorata, il Capitano passò per una strada isolata e silenziosa, dove iniziò a sentire dei passi, come di qualcuno che lo seguisse. Si voltò, ma non vide anima viva. Riprese a camminare e i passi riprendevano dietro di lui, ma nessuno rispose alla sua voce. Nelle settimane seguenti, l’invisibile inseguitore lo tormentò più volte nelle sue passeggiate, arrivando a minacciarlo anche per lettera. Una volta si avvicinò al Capitano un uomo basso, con un cappello di pelliccia, che lo fissò con ostilità e aria di minaccia: Barton, che evidentemente lo riconobbe, ne rimase stravolto. Neanche l’intervento del Generale Montague, padre della fidanzata, riuscì a salvare Barton dalla vendetta di un uomo morto a causa delle sue azioni malvagie.
In questo racconto, rielaborazione del precedente The Watcher del 1851, è il senso di colpa a richiamare la meritata punizione (nonostante una ben costruita facciata di rispettabilità) e ad evocare l’intervento sovrannaturale. O meglio, probabilmente sovrannaturale: non a caso, Hesselius non si pronuncia.



Il Giudice Harbottle (Mr. Justice Harbottle): Un anziano creditore raccontò al corrispondente di Hesselius la storia di un fantasma che infestava una casa di Westminster: il «giudice impiccatore» Elijah Harbottle, che in vita ebbe fama di essere l’uomo più malvagio d’Inghilterra.
Nel 1746, Harbottle fu informato di una congiura giacobita contro i giudici e del pericolo che correva se avesse presieduto al processo al droghiere Lewis Pyneweck. Nessuno sapeva che Pyneweck era il marito separato di Flora Carwell, governante e amante di Harbottle. Il Giudice, quindi, non ebbe problemi a condannare l’uomo a morte. Qualche giorno dopo Harbottle fu informato del processo avviato contro di lui per aver falsificato le prove del caso e venne condotto in tribunale. In un viaggio surreale e spaventoso, il Giudice vide un suo defunto servitore, che aveva fatto arrestare per il presunto furto di un cucchiaio, e un enorme patibolo a tre bracci, con decine di impiccati, sopra il quale un boia sventolava una corda pronta per lui. In una tetra aula di tribunale, dove troneggiava il giudice capo Twofold, Harbottle fu accusato da Pyneweck e condannato a morte. Mentre due fabbri gli chiudevano attorno alla gamba un anello di ferro rovente, il Giudice si risvegliò nella sua casa in preda a un attacco di gotta. Ma sembra che il processo non fosse frutto della sua mente: il suo destino era segnato.
Insieme a Carmilla, Il Giudice Harbottle (anche questo rielaborazione di un precedente testo, ovvero An Account of Some Strange Disturbances in Aungier Street, del 1853) risulta il racconto più riuscito della raccolta. In un magistrale crescendo, Le Fanu vi tocca vette di puro orrore, in particolare nell’onirica, macabra visione della forca (la scena è ispirata a una nota incisione di Hogarth), del grottesco processo e delle torture sofferte da Harbottle. Il richiamo della realtà sensibile dell’attacco di gotta è un abile depistaggio per il lettore, che rimane sospeso nell’indecidibilità tra spiegazione razionale e aggressione spettrale. Quella dell’hanging judge è poi «un’efficace maschera», descritta con ironia pungente, che rimanda a storici oppressori e a un vero e proprio filone, inaugurato da Walter Scott e che vede Le Fanu tra i maggiori artefici (rimandiamo in proposito all’ampia trattazione di Franco Pezzini su Carmilla on line).



La stanza al Dragon Volant (The Room in the Dragon Volant): Nel 1815, nei giorni della caduta di Napoleone, dopo aver ereditato una piccola fortuna, il giovane inglese Richard Beckett si mise in viaggio per la Francia. Sulla trafficata via da Bruxelles a Parigi, il giovane prestò soccorso a una carrozza in difficoltà, invaghendosi della graziosa occupante nascosta da un velo nero. La sera, Beckett si fermò nella stessa locanda della dama, che riuscì a incontrare per pochi attimi, e strinse amicizia con il Marchese d’Harmonville. Questi gli rivelò che il nobile da lui soccorso era il Conte di St. Alyre, sposato a un’affascinante donna assai più giovane, che tormentava con la sua morbosa gelosia e della quale intendeva vendere i preziosi gioielli. Dopo aver salvato la Contessa e il marito dall’aggressione del colonnello Gaillarde, un ufficiale esaltato e un po’ matto, Beckett ebbe in dono una rosa bianca e una fugace parola d’amore.
Giunto a Parigi dopo un complicato viaggio, Beckett fu invitato dal Marchese a un sontuoso ballo in maschera a Versailles e condotto in una locanda fuori mano, Le Dragon Volant. Si diceva che il pittoresco e solitario edificio fosse infestato dagli spiriti e che vi fossero scomparse delle persone. Impegnato nel corteggiamento della Contessa, Beckett stava per diventare uno degli scomparsi, essendo stato preso di mira da un gruppo di truffatori senza scrupoli, e finendo, drogato e in catalessi, inchiodato in una cassa da morto.
In questo avventuroso (e non propriamente fantastico) romanzo breve lo stile si fa più brillante e scherzoso. Nella riuscita cornice di una Francia in rapido cambiamento, l’ingenuo sognatore Beckett affronta intrighi e misteri che si susseguono in una storia avvincente, nonostante la prevedibilità della trama. Comunque il capitolo finale della (quasi) sepoltura prematura del protagonista vale, da solo, la lettura (scena che riproporrà Dreyer nel suo Vampyr). Un orrore talmente grande da risultare inesprimibile l’esser sepolti vivi, come riconosce il protagonista: «Non proverò neanche a descrivere ciò che è impossibile descrivere, ossia le mille forme che assumeva l’orrore dei miei pensieri».



Carmilla (Carmilla): Vedi recensione del 27 ottobre 2013.

In a Glass Darkly mostra tutta la capacità narrativa ed evocativa di Le Fanu, impareggiabile maestro della ghost story in grado di trascinare il lettore d’oggi nel mondo vittoriano, per poi precipitarlo in realtà intangibili e spaventose. L’autore irlandese ambienta in maniera credibile le sue storie nella quotidianità ottocentesca, attualizzando il genere gotico; poi, con il comparire di uno specchio o di un infuocato tramonto, ecco fare irruzione il sovrannaturale, che risulta inspiegabile solo se non ricondotto a un reale mondo degli spiriti (una concezione esplicitamente swedenborghiana). D’altra parte, come riporta puntualmente Luca Manini nella prefazione, per la scelta del titolo In a Glass Darkly Le Fanu si rifaceva a un passo biblico, la prima lettera di san Paolo ai Corinzi: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa», in riferimento ai limiti della visione terrena, la quale non coglie che un’ombra della realtà. E attraverso le parole dei suoi personaggi e del «medico filosofo» Hesselius, primo detective dell’occulto della letteratura moderna, Le Fanu rivela l’esistenza di «un mondo spirituale, un sistema il cui operare ci è in genere pietosamente celato»: pietosamente perché si rivela per lo più «un sistema maligno, implacabile e onnipotente», di cui i protagonisti di questi racconti cadono vittime per certe peculiari abitudini e predisposizioni dell’animo. Personaggi che sono spesso animi solitari, ma che non si sottraggono alla società, di cui sono membri agiati e ben integrati, pur preferendo frequentare una ristretta cerchia di amici. Una buona società il cui perbenismo risulta spesso una facciata piena di crepe e, alla fine, fantasticamente smascherata.

Risorse Web:
Miraviglia Editore
Franco Pezzini, “Joseph Sheridan Le Fanu e le sorprese del tè verde”
Le Fanu su Carmilla on line
Le Fanu su Wikipedia
Le Fanu Studies
 

sabato 27 settembre 2014

Dampyr - N.165

Titolo: DAMPYR, N.165
Episodio: LA FINE DELLA CACCIA
Soggetto: CLAUDIO FALCO
Sceneggiatura: CLAUDIO FALCO
Disegni: GIULIANO PICCININNO
Colori: no
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
ISBN: no
Pagine: 96
Edizione: SERGIO BONELLI, 12-2013

Una telefonata anonima avverte il dampyr della presenza di un pericoloso Maestro della Notte, di nome Krigar il cui ritratto è affisso nel museo nazionale di Stoccolma. Il team di Vampire Hunters si reca in Scandinavia e, non appena visto il quadro, s’instaura un collegamento fra il Maestro e Harlan.
Mentre Tesla è di guardia, l’autore della telefonata si fa avanti e la vampira riesce a catturarlo, si tratta di un vampiro di nome Gunnarson, trasformato da Krigar durante la guerra dei Trent’anni dove entrambi militavano nell’esercito svedese. Gunnarson in questi 400 anni non ha fatto che alimentare il suo odio verso il proprio creatore e ha rintracciato Harlan affinché lo aiuti a eliminarlo.
Il Maestro, che riposa in una vecchia villa sul fiordo nel nord della Norvegia, ripristina il legame con Gunnarson costringendolo ad attaccare il dampyr ma, riacquistato un momento di lucidità, l’ex soldato riesce a mordere Harlan trasmettendogli il legame col maestro prima di soccombere al potere del sangue di dampyr.
Dopo qualche ricerca, i nostri eroi riescono a localizzare il rifugio di Krigar ma dovranno fare i conti anche col suo esercito di non-morti, nascosti in un sottomarino inabissato in attesa che il loro comandante li arruoli per un’altra battaglia.

Più volte abbiamo segnalato il connubio fra vampiri e guerra come soggetto dominante di questa testata bonelliana e, anche in questo caso, vi troviamo evidente conferma: Krigar è innanzitutto un valente condottiero e fa la sua comparsa proprio durante i grandi scontri bellici che hanno plasmato la storia del mondo, la relativa pace dopo la Seconda Guerra Mondiale lo ha costretto a ritirarsi in attesa di un nuovo conflitto in cui dar prova del suo valore militare.
La storia diFalco è ben articolata, i numerosi flash-back e cambi di ambientazione non ostacolano in alcun modo la lettura dell’albo.
Pregevoli i disegni di Piccininno che spiccano per la dinamicità delle scene e per un diligente uso delle onomatopee, bella e piuttosto fedele anche la riproduzione delle divise degli eserciti dai quali si evince la minuziosa opera di ricerca compiuta prima di realizzare le tavole.

Risorse Web:
Un'interessante intervista a Claudio Falco
Giuliano Piccininno su Wikipedia
Blog di Enea Riboldi
Sergio Bonelli Editore
Dampyr su Wikipedia
 

giovedì 25 settembre 2014

Dampyr - N.164

Titolo: DAMPYR, N.164
Episodio: LAMIAH VIVE
Soggetto: MAURIZIO COLOMBO
Sceneggiatura: MAURIZIO COLOMBO
Disegni: MAJO
Colori: no
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
ISBN: no
Pagine: 96
Edizione: SERGIO BONELLI, 11-2013

Questo numero di Dampyr segna alcuni grandi ritorni: Maurizio Colombo alla sceneggiatura, Majo ai disegni e Lamiah, la bellissima vampira che debuttò nel numero 9 della serie e che tutti speravano di rincontrare, prima o poi.

I notiziari televisivi mandano in onda una serie di disordini che stanno lacerando Berlino, gli abitanti del quartiere più povero della città si stanno ribellando a un’organizzazione che vuole trasformare il quartiere in una zona residenziale. Il loro leader, Hans Senzaterra, è una vecchia conoscenza dei nostri eroi, che approfitta dei media per lanciare un appello destinato proprio a loro.
Mentre sono in viaggio per Berlino, Harlan incontra in sogno Lamiah, la vampira che credeva di aver sconfitto, e sospetta di incontrarla presto. Infatti, durante una manifestazione dei senzatetto, Harlan e Lamiah si incontrano e la vampira lo invita a seguirlo nella sua nuova dimora; si tratta di un edificio ormai abbandonato nei cui sotterranei vivono ancora i sopravvissuti ad un esperimento nazista e la loro ormai scarsa progenie.
Gli ex nazisti e i magnati che vogliono trasformare il quartiere di Berlino sono le stesse persone, diventate una società chiamata “Tabula Rasa”, e si stanno muovendo per fermare nel sangue la ribellione. Harlan e Lamiah si troveranno a collaborare per ostacolare i loro piani e assicurare un futuro ai reietti di Berlino.

Maurizio Colombo ha ripreso la narrazione proprio dove l’aveva lasciata nel 2000 mantenendo uno stile cinematografico che ben si adatta alla vicenda.
I disegni diMajo assecondano appieno le scelte dello sceneggiatore compreso l’effetto tenue e sfumato dedicato ai flash back del periodo nazista.
I personaggi vengono presentati tenendo in considerazione gli aspetti umani della loro relazione, rendendoli così più vicini al lettore che si trova a sorridere davanti ai commenti di Harlan e dei suoi amici davanti alla TV, che sta trasmettendo un moderno film vampirico tutto miele e sentimenti, e a commuoversi davanti alle premure di Lamiah nei confronti della bambina che ha salvato dall’esplosione dell’edificio.

Risorse Web:
Maurizio Colombo su Wikipedia
Majo su Wikipedia
Blog di Enea Riboldi
Sergio Bonelli Editore
Dampyr su Wikipedia
 

venerdì 11 luglio 2014

Speciale Dampyr - N.9

Titolo: SPECIALE DAMPYR, N.9
Episodio: GLI STUDENTI DELLA SCUOLA NERA
Soggetto: MAURO BOSELLI
Sceneggiatura: MAURO BOSELLI
Disegni: PAOLO BACILLIERI
Colori: no
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
ISBN: no
Pagine: 176
Edizione: SERGIO BONELLI, 11-2013

Dopo un lunghissimo intervallo di tempo, vediamo Harlan Draka aggirarsi nuovamente nel magico territorio ghiacciato dell’Islanda, in compagnia della strega neo-pagana Gudrun che abbiamo conosciuto nei numeri 33 -34 della serie.

Negli ultimi tempi il sonno di Gudrun è turbato da incubi ricorrenti ambientati nel passato, la ragazza rivive la storia di una sua antenata accusata di stregoneria e miracolosamente sopravvissuta al rogo grazie a un misterioso pellegrino.
Contemporaneamente il vescovo di Reykjavik, dopo aver ricevuto un antico volume recante l’iscrizione “Svartà Skola” , scompare misteriosamente, la polizia locale brancola nel buio in quanto non v’è alcuna traccia che possa aiutare a trovare il religioso.
Gudrun, attraverso alcuni messaggi runici riesce a raggiungere il dampyr che arriva in Islanda sospettando che dietro al mistero della “Svartà Skola”, la scuola nera, ci sia lo zampino di un maestro della notte.
Dopo essersi rivolti alle autorità locali, incontrando solo silenzio e diffidenza, i due decidono di lasciarsi guidare dai sogni (nei quali Harlan incarna il guerriero Egil - una - mano) per raggiungere il luogo dove è nascosta la misteriosa scuola, ignari del fatto che il detective Sigurdur li sta pedinando.
Gudrun, Harlan e il malcapitato Sigurdur saranno presto catapultati all’ingresso della Scuola Nera e, una volta varcatane la soglia, saranno costretti a seguire le lezioni impartite dai demoni facenti parte del corpo docente. Dovranno affrontare numerosi ostacoli prima di trovare il vescovo e uscire sani e salvi da quell’inferno.

L’avventura diBoselli, come indicato nella prefazione, è ispirata alle leggende locali che l’hanno accompagnato durante i suoi viaggi in Islanda, è una delle migliori storie dampyriane mai scritte, gli elementi onirici e magico folklorici compenetrano nella vicenda giallistica (la scomparsa del vescovo) fino a diventare inscindibili, costringendo persino lo scettico Sigurdur ad accettare la natura demoniaca degli avversari. A rendere speciale quest’albo non contribuiscono solo il formato e l’eccellente sceneggiatura, le tavole di Bacilieri, caratterizzate da uno stile personale e particolarmente evocativo, ricordano le illustrazioni dei libri di fiabe e donano, al lettore più adulto, un pizzico di quell’infantile meraviglia e genuino terrore che la vita quotidiana spesso costringe ad accantonare.

Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Paolo Bacillieri su Wikipedia
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Paolo Bacilieri
Blog di Enea Riboldi
Dampyr su Wikipedia
Sergio Bonelli editore
 

mercoledì 2 luglio 2014

Dracula… non muore mai: intervista a Franco Pezzini

Abbiamo già in passato parlato della rassegna TuttoDracula, organizzata dalla LUI (Libera Università dell’Immaginario) e conclusasi lo scorso 21 marzo, dopo un ciclo di seminari durato circa un anno e mezzo. In occasione della chiusura dei lavori, abbiamo fatto quattro chiacchiere con il curatore di questa mastodontica rassegna, Franco Pezzini, approfittandone per fare il punto sullo stato della ricerca sul capolavoro stokeriano e sulla percezione della figura di Dracula nell’immaginario collettivo odierno.

Qui potete leggere il testo integrale dell’intervista: Dracula… non muore mai.

Di seguito qualche piccolo estratto:

«Dracula parla il linguaggio non soltanto storico, sociale e di costume, ma anche metatestuale e simbolico del proprio tempo. I riferimenti religiosi sotto traccia sono continui, e conferiscono a personaggi e situazioni una forza simbolica molto più provocatoria e inquietante di quanto possiamo cogliere a una lettura non critica; ma ci sono richiami anche alla letteratura classica, oppure – e frequentemente – al dibattito scientifico d’epoca.»

«In tempi non sospetti si notava che la storia cinematografica di Dracula – quella che impatta più direttamente sull’immaginario collettivo – ha conosciuto quattro grandi fasi: e a parte la prima (l’età delle origini, che trova nel Nosferatu di Murnau l’espressione più significativa), la seconda e la terza dominate rispettivamente dalle icone di Lugosi e di Lee hanno conosciuto ciascuna un’evoluzione trentennale. Con una dinamica ricorsiva: un decennio di ascesa, uno di apogeo e uno di contrazione […]. Con la quarta fase, quella del revival neogotico avviato negli anni Novanta, e dominato dal film di Coppola, sembra essere accaduto qualcosa di simile, salvo il fatto che l’apogeo coincide con il dilagare mediatico dei vampiri nell’età Twilight – al quale è seguita ovviamente la contrazione».

Risorse Web:
TuttoDracula
Libera Università dell’Immaginario
Pagina Facebook della LUI
 

mercoledì 23 aprile 2014

Vampire Hunter D - Vol.5

Titolo: VAMPIRE HUNTER D, Volume 5
Soggetto: HIDEYUKI KIKUCHI
Scenegg.: H.KIKUCHI, S.TAKAKI
Disegni: SAIKO TAKAKI
Colori: no
Copertina: SAIKO TAKAKI
Traduzione: GIORGIO BORRONI
Lettering: n.i.
ISBN: 978-88-6634-025-6
Pagine: 242
Ed. orig.: DIGITAL MANGA, 12-2010
Ed. italiana: J-POP, 06-2011
Il quinto numero del manga Vampire Hunter D è tratto dal romanzo Yumenarishi “D” («“D”, La materia dei sogni») di Hideyuki Kikuchi, del 1986.

D viene chiamato in sogno presso un’antica magione, dove una fanciulla sta ballando con un nobile. Si risveglia prima di scoprire altro, ma strada facendo si trova in un villaggio dove tutti sembrano conoscerlo. E, di fatti, gli abitanti lo hanno visto in un sogno indotto dalla giovane Sybille Schmitz. D raggiunge l’ospedale, dove il dottor Allen lo informa che la fanciulla è in coma da trent’anni: fu trovata nel bosco con due segni sul collo e da allora dimostra l’età di diciotto anni.
Indagando sul periodo in cui i nobili dimoravano nel villaggio, l’unico che desse loro ospitalità, D si imbatte nella giovane Nan, misteriosamente legata a Sybille da quando guarì da una grave malattia. Quindi conosce la vecchia signora Sheldon, la quale gli racconta che i nobili partirono quando lei era bambina, oltre un secolo prima, e nessuno sa dove andarono: solo uno di loro tornò trent’anni prima. Poi D viene attaccato da un contadino e dai suoi amici, contro i quali viene sostenuto dallo sceriffo Bogen. Continuando le ricerche, D scopre che lo sceriffo è da sempre innamorato di Sybille e realizza che nel villaggio regna una sorta di distorsione spazio-temporale: è un mondo creato dal sogno di Sybille, e per tornare libero dovrà affrontare segreti nemici ed esaudire la tremenda richiesta di Sybille.

Sebbene il racconto sia a tratti poco lineare e popolato di mostri improbabili, questo episodio risulta riuscito grazie al tratto di Saiko Takaki, ormai pienamente maturo e consapevole. I disegni dell’artista sono eleganti, tutti tesi ad esaltare le espressioni dei volti e degli occhi: la bella Nan esprime la sua vitalità e la sua voglia d’amore con occhioni sognanti; lo sguardo dello sceriffo è deciso e glaciale; gli occhi di D sono infossati, malinconici e comunicano con efficacia tutta la sofferenza della sua condizione.

Risorse Web:
Sito ufficiale
J-Pop