domenica 29 novembre 2020

Dampyr - N.248

Testata: DAMPYR, N.248
Episodio: IL LICANTROPO DI MATERA
Testi: GIORGIO GIUSFREDI
Disegni: ALESSIO FORTUNATO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 11-2020

È in edicola dai primi di novembre il nuovo numero di Dampyr.

Matera. La giovane e avvenente Giulia cerca di vincere la diffidenza di Mosè e di fare amicizia con lui. La timidezza di Mosè è dovuta alla sua malattia, la sindrome di Ambras, a causa della quale l’uomo ha il corpo completamente ricoperto di peli. A contrastare questa amicizia ci sono alcuni violenti giovani del posto e lo stesso padre di Giulia.
Nonostante le difficoltà, Giulia e Mosè continuano a vedersi, e la ragazza apprende la storia dell’amico. Mosè nacque quasi cent’anni prima, e fu abbandonato dal padre in una cesta su un fiume, presso Matera. Fu raccolto dalla famiglia di circensi di Giocondino, il quale lo adottò come un figlio. Mosè girò il Paese con “Giocondino e il suo teatro di fenomeni”, fin quando nel 1943, durante la guerra, la famiglia venne sterminata da una pattuglia di nazisti. Mosè venne salvato dal Maestro della Notte Vrana, che trasformò lui e Giocondino in non-morti.
Il violinista Stuart Morrison si trova nella zona per un concerto con il gruppo folk Liannabh Shee. Stuart fa un sogno in cui vede il padre, il Re degli elfi, e il defunto maestro Duncan McGillivray, che si trasforma in un lupo. Il musicista, preoccupato che il sogno sia legato a un delitto avvenuto nella cittadina e che la stampa ha attribuito a un “lupumanare”, chiede l’aiuto di Harlan. Il dampyr, con Kurjak e Tesla, raggiunge Stuart a Matera e si trova coinvolto in una lotta tra le due fazioni dei licantropi e dei non-morti di Vrana.

Giusfredi ci narra una storia fosca, in cui si intrecciano il tema della diversità, aggravata dall’ignoranza e dalla cattiveria di chi non capisce, con quello della follia della violenza dei soldati in guerra. Queste condizioni dei personaggi si traducono in una natura sovrannaturale, il cui sfondo è una Lucania spettrale e notturna, con tanto di città fantasma.
Pregevolissimi i disegni di Fortunato, carichi di atmosfera, dalle nere tinte assai funzionali alla storia. Non da meno sono i personaggi, su tutti il tenerissimo freak Mosè, dall’espressione dolce e rassegnata, e anche gli spaventosi lupi mannari. Ma la magia che riesce a creare l’artista sta soprattutto negli scorci paesani, con i vicoli, le stradine addormentate, le scalinate, i paesaggi lucani precisi e suggestivi, nei quali il lettore ha l’impressione davvero di camminare sotto la luce dei fiochi lampioni di ghisa.





Risorse Web:
Marco Brinzi legge Dampyr!
Pagina Facebook di Giorgio Giusfredi
Blog di Alessio Fortunato
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr

sabato 17 ottobre 2020

Dampyr - N.247

Testata: DAMPYR, N.247
Episodio: IL SEGRETO DI ROBERT HOWARD
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: NICOLA GENZIANELLA
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 10-2020

È stato pubblicato da qualche giorno l’episodio di ottobre di Dampyr, seguito de I sussurri nel buio.

Dopo aver ricuperato i diari inediti di Novalyne Price e aver fatto prigioniero Wilbur Royce, che era sul punto di uccidere l’anziana e indifesa proprietaria dei quaderni, Harlan, Kurjak e Anyel proseguono nella lettura delle memorie della più intima amica di Robert Howard. Integrandole con la testimonianza estorta a Royce, riescono così a ricostruire la vicenda dello scrittore texano.
Novalyne ebbe una relazione travagliata con Howard, che per quanto gentile e apparentemente innamorato, era sempre sfuggente e preoccupato per la madre. Un giorno, mentre Howard accompagnava Novalyne a casa, i due videro nei campi delle mostruose figure antropomorfe, gli alieni mi-go. In seguito Howard si imbatté ancora nei mostruosi alieni e vide la loro astronave, e decise di allontanare Novalyne perché non rischiasse la sua vita per stare con lui.
In quegli anni il bisnonno di Royce, Fred, iniziò a lavorare per i mi-go, i quali erano nelle Texas Hills per estrarre i minerali di cui era ricca la zona. Organizzarono le loro attività con l’aiuto di Fred, che assoldò altri alleati umani e catturò degli scienziati, i cui cervelli vennero spediti sul pianeta Yuggoth. Fred Royce propose di unirsi ai mi-go anche a Robert Howard, dietro l’offerta di poter visitare altri mondi, ricevendo per risposta una solenne bastonatura. Howard fu quindi avvicinato dallo stesso capo dei mi-go, il Viandante Nero, ovvero Nyarlathotep.
I nostri hanno a questo punto informazioni sufficienti per individuare il nascondiglio degli ostili alieni, con cui si scontreranno nei cunicoli di una miniera d’argento abbandonata, legata alla storia della famiglia Royce.

Questo episodio sviluppa, più che una storia di alieni, la vicenda di una famiglia di traditori della specie umana, i cinici Royce, dei quali ha fatto però eccezione il padre di Wilbur. E ancor più centrale è la sofferta storia di Novalyne Price e Robert Howard, il quale deve affrontare la sua lotta da solo come un cow-boy solitario, rinunciando all’amore per proteggere la madre e l’amata. Questa avvincente storia scritta da Boselli, in definitiva, ci restituisce un Howard coraggioso come i suoi eroi.
Ricchi di atmosfera i disegni di Genzianella, di cui segnaliamo una bella splash page (p. 51) che sintetizza graficamente i fantastici mondi creati da Howard. Notevole la cura che l’artista dedica alla realizzazione di paesaggi e ambienti, in particolare ombrosi campi di grano e soleggiate colline texane, e ancora le curiose astronavi e gli stessi spigolosi mi-go.



Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Nicola Genzianella su Wikipedia
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr

sabato 12 settembre 2020

Dampyr - N.246

Testata: DAMPYR, N.246
Episodio: I SUSSURRI NEL BUIO
Testi: MAURO BOSELLI
Disegni: NICOLA GENZIANELLA
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: LUCA CORDA
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 09-2020

È in edicola il numero di settembre di Dampyr, intitolato I sussurri nel buio, prima parte di una storia doppia di Boselli e Genzianella.

Harlan e Kurjak sono con l’amesha Anyel a Cross Plains, nel Texas, la città dove visse lo scrittore Robert Howard. Indagando sulla vita del grande autore fantasy, i nostri sperano di rintracciare i temibili “mi-go”, nome tibetano dello yeti. I mi-go erano sotto la protezione e il controllo di Nyarlathotep, e, ora che quest’ultimo è fuori dai giochi, Anyel teme possano costituire un grosso pericolo. In effetti l’amesha ha già interrogato Draka, secondo il quale potrebbe trattarsi di esseri di altri mondi, finiti negli antichi cunicoli che si snodano sotto la sua dimora himalayana.
Harlan ricorda che Lovecraft creava molti racconti basandosi su visioni di altri mondi, e nel racconto Colui che sussurrava nel buio descriveva degli extraterrestri che forse erano proprio i mi-go. Fingendosi uno psicologo, al tempo Anyel interrogò, sotto ipnosi, il Solitario di Providence. Venne così a sapere di una vicenda accaduta al nonno dello scrittore, Whipple Van Buren Phillips, che si recò nel New Hampshire per delle ricerche nel settore minerario. Sorpreso da un acquazzone e abbandonato dalla sua guida, Phillips incrociò la strada dei “sussurratori” nel villaggio di Thornton Grove, rischiando che il suo spirito venisse imprigionato in un cilindro da fonografo per essere trasportato sul pianeta Yuggoth.
Harlan e soci realizzano che per completare la ricostruzione della storia hanno da recuperare i diari di Novalyne Price, la fidanzata di Robert Howard. Anyel è a conoscenza del fatto che Novalyne, morta novantenne, inviò i suoi diari a qualcuno nella cittadina, ma ritrovarli risulta tutt’altro che semplice, anche perché i mi-go sono sulle loro tracce.

Coinvolgente e articolata come tutte le storie scritte da Boselli, I sussurri nel buio ricrea sulla pagina disegnata l’affascinante mondo degli scrittori dei pulp magazine, nel Dampyr universe in realtà dei visionari che negli anni Trenta hanno intuito e descritto realtà di altri mondi. La vicenda si snoda poi su altre due linee temporali, quella presente e una che va indietro fino ai tempi del nonno di HPL, forse il passaggio più avvincente dell’episodio, in cui gli autori riescono a evocare un forte senso di minaccia e pericolo.
I disegni di Genzianella risultano particolarmente adatti a creare l’atmosfera decadente e polverosa degli ambienti lovecraftiani, nel senso sia biografico che letterario, con grande efficacia e perizia nella realizzazione delle claustrofobiche scene in nero e delle inquadrature “grandangolari”, che danno alle vignette un effetto da incubo a occhi aperti.



Risorse Web:
Il Barbaro e il Dampyr! - Gallery di studi e matite dal numero 246
Mauro Boselli su Wikipedia
Nicola Genzianella su Wikipedia
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr

lunedì 31 agosto 2020

Bram Stoker, “Dracula ovvero: il Non-Morto”

Titolo: DRACULA OVVERO: IL NON-MORTO (Dracula: or, the Un-Dead)
Autore: BRAM STOKER
Anno: 1897
Edizione italiana: ALTA TENSIONE, 2020
Traduzione e cura: FABIO GIOVANNINI
Copertina: Poster francese per il film Dracula (1931)
Pagine: 336

Per chi segue il nostro blog, Fabio Giovannini non ha certo bisogno di presentazioni, essendo tra le massime autorità mondiali nell’ambito della Vampirologia e del Fantastico. Negli ultimi tempi, il vampirologo genovese ha prodotto diversi volumi di notevole interesse (e anche un bellissimo blog!). L’ultimo, in ordine di tempo, uscito nello scorso luglio, propone un’opera assai preziosa, ovvero il primo testo teatrale di Dracula: opera preziosa per il contenuto, e preziosa perché stampata in edizione limitata a 100 copie numerate (ancora pochi i volumi disponibili su questa pagina web). Si tratta in effetti della prima traduzione italiana del dramma stokeriano, introdotta da un’erudita e puntuale prefazione, un vero e proprio saggio, e arricchita da un nutrito corredo di rare illustrazioni d’epoca, in bianco e nero e a colori.
Il testo fu redatto e portato in scena da Bram Stoker per acquisire i diritti di rappresentazione della propria storia. Del dramma, in un prologo e cinque atti, venne data lettura otto giorni prima della pubblicazione del romanzo. Fu questa, quindi, la prima “uscita” ufficiale del celeberrimo Conte vampiro. Apprendiamo dall’introduzione che questa prima comparsa pubblica del Dracula stokeriano avvenne, infatti, tra la mattina e il pomeriggio del 18 maggio 1897, quando Dracula: or, the Un-Dead venne letto al Lyceum Theatre di Londra, il teatro di cui Stoker era manager, alle dipendenze di Henry Irving, forse il più grande attore del tempo nonché gestore del teatro. Era una delle cosiddette “copyright performance”, cioè letture realizzate sul palcoscenico per tutelare gli autori dei romanzi da adattamenti teatrali non autorizzati.
Curiosamente, il titolo dell’opera è diverso da quello che sarebbe stato poi scelto per il romanzo, a testimoniare l’indecisione dell’autore a pochi giorni dall’uscita. Stoker, comunque, andò oltre una semplice riproposizione del romanzo, organizzando il testo per una vera trasposizione teatrale.

Un paragrafo tra i più coinvolgenti del saggio è quello intitolato Come immaginare la rappresentazione del 1897, in cui Giovannini cerca di ricostruire l’evento, descrivendone il ristretto pubblico: Henry Irving, forse la grande attrice Ellen Terry, amici di Stoker, membri dello staff, donne delle pulizie «appoggiate alle loro scope», passanti e pochi spettatori abituali. Il commento di Irving alla rappresentazione sembra fosse un ambiguo «Dreadful!» («Terribile!»), non si sa se uno sberleffo o una lode alla capacità dell’autore di suscitare brividi. Di sicuro Stoker pensò a lui nel ruolo di Dracula, o forse di Van Helsing, ma il grande interprete non accolse mai la richiesta del suo dipendente.
In contrasto con le dicerie riportate da alcuni autori che definiscono questo dramma un tedioso polpettone realizzato per pura formalità legale, dal resoconto fornito da Giovannini emerge che la rappresentazione organizzata da Stoker fosse più che dignitosa, potendo vantare vari attori professionisti e con tutta probabilità anche degli interventi musicali. Lo spettacolo sarebbe stato seguito, quella sera, dalla commedia storica Madame Sans-Gêne, di cui sicuramente Dracula sfruttò le scenografie e alla quale parteciparono molti attori che erano stati impegnati nella lettura stokeriana.
Il primo attore a interpretare Dracula, per la prima volta nella storia, fu Thomas Arthur Jones. Tra gli altri interpreti c’erano Tom Reynolds, Kenneth Rivington, Edith Craig e molti altri, di cui il curatore fornisce molte notizie biografiche.
Il Lyceum, dove si tenne la rappresentazione, fu il “teatro di vampiri per eccellenza” (rimandiamo al volume per scoprirne i motivi). Diciamo qui solo che dopo la morte di Stoker, il teatro avrebbe ospitato nel 1939 una ben più nota rappresentazione di Dracula, firmata da Hamilton Deane: un omaggio postumo a Bram Stoker, colonna portante della famosa sala teatrale londinese, ma soprattutto autore della più alta vetta della letteratura vampiresca.

Raccontare ai nostri lettori la trama di Dracula sembra piuttosto superfluo. Ci limitiamo quindi a indicare schematicamente la suddivisione del testo teatrale, organizzato in 47 scene, che ricalca chiaramente la storia del romanzo.
Il prologo si svolge in Transilvania, e descrive l’arrivo di Jonathan Harker al castello del conte Dracula e la sua prigionia. Il primo atto è ambientato a Hillingham, dove Lucy riceve le tre proposte di matrimonio, nello studio del dottor Seward, che sta seguendo il cuorioso caso dello zoofago Renfield, e nel camposanto di Whitby, dove Lucy incontra per la prima volta Dracula durante una crisi di sonnambulismo. Il secondo atto si svolge a Hillingham, dove Mina racconta della malattia di Jonathan e del loro matrimonio, mentre Lucy mostra i segni del vampirismo. Il terzo atto si svolge tra il Berkeley Hotel, dove risiede Van Helsing, e la tomba di Lucy. Il quarto atto narra delle ricerche di Harker, Mina, Van Helsing, Seward, Morris e Holmwood, sulle tracce di Dracula tra Londra e Carfax. Il quinto e ultimo atto è incentrato sull’inseguimento di Dracula fino alla Transilvania e sulla resa dei conti finale.
La lettura di Dracula ovvero: il Non-Morto risulta assai interessante, perché ci dà indicazione di quali passaggi ed elementi fossero cruciali per l’autore, che dovette espungere quelli secondari. Stoker, tra l’altro, ebbe da riscrivere in buona parte la storia per strutturare la vicenda in modo che coinvolgesse direttamente i protagonisti, a differenza del romanzo, che è in forma epistolare e diaristica. Ne deriva un ritmo più veloce rispetto al romanzo, con scene spesso raccontate dai personaggi. In definitiva si sperimenta qui una diversa lettura del Dracula, che getta maggior luce sulla vicenda narrata dal romanzo e sul senso che l’autore intendeva conferire al suo racconto, oltre a catapultarci, coadiuvati dal paratesto, nel mondo di Stoker e nella genesi del suo immortale capolavoro.



Risorse Web:
Blog Vampyrismus
Scheda di Dracula ovvero: il Non-Morto
Anteprima di Dracula ovvero: il Non-Morto
Pagina Facebook Dracula il vampiro - Il libro
Fabio Giovannini su Wikipedia
 

domenica 9 agosto 2020

Dampyr - N.245

Testata: DAMPYR, N.245
Episodio: SANGUE SULLA SIRIA
Testi: CLAUDIO FALCO
Disegni: ANDREA DEL CAMPO
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
Pagine: 96
Edizione: BONELLI, 08-2020

È da qualche giorno in edicola il nuovo numero di Dampyr, intitolato Sangue sulla Siria.

Il partigiano Dal, della milizia curda siriana [conosciuto nei numeri 123-124], si reca al Teatro dei Passi Perduti per informare Harlan della possibile presenza in Siria di un gruppo di vampiri. La figlioccia Sirwa, alla guida di un commando di donne, ha intercettato e distrutto delle autocisterne che trasportavano del petrolio di contrabbando in Turchia. Sirwa ha saputo da uno dei prigionieri che il petrolio viene dai pozzi di Marqadah, nel mezzo della zona di guerra. Ad estrarlo sarebbero gli uomini di alcuni pericolosi stranieri che si vedono solo di giorno, secondo Dal dei vampiri.
Harlan e soci continuano le ricerche a Tunisi, con l’aiuto dell’amico T-Rex. Studiando un rapporto dell’MI6 sull’esecuzione di una giornalista inglese a La Valletta, T-Rex ha individuato il misterioso personaggio dietro alla multinazionale petrolifera Southcorp, il quale in quarant’anni di foto mostra di non essere invecchiato di un giorno: si tratta del Maestro della Notte Ningirsu.
I nostri riescono a prendere possesso di una petroliera di Ningirsu. Bevendo il sangue di uno dei suoi non-morti, Harlan ha una visione del Maestro, dietro il quale si staglia minacciosamente l’ombra di Nergal.
Rintracciato il prestanome Günsur, Harlan e soci scoprono che Ningirsu ha il suo covo ad Aleppo, che raggiungeranno con l’aiuto di Arno del Medical Team per lo scontro finale.

Sangue sulla Siria sviluppa una storia d’azione che si svolge in varie location mediterranee. Falco ci regala qualche virtuosismo di sceneggiatura, come le scene in cui l’azione irrompe sui dialoghi, che passano in didascalia. Toccante il passaggio in cui Kurjak ricorda gli orrori della guerra, mentre osserva i palazzi sventrati dalle bombe, a pagina 70, per essere subito richiamato alla realtà e alla missione da Harlan, che pragmaticamente chiude la discussione dicendo: «Non possiamo farci nulla. Il nostro lavoro è un altro».
Densi e precisi i disegni di Del Campo, che dà il meglio nel ritrarre le varie architetture mediterranee, sempre ben documentate, tra scorci di città antiche e monumenti: Malta, Tunisi, Aleppo, e su tutte una bellissima tavola a tre vignette che raffigura la città di Damasco, a pagina 23. Non mancano scene dinamiche e dal taglio horror, come le vignette a tutta tavola di pagina 39 e 81, vere e proprie illustrazioni.






Risorse Web:
Pagina Facebook di Claudio Falco
Pagina Facebook di Andrea Del Campo
Sergio Bonelli Editore
Pagina Facebook di Dampyr

giovedì 30 luglio 2020

Cristiana Astori, “Tutto Quel Buio”

Titolo: TUTTO QUEL BUIO
Autore: CRISTIANA ASTORI
Anno: 2018
Copertina: CORINNA GUERCINI
Edizione: ELLIOT - LIT EDIZIONI
ISBN: 9788869935084
Pagine: 258
Risale a circa un paio di anni fa la pubblicazione del quarto (e per ora ultimo) volume della saga di Susanna Marino, cacciatrice di film perduti ideata dalla scrittrice astigiana Cristiana Astori, già autrice di racconti vampireschi, come Tu mi fai sangue. In quest’ultimo libro, la Marino affronta la ricerca di una pellicola vampiresca ed ha a che fare con personaggi dalla natura ambigua (forse, appunto, dei vampiri). Ma già nei capitoli precedenti, l’ex studentessa dichiarava la sua passione per il genere vampiresco, tanto da chiamare la sua gattina Carmilla, e le capita di citare Stoker e film come London After Midnight, Nosferatu, L’ultimo uomo sulla terra.
Ripercorriamo velocemente la saga, costituita da quattro romanzi e un racconto, tutti editi nella collana “Il Giallo Mondadori”, a eccezione dell’ultimo volume, pubblicato da Elliot.
Tutto quel nero (2011) è il primo, bellissimo, romanzo del ciclo. Susanna è incaricata di trovare il documentario perduto Un día en Lisboa di Alfonso Nieva, in cui compariva l’attrice Soledad Miranda, musa del regista Jess Franco. Già la presenza della Miranda nel romanzo, alter ego di Susanna, costituisce un motivo di interesse per gli appassionati di vampiri. Ma a questa si aggiungono vari passaggi che descrivono momenti della produzione dei più noti film vampireschi di Franco: Il conte Dracula, che con la Miranda/Lucy vedeva protagonisti Christopher Lee e Klaus Kinski, Un caldo corpo di femmina con Lina Romay, e, soprattutto, il cult Vampyros Lesbos, di cui Susanna è chiamata a reinterpretare la sequenza del sensuale ballo di Soledad.


In Tutto quel rosso (2012) Susanna cerca la versione inedita di Profondo rosso di Dario Argento. In Tutto quel blu (2014) la caccia è alla videocassetta pirata del film L’autuomo di Marco Masi. Nel racconto Tutto quel pulp (nell’antologia “Delitti in giallo”, 2015), la nostra eroina si trova invischiata nell’omicidio di Vincent Cosentino, regista di film come Kill Bob e Pulp Stories. Veniamo quindi alla trama dell’ultimo libro, intitolato Tutto quel buio.

Susanna Marino è una giovane laureata che, priva di occupazione stabile, talvolta si occupa di reperire film introvabili. In una fredda sera di febbraio assiste alla sonorizzazione del Nosferatu di Murnau ad opera dell’ensemble ungherese Bela Lugosi’s Quartet, che la colpisce in particolare con il brano Max Schreck Symphony.
Quella stessa notte Susanna riceve la telefonata di uno sconosciuto, che le offre un lavoro e le dà appuntamento per la notte seguente al cimitero. Il committente è il professor Cristoforo Altavilla, appassionato di film di vampiri, che ha saputo del suo talento di cacciatrice di pellicole. Nella sua biblioteca Susanna nota i preziosi libri di Ranft, Penrose, Manfredi, Pezzini. Dietro un compenso di ventimila euro, Altavilla le chiede di trovarargli una copia di un film perduto e introvabile, Drakula halála, che fu diretto nel 1921 dall’ungherese Károly Lajthay e che sarebbe il primo film della storia a essersi ispirato a Dracula, un anno prima di Nosferatu.
Pressata dalle necessità economiche, la Marino accetta il lavoro e prende il treno per Budapest. Per parte del viaggio condivide la cabina con i Bela Lugosi’s Quartet, tra i quali si fanno notare l’affascinante violinista Sándor e l’aggressiva arpista Magda. Giunta a destinazione, Susanna si sistema nell’economico Kempinski Excelsior Hotel nel quartiere di Erzsébetváros, dove viene accolta dal proprietario, Péter Moran.


Intanto a Budapest la caccia alla pellicola ha già fatto la prima vittima: il cacciatore Albert Farina, assoldato da un concorrente di Altavilla, è stato ucciso, e Susanna è sulla lista dei sospettati.
La cacciatrice trova la prima traccia da seguire quando scopre dell’esistenza di una nipote di Lajthay. Franziska Novák si dimostra scontrosa e sospettosa, e solo l’intervento di Sándor riesce a strapparle la promessa di cercare i diari dello zio.
In seguito a questo ritrovamento, Susanna scoprirà la storia di Margit Lux, protagonista femminile del Drakula halála, verrà conquistata dal fascino di Sándor, e sarà coinvolta in una serie di crimini, di guai e di rocambolesche fughe sui tetti gelati di Budapest. Per sua fortuna giungerà in città anche il suo amico (e forse concorrente) Steve Salvatori, perché chi le si era mostrato amico rivelerà ben altre intenzioni. La famigerata pellicola verrà fuori in una vecchia e cadente casa di Erzsébetváros: chi riuscirà a metterci le mani sopra per primo?


Tra i maggiori punti di forza del romanzo ci sono i personaggi costruiti dall’autrice. Su tutti, la protagonista Susanna, che con le sue fragilità e le sue piccole manie non può che destare la simpatia del lettore: ha un pigiama nero con gli scheletri di Tim Burton, la suoneria della colonna sonora di 1997: Fuga da NewYork, e guarda «troppi film»; tormentata dal “fantasma” del suo ex, di cui spesso rivive la morte e di cui si sente responsabile, è cronicamente distratta e talvolta subisce attacchi di narcolessia. I comprimari pure sono ben costruiti: Sándor con il suo italiano sgangherato e l’alone di mistero che lo circonda; la gelosa e inquietante Magda, con i suoi capelli platinati e le pulsioni nascoste; l’egoista Altavilla, che manda Susanna allo sbaraglio, rivelandosi un narcisista ed esaltato fanatico; l’immancabile Steve, che nasconde dietro il suo cinismo un profondo affetto per Susanna.
Nei romanzi del ciclo, anche i mostri hanno un certo rilievo e rivelano l’appartenenza a due tipi. I primi, impalpabili e quindi fantastici, non si sa bene se provengano da una dimensione immateriale o dalla mente dei protagonisti, mostrandosi come fantasmi evocati dalle proiezioni di film maledetti oppure sfuggenti vampiri che procurano alle loro vittime vampirizzate/sedotte una sete inestinguibile; in ogni caso, sono facili da scacciare: basta ritirare loro l’invito o ridestarsi. Ben più spaventosi sono i cinici squali che sguazzano nel mondo dei cacciatori di pellicole, persone senza scrupoli che lascerebbero uccidere un compagno pur di mettere le mani su un film introvabile.
Altro fattore di pregio è la scrittura della Astori, che sa catapultare il lettore negli ambienti in cui si svolge la vicenda: strade buie che riflettono le luci della notte, pub dall’atmosfera post-horror pieni di clienti che parlano bisbigliando, case fatiscenti in cui si levano figure scheletriche.
In definintiva, Tutto quel buio si rivela tra i migliori capitoli della saga: romanzo solido, ben ritmato, scandito da sapienti colpi di scena che mettono la protagonista nelle situazioni più difficili e avvincenti.

Risorse Web:
Cristiana Astori su Wikipedia
Intervista di MilanoNera.com
Elliot Edizioni
 

sabato 25 luglio 2020

Drakula halála

Titolo: DRAKULA HALÁLA
Regia: KÁROLY LAJTHAY
Soggetto e scen.: KÁROLY LAJTHAY, MIHÁLY KERTÉSZ
Interpreti: PAUL ASKONAS (Drakula), DEZSÖ KERTÉSZ (George), MARGIT LUX (Mary)
Durata, Col., Orig.: 65’, B/N muto, UNGHERIA-AUSTRIA
Produz.: LAPA FILM STUDIO, CORVIN FILM
Anno: 1921

Nei saggi su cinema horror e vampiresco pubblicati prima degli anni Novanta, il film accreditato come prima trasposizione cinematografica del romanzo Dracula di Bram Stoker era Nosferatu. Sul finire del secolo scorso si è diffusa, però, la notizia di un paio di pellicole che avrebbero preceduto il capolavoro di Murnau, ma solo di una di queste si hanno notizie certe: è il Dracula halála del regista ungherese Károly Lajthay, girato nel 1920-21. La pellicola è al centro dell’ultimo romanzo di Cristiana Astori, di cui tratteremo prossimamente.
Lo studio che ha divulgato la gran parte delle notizie di cui si dispone sul film, è il saggio intitolato “Drakula halála (1921): The Cinema’s First Dracula”, scritto da Gary D. Rhodes della Queen’s University di Belfast. L’articolo, pubblicato in origine sul primo numero di “Horror Studies” nel 2010 (pp. 25-47), è disponibile gratuitamente in versione digitale.
In effetti, come spiega Rhodes, Drakula halála non è propriamente una trasposizione di Dracula, ma piuttosto una libera interpretazione che riprende le idee fondamentali del romanzo. Non sono sopravvissute copie del film e le poche notizie reperite dallo studioso provengono da un rarissimo romanzo ungherese tratto dal film, uscito nel 1924 e ritrovato recentemente. Il saggio di Rhodes ne presenta la prima traduzione in inglese.
Secondo Troy Howarth, tra gli autori del volume Tome of Terror (Midnight Marquee Press, 2016), esisterebbe invece ancora una copia in un archivio ungherese (cfr. IMDB e Wikipedia).

Károly Lajthay (1885-1945) negli anni 1910 fu importante cineasta in Ungheria. Occasionalmente lavorò da sceneggiatore e produttore, ma fu soprattutto regista e attore; lavorò al fianco di Bela Lugosi e collaborò spesso con il regista e sceneggiatore Mihály Kertész, il quale, con lo pseudonimo di Michael Curtiz, avrebbe conquistato in seguito fama planetaria con il film Casablanca (1943).

La sceneggiatura fu redatta da Lajthay e Kertész. Per il cast furono scelti Paul Askonas (nel ruolo di Drakula), membro del Deutsches Volkstheatre di Vienna, Dezsö Kertész (nel ruolo di George), fratello di Mihály, e Margit Lux, che interpretava l’eroina Mary Land e aveva già lavorato in alcuni film diretti da Kertész. Qualcuno ha ipotizzato che il ruolo di Mary fosse conteso da un’altra interprete, perché una rivista dell’epoca annunciava per questa parte la pressoché sconosciuta Lene Myl (ma è molto probabile si trattasse di un errore dei redattori). In ogni caso, la Myl ricoprì un ruolo minore nella pellicola, forse un’infermiera o una delle mogli di Dracula. Nel cast, tra le altre possibili mogli del conte, c’erano anche Anna Marie Hegener, Sonja Magda e Paula Kende. Altri interpreti erano Lajos Réthey (“Finto chirurgo”), Karl Götz (“Uomo buffo”), Elemér Thury e Aladár Ihász.
Gli esterni furono girati nei dintorni di Vienna nel dicembre 1920. Dal 2 gennaio 1921 le riprese continuarono nei Corvin Studio di Budapest. Altri esterni furono girati in seguito a Wachau Valley, presso Vienna.

La prima si tenne a Vienna nel febbraio 1921, ma non si hanno notizie di proiezioni a Budapest fino al 14 aprile 1923, con repliche nelle settimane successive. Il sito ungherese Hitchcock.hu dà notizia di alcune proiezioni a Esztergom, in Ungheria, il 21, 22 e 23 marzo 1923; IMDB.com indica anche la Germania tra i paesi in cui, nel marzo 1922, sarebbe uscito il film.
Da allora il film scomparve nel nulla, insieme a tutte le copie esistenti. Negli ultimi anni sono state ritrovate in Ungheria quattro fotografie pubblicitarie del film, tra cui un ritratto di Lene Myl e uno di Askonas nella parte di Drakula, vestito di nero e con gli occhi luccicanti.

Le altre due immagini ritrovate sono delle foto di scena, testimoni dell’influenza dell’Espressionismo sull’opera di Lajthay. Nella prima ci sono Drakula, Mary Land e le spose, forse in una scena delle nozze; la seconda ritrae Drakula e una spaventata Mary presso una porta aperta, da cui si scorge uno stilizzato e plumbeo panorama.

Del film sopravvive anche una riduzione in romanzo, dal titolo omonimo, probabilmente scritta da Lajos Pánczél e pubblicata a Temesvár nel 1924. La traduzione in inglese è di Gary D. Rhodes e Péter Litván. Proponiamo qui un riassunto della trama, plausibilmente fedele a quella del film.

La morte di Drakula di Lajos Pánczél
La giovane Mary Land vive sola in una piccola casa di un villaggio montano. Si dà molto da fare con il suo lavoro di sartoria per mantenere il padre, ricoverato in manicomio. Unico conforto di Mary è il fidanzato, il tagliaboschi George Marlup, che vive nel villaggio vicino. La sera di Natale Mary viene informata da una lettera dell’aggravarsi delle condizioni del padre e viene accompagnata da George nella triste struttura.
Il dottor Tillner conduce la ragazza nel giardino e le presenta alcuni ospiti. Mary è colpita in particolare da un uomo alto e magro, avvolto in un mantello, che la fissa minaccioso: è un ex insegnante di musica di Mary, che però sostiene di essere Drakula l’immortale.
Più tardi, scampata a due pazzi che pretendevano di operarla, Mary viene condotta al capezzale del padre, che abbraccia un’ultima volta e vede spirare.
Sconvolta, Mary si addormenta su un divano, ma viene rapita da Drakula e condotta in un castello. Il rapitore dichiara la sua intenzione di farne una delle sue spose con il «bacio immortale». La sera successiva, Mary viene vestita con il suo abito da sposa e condotta al grande salone per la festa delle nozze. Un’infernale marcia nuziale accompagna la danza lasciva di alcune ballerine, mentre gli sposi sono investiti da una pioggia di fiori e un odore di morte. Chinandosi a baciare Mary, Drakula viene, però, respinto dal crocifisso di lei. Drakula e gli spiriti infernali scompaiono, e Mary riesce a fuggire dal castello. A quel punto si risveglia nel manicomio: sembra sia stato tutto un orribile, ma fin troppo realistico, sogno.
Nel giardino, per dimostrare la sua immortalità, Drakula accetta di farsi sparare da un pazzo soprannominato l’Uomo Buffo e cade a terra senza vita. Mary viene portata via da George, giunto nel frattempo, verso una vita felice, ma rifiuta di raccontare al fidanzato il suo inquietante sogno.

Risorse Web:
Dracula halála (1921): The Cinema’s First Dracula” di Gary D. Rhodes
Scheda di Dracula halála su IMDB.com
Dracula halála su Wikipedia
Dracula halála sul sito ungherese Hitchcock.hu