domenica 26 maggio 2013

Le Spose di Dracula

Titolo: LE SPOSE DI DRACULA (The Brides of Dracula)
Regia: TERENCE FISHER
Soggetto: JIMMY SANGSTER
Sceneggiatura: JIMMY SANGSTER, PETER BRYANT, EDWARD PERCY, ANTHONY HINDS
Interpreti: PETER CUSHING (J. Van Helsing), DAVID PEEL (Barone Meinster), YVONNE MONLAUR (Marianne Danielle)
Durata, Col., Orig.: 85’, C, GB
Produzione: HAMMER, HOTSPUR
Anno: 1960

TRAMA
Transilvania, tardo XIX secolo. Il conte Dracula è morto, ma i suoi discepoli continuano a divulgare il suo culto sanguinoso nel mondo.
La giovane parigina Marianne Danielle (Yvonne Monlaur) sta viaggiando alla volta di Badstein, diretta al collegio femminile dei Lang, dove ha avuto un incarico per insegnare francese e comportamento. A sua insaputa, durante una sosta per liberare la strada, dietro alla carrozza sale un misterioso uomo vestito di nero (Michael Mulcaster). La diligenza fa scalo in un piccolo villaggio presso il castello di Meinster, e Marianne ne approfitta per ristorarsi alla locanda del Cinghiale d’oro. L’uomo in nero dà delle monete al cocchiere, che parte in tutta fretta lasciando la giovane a piedi. Poi si affaccia alla porta del locale, che si svuota in pochi secondi di tutti gli avventori, mentre il locandiere Johann (Norman Pierce) nega di avere stanze libere. Poco dopo, in attesa della cena, Marianne vede entrare una distinta e anziana signora, vestita austeramente di nero e rosso. È la baronessa Meinster (Martita Hunt), che nota la difficoltà della giovane e la invita a passare la notte al castello.


Dalla sua stanza, Marianne vede un giovane (David Peel) su una terrazza più in basso. A cena la baronessa le spiega che si tratta del figlio, malvagio e malato di mente, che tutti credono morto. La notte, Marianne scorge il barone sul cornicione e lo raggiunge nel salone. Lui le mostra la catena con cui è tenuto prigioniero e le racconta che la baronessa lo ha fatto credere morto per mettere le mani sulla sua eredità. Marianne gli crede e accetta di aiutarlo. In una sequenza mozzafiato, si introduce nella stanza della baronessa, trova la chiave della catena e la consegna al barone.
Più tardi, la domestica Greta (Freda Jackson) mostra a Marianne il risultato del suo gesto: la baronessa è morta, uccisa dal figlio. La giovane scappa e viene ritrovata nel bosco, il mattino successivo, da Van Helsing, che più tardi la accompagna al collegio. Lo scienziato è giunto al villaggio perché chiamato da padre Stepnik (Fred Johnson), che sospetta i Meinster di vampirismo.


Ora che il barone è libero, cadono le prime vittime. Ma la baronessa, la figlia di Hans (Marie Devereux) e Gina (Andrée Melly), una collega di Marianne, tornano come vampire: è la prova che Meinster è uno dei non-morti. Il barone evidentemente non è ancora soddisfatto di avere solo due spose vampire (che vediamo risorgere in bianchi sudari nuziali), e si propone a Marianne, che, ignara della sua natura, accetta di sposarlo.
Per Van Helsing la lotta è durissima: per salvare la fanciulla dovrà affrontare le due vampire, la folle Greta e soprattutto il barone Meinster, che nel vecchio mulino riesce a vampirizzarlo…



CRITICA
Spesso si è parlato di questo film più per l’assenza di Christopher Lee (dovuta a mancati accordi con la Hammer) che per la sua qualità. E questo nonostante si tratti di un vero capolavoro del cinema gotico, «sontuoso, visivamente molto ricco, narrativamente pieno di sottigliezze e di torbide suggestioni» e «di una bellezza struggente».1
Certo, manca l’epico, elettrico confronto tra Lee e Cushing, ma per alcuni aspetti Le Spose di Dracula si può considerare anche superiore a Dracula il Vampiro: c’è una maggiore padronanza registica di Terence Fisher (l’estetica si fa più raffinata e definita), la trama è più lineare, il piano più umano del racconto coinvolge maggiormente e c’è una pregevole attenzione ai dettagli (azzeccatissimi i riferimenti al folklore, ad esempio nella reazione dei cavalli alla vicinanza di un vampiro).
I personaggi secondari sono tratteggiati magistralmente, come Meinster, «vampiro con la faccia di bambino» e membro di un’aristocrazia corrotta, e la serva pazza Greta, levatrice infernale che incoraggia la neovampira ad uscire dalla tomba con le sue forze.


I complessi rapporti tra i personaggi permettono molteplici chiavi di lettura: «tra tensioni edipiche, allusioni sessuali, simbolismi sul parto (la catena-cordone ombelicale) e sul motivo del reclamare una famiglia (le “spose” del vampiro), The Brides of Dracula rappresenta ovviamente un ghiotto oggetto di interpretazioni psicanalitiche».2
Altrettanto riuscito il personaggio della baronessa: triste, patetica, commovente per la sua solitudine e il suo dramma. «Può essere felice un pazzo?», si chiede pensando al figlio, madre infelice che non esita ad abbracciare il male per la sua prole. Ma in realtà sarebbe ben felice di accettare il conforto del Signore, se solo potesse. Tutto sommato è una vittima, che accetta di buon grado di espiare i suoi peccati.


Ma, più che la religione, è la scienza “illuminata” a portare conforto: non a caso sarà Van Helsing ad operare l’«intervento taumaturgico». La religione è usata, come nel film precedente, più come un’arma: «gli attrezzi sono religiosi, ma il loro utilizzo è esclusivamente secolare».3 D’altra parte i membri del clero si dimostrano assolutamente inadeguati di fronte all’avvento del sovrannaturale, oltre che privi di riguardo per le vittime del vampiro. Padre Stepnik, ad esempio, non esita ad ammonire duramente Hans, che ha appena perso la figlia: «Devi far conto che quella ragazza non sia mai stata tua figlia. Non è più tra i vivi e nemmeno tra i morti, che Dio ci aiuti!». E nega al povero cristiano di lasciarla sepolta in terra consacrata.
La prima parte del film è un vero tuffo nell’incubo per la protagonista Marianne e per lo spettatore, e risulta funzionale la parte centrale di alleggerimento (in particolare con i personaggi del dottor Tobler e del direttore del collegio Lang). Nella seconda parte del film, Peter Cushing domina incontrastato la scena, con una interpretazione «di grande confidenza, sottile e atletica».4 Lo scienziato dimostra grande premura e calore umano, ma sa essere duro e deciso quando serve (ad esempio con Marianne, per scoprire dove si nasconde Meinster). Qui il nemico di Van Helsing non è solo il barone, ma un vampirismo tribale, di gruppo, da cui viene temporaneamente contaminato egli stesso. Egli si trova al centro di un vero conflitto generazionale, in cui ricopre un ruolo paterno, mediatore «tra la severità dei genitori (che non funziona) e i costumi rilassati dei giovani (che li mettono nei guai)».5


In definitiva Cushing è l’insuperata incarnazione del personaggio di Van Helsing (sebbene altri attori ci abbiano regalato performance memorabili in questo ruolo), a differenza del suo collega Lee, la cui maschera di icona draculesca ha sempre dovuto rivaleggiare prima con Lugosi e poi con Oldman.

NOTE
1. Rudy Salvagnini, Dizionario dei film horror, Corte del Fontego, 2007, p.673.
2. Franco Pezzini e Angelica Tintori, The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo, Gargoyle, 2008, p.455.
3. Franco Pezzini e Angelica Tintori, Peter & Chris. I Dioscuri della notte, Gargoyle, 2010, p.246 (citazione da Harry Ringel, I doppi di Terence Fisher, in “Cinéfantastique” n.43, 1975).
4. R.Salvagnini, Dizionario dei film horror, cit., p.673.
5. Ken Gelder, Incontri col vampiro. Dalla Transilvania a Hollywood, Red Edizioni, 1998, p.157.




Risorse Web:
Scheda di Imdb
The UK Peter Cushing Appreciation Society
Peter Cushing, ascetico Van Helsing
 

sabato 25 maggio 2013

Dracula il Vampiro

Titolo: DRACULA IL VAMPIRO (Dracula)
Regia: TERENCE FISHER
Soggetto: BRAM STOKER, JIMMY SANGSTER
Sceneggiatura: JIMMY SANGSTER
Interpreti: PETER CUSHING (Van Helsing), CHRISTOPHER LEE (Dracula)
Durata, Col., Orig.: 82’, C, GB
Produzione: HAMMER FILM PRODUCTIONS
Anno: 1958

TRAMA
3 maggio 1885. Jonathan Harker (John Van Eyssen), «studioso di chiara fama», sta raggiungendo il castello del conte Dracula a Klausenburg, dove ha ottenuto un incarico come bibliotecario (in realtà il suo intento è di porre fine al regno di terrore instaurato dal conte, che egli sa essere un vampiro). Al castello non c’è nessuno ad accoglierlo, ma Harker trova una tavola imbandita, un camino acceso e una lettera di Dracula, che si scusa per la sua assenza. Poco dopo entra una donna (Valerie Gaunt), che chiede aiuto all’ospite dicendosi prigioniera e fugge quando sopraggiunge Dracula.



Più tardi, la donna lo morde al collo, rivelandosi una vampira,1 ma viene scacciata dal conte. Il giorno dopo, Harker trova in cantina dei sepolcri in cui giacciono i due non-morti. Pianta un paletto nel cuore della vampira, che – in un’inquietante sequenza – assume le sembianze di una vecchia. Ma intanto è calato il buio e Dracula, ormai sveglio, sorprende Harker.
Nella locanda di Klausenburg giunge il dottor Van Helsing, alla ricerca di Jonathan. Ottenuto il diario del suo amico e collega, il dottore lo trova al castello, trasformato in vampiro, mentre Dracula fugge su un carro funebre.
Van Helsing si reca a Carlstadt per portare la notizia della morte di Jonathan alla fidanzata Lucy Holmwood (Carol Marsh). Lucy è a casa del fratello Arthur (Michael Gough) e della moglie Mina (Melissa Stribling), ammalatasi da qualche giorno di un male che ha lasciato interdetto Seward, il medico di famiglia (Charles Lloyd Pack). Van Helsing trova su di lei il marchio di Dracula, e dispone che la stanza sia riempita di fiori d’aglio. La notte, però, questi vengono tolti dalla cameriera (Olga Dickie) e al mattino la ragazza viene trovata morta. Il giorno dopo Arthur deve accettare la realtà: Lucy è diventata una vampira. L’animo di Holmwood torna sereno quando vede che il “trattamento” di Van Helsing riporta la pace sul volto di Lucy, finalmente restituita alla morte, in una scena di alta intensità drammatica. Ma a questo punto è Mina a rischiare la vita e l’anima, e sarà compito di Van Helsing e Holmwood scovare e sconfiggere Dracula.


CRITICA
Dracula il vampiro è una delle pellicole più citate e apprezzate del genere horror, non solo perché ha fatto la storia del genere, ma anche per la qualità di un film, «elegante, selvaggio, struggente»,2 che resiste inossidabile alla prova del tempo.
Ottima, innanzi tutto, la regia di Terence Fisher (1904-1980), la cui perizia ci ha regalato sequenze memorabili: tra tutte, la scena in cui Van Helsing brucia la fronte di Lucy con la croce e quella dell’esecuzione della prima sposa di Dracula, di cui lo spettatore scorge solo l’ombra proiettata sul muro, dopo aver visto i vampiri nelle bare con le labbra sporche di sangue. Non sono molti i dialoghi, e l’atmosfera del film è dovuta in buona parte alle inquadrature e alla musica incalzante di James Bernard, efficaci nel produrre un effetto di mistero e suspense. I colori realistici usati da Fisher (coadiuvato dal fotografo Jack Asher) sono principalmente turchesi e neri, abbondantemente schizzati di rosso sangue.


Jimmy Sangster (1927-2011) curò la sceneggiatura, riprendendo solo in parte le vicende del romanzo (questa è comunque a detta di molti la trasposizione più fedele allo spirito originale dell’opera di Stoker), ma riuscendo in ogni caso a sviluppare un buon intreccio e a calare nell’atmosfera dell’Inghilterra vittoriana, «Paradiso perduto del fantastico».3
Il successo del film fu dovuto anche alle formidabili performance dei due protagonisti, Lee e Cushing, coadiuvati da ottimi interpreti quali Michael Gough, John Van Eyssen, Carol Marsh. Lee e Cushing, «dioscuri della notte», incarnano i due poli opposti del Male e del Bene: da un lato il Mostro portatore di Caos, dall’altro l’Eroe restauratore dell’Ordine cosmico.4
Peter Cushing (1913-1994) è un Van Helsing distinto, elegante e di buone maniere, ma anche implacabile e determinato nel combattere il male. È il degno rappresentante di un mondo scientifico illuminato (ben distante dalla misera scienza dei medici di provincia) che non concede spazio all’incredulità: l’esistenza dei vampiri non viene mai messa in discussione (siamo nei territori del Meraviglioso) e sin dall’inizio lo scienziato riconosce che «non si tratta di superstizione». Qui «non c’è spazio per visioni oniriche, esperienze incerte, verità non verificabili: il vampiro è materia per medici e biologi, non per filosofi o teologi»5 (anche se nel successivo Le spose di Dracula scopriamo che Van Helsing è dottore in filosofia e teologia, oltre che professore in metafisica). Molte le sfaccettature che Cushing riesce a dare al suo personaggio: notevole in particolare la scena dell’esecuzione di Lucy vampira, che il dottore accetta di uccidere subito, rinunciando al proposito di usarla come esca perché mosso a pietà dal dolore di Arthur. D’altra parte il rigore morale di un Van Helsing «ascetico» è l’unico vero antidoto alla carica erotica del vampiro.


Dal canto suo, Christopher Lee (1922) è «a tutt’oggi il Dracula più stokeriano della storia del cinema»,6 non solo per la corrispondenza fisica, ma anche per la personalità magnetica, per il mix di gelo e carica erotica, per l’aria di minacciosità. Il Dracula, come lo intende Lee, è un personaggio «piuttosto umano, con una terribile solitudine del Male».7 Ma anche dalla presenza scenica imponente, infusa di una «seduttività del tutto nuova, insieme erotica e ferina», e «spaventoso liberatore delle donne vittoriane del ceto medio».8
Sul cruciale, velato erotismo della pellicola, Fisher dichiarò: «non trascuro né l’aspetto freudiano, né quello sessuale; bisognava mostrare, in Dracula, sia la passione, il fascino provato dalle vittime per il loro carnefice, sia la repulsione».9


Inoltre con questo film e con le altre produzioni Hammer coeve, l’horror guadagnava finalmente una sua estetica: «Se il cinema vampirico e horror americano aveva abituato a guardare l’orrore da una porta socchiusa [...] ora la porta è spalancata: il sangue sgorga rosso, i morsi lasciano piaghe evidenti, l’impalamento del vampiro è ripreso in primo piano».10

NOTE
1. Valerie Gaunt è la prima vampira del cinema a mostrare i canini (cfr. Fabio Giovannini, Il libro dei vampiri. Dal mito di Dracula alla presenza quotidiana, Dedalo, 1997, p.52).
2. Rudy Salvagnini, Dizionario dei film horror, Corte del Fontego, 2007, p.229.
3. Franco Pezzini e Angelica Tintori, Peter & Chris. I Dioscuri della notte, Gargoyle, 2010, p.76.
4. Ibid., p.97.
5. Ibid., p.87.
6. Franco Pezzini e Angelica Tintori, The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo, Gargoyle, 2008, p.231.
7. F.Pezzini e A.Tintori, Peter & Chris, cit., p.77.
8. Ibid., p.91 (citazione da M.A. Miller, Christopher Lee and Peter Cushing and Horror Cinema, McFarland, 1995).
9. Maurizio Fantoni Minnella, Morire di piacere. Il mito del vampiro nel cinema, GS Editrice, 2000, p.110.
10. F.Giovannini, Il libro dei vampiri, cit., pp.54-55.




Risorse Web:
Scheda di Imdb
Hammer Films
Peter Cushing, ascetico Van Helsing
 

Il centenario di Peter Cushing, ascetico Van Helsing

Il 26 maggio 1913 nasceva a Kenley, nel Surrey, Peter Cushing. Domani ricorre il centenario dell’evento, e per celebrarlo degnamente, la Libera Università dell’Immaginario ha ideato la Festa delle Ombre Lunghe. Quale contributo all’iniziativa e tributo al grande artista, proponiamo uno speciale su uno dei suoi personaggi più riusciti e amati: il dottor Van Helsing. Cushing lo interpretò in cinque pellicole, che esamineremo una per una:

- Dracula il vampiro (Terence Fisher, 1958)
- Le spose di Dracula (Terence Fisher, 1960)
- 1972: Dracula colpisce ancora! (Alan Gibson, 1972)
- I satanici riti di Dracula (Alan Gibson, 1973)
- La leggenda dei 7 vampiri d’oro (Roy Ward Baker, 1974)

Risorse Web:
Festa delle Ombre lunghe
Libera Università dell’Immaginario
Peter Cushing, l’ambiguità e l’orrore di Franco Pezzini
Peter Cushing, ascetico Van Helsing
 

sabato 27 aprile 2013

TuttoDracula - Parte II

Sono ripartiti venerdì 12 aprile gli incontri di TuttoDracula, il ciclo di seminari sul capolavoro di Bram Stoker, organizzati da Franco Pezzini e Max Ferro della Libera Università dell’Immaginario. Dopo il successo del primo ciclo di incontri, si riparte dal Capitolo 9, con la “Passione e (non-)morte di Lucy Westenra”.
Il prossimo incontro, dal titolo “Che cosa può accadere in una notte”, è fissato per venerdì 10 maggio, quando verrà sviscerato il Capitolo 11, ovvero quello in cui il lupo Bersicker fugge dal giardino zoologico.

Ricordiamo che l’iscrizione al corso è completamente gratuita.
Questo il programma del secondo ciclo di appuntamenti:
Cap.9: Eccomi subito da voi (12/04);
Cap.10: Questi sono solo fiori d’aglio (19/04);
Cap.11: Che cosa può accadere in una notte (10/05);
Cap.12: Questo è solo il principio (24/05);
Cap.13: Senza speranza dico FINIS (31/05);
Cap.14: Cose per voi impossibili (14/06);
Cap.15: Dove è sepolta la povera Lucy? (28/06);
Cap.16: Un terribile compito ci sta davanti (05/07);

TUTTODRACULA – Secondo ciclo: Passione e (non-)morte di Lucy Westenra
Con Franco Pezzini e Max Ferro

Dal 12 aprile al 5 luglio 2013, ore 18:30
Associazione culturale Verba... Manent, Via Michele Lessona 46, Torino

Per informazioni: tel. 011/19887056 – 340/3636738
Email: info@verba-manent.eu

Risorse Web:
Associazione Culturale Verba... Manent
Scheda di Dracula
 

venerdì 12 aprile 2013

Lynsay Sands, "Al Primo Morso"

Titolo: AL PRIMO MORSO (A Quick Bite)
Autore: LYNSAY SANDS
Anno: 2005
Edizione italiana: DELOS BOOKS, 2011
Traduzione: ANNARITA GUARNIERI
Copertina: n.i.
ISBN: 978-88-6530-168-5
Pagine: 432
Abbiamo conosciuto Lissianna e Gregory in Bianco, Celibe e Vampiro, pubblicato da Delos nella collana “Vampiri e paletti”. Al Primo Morso racconta le circostanze che li hanno portati a diventare la coppia affiatata di vampiri che sono tuttora.
La cronologia di questi romanzi della Sands non è stata rispettata fedelmente in Italia, comunque il carattere autoconclusivo rende ogni volume facilmente fruibile anche a chi non conosce gli antefatti.

Lissianna, pur essendo una vampira, vive con un grosso handicap: ha la fobia del sangue. Questa condizione non le consente di nutrirsi dalle sacche prelevate nelle banche del sangue, come ogni vampiro che si rispetti, costringendola a sottoporsi a periodiche trasfusioni oppure a mordere i malcapitati che si presentano al centro d’accoglienza, ove lavora come assistente sociale, rischiando di restare intossicata da alcool o sostanze stupefacenti che avvelenano l’organismo dei senzatetto.
La sera del suo compleanno, Lissianna trova una sorpresa legata sul suo letto. Si tratta del dottor Gregory Hewitt, uno psicologo esperto nella cura delle fobie, rapito con l’ipnosi dalla madre di Lissianna perché risolva il problema della figlia.
Ripresosi dallo stupore e dall’imbarazzo derivante dall’essersi fatto rapire senza opporre resistenza, Gregory decide di aiutare la vampira per la quale prova anche un’attrazione irresistibile. Anche Lissianna prova dei sentimenti nei confronti del terapeuta ed è molto incuriosita dal fatto di non riuscire a leggergli nella mente come succede con gli altri uomini. La nascente storia d’amore, prima di poter raggiungere il meritato lieto fine, sarà osteggiata dal fato in ogni maniera, a cominciare dall’invadenza dei membri della famiglia Argeneau, per finire con un agguato teso a Lissianna da un sacerdote, che ha scoperto la sua natura vampirica, ed è pronto a tutto per cancellare dalla faccia della terra la progenie del demonio.

Anche in questo volume l’autrice racconta l’origine dei vampiri, intesi come gli abitanti della perduta Atlantide che, grazie ai naniti contenuti nel loro sangue, hanno notevoli capacità rigenerative, invecchiano molto lentamente ma, contemporaneamente, non possono esporsi alla luce diretta del sole e devono nutrirsi di sangue.
Com’è già successo nel romanzo precedente, l’essere umano cui sono riferite queste sconvolgenti rivelazioni, ha una reazione molto pacata e metabolizza il tutto piuttosto bene. La vita familiare dei vampiri è in tutto e per tutto simile a quella delle famiglie umane, sebbene possano avvalersi di mezzi più persuasivi rispetto ai comuni mortali per ottenere qualcosa. Anche la famiglia Argeneau custodisce i propri scheletri nell’armadio, a riprova che nemmeno il trascorrere dei secoli può lenire certi dolori.
Non mancano le situazioni equivoche e imbarazzanti che rendono il romanzo una lettura leggera e scorrevole, se non si presta troppa attenzione agli immancabili refusi ed errori di traduzione dei romanzi editi da Delos.

Risorse Web:
Sito di Lynsay Sands
Lynsay Sands su Wikipedia
Delos Books
 

lunedì 8 aprile 2013

Trinity Blood - N.14

Titolo: TRINITY BLOOD, N.14
Soggetto: SUNAO YOSHIDA
Sceneggiatura: KIYO KYUJYO
Disegni: KIYO KYUJYO
Colori: no
Copertina: KIYO KYUJYO
Traduzione: MAYUMI KOBAYASHI
Lettering: LARA IACUCCI
ISBN: no
Pagine: 176
Ed. originale: KADOKAWA SHOTEN, 2010
Ed. italiana: PANINI COMICS, 06-2012

A un anno di distanza dal precedente albo è disponibile il numero 14 di Trinity Blood, in cui vediamo infittirsi le avventure a Londinium di Suor Esthel e padre Abel.

Per la comunità di Metuselah, che abita i sotterranei della capitale di Albion, diventa sempre più difficile nascondersi dai membri del Vaticano, e l’ideale di una pacifica convivenza fra la razza umana e vampirica che li guida comincia a vacillare. Presso questa comunità reietta, Abel trascorre piacevolmente il soggiorno e riesce a integrarsi con facilità, assimilandone le abitudini e conoscendone i giovani membri che gli chiedono di supportarli nella difesa della loro nobile causa.
Suor Esthel e il giovane Santo Padre sono riusciti a sfuggire alle grinfie di Sweeney Todd, che ha cercato di catturarli travestito da conduttore di un chiosco di generi alimentari e, sulle tracce di Padre Abel, raggiungono i sotterranei di Londinium.
I piani del Vaticano, volti alla distruzione dei vampiri, stanno velocemente prendendo forma e hanno come obiettivi proprio Esthel e il Papa. Anche l’Inquisizione si unisce ai vertici della Chiesa accettando di collaborare all’imminente scontro fra le due razze.
Continuano quindi i giochi di potere e vengono scoperte nuove carte mentre la sorte dei protagonisti diventa sempre più incerta.
In questo albo lo stile di Kiyo Kyujyo si mantiene gradevole, il disegno è pulito con una grande attenzione per i dettagli.

Risorse Web:
Trinity Blood su Wikipedia
Panini Comics
 

giovedì 4 aprile 2013

La Festa delle Ombre Lunghe








La Libera Università dell’Immaginario, nel centenario della nascita di Peter Cushing, il 26 maggio 2013, propone una celebrazione di grande interesse per tutti i cultori del Fantastico: la “Festa delle Ombre Lunghe”.
Il nome, scelto non a caso, riprende il titolo dell’ultimo film girato da Cushing insieme ai colleghi amici Price, Lee e Carradine, ovvero La casa delle ombre lunghe, del 1983. La Festa, infatti, è anche l’occasione di ricordare altri due grandi del cinema horror e fantastico: Vincent Price e Christopher Lee, i cui compleanni cadono a poche ore, essendo nati l’uno il 27 maggio 1911, l’altro il 27 maggio 1922.
Molto più che semplici interpreti, queste tre grandi icone del cinema hanno dimostrato che il Fantastico può mirare ad altissime vette, in virtù di una dedizione e una professionalità assolute. D’altra parte, come ci ricorda Franco Pezzini (autore, ricordiamo, di Peter & Chris e The Dark Screen), tra gli organizzatori dell’evento con Max Ferro, questi tre grandi attori/ricercatori solevano modellare i propri personaggi andandone a indagare le radici letterarie o storiche (Cushing interpellava specialisti della chirurgia ottocentesca per modellare credibilmente il barone Frankenstein, Lee difende da sempre le ragioni degli scrittori contro le sceneggiature tratte…), e coltivavano interessi che li portavano a frequentare importanti scrittori e artisti (basti citare il famoso pomeriggio passato da Price con Thomas Mann, Franz Werfel, Rachmaninoff e Aldous Huxley).

La LUI suggerisce a quanti vorranno condividere la festa, al di là di possibili eventi (ricordi pubblici, proiezioni, letture o altro – che saranno un passo successivo), di dedicare in quei giorni un pensiero allo stile dei tre attori.

Risorse Web:
La Festa delle Ombre Lunghe
Celebrating the Shadows – a feast of imagination