Visualizzazione post con etichetta venezia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta venezia. Mostra tutti i post

martedì 18 agosto 2015

James Becker, "Il Vangelo di Nosferatu"

Titolo: IL VANGELO DI NOSFERATU (The Nosferatu Scroll)
Autore: JAMES BECKER
Anno: 2011
Edizione italiana: NEWTON COMPTON EDITORI, 2012
Traduzione: MARIA GRAZIA MELCHIONDA
Copertina: ALESSANDRO TIBURTINI
ISBN: 978-88-541-3971-8
Pagine: 384
La recente fruibilità del vampiro in ambiti spesso estranei all’horror, ha fatto in modo che gli appassionati debbano ampliare il loro sguardo verso gli scaffali delle librerie dedicati ad altri generi.Alcune novità interessanti hanno fatto la loro comparsa nel settore giallo/thriller dove il vampiro si è riappropriato dello storico ruolo di “cattivo”.

Alcuni anni fa, a Venezia fu scoperto lo scheletro di un presunto vampiro e, proprio a questo rinvenimento si è ispirato James Becker per scrivere questo romanzo.



Angela Lewis e Chris Bronson stanno trascorrendo una vacanza a Venezia e, trovandosi in concomitanza delle festività di Ognissanti e del Giorno dei Morti, ne approfittano per visitare l’isola di San Michele, il grande camposanto cittadino. Durante la gita s’imbattono in una vecchia tomba, evidentemente profanata, ove vi giace lo scheletro decapitato di una donna, fra le ginocchia è stato posto il teschio che stringe nella bocca un mattone.
Angela, che lavora presso il British Museum ed è molto appassionata di storia, scopre un’altro reperto e se ne appropria: si tratta del diario della defunta nel quale spera, dopo averlo tradotto dal latino, di trovare una spiegazione a quel macabro rituale di sepoltura che ricorda gli antichi rimedi contro i vampiri.

Contemporaneamente, nella città lagunare, si verifica il ritrovamento dei cadaveri di alcune ragazze scomparse da qualche giorno, tutte uccise nello stesso modo, infatti i corpi presentano strane ferite sul collo.

La vacanza dei protagonisti comincia a diventare un vero e proprio giallo quando, dopo aver subito un’incursione nella loro stanza d’albergo, vengono aggrediti e Angela rapita.

Mentre Bronson mette a disposizione della polizia locale le sue abilità di poliziotto inglese per facilitare il ritrovamento della compagna, Angela è costretta a collaborare con alcuni loschi individui alla traduzione del diario che ha trovato scoprendo che, a Venezia, è attiva una misteriosa setta che brama la possibilità di ottenere la vita eterna tramite la trasformazione dei membri in vampiri.



Le premesse per un buon romanzo ci sono tutte ma la prosa di Becker non è particolarmente convincente, all’inizio delle vicende compaiono alcune interessanti considerazioni sulla “festa dei morti” ma, procedendo nella lettura ci si rende conto che si tratta di uno dei tanti stereotipi di cui l’autore si avvale per descrivere il popolo italiano. Effettivamente più fedele è la descrizione di Venezia, comprensiva delle isole più remote e maledette come Poveglia (tappa tuttora ambita dai cacciatori di fantasmi di tutto il mondo).

Lacunosa anche la costruzione dei personaggi, sulla cui psicologia scopriamo proprio poco, e la trama si svolge in modo piuttosto prevedibile diluendo ulteriormente la suspense e la tensione che ci si aspetta da un thriller. Un’altra delusione è data dalla completa piattezza delle atmosfere: a fronte di un rituale che prevede un sacrificio umano, il lettore si aspetta di provare qualche brivido in più rispetto a quanto ci offre Becker.
L’azione è, come ci si aspetta, concentrata nel finale, unico momento coinvolgente e emozionate del romanzo.
Interessante è il capo della setta, il cui terribile puzzo di decomposizione non lascia adito ad alcun dubbio sulla sua natura.
Nel corso della narrazione sono seminati alcuni elementi storico folcloristici sul mito del vampiro e, al termine del romanzo, l’autore inserisce una postilla nella quale analizza velocemente la figura del vampiro nella storia, cinema e letteratura.

Sebbene il mio gusto personale mi porti a smentire gli entusiastici commenti che accompagnano il romanzo, devo dire che si tratta di una lettura leggera senza infamia né lode per trascorrere qualche ora mentre si è in viaggio, fortunatamente venduta a un prezzo accessibile.


Booktrailer:





 
Risorse Web:
Newton Compton Editore
Sito Web di James Becker
 

sabato 24 luglio 2010

Il Vampiro della Laguna

Collana: NATIONAL GEOGRAPHIC VIDEO, N.89
Titolo: IL VAMPIRO DELLA LAGUNA
Regia: GARETH HARVEY
Testi: GARETH HARVEY, MAX SALOMON
Durata, Col., Anno: 50’, C, 2010
Il dvd di luglio del National Geographic, disponibile in tutte le edicole, propone un documentario, dal titolo “Il Vampiro della Laguna”, sul ritrovamento di un presunto vampiro nel lazzaretto di una delle isole esterne a Venezia.

Nell’agosto 2006, scavando in una fossa comune del XVI secolo, tra i corpi delle vittime della peste, un’équipe di archeologi fa un ritrovamento decisamente inconsueto: un cranio, con un mattone infilato tra le mascelle. Secondo l’antropologo forense Matteo Borrini apparteneva ad un vampiro.
Nel documentario vengono descritti i test a cui sono sottoposti i resti del corpo. La tomografia ad alta definizione rivela che il mattone è stato inserito post mortem. Borrini si mette alla ricerca di informazioni sul rito che potrebbe essere stato praticato sul cadavere. Si imbatte, così, tra le pagine del trattato di Dom Augustin Calmet sugli spiriti e i redivivi d’Ungheria, in una pratica apotropaica, ripresa dalla Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum di Philip Rohr: secondo una credenza diffusa all’epoca in Germania, per uccidere un non-morto (per la precisione un nachzehrer, antenato del vampiro) bisogna conficcargli una pietra in bocca. Nel 1575 un quarto della popolazione della città venne ucciso dalla peste: è possibile che il presunto vampiro possa essere stato incolpato della pestilenza.
Con le indagini delle scienze forensi, avvalendosi della collaborazione di vari ricercatori e scienziati dell’Università di Tor Vergata e dell’Università di Pisa, Borrini ricostruisce la vita del soggetto: era una donna di razza europea, in tutto simile al resto della popolazione veneziana; la sua alimentazione prevalentemente vegetariana indica che era povera; morì a 61-71 anni, un’età ben al di sopra della media dell’epoca, cosa che avrebbe potuto originare sospetti nei veneziani, che forse la giudicarono una strega.
A questo punto si passa alla ricostruzione del volto della donna: con uno scanner laser si registrano i dettagli del cranio e a partire dal modello 3D viene effettuata una stampa tridimensionale. La vampira ha finalmente un volto.

Per chi è legato alla figura romantica del vampiro, probabilmente questo documentario non è tra le visioni più indicate. Qui, infatti, l’attenzione si concentra sul vampiro del folklore: un cadavere redivivo, di umili natali, portatore di peste. O meglio, su uno in particolare: il vampiro di Venezia… se di vampiro si può parlare. Le ricerche effettuate da Borrini, purtroppo, non permettono di stabilire con certezza se il corpo ritrovato fosse considerato dai veneziani dell’epoca un non-morto, una strega o qualcos’altro. La narrazione, infatti, si concentra per lo più sulle analisi chimico-fisiche e anatomiche, e non viene molto approfondito l’aspetto del folklore, delle credenze superstiziose e magiche della gente del XVI secolo, che forse avrebbe permesso una maggior comprensione di quanto accaduto al cadavere del lazzaretto. Lo stesso ritrovamento di due vaghi, grani di un rosario rinvenuti accanto al corpo, viene citato solo di sfuggita. In effetti, questo particolare avrebbe potuto fornire qualche indizio interessante, dal momento che ricorda fin troppo l’usanza di gettare nella tomba dei cadaveri “sospetti” semi di papavero, fiori di biancospino, grani di miglio o reti da pesca da sbrogliare.
La testimonianza risulta comunque interessante, dato che probabilmente siamo davanti al primo ritrovamento associabile ad una pratica anti-vampiro in Italia. Viene da chiedersi come mai su un corpo sepolto nel territorio veneziano sia stata effettuata una pratica in uso soprattutto nella Germania e nell’Europa centrale. Forse non era la “vampira” ad essere straniera, ma chi praticò il rito. D’altra parte, la presenza di stranieri era una costante in un un crocevia internazionale come Venezia.

Risorse Web:
National Geographic Italia
 

giovedì 5 marzo 2009

Presunto caso di vampirismo a Venezia

L’archeologo e antropologo forense Matteo Borrini ha effettuato una sensazionale scoperta nel camposanto dell’isola del Lazzaretto Nuovo, a Venezia. Durante gli scavi condotti tra il 2006 e il 2008, infatti, Borrini si è imbattuto in una sepoltura sulla quale era stato eseguito un rito anti-vampiro. La notizia è stata divulgata sul sito Focus.it il 20 febbraio scorso.

Borrini racconta la storia di una donna, uccisa dalla peste quattrocento anni fa. Secondo la gente del tempo, la non-morta si sarebbe nutrita dei suoi vicini, diffondendo la pestilenza, in attesa di essere abbastanza forte da uscire dalla sua tomba. Apparteneva, infatti, ad una tipologia particolare di vampiro, il nachzehrer. Questi non morti sono conosciuti come “masticatori di sudari”, in quanto masticano il loro velo funebre, producendo un rumore simile ad un grugnito, che è responsabile di terribili epidemie. L’unico modo per fermare questo vampiro è impedirgli di cibarsi, disseppellendo il corpo e mettendogli in bocca, al posto del sudario, una manciata di terra, una pietra o un mattone.
Ed è proprio quello che è successo al corpo della donna veneziana, a cui infilarono un mattone in bocca, spaccandole denti e mascelle.

Risorse Web:
Resoconto completo su Focus.it
Sito del dott. Matteo Borrini