domenica 15 novembre 2009

Speciale Dampyr - N.5

Titolo: SPECIALE DAMPYR, N.5
Episodio: LA LEGGENDA DEL VECCHIO PONTE
Soggetto: MAURO BOSELLI
Sceneggiatura: MAURO BOSELLI
Disegni: FABIO BARTOLINI
Colori: no
Copertina: ENEA RIBOLDI
Lettering: OMAR TUIS
ISBN: no
Pagine: 160
Edizione: SERGIO BONELLI, 10-2009

Disponibile da fine ottobre il quinto speciale di Dampyr, dal titolo “La Leggenda del Vecchio Ponte”.

Kurjak è al capezzale del padre Miklos, in fin di vita, insieme ad Harlan e Tesla. Il vecchio Kurjak ha un ultimo desiderio: rivedere il ponte di Mostar, da cui si tuffò nella Neretva il giorno in cui conobbe la futura moglie. Nel volo, Miklos riuscì a vedere per un attimo l’angelo a sostegno della costruzione, e vuole accertarsi che sia ancora lì, sotto al ponte ricostruito dopo il crollo avvenuto durante la guerra.
Durante il viaggio in ambulanza, attraverso strade accidentate e ghiacciate, ognuno racconta una storia vissuta a Mostar. Quando era ancora nel branco di Gorka, Tesla vide il suo Maestro nutrire del sangue di un passante un vampiro da lui intrappolato tra le pietre del ponte: Gjorje, capo dei ribelli Hayduk. Harlan, al tempo in cui andava in giro con Yuri come finto dampyr, vi incontrò i suoi primi vampiri veri, trasformati da Gjorje, che si rivelò un fantoccio di Nergal. Il racconto di Kurjak, che salvò il ponte dalla follia di un gruppo di paramilitari, continua nella casa natale di Harlan. Ma qui, nonostante la protezione delle tre zie, il dampyr finisce prigioniero di un incubo creato dal potente Nergal.

Una storia dall’atmosfera magica, sospesa nel tempo come una notte di neve, a cui Boselli non manca di dare un tocco di poesia. Attraverso un viaggio nei sogni e nel passato dei personaggi, rivediamo anche vecchie conoscenze della saga. Ma il vero protagonista della storia è il ponte di Mostar.
L’episodio è reso splendidamente da Fabio Bartolini, con disegni evocativi, marcati, dal tratto deciso e pieno d’ombre spesse. I suoi paesaggi, realizzati con una grana da vecchia foto, sono cartoline di un tempo che fu.

Risorse Web:
Mauro Boselli su Wikipedia
Sergio Bonelli Editore
 

venerdì 13 novembre 2009

Gianfranco Manfredi, "Ultimi Vampiri"

Titolo: ULTIMI VAMPIRI. EXTENDED VERSION
Autore: GIANFRANCO MANFREDI
Anno: 2009
Edizione: GARGOYLE BOOKS, 2009
Copertina: GRAFEMA
ISBN: 978-88-89541-35-7
Pagine: 384
Pubblicato il mese scorso da Gargoyle Books Ultimi Vampiri di Gianfranco Manfredi. Non si tratta della semplice ristampa di un libro irreperibile da anni (la prima edizione Feltrinelli è del 1987, la ristampa del 1988), ma di una Extended version, arricchita da due nuovi racconti, due brevi saggi e un’interessante introduzione di Tullio Avoledo.

Ricordiamo le più memorabili tra le sette novelle originali.
I Figli del Fiume: XVI secolo. Carl, annoiato dalla routine della comunità anabattista in cui vive, parte per cercare il luogo dove arrivano i cesti con i bambini affidati al Danubio, per finire in uno strano villaggio di vampiri.
Limpieza: 1644. Lo zingaro Miguel è dotato della limpieza, che lo rende capace di sconfiggere i demoni e di scoprire le tombe in cui si celano i non morti.
Il Pipistrello di Versailles: 1661. La “tranquilla” vita di un gruppo di vampiri che vive nelle paludi di Versailles viene turbata da André Le Nôtre, incaricato dal Re di bonificare il territorio per creare dei sontuosi giardini.
Hanno Rubato la Testa dell’Arcivampiro: XIX secolo. Un Arcivampiro si risveglia privato del corpo nel laboratorio del dottor Knap, uno scienziato che conduce esperimenti sui corpi dei cadaveri.

Pubblicato per la prima volta in volume, Consunzione si svolge a Londra nel 1844. In una casa diroccata il dottor Sydenham trova una bambina sola e malata. Dice di chiamarsi Debbie e i suoi l’hanno abbandonata credendola una vampira.
Più un romanzo breve che un racconto, Summer of Love narra la storia del biker Lazlo e della sua esistenza di ND, cioè Quasi Morto, essere a metà tra un vampiro e un umano. Siamo a San Francisco, nel 1965. In una festa hippie Lazlo conosce la strana Rosalind, dai lunghi capelli rossi e dai lineamenti di eterea bellezza. Persa di vista la ragazza, il biker si ritrova in compagnia di un uomo magro, con tuba e giacca lunga, che lo morde al collo. Si risveglierà prigioniero in una casa vittoriana di Haight-Ashbury, con il pensiero di Rosalind come unica ancora di salvezza.

Quella di Manfredi è una scrittura elegante, non priva di ricerca linguistica, ma sempre finalizzata alla creazione di un’atmosfera, all’evocazione di un’epoca, alla ricostruzione di una realtà storica. Lo scrittore marchigiano, infatti, è sempre attento a localizzare nel tempo e nello spazio le sue storie, che serbano in sé un piacevole sapore rétro, basato su un’attenta documentazione (basta leggere i saggi in appendice per comprendere quanto l’autore vada a fondo negli argomenti da lui trattati).
La narrazione in prima persona e la simpatia dei protagonisti fanno spesso parteggiare per il vampiro. Ma, d’altra parte, nei racconti di Ultimi Vampiri, spesso gli uomini sono più spietati dei mostri. E i mostri finiscono per diventare vittime o salvatori.
Un’opera che ormai è un classico del vampirismo, che si rivela più fresca e corposa che mai alla prova dell’esumazione.

Risorse Web:
Gargoyle Books
Sito ufficiale dell’autore
Summer of Love Backstage
Scheda di Ultimi Vampiri. Extended Version
Intervista a Manfredi
 

mercoledì 11 novembre 2009

Autunnonero: La Seduzione del Crepuscolo

La giornata di domenica inizia con l’intervento di Massimo Introvigne, Da Lestat ai Cullen. Miti, avventure e amori del vampiro postmoderno. Introvigne è direttore del Cesnur, e autore de La Stirpe di Dracula, fondamentale saggio sui vampiri pubblicato da Mondadori nel 1997.
Il professore individua quattro stadi della storia del vampiro. La prima fase è quella del vampiro folklorico, un personaggio sgradevole, che emana un tanfo terribile e ha un alito che può stendere un morto. Il vampiro letterario nasce con qualche ballata, ma soprattutto con la principale opera d’arte di Byron, cioè l’immagine di se stesso. Il vampiro postmoderno vede la luce con le opere di Anne Rice, in cui il giudizio morale non è più chiaro e si ha una sorta di anarchismo etico. La quarta fase è quella del vampiro post-postmoderno, in cui si ha un recupero di valori: il vampiro è buono, e sono i suoi nemici ad essere cattivi. I vampiri sono i “diversi” o gli eredi di una cultura antica, europea, che rappresenta i valori tradizionali, il buon gusto, l’arte. Questa nuova generazione di non-morti non esisterebbe senza Buffy e personaggi come Angel e Spike. Ancor più con Twilight, poi, il vampiro diventa alfiere dei valori morali, della tradizione, della famiglia, tanto che, riferendosi ad Edward, la Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti proclama che «solo per il fatto che sei un vampiro non significa che non puoi essere un gentiluomo». D’altra parte, i libri della Meyer sono pieni di allusioni alla visione del mondo mormone, e centrale risulta l’idea della famiglia eterna, che dura anche nell’aldilà.
Il rischio, a questo punto, è che il vampiro, essendo tutto, finisce per non esser nulla. La sua eccessiva plasticità è insidia ben peggiore di aglio e paletto: assumendo troppi significati, questa figura rischia di stancare e di diventare insignificante.

Di seguito si tiene la tavola rotonda “La seduzione del Crepuscolo. Twilight e il successo dei vampiri nella fiction contemporanea”, con lo stesso Introvigne e le curatrici del sito Twilighters 2.0, bollettino elettronico del fan club ufficiale italiano di Twilight. La tavola rotonda è moderata dal sottoscritto, Antonio Daniele (il vostro Basarab).
Si parte con un excursus sui recenti successi editoriali e cine-televisivi del vampiro: a metà ottobre, nel corso del 2009, in Italia sono usciti 52 libri, 60 fumetti, 2 serie tv, 1 videogioco, 4 film di vampiri. Più che andare a dissezionare il vampiro in tanti sottogeneri, sarebbe quasi il caso di parlare di un genere a sé stante, che potremmo chiamare vampiresco.
Tra le numerose uscite, molto graditi dal pubblico sono i romanzi di paranormal romance, un mix tra harmony e sovrannaturale, e le saghe delle scuole di vampiri.
Le twilighters ci spiegano che la Meyer non è mai stata fan delle saghe di vampiri, non ha mai letto Dracula e non ha mai visto Buffy. Il successo di questa saga sta nel fatto che è una storia d’amore: «Edward Cullen è un gentiluomo, cosa che ogni ragazza vorrebbe... peccato che sia anche un vampiro!» Ma in Twilight ci sono anche vampiri cattivi: i Cullen sono l’eccezione alla regola.
Introvigne, dal canto suo, non esclude che la Meyer non abbia visto il serial di Whedon, però lo schema “liceale ama vampiro seguono problemi” è lo stesso delle prime stagioni di Buffy. Inoltre Twilight appartiene sia al genere rosa che a quello vampiresco: la storia d’amore funziona proprio perché lui è un vampiro. Potrebbe essere un’altra creatura, ma sarebbe a noi meno familiare. Tanto per fare un esempio, se Edward fosse un piccolo gnomo, Bella non lo guarderebbe neanche!

Risorse Web:
Autunnonero
English-Language Vampire Comics, 1935-2000
Cesnur
Twilighters 2.0
 

lunedì 9 novembre 2009

Autunnonero: Dracula

L’intervento di Franco Pezzini continua con la storia del Dracula teatrale: dalla lettura drammatizzata del romanzo, effettuata pochi giorni prima della pubblicazione davanti ad un pubblico raccogliticcio di personale del teatro, passanti e donne delle pulizie, alla prima versione teatrale di Hamilton Deane, adattata poi dal brillante giornalista John Balderston per il pubblico di Broadway.
La parola passa ad Antonello Panero, regista della prima versione teatrale italiana di Dracula. La pièce messa in scena dalla compagnia Thealtro è quella di Deane-Balderston, che fu portata al cinema da Tod Browning. Nella versione di Panero i tre atti diventano due, sono eliminati il prologo e l’epilogo, ma vengono lasciati molti dei dialoghi originali, eccetto qualche lode al divino e qualche ripetizione di troppo. Tra le parti oggi improponibili, il regista cita il prologo in cui il vampiro scivola a testa in giù sul muro esterno di una torre e la presenza di un improbabile personaggio femminile che si reca a Londra in piena notte per comprare della luparia.

Alle nove e trenta si parte con lo spettacolo. A Dolceacqua la scenografia di Marco Mancin è scarna e sfrutta gli stupendi sfondi naturali del castello. Lo spettacolo doveva avere luogo sotto le arcate del cortile, ma la pioggia ha voluto che fosse spostato nell’atrio. Le azioni sono concentrate in uno spazio molto più piccolo, che gli attori riescono, però, a gestire egregiamente (a tutti loro un meritato plauso per aver combattuto anche contro il freddo e il forte vento che soffiava tra le mura).
Iniziano le prime note di una musica malinconica e inquietante ed entra in scena l’infermiera Wells, interpretata da Patrizia Schneeberger. Il pubblico non può non preoccuparsi per la salute di Lucy, coinvolto dal padre, un dottor Seward decisamente convincente di Massimiliano Bortolan, e dal fidanzato, un Harker trasognato e pieno di umanità, reso splendidamente e con insolito spessore da Davide Bernardi. I loro discorsi vengono interrotti da Renfield, un magistrale Enrico Cravero, la cui risata fa accapponare la pelle ai presenti. Sfuggito per l’ennesima volta all’infermiere Butterworth (Fabio De Remigis), Renfield entra in scena mentre si scatena un vento furibondo nell’atrio del maniero, quasi ad annunciare l’arrivo di Dracula. «Io non me ne faccio niente delle anime, io voglio il sangue!», urla Renfield, mentre la sua folle risata riecheggia nelle sale del castello. Solo Van Helsing riesce a zittirlo. Massimo Chionetti funziona bene nei panni di questo personaggio votato alla scienza, ma scevro da un insensato “scetticismo a tutti i costi”. Il suo tono è magnetico, e mentre gira tra il pubblico, quasi lo convince mentre spiega che «la forza del vampiro sta proprio nel fatto che la gente comune non crede in lui».
Un sinistro presagio sembra portato dal tempestivo rintocco di campane della chiesa di Dolceacqua, che suonano poco dopo l’ingresso di Dracula. Federico Sacchi è il vampiro, meno accentuato del solito nell’aspetto sensuale e romantico, ma imponente sulla scena con i suoi due metri di altezza e il fisico asciutto: è un Dracula animalesco, aggressivo, spaventoso, dai lunghi capelli e il trucco marcato (opera di Alessio Piscini), ma al tempo stesso con lo sguardo perso in miraggi lontani.
Algida e “malata” nella veste bianca, aggressiva e carnale nell’abito rosso e col trucco marcato (dopo aver bevuto il sangue di Dracula), la Lucy di Veronica Stilla ammalia i presenti con un’interpretazione sensuale e coinvolgente.
Nel finale, il vampiro sconfitto urla la sua rabbia con profonda voce graffiata e grugniti animaleschi. Van Helsing può finalmente proclamare: «Cenere alla cenere, polvere alla polvere». Sulle note sognanti e malinconiche di Nature Boy di Nat King Cole, Dracula in trench rientra in scena e posa sul letto di Lucy una rosa rossa (simbolo dell’amore che dura oltre la morte), per poi sparire.

Quella di Dracula è una storia che, dopo aver conquistato tante platee, continua a piacere e ad affascinare, e la fedeltà al copione originale è uno dei motivi per cui l’opera di Panero convince pienamente. Molto del merito, però, va anche alla performance degli attori, che coinvolge e mantiente intatta la fortissima tensione psicologica che permea questa play. Per di più, lo spazio angusto dell’atrio ha contribuito a rendere lo spettacolo intimo e “magico”, facendo immergere più che mai gli spettatori nel racconto, a cui neanche le forze della natura sono rimaste indifferenti.

Risorse Web:
Cantando dietro i catafalchi di Franco Pezzini
Il Dracula di Panero su Facebook
Intervista a Panero
Recensione di In Tenebris Scriptus
Recensione di Splattergramma
 

venerdì 6 novembre 2009

Autunnonero: La Maschera di Dracula

La giornata di sabato 17 prosegue con la presentazione di Enrico Ercole della mostra “Dracula, Mito e Realtà”, organizzata in collaborazione con l’associazione Ordine del Drago, che ha da poco compiuto i dieci anni di attività. Nella mostra viene dato ampio spazio al cinema, con l’esposizione di numerose locandine e fotobuste, sia dei classici della Universal e della Hammer, che delle parodie, come Dracula Morto e Contento di Mel Brooks e Amore al Primo Morso di Dragoti, che di film dai titoli coloriti come Dracula Cerca Sangue di Vergine... e Morì di Sete. Ben rappresentato anche l’aspetto ludico, con pupazzi, action figures, vampirelli kinder e vari fumetti, comprese alcune interpretazioni «scollacciate» degli anni Settanta. Numerose le pubblicazioni di carattere saggistico sui vampiri e su Dracula. Da segnalare le numerose edizioni del romanzo di Stoker, tra cui anche quella in braille del 1994.

Si passa quindi all’intervento di Franco Pezzini, dal titolo Il divo. La maschera di Dracula e immaginario d’Occidente.
Pezzini parte con un excursus sulle motivazioni dell’attuale successo del vampiro, che, da personaggio eversore, si è trasformato in un paladino delle regole familiari e sociali: Edward Cullen non ha quasi più niente in comune con i progenitori del folklore. Come spiega Barber nel saggio Vampiri, Sepoltura e Morte (Nuova Pratiche Editrice, 1994), se un vero vampiro bussasse alla nostra porta, non lo riconosceremmo come tale, dato che vedremmo «un tipo vestito informalmente, per la precisione con un sudario, la faccia rossa e peli ovunque».
Ma il vampiro per antonomasia rimane sempre Dracula. Pezzini ci snocciola, quindi, dei gustosi e poco noti retroscena della stesura del romanzo, che doveva inizialmente intitolarsi The Un-Dead, per poi diventare Dracula (probabilmente su scelta dell’editore). Lo stesso nome del vampiro doveva essere inizialmente “Count ... Styria” (i puntini stavano a indicare un nome che Stoker non aveva ancora scelto, la cui collocazione geografica era un ammiccamento a Carmilla), poi “Count Wampyr”. Altri miti, sfatati in un saggio di Elizabeth Miller, sono le dicerie che Dracula sia il libro più stampato al mondo dopo la Bibbia e che l’idea della storia sia venuta a Stoker da un incubo provocato da un’indigestione di crostacei. Ciò che sembra ormai assodato, invece, è che Dracula sia stato un romanzo dall’enorme impatto popolare, al tempo stesso oggetto di un’avversione militante da parte della critica, pur avendo il merito di offrire uno spaccato dell’Inghilterra vittoriana più lucido e convincente di quello di romanzi ben più considerati.

Risorse Web:
Autunnonero
Ordine del Drago
Intervista a Pezzini
Gargoyle Books
 

mercoledì 4 novembre 2009

Autunnonero: L'Ultima Notte

Nella stupenda cornice del Castello dei Doria a Dolceacqua, si è svolta, nel weekend del 17 e 18 ottobre, la Haunted Fest, evento completamente dedicato ai vampiri, organizzato nell’ambito di Autunnonero, festival internazionale di folklore e cultura horror.
Nella giornata di sabato si sono tenuti la conferenza / tavola rotonda “L’Ultima Notte”, la presentazione della mostra organizzata con L’Ordine del Drago, “Dracula, Mito e Realtà”, la proiezione di film vampireschi, la rappresentazione teatrale del Dracula di Deane-Balderston e il concerto della dark band Even More Vast, che ha presentato il suo ultimo album intitolato Would You Believe?. La domenica si è tenuta la conferenza / tavola rotonda “Da Lestat ai Cullen”.
Noi del Catafalco, come annunciato a suo tempo, abbiamo partecipato alla tavola rotonda del 18. Qui vi proponiamo un resoconto della due giorni: partiamo con la mostra e con la conferenza di sabato 17.

L’evento parte con la presentazione del direttore artistico, Andrea Scibilia, che introduce gli ospiti. A moderare l’incontro è Franco Pezzini, autore di Cercando Carmilla. La Leggenda della Donna Vampira (Ananke, 2000), Le Vampire. Crimini e Misfatti delle Succhiasangue da Carmilla a Van Helsing, con Arianna Conti (Castelvecchi Editore, 2005), e del recente The Dark Screen. Il Mito di Dracula sul Grande e Piccolo Schermo, scritto a quattro mani con Angelica Tintori (Gargoyle Books, 2008).
La tavola rotonda è intitolata “L’Ultima Notte. Vampiri in Italia tra mito, scrittura e schermi”, in omaggio a L’Ultima Notte di Furio Jesi (Marietti, 1987), romanzo postumo in cui i vampiri assumono il dominio della Terra: ultimo baluardo degli uomini è Torino, teatro dello scontro finale. Citando Voltaire, Pezzini spiega che fin dall’alba del mondo moderno, il rapporto tra vampiro e media è stato di reciproca soddisfazione. Ma il motto «non si sente parlare che di vampiri» risulta quanto mai attuale. Il moderatore chiede agli ospiti il loro punto di vista su questa «supermetafora del fantastico».

Max Ferro è il regista di Io Sono un Vampiro, film del 2001, ambientato nella Torino assediata del 1706. Quelli di Ferro sono vampiri tradizionali, che rendono omaggio, più che ai blockbuster del genere, ai B-movie di Franco, Rollin, Bava. Attualmente il regista è al lavoro su un film sulla storia del vampiro del folklore croato Jure Grando.
Anna Berra è autrice de L’Ultima Ceretta (Garzanti, 2003). La storia si svolge ancora a Torino, in cui opera una setta di bevitori di sangue, tanto che il romanzo doveva in origine intitolarsi Bevimi. I vampiri della scrittrice sono per lo più donne fatali, ben diverse dalle «docili smutandate pronte a tutto». Ma il vampiro amato dalla Berra, come dice l’autrice strappando qualche risata, è anche l’uomo dei sogni, perché «non richiede preparazioni culinarie elaborate, è sempre in splendida forma, ha un appetito sessuale sfrenato, ti permette di viaggiare gratis con il suo teletrasporto, e può renderti immortale»! Della Berra è uscita in questi giorni un’antologia illustrata, dal titolo Piume di Sangue (CO.RE Editrice), in cui non mancano i racconti vampireschi.
Claudio Vergnani è autore del recente Il 18° Vampiro (Gargoyle Books, 2009), storia nata in origine come racconto di una quindicina di pagine, poi “sforata” nelle cinquecento della versione definitiva. I suoi vampiri vengono volutamente collocati in un contesto consueto e consolidato (la storia si svolge in Emilia). I vampiri dovrebbero essere creature assetate di sangue, che «non si perdono in inchini, baciamano e minuetti vari», dice l’autore ironizzando sui recenti vampiri «adolescenti, pacifisti e benpensanti». Attualmente Vergnani è al lavoro sul seguito de Il 18° Vampiro.
Il vampiro, concludono i relatori, è un personaggio veramente immortale, in grado di trasformarsi in base ai gusti del pubblico, diventando più umano. E, come dice Vergnani, rispetto agli altri mostri, «lo puoi presentare alla mamma e agli amici, e puoi sperare anche che sia una persona per bene!».

Risorse Web:
Autunnonero
Even More Vast
Intervista a Vergnani
Gargoyle Books
 

lunedì 2 novembre 2009

AAVV, "L'Ora dei Vampiri"

Titolo: L’ORA DEI VAMPIRI (The Mammoth Book of Vampire Romance)
Autore: AAVV
Curatore: TRISHA TELEP
Anno: 2008
Edizione italiana: NEWTON COMPTON EDITORI, 2009
Traduzione: TIZIANA FELICI, DANIELA DI FALCO, STEFANIA DI NATALE
Copertina: FOTO GETTY IMAGES
ISBN: 978-88-541-1602-3
Pagine: 528
Pubblicata a fine luglio da Newton Compton, L’Ora dei Vampiri è un’antologia che raccoglie 25 racconti firmati da penne femminili e rivolti ad un pubblico adulto. Particolarità della raccolta è la fusione, tipica del paranormal romance, delle atmosfere fantastiche, horror, avventurose e metropolitane, con l’eros e la passione. Le autrici sono poco note in Italia, eccezion fatta per la Gleason. Ecco le storie che ci sono piaciute di più.

Dove un Ballo in Maschera Smaschera un Vampiro di Colleen Gleason: Victoria è una giovane discendente della famiglia Gardella, ma è anche una Venator, cioè una cacciatrice di morti viventi. Invitata alla festa di lady Petronilla, per il suo debutto in società, dovrà dividersi tra una storia d’amore appena sbocciata e una caccia inaspettata. Il racconto è sensuale, incentrato sul contrasto dei desideri carnali con i tabù dell’epoca vittoriana.
Placare la Rabbia di C.T. Adams e Cathy Clamp: Una poliziotta dal forte temperamento, sempre in prima linea nella lotta al crimine, è perseguitata da uno sconosciuto, che poi si rivela essere il suo collega Tom, morto anni addietro durante un inseguimento. Tra i due scoppia una travolgente passione, da sempre placata. L’eros, proposto in modo spinto ma non volgare, si mescola alla suspense della storia. Lettura gradevole.
Una Donna in Gamba di Lilith Saintcrow: Jack Becker si risveglia nella sua tomba, da cui esce con molta fatica. Ricorda solo il suo nome e che deve trovare una donna dal vestito verde. Racconto ben più riuscito di Ritorno a Casa, sempre della stessa autrice, per un più convincente mix di suspense, romanticismo e mistero.
Pene d’Amore di Kimberly Raye: Danielle Blue, discendente da una famiglia di Cecchini degli Esseri Ultraterreni, ha la missione di liberare la popolazione dagli Altri. Ma finirà per subire il fascino irresistibile di un vampiro. Danielle è una sorta di incrocio tra Bridget Jones e Buffy, cacciatrice che, presa dalla passione, rinnega il suo lavoro per abbandonarsi tra le braccia del suo amato.
La Scelta del Cacciatore di Shiloh Walker: Sara cerca vendetta per la morte dei suoi cari, dando la caccia ai mostri che glieli hanno portati via. Verrà fermata dal vampiro Wyatt. La passione che li lega prenderà il sopravvento su tutto il resto.
Il Carnefice di Mezzogiorno Trova Pane per i suoi Denti di Rachel Vincent: La storia di un serial killer che rapisce le bambine, le dissangua e poi le espone ai raggi del sole.
Il Vampiro Liberato di Nancy Holder: Liam Cadogan, viene accusato di alto tradimento dal suo sire, il potente vampiro Andrew Wellington. Come punizione viene imprigionato con la sua amata umana Claire Rossi. La magia del loro amore sarà la loro salvezza.

In definitiva, in queste storie il vampiro, più che “mostro” o “rinnegato”, viene visto come l’uomo oscuro dei sogni, colui che ogni donna vorrebbe incontrare almeno una volta nella vita. Un seduttore irresistibile, ammaliatore “bello e impossibile”.



Risorse Web:
Le prime pagine in anteprima
Recensioni dei romanzi di Colleen Gleason
Newton Compton