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giovedì 6 luglio 2017

Franco Pezzini, “Victoriana. Maschere e miti, demoni e dei del mondo vittoriano”

Titolo: VICTORIANA. MASCHERE E MITI, DEMONI E DEI DEL MONDO VITTORIANO
Autore: FRANCO PEZZINI
Edizione: ODOYA, 2016
Copertina: MAURO CREMONINI
ISBN: 978-88-6288-349-8
Pagine: 448
Sul finire dello scorso anno, Odoya ha dato alle stampe un testo imperdibile non solo per gli appassionati di vampiri, ma per chiunque sia interessato al Fantastico e all’Inghilterra ottocentesca: Victoriana. Maschere e miti, demoni e dei del mondo vittoriano. Il corposo volume (poco meno di 450 le pagine) è una vera summa della cultura di un’epoca che è pietra angolare del Fantastico e dell’Horror.
Si tratta, di base, di una raccolta di saggi brevi pubblicati (ma rivisti e arricchiti per l’occasione) sulla webzine Carmilla on line, a cui si aggiungono articoli apparsi sulle riviste L’indice dei libri del mese e LN-LibriNuovi, insieme a materiali elaborati per gli incontri della Libera Università dell’Immaginario e in parte inediti. L’autore è Franco Pezzini, saggista ben noto ai nostri lettori e tra i massimi esperti mondiali di Fantastico e Vampirologia.
Ventotto, più introduzione e appendice, le tappe di questo viaggio che, forte di un notevole corredo di immagini, spesso originali dell’epoca, porta il lettore a intrattenersi con personaggi, presentati nelle loro origini e varie declinazioni, come Salomè, Frankenstein, Sherlock Holmes, Alice, Peter Pan, Arsène Lupin, Robin Hood... e con le opere di autori quali Stevenson, Machen, Louisa May Alcott, Paul Féval, Massimo Citi, Gustav Meyrink, Konstantinos Kavafis, Wilkie Collins e molti altri. Non mancano, poi, approfondimenti su realtà e personaggi storici, vere ossessioni del mondo vittoriano, come la Golden Dawn, Jack lo Squartatore o John Wilmot (il libertino interpretato sul grande schermo da Johnny Depp, che comparve anche nel romanzo vampiresco Varney).
Ci perdonerà il lettore se ci soffermiamo solo su alcune parti del libro, ma la carne messa a cuocere è davvero tanta. Iniziamo con Hecate britannica: più che un capitolo, un vero e proprio libro nel libro. Qui Pezzini tratta delle donne serpente e del femminino perturbante, partendo da La tana del serpente bianco di Bram Stoker, passando per il visionario film che ne trasse Ken Russell, per il Macbeth e per il seminale poema di Keats Lamia, per arrivare ai dipinti di Edward Burne-Jones e di Dante Gabriel Rossetti. Le radici del mito della donna serpente, però, affondano nell’età neolitica e rimandano al culto della Dea, che era divinità della sessualità e della fertilità, ma anche Assassina e Signora dei Morti; il culto fu assorbito poi dalle mitologie mesopotamica, greca e latina: ne raccolsero l’eredità figure come Ecate, Lilith, Lamia e Melusina.


Pezzini, però, non poteva certo trascurare i vampiri e dedica diversi capitoli alle affascinanti Creature della notte. Ci (ri)porta, in primis, nel castello dei Doria a Dolceacqua, dove nell’ottobre 2009 si tenne una suggestiva rappresentazione di Dracula, nella versione di Deane-Balderstone curata da Antonello Panero. Quindi ci conduce a Salisbury Square, dove aveva sede la casa editrice di Edward Lloyd, ovvero l’editore dei mitici penny dreadful: Sweeney Todd, Wagner, the Wehr-Wolf e, soprattutto, Varney the Vampire; or, the Feast of Blood, unico vero trait d’union tra Lord Ruthven e Dracula, pubblicato a puntate tra il 1845 e il 1847, per un totale di 220 capitoli.
La tappa successiva è la magica Stiria di Carmilla. Prendendo spunto dall’ottima edizione del racconto di Le Fanu annotata da Fabio Giovannini, Pezzini si sofferma sull’ipotetica ubicazione dello Schloss in cui si svolge la vicenda e sull’identità della Matska citata dalla vampira al risveglio dopo l’incidente con la carrozza.
Si “torna”, quindi, in Italia, per una “caccia al vampiro” nelle opere di Manzoni, Poe, Kafka, Joyce, Barrie, guidati dal bel saggio di Renato Giovannoli Il vampiro innominato, e nelle opere di Franco Mistrali, degli autori dell’antologia Vampiriana. Novelle italiane di vampiri, e di Emilio Salgari, nei cui romanzi l’esperto Fabrizio Foni individua i caratteri vampireschi di Sandokan. Spazio ancora al vampiro di Stoker, con il Dracula 3D di Dario Argento, di cui Pezzini denuncia l’ostilità con cui è stato accolto, individuandone gli aspetti positivi, ma segnalandone anche la scarsa convinzione stilistica, i personaggi approssimativi, il finale frettoloso.
Siamo ancora in Italia, per la precisione a Milano, per la mostra “Dracula e il mito dei vampiri”, tenutasi dal novembre 2012 al marzo 2013 alla Triennale. Molti i pregevoli pezzi esposti, tra cui il diario originale di Stoker e i ritratti storici originali di Vlad Tepes. L’emozione di Pezzini nel mirare questi ritratti traspare nel suo racconto, accorato e coinvolgente, in cui sull’onda dei ricordi le immagini scolpite nell’immaginario (suo e nostro) lo trasportano proustianamente all’età in cui, al ritorno da scuola, scopriva nella casa della nonna sulle riviste degli anni Settanta, tra interviste a Orietta Berti e articoli sugli UFO, l’esistenza di personaggi come l’Impalatore e la Contessa Bathory.
Il viaggio si conclude con l’appendice La Camelot gotica di Paolo De Crescenzo, un affettuoso ricordo del fondatore della benemerita Gargoyle Books, che ha saputo riunire attorno a sé molti dei maggiori autori ed esperti di Horror e Fantastico d’Italia.

Il consiglio è di leggere Victoriana come un atlante, con l’ausilio di carta e penna per annotare almeno una parte dei titoli indicati da Pezzini, che fornisce una serie impressionante di dati, informazioni, notizie su un numero consistente di opere, che sarebbero tutte da visitare. Opere in cui l’età vittoriana emerge, in definitiva, come elemento in sé della narrazione fantastica, ben più che semplice sfondo. Il suo valore evocativo, nota Pezzini, è innegabile se si pensa, per esempio, che è l’epoca che ha dato i natali a personaggi come Dracula e Sherlock Holmes, per non citarne che un paio. La società su cui regnò la regina Vittoria dal 1838 al 1901 diventa così «coordinata-chiave della narrazione e vero e proprio orizzonte dell’immaginario», ovvero età d’oro del Fantastico. E l’autore riesce nel difficile intento di creare una sorta di mappa per orientarsi nel dedalo di episodi, storie, testi, personaggi che costituiscono la costellazione fantastica vittoriana.
Un plauso, quindi, a Franco Pezzini, nocchiero insuperabile nei mari dell’Immaginario, e a Odoya, che ha permesso a questo prezioso corpus di scritti di approdare alla carta stampata.

Risorse Web:
Edizioni Odoya
Scheda del libro sul sito dell’editore
Scheda di Victoriana
Pagina Facebook della Libera Università dell’Immaginario
 

venerdì 5 febbraio 2010

Matthew Beresford, "Storia dei Vampiri"

Titolo: STORIA DEI VAMPIRI (From Demons to Dracula. The Creation of the Modern Vampire Myth)
Autore: MATTHEW BERESFORD
Anno: 2008
Edizione italiana: ODOYA, 2009
Traduzione: FRANCESCA BIANCANI
Copertina: n.i.
ISBN: 978-88-6288-049-7
Pagine: 240
In questi ultimi anni il vampiro si è imposto in maniera sempre più prepotente nell’immaginario collettivo; non si tratta però di un fenomeno isolato, infatti, nel corso dei secoli, si è già presentato in diverse epoche stuzzicando la fantasia degli scrittori e la curiosità degli studiosi. Anche oggi assistiamo ad una vastissima produzione letteraria e cinematografica, correlata da un apparato saggistico che ha lo scopo di guidare e spiegare com’è nata la figura del vampiro e come si è evoluta fino ad oggi.
Avvalendosi di un approccio storico-antropologico, Beresford si addentra nelle origini del mito, senza però trascurare la letteratura e il cinema di genere, fornendo al lettore un’analisi abbastanza completa e le chiavi per comprendere come mai, a tutt’oggi, siamo così affascinati e, contemporaneamente, inquietati da questa creatura della notte.

Il libro si apre con una prefazione dello scrittore bolognese Valerio Evangelisti, autore di numerosi romanzi fra i quali spicca il ciclo dedicato all’inquisitore Eymerich. Evangelisti propone un’analisi sociologica del vampiro, sottolineandone le valenze religiose relative alle vampire di sesso femminile, che rievocano ascendenze pagane ribellandosi al perbenismo cattolico, e a Dracula, carico di valenze cristologiche; accenna anche all’aspetto socio-economico intendendo il vampiro come espressione dell’avidità capitalistica.
Beresford parte dall’analisi sull’antichità pagana, dove le vampire erano divinità di sesso femminile che sottoponevano gli uomini a demoniaci amplessi che li lasciavano privi di energia.
Si passa poi all’aspetto concernente il culto dei morti nella preistoria, al quale si dà un ruolo fondamentale alla nascita del vampiro. Infatti, la dismissione del costume di cremare i defunti ha fatto sì che i cadaveri avessero un corpo e una tomba da cui tornare a tormentare i viventi.
Nel medioevo il vampirismo diventa una conseguenza dell’opera di evangelizzazione, e abbiamo per la prima volta il vampiro inteso come l’empia discendenza di Giuda o Caino; con l’Inquisizione poi vedremo che è il Diavolo a far rivivere i cadaveri che tormentano i viventi.
La culla dei vampiri è la Romania della quale sono presentate le leggende e le tradizioni che tuttora sopravvivono, fino ad arrivare al business costituito dal Castello di Bran che, indipendentemente dal vampirismo, costituisce una considerevole fonte d’introiti. La Romania è la patria di Vlad Tepesh, il crudele principe valacco che ispirò Stoker, del quale sono narrate in opuscoli tedeschi del ‘500, le efferatezze compiute nei confronti dei nemici.
Non solo in Romania si sono avute manifestazioni vampiriche. Nel Medioevo e nel Rinascimento sono numerosissime le cronache, stilate da personalità eminenti, di defunti che non trovano pace nel sepolcro. Iniziano a vedersi i primi rimedi apotropaici destinati a porre fine all’infestazione vampirica.
Certo è che, senza la letteratura, il vampiro non sarebbe diventato uno dei protagonisti dei nostri peggiori incubi, e così Beresford prende in esame i primi romanzi del genere: Il Vampiro di Polidori, l’importantissimo romanzo d’appendice Varney il Vampiro, Carmilla di Le Fanu, per poi giungere a una minuziosa analisi del Dracula di Bram Stoker.
Dopo la letteratura, il cinema è stato un grande untore del contagio vampirico ed ha contribuito anche alla nascita di sottoculture dedicate alle creature della notte come i giocatori di ruolo. Esiste anche chi non si è limitato a giocare: è il caso di famosi serial killer come John Haigh e Wayne Clifford Boden.
Segue il caso dedicato al vampiro di Highgate, che causò una vera e propria caccia al vampiro negli anni ‘70 del ‘900.
Nelle conclusioni l’autore s’interroga sul fatto che il vampiro sia effettivamente “un cupo riflesso della società umana”, soffermandosi sul desiderio d’immortalità insito nell’uomo, il desiderio erotico - alimentare del morso sul collo, l’emofagia di alcuni pipistrelli sudamericani.
In appendice la Historia Rerum Anglicarum di Guglielmo di Newburg, un documento dell’età medievale che contiene alcuni resoconti di cadaveri risorgenti.

Il testo, reso accattivante dalla splendida foto di Luisa Morando (reperibile anche all’interno del booklet del CD Cruelty and The Beast dei Cradle of Filth), è corredato da numerose illustrazioni e fotografie in bianco e nero e da alcuni inserti di approfondimento sull’argomento trattato.

Risorse Web:
Odoya
Scheda di Storia dei Vampiri